venerdì 12 marzo 2021

Problematiche




Il Dibba è sempre il Dibba!


di Alessandro Di Battista

A quanto pare si va verso una nuova stretta, inclusa la chiusura delle scuole i cui effetti – sociali e psicologici - saranno visibili per anni. Non credo che al governo vi siano masochisti per carità. Evidentemente i “migliori” sono preoccupati come noi comuni mortali dell'avanzata delle varianti. Però c'è un però. I “migliori” al governo hanno, oggettivamente, il culo al caldo. Ergo muovano le natiche (in molti casi flaccide e compromesse) ed eroghino sostegni economici alle categorie più colpite (quasi tutte eccetto la loro), ai genitori con figli piccoli dei quali si ignora il disagio infinito dal punto di vista organizzativo, sociale e, ripeto, psicologico, perché chiudere bambini e ragazzi in casa è una contraddizione biologica (necessaria ma sempre contraddizione è), ai piccoli imprenditori, a chi lavora nel settore sportivo, alla classe media in sostanza, perché si sta dissanguando. 

E aggiungo una cosa, da un anno la classe politica (nessuno escluso) chiede sacrifici ai cittadini magnificando i tanti esempi virtuosi e colpevolizzando chi non si comporta adeguatamente. Ebbene date l'esempio anche voi. Ad oggi ciascun parlamentare (oltre agli stipendi favolosi che ottiene ogni mese) ha maturato 31.500 euro di assegno di fine mandato. Il TFR degli onorevoli. 31.500 euro X 945 parlamentari (membri del governo inclusi) fa circa 30 milioni di euro. Non si fanno miracoli con 30 milioni di euro ma si dà l'esempio. Gianroberto Casaleggio insisteva sempre sull'importanza di dare l'esempio. E allora date l'esempio e non solo giudizi, perché chi giudica lo fa dall'alto di una tranquillità economica che oggi hanno davvero in pochi nel nostro Paese. 

Non si tratta né di demagogia né di populismo ma di rispetto. E a proposito di rispetto. Dal 20 gennaio scorso sono a disposizione 32 miliardi di euro per i ristori, sono passati 51 giorni e neppure è stato approvato il decreto. Francamente e lo dico in modo "moderato ed evoluto", avete rotto i coglioni!

Sogni




In effetti...

 


L'Amaca

 

L'Amaca con citazione serriana di un giovane giornalista di cui sentiremo parlare, tra l’altro mio amico, Patrik Pucciarelli.👏👏👏👏

Se Draghi andasse a trovare Carolina

di Michele Serra

Salendo sui monti della Lucchesia per allevare pecore e fare formaggi, Carolina Leonardi la sua riconversione ecologica l’ha già fatta, con qualche anno di anticipo sulle solenni delibere di molti governi, compreso il nostro. Aveva 23 anni (oggi ne ha 28) e si era appena laureata in agraria. Come lei, centinaia e forse migliaia di ragazzi italiani tornano alla terra. Sicuramente non per diventare ricchi, ma con il fermo proposito di diventare felici. Spesso per attività definite "di nicchia", che però sommate l’una con l’altra fanno la forza e il fascino dell’agricoltura e della gastronomia italiana.
Leggendo storie come quella di Carolina (la racconta Patrik Pucciarelli su Repubblica online) ci si rende conto che nella tanto citata riconversione verde c’è una componente essenziale e però molto difficile da quantificare, da tradurre in euro, da mettere a bilancio. Questa componente è l’amore, misterioso e potente agente delle azioni umane. Non ce n’è uno, dei ragazzi come Carolina, che non abbia agito per amore.
Amore per la terra, per il metabolismo della natura, per la gioia fisica di trasformare materia in cibo. Un amore più forte della fatica e almeno altrettanto energico di quell’altra grande pulsione umana che è l’interesse economico.
Bisognerebbe che le varie commissioni governative incaricate di dare forma alla riconversione ecologica ascoltassero Carolina. La invitassero ai loro summit.
Provassero a sondare la potenza emotiva che l’ha portata, con le sue pecore, mille metri più in alto. Ammesso che Carolina trovi il tempo, tra mungiture, transumanze, stagionature, di scendere a Roma. Tra i sogni impossibili, c’è Draghi che va a trovare Carolina, e le chiede come si fa.

giovedì 11 marzo 2021

Addio a Lou Ottens e il suo frizzantino

 


Ha riavvolto il nastro della propria esistenza Lou Ottens, che molti, compreso me, non conoscevano e, soprattutto, non accostavano alla sua invenzione, capace in anni andati, di essere riprodotta in cento miliardi di esemplari. 

Si, perché Lou inventò la musicassetta, che molti giovani non conosceranno, ed è logica di vita questa, ad esempio io non ho mai visto un grammofono in azione; la musicassetta negli anni settanta fu il primo trasvolatore della fantasia, rese possibile agguantare e adattare all'asporto la grande fucina di sentimenti che fu, ed in parte ancora è, la musica. Prima di allora si fantasticava in singolo od in coppia immergendosi nelle note fumiganti degli autori preferiti restando fermi e imbizzarriti come destrieri dentro le mura domestiche. Grazie al genio di Lou l'auto fino al momento pregna delle gracchianti radio, divenne il vascello con rotta verso l'infinito, il sublime, la progettualità del cuore. La musica divenne tascabile, il walkman col suo fruscio del nastro compagno di viaggio, le penne per riavvolgerlo uno strumento indispensabile. E che dire delle composizioni musicali, quelle che si compravano dall'amico del Deejay a 3000 mila lire? E quando con l'aiuto della “piastra” registravi direttamente dal tuo giradischi, riuscendo a completare una play list del cuore, non ti sentivi un novello eroe mitologico? 

Altri tempi certo, paragonati ad oggi prettamente preistorici, ma grazie all'invenzione di Ottens spudoratamente mitici. Ora c'è tutto, facile, quasi noiosamente acquisibile. Il genio di Lou ci trasformò tutti in conquistatori. Riposa in pace!