Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 30 dicembre 2020
La nuvoletta con ruote
I trentasette chilometri che mi separano dal lavoro, a volte sono costellati di incontri atipici, vedasi la nuvoletta dell'impiegato del mai dimenticato Ugo Fantozzi, con l'unica differenza che sono dotate di ruote. Di questi tempi al mattino la circolazione è blanda, quasi desertica ma, in alcuni rettilinei, avvisto con crescente disappunto, delle utilitarie guidate da anomali umani, e badate bene: non mi riferisco al classico anziano munito di cappello, no! Alcuni sono di mezza età, altri giovani, con la medesima proprietà intrinseca, quella di farmi incazzare oltremodo per l'eccesso di lentezza. Li avvisti subito da lontano, sono quelli che andando a 50 Km all'ora frenano in curve ampie, quasi andassero su binari ed avessero il timore di deragliare. Non sono un velocista esasperato, ritengo però che in determinate condizioni si possa eccedere non oltre i 70 chiaramente! Ma loro invece tendono a rallentare già andando a velocità facilmente superabili da Ape o da trattori, e sembrano essere messi lì apposta per romperti gli zebedei quando invece potresti rilassarti. Ed un'altra peculiarità mi tende a far credere che esista un piano preordinato per innervosirti: una volta che la tartaruga su ruota mette la freccia per cambiare strada, facendoti rallegrare per la scelta, convincendoti pure che nella direzione da loro prescelta ci sia la meta in cui appena un attimo prima li hai invitati ad andare, quasi subito in un batter d'occhio ecco presentarsi un altro collega dei precedenti appena sfanculati; lo vedi immettersi da lontano con quel movimento proprio dei bradipi, con i tergicristalli attivati pur se la palla infuocata splenda imperterrita in cielo, con le luci posteriori che ad intermittenza s'illuminano di melenso, a causa di un'impercettibile, millimetrica, piegatura del manto asfaltato, ed in genere quelle scatole sonnecchiose con ruote emettono miasmi di pura benzina neppure lontanamente bruciata dagli oziosi lor pistoni, appisolati come sono sull'albero di camme e riscaldati dal rossore dei freni, sottoposti ad uno stress riscontrabile nel Rally di Montecarlo, pur ad un centesimo di velocità. Comprendo la loro rilassatezza, visto che per recarsi ad una cena a pochi isolati dalle loro abitazioni si mettono in marcia sul far del mattino; accetto pure il loro rilassamento, la pigrizia pregnante l'abitacolo, immagino i loro pensieri moviolati, l'apatia che si è impossessata delle loro anime, tutto rispetto, ci mancherebbe! Chiedo però a codesti placidi al volante di concentrarsi ogni tanto sul fatto certo e confermato, che dietro di loro è tutto un "va a dar via i ciapp!"
Wroom Wroom!
Marco di fine d'anno
martedì 29 dicembre 2020
Oh Selvaggia!
Che anno!
Noi tutti, piccoli screzi nell'immensità del Cosmo, abbiamo posto dei paletti nella nostra storia evolutiva recente, freschissima, rispetto ai 17 miliardi di anni dell'Universo, che chiamiamo per convenzione anni, e a cui all'infinito che ci avvolge non frega una mazza. Ma tant'è: questo ultimo periodo temporale che ci sta lasciando è stato tremendamente violento, insano, deleterio, mortale. Si, mortale e, per rispetto a chi se ne è andato, ne collochiamo sul piedistallo il loro ricordo, il dolore dei familiari, l'assenza, l'anomalo distacco dettato dalle giuste e sacrosante regole pandemiche. Molti di noi infatti non hanno potuto accompagnare i propri cari verso il viaggio finale, non li hanno neppure potuti onorare tanto bastardo e subdolo è stato, ed è ancora, il virus che ha cambiato le nostre vite. Le ha completamente trasformate, annullando le giostre emozionali che piacevano tanto al Sistema attualmente in auge, fondato essenzialmente sulla prevaricazione dell'altro.
Non si può certo vedere l'aspetto positivo della pandemia, ma occorre rifletterci molto, ad iniziare dallo spregevole aspetto che in molte zone del pianeta sono continuati i conflitti, le ecatombi belligere tanto ingrassanti i soliti noti, ad iniziare dall'Inquilino scomodo a stelle e strisce che, Deo Gratias, tra poco più di venti giorni si leverà finalmente dai coglioni, ops!
Il coronavirus ha mutato i rapporti interpersonali, ha presentato il conto riguardo alla nostra incredibile instabilità, pochezza evaporante in un soffio; credevamo di essere i conduttori della vita, siamo mestamente davanti all'ineluttabile, alla caducità, alla pochezza delle nostre conquiste sociali. E' bastato un infinitesimale essere che cerca di vivere dentro di noi, per spazzare convinzioni che ritenevamo granitiche. Questo malefico anno che se ne va ha scrollato l'albero della conoscenza, ha ottenebrato quella flebile luce che si credeva essere faro imponente puntato per alterare in meglio il nostro ciclo biologico, nella fattispecie edulcorato da interventi medici ovvianti solo in apparenza la decadenza fisiologica propria della specie.
Il virus ha come detto scrollato l'albero, ci ha ricondotto verso la nostra vera essenza di viaggiatori traballanti in quella casa comune che interessi spregevoli stanno distruggendo per le generazioni a venire, le quali si troveranno una sfera indebolita, sfruttata oltre ogni limite immaginabile, minata nelle fondamenta, ad iniziare dall'aspetto meteorologico squassato oltremodo dall'inarrestabile fobia dell'arricchimento fine a se stesso, inconcepibile per ogni intelligenza che sia consapevole del dove, come e perché.
Debellare il virus dovrebbe essere la futura conquista, comprendere che in rampa di lancio vi siano altri acerrimi nemici, pertugio per pochi. Viviamo altresì questa pandemia con la speranza di un cambiamento, di una strada comune, si constata invece il gelo determinato dai soliti noti, intenti a provocar conflitti sociali, a tralasciare il dolore continuo di chi è stato allontanato dal decoro, dalla dignità.
Senza il baluardo della ragione non possiamo sperare in un futuro migliore, più a misura di noi creature instabili, che un soffio flebile potrebbe chissà un giorno spazzar via definitivamente, annichilendo chi ancora oggi, e sono tanti, troppi, è convinto che un robusto conto in banca sia scudo invincibile contro le avversità, probabilmente generate proprio dal loro becero comportamento sociale.

