martedì 20 ottobre 2020

Beep!

 

C'è qualcosa di obnubilato che ruota attorno alla Famigliola Telepass che pochi giornali portano alla ribalta, vuoi per piaggeria o per interesse, visto le molteplici campagne pubblicitarie profuse sui cosiddetti Giornaloni - che poi a pensarci bene che senso ha reclamizzare l'autostrada visto che uno non può sceglierne un'altra a prezzo inferiore - vedasi Repubblica dei riccastri sabaudi.
Anzitutto Aspi (Autostrade) modifica il suo tasso interno di rendimento lordo (Tir), probabilmente perché in affanno, portandolo dal 10,21% comunicato dopo la tragedia del ponte Morandi, cercando quindi di comunicare a noi utenti "non vi state a credere con le autostrade non ci si guadagna una mazza", al 13,71% come comunicato recentemente ad Art (Autorità di Regolazione dei Trasporti)
Art scudiscia Aspi nella relazione con queste glaciali parole:
“Da stime elaborate dagli uffici dell’Autorità, risulterebbe un Tir (Tasso interno di rendimento) degli azionisti superiore al 40% e, contestualmente, alcune criticità circa gli indici annuali relativi alla sostenibilità del debito. In particolare (…) si rileva che: la politica adottata dal concessionario per la distribuzione dei dividendi fa registrare ingenti tassi di rendimento per gli azionisti e un continuo ricorso all’indebitamento, che ammonta a oltre 16 miliardi di euro tra il 2020 e il 2038, (…) apparentemente finalizzato ad assicurare l’erogazione dei dividendi (…) piuttosto che il rafforzamento patrimoniale della società”.
Quindi i Signori del Casello continuano imperterriti a dividersi dividendi alla faccia nostra ed a indebitare Aspi.
Beeep! Levateceli di torno per favore e cercate di recuperare parte del colossale malloppo!
Beep!

Marco e l'uomo per bene

 

Il corpo estraneo
di Marco Travaglio
Si attendeva con ansia un segnale di riscatto della magistratura, dopo gli ultimi scandali culminati nel più sfacciato, ma non certo più grave: il caso Palamara. E quel segnale è arrivato: Piercamillo Davigo cacciato dal Csm. 

Il simbolo vivente dei valori costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura, il pm di Mani Pulite e poi il giudice di appello e di Cassazione che da 40 anni non piega la schiena e non tira indietro la gamba dinanzi alle pressioni e alle minacce del Potere di ogni tipo e colore, è fuori dall’organo di autogoverno. E già era bizzarro che vi fosse entrato, due anni fa, col record di preferenze: ma era chiaro che quel corpo estraneo, al primo pretesto utile, sarebbe stato vomitato fuori dalla casta politico-togata che infesta il finto “autogoverno” sempre più eterodiretto. 

Ora il pretesto è arrivato: il compimento dei 70 anni, cioè il raggiungimento della pensione. Che però vale per la sua attività di magistrato, non certo per quella di consigliere del Csm.In passato diversi membri laici andarono in pensione (da avvocati o da docenti universitari) e nessuno si sognò di cacciarli dal Csm per raggiunti limiti di età. Se i Costituenti e i legislatori avessero voluto fare un’eccezione per i togati, l’avrebbero introdotta come causa di ineleggibilità e incandidabilità, come quella che esclude i magistrati over 66 dai concorsi per gli incarichi direttivi perché non garantiscono almeno 4 anni di funzioni. Invece i 2.552 colleghi (su 8.010) che nel 2018 elessero Davigo al Csm sapevano benissimo che, a metà mandato, sarebbe andato in pensione da giudice, ma lo votarono lo stesso perché era scontato che durasse in carica fino al termine della consiliatura. Davigo però è un uomo controcorrente: il partito degli imputati, degli impuniti e dei garantisti pelosi lo considera “giustizialista”. 

Dunque è finito o rimasto nel mirino dei colleghi invidiosi della sua popolarità, della sua credibilità e del suo rigore morale. Tra quelli che ieri gli hanno votato contro, anche con voltafaccia imbarazzanti, oltre a un inspiegabile e sconcertante Nino Di Matteo, ci sono i correntocrati della destra e della sinistra giudiziaria che per anni hanno inciuciato e fatto carriera con i vari Palamara, collaborando a brutalizzare e/o punire altri cani sciolti (De Magistris, Forleo, Nuzzi, Apicella, Verasani, Robledo, Woodcock) e a coprire i porti delle nebbie e delle sabbie. Ed erano pronti a tutto, persino a calpestare l’articolo 104 della Costituzione (“I membri del Csm durano in carica 4 anni”), pur di liberarsi di lui. Un giorno si accorgeranno di non aver colpito Davigo, ma l’idea stessa di Magistratura, come non riuscirebbero a fare neppure mille Palamara. E forse, di nascosto, si vergogneranno.

Occasione cialtronesca!

 



Tic Tac Tic Tac ...