mercoledì 2 settembre 2020

Dai fantasticalciamo!

 


E' in corso il rifacimento delle aree di rigore del Milan secondo lo schema qui riprodotto. Ad ogni quadrato formatosi dalle linee verticali ed orizzontali verranno assegnati una lettera ed un numero sul modello della battaglia navale (A1-A2 o B12-B13 etc)

Allorché ci sarà un calcio d'angolo o una punizione da battere in area, l'erede di Pelé, Sandro Tonali, chiederà allo zar Ibra: "Zatlan dove desideri ricevere la sfera?" 

Ed Ibra dirà "F32" 

E come d'incanto Sandro futuro pallone d'oro (a grappoli) gli recapiterà il pallone a domicilio, con uno scarto stimato in 1-2 micron. 

L'altezza non ha importanza perché Zatlan da fermo può arrivare a 5,35 metri!  

Ma allora...

 


... qualcosa sanno fare! E io che credevo non sapessero far nulla a parte... sorridere! E invece riescono sempre ad occupare pagine e pagine sul Chi-acchericcio di Famiglia! 

Belen ad esempio: l'avete mai vista recitare, cantare, condurre in modo decoroso? E sua sorella? Eppure eccole nuovamente, con la loro pazza gioia di vivere, molto simile alla madre con due pargoli lavorante per dare assieme al marito la dignità alla famiglia! Ma le madri di famiglia sono silenziose e a Chi non frega nulla di loro! Interessano invece le peripezie di questi ninnoli lontane dalla cultura come Plutone dal Sole. Ma è Gossip puro questo, è il nettare della conoscenza, del raffronto di noi che abbiamo deciso di mantenere un profilo basso durante il time-covid lontano dalle feste billionaresche perché ci hanno detto di non esporci ad eventuali contagi. Ma noi siamo comuni e silenti mortali. Vedere queste due, e vorrebbero anche convincerci che il fotografo le abbia sorprese, che non fossero preparate al servizio - come no! -  ci invoglia a continuare nel nostro quotidiano, lontano da verticali e da gossip. Decorosamente. 

Precisamente


Chissà in casa Gucci che festa staranno facendo grazie al vasto eco sulla modella armena, che non giudico ma che non mi piace - posso dirlo ancora?- ma che sta impegnando tantissimi devoti alle verticali di Krug, a sbafo, in accesissimi dibattiti pseudo filosofici, mentre in lontananza s’odono i “ring-ring” delle casse della maison, già impegnata  sul prossimo abboccamento, misterioso ma al sicuramente ad uso e consumo del circo.

Robecchi ridanciano


mercoledì 02/09/2020
PIOVONO PIETRE
Forza Nuova. La marcia tragicomica “Contro la dittatura sanitaria…”

di Alessandro Robecchi

Non è detto che si debba sempre parlare di cose serie o importanti. Andiamo, ogni tanto si può anche – per divertimento e leggerezza, per cazzeggio – parlare di stupidaggini, di solenni cretinate, di puttanate clamorose: insomma della manifestazione del 5 settembre indetta dai fascisti di Forza Nuova. Titolo: “Contro la dittatura sanitaria, finanziaria e giudiziaria”. Be’, dài, niente male.

Divertito dalla notizia che ci sia qualcuno che sostiene che viviamo sotto una dittatura sanitaria (e altro), mi sono sentito in colpa di non saperne nulla, né della dittatura, né della manifestazione. Così, con notevole sprezzo del ridicolo, ho indossato una speciale tuta anti-cazzate (vi avverto, serve il modello potenziato) e mi sono immerso per qualche minuto nei siti, nelle home page, negli account di sostenitori e organizzatori, traendone momenti di agghiacciato divertimento. Intanto le premesse: la famosa dittatura che si vuole combattere è un diabolico marchingegno di oppressione che va da Soros (ovvio, dài!) a Mario Monti (eh?), fino a Bill Gates, all’Oms, al presidente del Consiglio Conte, e spiace che gli organizzatori abbiamo dimenticato Will Coyote e i difensori dell’Atalanta. Questa terribile dittatura “che priva i bambini del loro sorriso e della loro naturalezza” – oltre a danneggiare il turismo – sarà naturalmente sconfitta da Forza Nuova, dai gilet arancioni – quelli del generale Pappalardo che ha scritto un romanzo dettatogli da un alieno del pianeta Ummo – con lo straordinario appoggio di Vittorio Sgarbi. “Sarà – cito testualmente – una rivoluzione che inizierà a Roma e che a mani nude conquisterà il mondo intero” (me cojoni, ndr).

Non è facile sapere esattamente chi ci sarà, perché questi qui che vogliono “conquistare il mondo a mani nude” hanno fatto un po’ di casino, mettendo tra i partecipanti gente che non ci andrà manco dipinta, tipo (ancora i nomi figurano in elenco sui loro siti) il pilota Hamilton, il giocatore del Liverpool Lovren, il tennista Djokovic e altri vip. Poi hanno corretto il tiro dicendo che li hanno solo inviati, tipo che al tuo compleanno dici che ci saranno Bob Dylan e Jennifer Lopez, ma non è mica vero, te lo sei inventato con un post su Facebook. Mitomania canaglia. Però pare certo l’appoggio dell’Arcivescovo Viganò, di cui siti e account riportano una lettera assai preoccupata perché la dittatura di cui sopra vuole “demolire la famiglia”. L’Arcivescovo, a quanto pare, risponde a un accorato appello (altra lettera) di tale Giuliano Castellino, capataz di Forza Nuova, già condannato a cinque anni e passa per aggressione a un giornalista de L’Espresso. Bella gente.

Particolarmente esilarante l’elenco di associazioni, gruppi, club e leghe che si accodano all’iniziativa, gente che si chiama “L’elmo di Scipio”, o “Rialzati Italia”, o “Salviamo i bambini dalla dittatura sanitaria”, o “Carlo Taormina”, che forse è proprio lui. Accorati gli interventi di Manuel, “ragazzo di Ostia cuore impavido” (cit) e del “famoso Ciccio Della Magna, di Marcia su Roma” (giuro). In sostanza ci sarà la crema della società e i comunicati non lesinano sull’enfasi: se andrai alla manifestazione “L’Italia futura ti ringrazierà, i tuoi figli ti ringrazieranno, i tuoi nipoti, i tuoi amici, i tuoi genitori, i tuoi nonni ti ringrazieranno”. Insomma, un sacco di ringraziamenti. Mi aggiungo con il mio grazie: non ridevo così tanto da quando il generale Pappalardo andava ad arrestare Mattarella con un mandato di cattura realizzato coi trasferelli.

Settis baubau!


mercoledì 02/09/2020
L’INTERVENTO
Dico Sì alla riforma contro quelli che ragionano “a breve termine”
REFERENDUM - I VOLTAFACCIA DEL TAGLIO

di Salvatore Settis

20-21 settembre - Il referendum confermativo per la riduzione del numero di parlamentari - FOTO ANSA
Grande è la confusione sotto il cielo, ma ancor più grande nella Penisola. Come spiegare chi, avendo votato in Parlamento la modifica costituzionale che riduce il numero di deputati e senatori, al referendum si schiera per il No? A quel che pare, i loro principali argomenti sono due: la maggior rappresentatività di un Parlamento più numeroso e la salvaguardia della Costituzione, nonché della dignità dei rappresentanti del popolo. Come tale dignità possa uscire indenne da tali subitanei voltafaccia resta un mistero. Una spiegazione forse c’è, e si chiama short-termism: una peste del nostro tempo, che consiste nel badare alle conseguenze a breve termine delle proprie azioni, senza preoccuparsi di quelle a lungo termine. Si spiegherebbe così come qualcuno possa aver votato Sì alla Camera solo pochi mesi fa onde fortificare la maggioranza di governo, e voglia oggi votare No per indebolirla. Si capirebbe anche perché la riforma è stata approvata alla Camera con una maggioranza superiore ai due terzi, al Senato no: condizione necessaria, quest’ultima, perché si andasse al referendum confermativo, creando così un’altra occasione per stare col fiato sul collo del governo.

Convergono in tali comportamenti due malattie della nostra democrazia, strettamente connesse tra loro. Primo, il vizio di operare secondo un orizzonte temporale di poche settimane o mesi, anche quando si tratti di riforme costituzionali, che per loro natura dovrebbero esser sostenute da un amplissimo respiro. Secondo, l’habitus di orientarsi sulla base non di ferme convinzioni, ma della convenienza del momento: è quel che accadde col voto contrario alla riforma Renzi da parte delle destre, che avevano pochi anni prima proposto una riforma assai simile e ne covavano un’altra pochi mesi prima, nel governo Letta. Se poi votarono No in Parlamento e al referendum, fu perché Renzi aveva rotto il “patto del Nazareno”, intestando al suo “governo costituente” quel conato di riforma, mentre “il governo deve rimanere estraneo alla formulazione della Costituzione, se si vuole che scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’assemblea sovrana” (Calamandrei). Della stessa natura è il voltafaccia di chi, come Zanda e Finocchiaro, si oppone a una riduzione dei parlamentari identica fin nei numeri a quella che essi proposero nel 2008 (i dati, inoppugnabili, sul Fatto del 29 agosto). Per non dire di Salvini, che dopo aver trionfalmente presentato questo stesso ddl in conferenza stampa con Di Maio, Fraccaro e Calderoli, raccomanda ora di votare No, cioè contro il se stesso di due anni fa. Per costoro, la Costituzione è dunque un terreno di gioco politico di piccolo cabotaggio, e non la Carta che regola la vita civile della Repubblica. Ma chi cambia fronte con tanta disinvoltura non è né smemorato né distratto: lo fa perché sa (o crede) di poter contare sulla smemoratezza e distrazione di una fetta più o meno grande di elettori. A spese della Costituzione.

La confusione non si ferma qui. Chi, avendo votato No alla riforma Renzi, intende ora votare Sì al referendum (è questo anche il mio caso) viene talvolta accusato di incoerenza. Val dunque la pena di ricordare ad nauseam che quella riforma prevedeva sì la riduzione del numero dei parlamentari, ma intendeva modificare altri 45 (quarantacinque) articoli della Costituzione, stravolgendo le procedure costituzionali; per non dire che il Senato veniva svilito a un’accolta di sindaci e assessori regionali non eletta dal popolo. Ma la Costituzione va strenuamente difesa anche là dove (art. 138) essa stessa dice che può essere modificata, con una procedura lenta e garantita, che invano si è cercato talvolta di espugnare. Tuttavia, cambiare due articoli della Costituzione può rispondere al suo spirito, modificarne più di 40 in un colpo (come hanno tentato di fare Berlusconi, Bossi e Renzi) no.

Abbondano, nella Penisola, i prestigiatori verbali. Fra le loro prodezze svetta, di questi tempi, l’acrobazia concettuale per cui ridurre il numero dei parlamentari sarebbe oggi “antipolitica”, “antiparlamentarismo” e “populismo”, mentre chi proponeva l’identica riduzione nel 2008 o nel 2016 stava combattendo precisamente contro l’antipolitica, l’antiparlamentarismo e il populismo. Tanto più importante è che chi intende votare Sì provi a dire perché. Non sarà certo per via del (modesto) risparmio sui costi delle Camere: argomento che fu frivolo quando lo usavano Renzi e Boschi, e frivolo resta chiunque lo agiti oggi. Né certo perché questa sia una riforma salvifica, per un Paese devastato dalla doppia crisi del bilancio e del Covid-19. È stato lo stesso presidente del Consiglio Conte, nel suo discorso d’investitura alla Camera un anno fa (9 settembre 2019), a formulare chiaramente le condizioni di contorno perché questa riforma abbia effetti positivi.

Rileggiamo il suo discorso. La riforma, disse Conte, doveva essere contestualmente “affiancata da un percorso volto a incrementare le garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, favorendo l’accesso democratico alle formazioni minori e assicurando – nello stesso tempo – il pluralismo politico e territoriale”. Conte aggiungeva la stretta necessità di “avviare un percorso di riforma, quanto più possibile condiviso in sede parlamentare, del sistema elettorale” e di “procedere a una riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo per l’elezione del Senato e della Camera”. Sagge parole, a cui ben poco è corrisposto nei fatti, anche se si tratterebbe qui di leggi ordinarie, senza il percorso giustamente lento delle riforme costituzionali.

Se governo e Parlamento non hanno tenuto fede a questi intenti programmatici, sarà anche per l’enorme impegno nella lotta alla pandemia che ci affligge, ma il fatto che il percorso delineato allora sia rimasto a uno stadio men che embrionale mostra che anche i fautori di questa riforma la vedono più come un evento simbolico da sbandierare che come il necessario tassello di un paziente progetto di rilancio della democrazia. Ai punti indicati da Conte altri ne andrebbero aggiunti, per esempio la reale rappresentatività degli eletti dal popolo (che una signora di Arezzo rappresenti l’Alto Adige perché ci andava in vacanza dovrebbe esser vietato in perpetuo), o sulla democrazia interna dei partiti (questa parola, l’unica usata dell’art. 49 della Costituzione, riguarda evidentemente anche quei partiti che per civetteria negano di esserlo), cestinando una volta per tutte l’etica tribale fondata sulla devozione a un Capo e sulla caccia ai suoi favori.

Il fronte del Sì ha però qualcosa in comune col fronte del No, ed è la concentrazione sulla sola riduzione dei parlamentari e la riluttanza ad affrontare una seria discussione sulle leggi ordinarie (e i regolamenti delle Camere) che dovrebbero accompagnarla. L’obiettivo del No non è forse nemmeno la caduta del governo, che tutti temono per ragioni diverse, ma un suo radicale indebolimento, per bilanciare la forza che esso ha acquistato per l’efficace lotta al virus e i successi in Europa. Insomma, siamo ancora una volta al tran-tran di governi che si reggono su cento stampelle, con cento (mini-)signori della guerra che minacciano di farli cadere, chiedendo qualcosa in cambio di un sempre barcollante sostegno. Lo stesso identico tran-tran che vorrebbe imbalsamare i numeri dei parlamentari per l’eternità. La riduzione numerica di Camera e Senato sarà uno choc sufficiente per innescare un qualche processo virtuoso? Per scompaginare le consorterie di corrente, sfrondare le clientele, rivedere al rialzo il rapporto coi territori? Purtroppo non è certo. Certo è invece che la vittoria del No darebbe ai campioni di short-termism e ai professionisti del voltafaccia un premio che non meritano.

Che strano!


Novantasettepercento, la votarono praticamente tutti, applaudendo e fu grande la sorpresa allora qui ad Alloccalia, si pensava “certo che alla fin fine hanno dimostrato coraggio, visto che è come se in un acquario i pesci all’unisono decidessero di ridursi l’acqua!” 
Ma era il solito show da sepolcri imbiancati, sapevano lor signori che ci sarebbe stato il referendum confermativo, il tempo e, soprattutto, i Giornaloni. Ed oggi, a meno di venti giorni dalle votazioni, è grottesco assistere al florilegio di pareri autorevoli, stolti ma autorevoli, a favore della bocciatura referendaria. In primis per il gruppo acquistato dalla Spocchia del Motore, riccastri oltre ogni immaginazione che si sono fatti pure imprestare sei miliardi dallo stato per poi il prossimo anno dividersene almeno cinque dalla fusione coi francesi, oltretutto paganti le tasse in Olanda. Leggere l’Espresso e Repubblica oggi equivale a dirsi “ma dove cazzo son finiti questi, dove hanno rinchiuso le sinapsi battagliere di un tempo?” 
Il Novantasettepercento votò in Parlamento la riduzione dei deputati e dei senatori. Perché era moda, era tentativo di non apparire i soliti scaldapoltrone a servizio delle lobby. Ma ad Alloccalia siamo abituati a comparsate di questo tipo, con azzeccagarbugli indaffarati ad usare i soliti paraventi capaci di smuovere le innumerevoli coscienze ancora in stand by. Ma il movente più stucchevole è un altro, lo sappiamo bene: il Si sarebbe una vittoria di coloro che, rompendo coglioni e progetti mefitici, sono oramai visti come incompetenti, stolti, idioti, qui ad Alloccalia. 
Lunga vita al Movimento e a chi ha finalmente compreso che meno ne abbiamo tra i coglioni e meno danni faranno! Qui ad Alloccalia, naturalmente.

martedì 1 settembre 2020

Gli occhi dell'Odio

 C'è un aneddoto riguardante uno dei più bastardi esseri umani nati e per fortuna già morti, Joseph Goebbels, ministro della propaganda nazista: nel 1933 partecipò alla riunione della Lega delle Nazioni di Ginevra. Non aveva ancora partecipato allo sterminio ebraico, ma il nazismo prosperava proprio per quell'avversione inumana successivamente evolutasi nell'Olocausto. 

Un fotografo lo immortalò in questa immagine, spensierata: 


Ride il verme, ride socializzando con gli altri partecipanti alla riunione. Successivamente qualcuno lo informò che il fotografo di Life che lo aveva immortalato di cognome faceva Eisenstaedt, chiaramente di origine ebraica. 

E fu nei momenti successivi, allorché il fotografo ritornò per un'altra foto che Goebbels riuscì a materializzare il concetto di odio con la oramai celebre foto che è ricordata appunto come "gli occhi dell'Odio":


 Guardare come un uomo, eufemismo per una merda come lui, possa arrivare a tanto dovrebbe essere monito universale affinché l'innaturale violenza tra simili possa un giorno essere definitivamente estirpata, pregna com'è d'idiozia. 

Purtroppo invece crescono, riuscendo pure a farsi ascoltare. gnomi della ragione che tentano di emulare questo bastardo senza alcuna dignità, artefice di una delle più gravi ed immense tragedie della storia dell'uomo.