Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 7 agosto 2020
Pagliaccio!
Selvaggia!
E che dire?
Nel ringraziarvi delle 170mila visualizzazioni raggiunte, vorrei celebrare il traguardo con un dubbio ahimè mefitico, quello cioè di come appariamo agli occhi di lorsignori, o per meglio dire il fantomatico establishment: mi ci metto per primo, siamo degli allocchi, babbani, rincoglioniti.
Lo dico per ragionamento che nasce in anni lontani, quando vidi alla tv un esperimento in un supermercato: misero due scaffali vicini con lo sciroppo di menta, in uno scaffale di colore bianco con evidenziato che non conteneva coloranti, nell'altro bottiglie del classico colore verde con l'etichetta "contiene coloranti". Ebbene si svuotò quello nocivo, perché la menta è verde.
Andiamo ai giorni nostri e guardiamoci intorno, in special modo nei social: sono sorti dei gruppi organizzati, e pagati, il cui unico obiettivo è lo stravolgimento della realtà per il tornaconto del proprio "datore di lavoro". Prendetevi del tempo e visionate il profilo del Cazzaro su Twitter: ogni occasione è buona per sfornare post il cui unico obbiettivo è il gradimento per innalzare i sondaggi, senza dignità, remore o tentennamenti. Se il rosso è di moda parte il tweet incensante, se diventa sfanculato ecco fulmineamente un cinguettio opposto a quello appena postato.
Saliamo di potere, prendiamo quelli dell'Idiota Biondo che riesce anche ad annunciare la fine dei contagi! Non sono i commenti il centro del problema. Tutt'altro. E' la certezza che ci berremo ogni falsità, ogni contraddizione, ogni becero proclama. Ci conoscono, siamo quelli della menta pregna di coloranti. Ci hanno analizzato, studiato, soppesato, sanno che possono spingersi oltre la ragione, oltre l'evidente, senza titubanze di sorta.
Perché ci siamo ridotti così? Cosa ci manca per ribellarci, per incutere loro timore e rispetto? Azzardo ipotesi: non riusciamo più a fortificarci attraverso sane letture, aggiornamenti quotidiani, ampie visioni, opinioni libere da ogni impiccio. Depressurizziamoci, ritorniamo in noi, prima che sia troppo tardi. Siamo il sogno di ogni pusillanime che è riuscito ad emergere non si sa come e perché. Riappropriamoci di noi stessi, per far scomparire come neve al sole i tanti, troppi, tronfi insulsi e deleteri.
Grazie ancora per le 170mila visite!
Besos!
Ancora Serra!
L’insostenibile Calderoli
di Michele Serra
Da ieri, però, Calderoli può fregiarsi del titolo di inventore del politicamente incomprensibile, in virtù di una digressione (in Senato) sul maschio poligamo e la femmina monogama che avrebbe dovuto illustrare la sua posizione a proposito della doppia preferenza; ma è riuscita, spiegando nulla, solo a irritare molte e molti dei presenti, e a disorientare il presidente di turno, La Russa, che non sapendo come comportarsi suonava il campanellino.
A tarda ora (nei giornali di una volta si diceva: al momento di andare in macchina), non si è ancora in grado di capire esattamente che cosa intendeva dire davvero, il Calderoli.
Si è solo capito che aveva ripetuto in Senato, laddove dovrebbero risuonare parole alte e soprattutto esperte, certe vecchie cose da barberia, l’uomo farfallone, la donna timorata. Quanto basta per far suonare le sirene d’allarme quelle che segnalano il pregiudizio sessista - che nei Paesi anglosassoni sono onnipresenti, e da noi un poco di meno anche perché suonerebbero notte e giorno, ininterrottamente, ovunque, tanto radicati, e antichi, e "normali", sono i pregiudizi e i luoghi comuni a proposito del genere (oddio, genere: avrò usato la parola giusta?).
In sostanza, però, si è capito che il politicamente corretto, tra tanti evidenti difetti, ha anche un rimarchevole pregio.
Che è suggerire, anzi imporre una certa circospezione, una certa delicatezza, una certa intelligenza, quando ci si avventura su un terreno che è disseminato di trappole e, soprattutto, di potenziali lesioni di libertà e di dignità lungamente calpestate: per esempio, in questo caso, la libertà della donna di non essere "fedele" conservando comunque – proprio come se fosse un uomo – reputazione e libertà d’azione.
Per farla breve. Calderoli ha detto, probabilmente, solo una vecchia, ottusa fesseria, certamente condivisa dall’ottanta per cento dai maschi suoi coetanei (di destra e di sinistra). Nel giorno in cui un giovane consigliere ex-grillino di un Municipio di Roma ha detto, in sede pubblica, che l’omosessualità è una malattia provocata dai vaccini, non staremo a crocifiggere un anziano leghista convinto che il maschio è cacciatore, la femmina l’angelo del focolare. Però, insomma, con la sua fedina penale di dichiarazioni razziste e (non meno grave) di panzane politiche tipo le trecentomila leggi date alle fiamme quando era ministro della Semplificazione (in tutto le leggi sono circa centottantamila), non potrebbe, il Calderoli, darsi una calmata?
Infine. Come una specie di post-scriptum reso obbligatorio dai fatti. Calderoli ha concluso il suo insensato intervento dicendo che la destra, comunque, ha candidato per le Regionali un sacco di donne. È vero. Ugualmente vero è che la sinistra, per le Regionali, ha candidato un sacco di uomini. Al di là del giudizio, tutt’altro che scontato, sulle candidature (meglio Bonaccini o Borgonzoni? Meglio Giani o Ceccardi?), su questo punto Calderoli ha tragicamente ragione. La sinistra potrebbe difendere con molto più agio la parità di genere se, santo cielo, la praticasse.
L'Amaca
