venerdì 7 agosto 2020

L'Amaca

 


Pessimi calcolatori

di Michele Serra

Sul terrificante botto di Beirut si affastellano le interpretazioni, le spiegazioni, le dietrologie. A monte di ciascuna di esse c’è il fatto oggettivo che l’essere umano — la più evoluta delle scimmie, ma il più goffo e ridicolo tra gli dei — è capace di stoccare in una zona fittamente abitata milioni di litri di un micidiale esplosivo, il nitrato d’ammonio.
Quanto ne basta per provocare la terza più grande esplosione della storia — così dicono — dopo Hiroshima e Nagasaki.
La pietà è importante, purché comprenda anche la pietà di noi stessi, della nostra micidiale imprevidenza, presunzione, incoscienza. Molti degli incidenti che ci conducono a morte (e con noi adulti i bambini, che ancora non sono diventati colpevoli come noi) sono la diretta conseguenza della nostra inguaribile spocchia. Come se Prometeo avesse rubato il fuoco per bruciarci dentro. Le catastrofi ambientali, i ponti che crollano, le deforestazioni e le escavazioni avide, le stragi da profitto come a Bhopal (quindicimila vittime tra dirette e indirette!), dicono di noi che preferiamo dimenticare il rischio pur di lucrare qualcosa che il rischio stesso prima o poi spazzerà via, come una fiammata finale.
Siamo, dunque, pessimi calcolatori.
"Non si può fermare il mondo" è la replica a ogni eccesso di scrupolo, o di prudenza.
Bisognerebbe inserire in questa dialettica (che riguarda anche il Covid) anche l’ipotesi che sia il mondo a fermare noi, scoppiandoci sotto il naso mentre beviamo un long drink al porto. Siamo pieni di boria, ma per davvero. E la boria è la peggiore consigliera possibile per fare progetti a lunga scadenza.

giovedì 6 agosto 2020

Ahh Daniela!


giovedì 06/08/2020
Per i liberal-chic, i licenziamenti sono l’igiene del mondo: il loro

di Daniela Ranieri

C’è un’invasione. Su Repubblica, il giornale dei progressisti, Tito Boeri boccia il blocco dei licenziamenti disposto dal governo per la crisi post-Covid, prodromo a suo dire di un “licenziamento dei licenziamenti” che ci renderà uguali alla Corea del Nord. Le aziende, dice Boeri, congelano le assunzioni, non rinnovano i contratti a tempo determinato e soprattutto “vivono una grande stagione di incertezza sul loro futuro”. Vero; mentre è noto che il lavoratore licenziato vive una grande stagione di certezza sul futuro, quella di morire di stenti; ma che sono quei musi lunghi? Su con la vita! Bisogna sapersi rinnovare, rimettersi sul mercato, reinventarsi, da tornitori diventare copywriter, da sarte rider delle pizze (è una nostra inferenza: i lavoratori Boeri nemmeno li nomina). Anche perché, parliamoci chiaro: il Reddito di cittadinanza e quello di emergenza “per chi viene per legge tenuto fuori dal mercato del lavoro dal divieto di licenziamento” (sic) sono il vero flagello d’Italia. Volete che la gente lavori e sopravviva? Licenziatela e toglietele i mezzi di sussistenza. Il licenziamento per i liberali del terzo millennio è ciò che era la guerra per i futuristi del Novecento: l’igiene del mondo.

Lo conferma Federico Rampini a Stasera Italia, dove già Cottarelli aveva decretato di cacciare il presidente dell’Inps per improduttività. Dal suo studio climatizzato con vista Central Park, presumibilmente nella posizione del loto (l’inquadratura è a mezzobusto), Rampini sputa veleno: “Bisogna fa-re pu-li-zi-a in un mondo di sa-bo-ta-to-ri della rinascita italiana (li deportiamo? ndr), si sono fatti il lockdown a casa! Questi già non facevano un lavoro intelligente prima, hanno lavorato ancora peggio… un alibi per un esercito di lazzaroni, a loro lo stipendio non glielo nega mai nessuno!”. Non si sa di quali dati si avvalga il prestigioso studio di Rampini: bisogna fare a fidarsi. E sentiste come pronuncia “improduttività”: ogni consonante è una frustata meritocratica.

La vibrata invettiva ha scatenato i meglio darwinisti sociali e competitivisti di Twitter, quelli per i quali la povertà è colpa dei poveri e se i ricchi diventano più ricchi ne beneficiamo tutti, come del resto la Storia ha ampiamente dimostrato. Intanto il sindaco Sala, quello del grido “Milano non si ferma” in simultanea con Confindustria e col non fermarsi dei focolai letali, ha autorevolmente spiegato che “l’effetto grotta per cui siamo a casa e prendiamo lo stipendio ha i suoi pericoli”. Naturalmente i pericoli sono per i ristoratori e i commercianti del centro, privati della clientela della pausa pranzo (lavora, consuma, crepa), gli stessi che commissionarono il video epilettico che lui gaiamente diffuse per invogliare la gente alla promiscuità. Prevedibilmente, da tutti costoro e dai giornali che li ospitano nemmeno una parola sui ladri padroni delle imprese private che hanno finto la cassa integrazione continuando a far lavorare i dipendenti e razziando soldi pubblici: quelli sono eroi della ripresa.

Ricapitolando: se proprio i lavoratori non vogliono essere licenziati, o se godono di uno stipendio in (finta) cassa integrazione, che almeno si rechino al lavoro (invece di pagarsi da soli corrente, connessione, pc, cancelleria etc.), e magari, se ci tengono tanto alla Patria, che si contagino (gravando sui conti pubblici per circa 3.000 euro al giorno in terapia intensiva, ma queste sono sottigliezze per perditempo). Col loro sacrificio, vero collante della solidarietà nazionale, potremmo ammortizzare il lato emotivo e retributivo della crisi facendone degli eroi. Aveva ragione Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi del pianeta: “La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi” (ma non è detta l’ultima parola, aggiungiamo noi, quindi occhio).

Giornaloni rancorosi ... e travagliati


giovedì 06/08/2020
La banda del bando

di Marco Travaglio

Addio scuola. “I sindacati alla Azzolina: ‘La scuola non riaprirà’” (il Giornale, 18.7).

Matta. “La scuola folle nella testa della Azzolina” (Michela Marzano, La Stampa, 21.7).

Flop. “Salta il banco. Disastro Arcuri-Azzolina. Caos scuola su tavoli e sedie. Rivolta delle aziende: ci chiedono di fare in 1 mese il lavoro di 5 anni”, “Scuola, è caos totale: ‘Ci vogliono 5 anni per 3,7 milioni di banchi’. Le imprese denunciano l’assurdità del bando. L’ennesimo flop del duo Azzolina-Arcuri” (Giornale, 23.7).

Buco nell’acqua. “Anche sui banchi, un nuovo buco nell’acqua del governo in attesa del prossimo” (Licia Ronzulli, senatrice FI, 23.7).

Mission impossible. “Emergenza banchi, corsa per trovarne 2,5 milioni. I presidi denunciano i ritardi del ministero: così non riusciamo a ripartire… I produttori hanno già definito il bando Arcuri ‘una missione impossibile’, si pretende ‘in 23 giorni la produzione di 5 anni… Entro fine agosto riusciremo a realizzarne solo 120 mila’. Assufficio e Assodidattica… han fatto i primi calcoli e commentato: ‘Qualcuno si è posto il problema se la gara andrà deserta?’… La Azzolina in crisi di panico” (Corrado Zunino, Repubblica, 24.7).

Gara deserta. “‘La gara andrà deserta’. Il pasticcio di Arcuri e Azzolina sui banchi. Socialisti in cattedra. Parla il presidente della più grande azienda di arredo scolastico: ‘Chi ha fatto il bando è un incompetente, non conosce il mercato. Numeri e tempi impossibili’” (Luciano Capone, Il Foglio, 24.7).

Fa acqua. “Arcuri e Azzolina dietro la lavagna per il pasticcio dei banchi. Pubblica (d)istruzione. Il bando per le attrezzature fa acqua da tutte le parti e il tempo intanto stringe” (Mario Giordano, La Verità, 25.7).

Salta il banco. “Azzolina fa saltare i banchi. Neppure la ministra sa usarli” (Libero, 25.7).

Disertiamo. “Scuola, rischio caos per settembre. I produttori: impossibile fornire 3 milioni di banchi. Assufficio: le condizioni di gara non sono accettabili. I produttori potrebbero disertare il bando. Salvatorelli (Vastoarredo): ‘Non c’è l’acciaio per fare tutte quelle sedie’” (Sole 24 Ore, 28.7).

Bando deserto. “Che succede se il bando va deserto?” (Elvira Savino, deputata FI, 28.7).

Non c’è tempo. “L’Europa ha già sciolto il nodo scuola. La Azzolina è rimasta sotto il banco… Gli arredi ‘futuristi’ per le aule non arriveranno mai in tempo” (La Verità, 29.7).

Scritto coi piedi. “Azzolina-Arcuri, due incapaci coperti da Conte. Il bando scadrà tra due giorni e con molta probabilità andrà deserto perché è stato scritto con i piedi” (Mario Giordano, La Verità, 29.7).

Incompetenti falliti. “I banchi e l’allievo Pinocchio… Un bando di gara che suscita non una ma diverse perplessità… Questi difetti del bando sono dovuti, crediamo, più a incompetenza che a convinzioni ideologiche o alla fretta… La nostra vera emergenza oggi è nelle scuole e il fallimento di chi è stato in questi mesi alla loro guida è sotto gli occhi di tutti” (Tito Boeri, Repubblica, 30.7).

Alla larga. “Il banco perde”, “Se le condizioni restano queste, le imprese continueranno a tenersi alla larga dal bando, sia quelle italiane sia quelle straniere” (Luciano Capone, Il Foglio, 30.7).

Caos. “Scuola, riapertura nel caos. Slitta l’appalto banchi. Arcuri allunga i termini dal 30 luglio al 5 agosto. I produttori protestano: una proroga così è inutile” (il Giornale, 30.7).

Improvvisati. “S’inventano pure le rotelle, tutto improvvisato, ogni giorno una nuova: che ci sta a fare il ministro?” (Carlo Cottarelli, ibidem).

Tutti cinesi. “Scommettiamo da quale Paese del mondo arriverà la maggioranza dei banchi a rotelle? Dallo stesso Paese che ci manda i monopattini? Altro regalo alle aziende cinesi?” (Matteo Salvini, segretario Lega, Twitter, 30.7).

Cagata. “Arcuri fa cagate di bandi. È riuscito a fare un bando per i banchi con le rotelle che prevedeva una fornitura minima di 200mila pezzi. Ma nessuna impresa italiana è in grado di produrli in così pochi giorni… Prima fa i bandi europei dove arriveranno solo i cinesi, poi si accorge della cagata che ha fatto e li cambia” (Nicola Porro, video condiviso dai social di Salvini e Lega, 30.7).

Bluff. “Sui banchi anche la Scavolini scarica Arcuri. Se non saranno gli stranieri né i ‘colossi’ italiani, chi salverà la scuola? …Un altro bluff, anche questo di breve durata. Le aziende non si sono fatte avanti, né quelle italiane né quelle straniere” (Capone, il Foglio, 31.7).

Incapaci. “Il governo ha nominato commissario un incapace come Arcuri” (Roberto Formigoni, collegato dagli arresti domiciliari alla festa di Tpi a Sabaudia, 31.7).

Altro flop. “Il bando per i banchi verso un altro flop. E stavolta l’Azzolina rischia di saltare. Oggi scade la nuova gara per gli arredi a rotelle: per le imprese, forniture e tempi restano proibitivi. Il ministro e Arcuri nei guai” (Daniele Capezzone, La Verità, 5.)

Con sgomento e costernazione, apprendiamo che il bando impossibile del duo Arcuri-Azzolina è andato così deserto da ricevere 14 offerte da imprese italiane ed estere. Probabilmente saranno tutte aziende che fabbricano stuzzicadenti o banchi di pongo e sedie di fango e paglia. Ma anche quest’Apocalisse è rinviata a data da destinarsi. Confidiamo nella prossima.

mercoledì 5 agosto 2020

Supplica



Devo essere sincero: queste prove di idiozia, di mucillagine intellettuale, di sfarinamento di sinapsi, di pesante leggerezza d’animo sconfinante in goffaggine umana, come le due strampalate imbecilli in questione, mi cominciano a stare palesemente sui coglioni! Dio non voglia che un giorno possa essere testimone di episodi di tale portata: per il bene mio e per quello delle somare.

Se...




Se avesse sempre giocato in questa squadra, attualmente avrebbe nel suo palmares: 3 palloni Tela - 15 scudetti sbadiglianti - 0 coppe con le orecchie - 3 tornei Villarperosa - 4 coppe Diabolik - 3 trofei Topolinia con il patrocinio della Banda Bassotti. Confermo che assomiglia sempre più al mio merdarello!

Sttt gossip!



martedì 4 agosto 2020

Riassumendo


Normodotati di ogni estrazione hanno ben chiaro che in fin dei conti questo governo potrebbe durare, visto cosa c’è in giro di alternativo. Soffermarsi sulle vicende labili mentalmente del Cazzaro è ormai sport praticato da molti, la Sora Cicoria invece sta avanzando, purtroppo, nei sondaggi e anche la spiritosaggine con cui ha chiesto luce e verità sulle grandi tragedie occulte italiche, di stampo fascista, ha lasciato ahimè il tempo che trova. 
Emerge a grandi falcate la voglia di dimenticare, sia in ambito pandemico che in quello politico: discoteche stracolme, tentativi di riabilitazioni di "personagiacci" alla Puttaniere per intenderci, sono gli esempi più eclatanti; tenere la barra al centro contro ogni tentativo di sviare verso insulsi lidi è il nettare per un salubre ragionamento; non occorre essere geni per comprendere il frenetico e fremente desiderio di molti a partecipare al Taglio della Torta Europea, a cominciare da quel Bonomi a capo di Confindustria, simbolo della rapto-tecno-finazia-plutocrazia, per fortuna, al momento solo ricordo di anni tragici. 
Non svettano, non si evidenziano invece relazioni di appartenenti al M5S con fatti di sospetta illegalità. E dire che i nemici, che sono tanti, continuano imperterriti a scavare al fine di incastrarli. Vuoi vedere che alla fin fine sono per davvero lindi ed immacolati? 
Ultimo pensiero: non occorre far finta di emulare gli altri caro Premier riguardo al problema degli sbarchi. Dal mio punto di vista: quaggiù siamo tutti uguali, unica differenza è la fortuna di nascere in un luogo piuttosto che in un altro. Fermare l'arrivo dei profughi va indirizzato sempre e comunque nell'ottica dell'accoglienza e pertanto: capire chi ci guadagna, chi finge di non essere in Europa, chi li usa per tornaconto, chi non riesce a progettarne il futuro. Il pensiero di riportarli a casa loro, e se potessimo soffermarci sul fatto che andare via dai propri luoghi natii rappresenti per loro la migliore delle possibilità, forse molti mugugni scomparirebbero, è idiozia allo stato brado. Chiudere la porta di casa mentre fuori imperversa il finimondo è testa di struzzo affogata nella sabbia. 
La lotta alle prevaricazioni, al distanziamento sociale (inteso come l'obbrobrio della disparità economica), ad una ridistribuzione delle risorse: se transitassimo tutti in questi paraggi forse la vita ci apparirebbe com'è in realtà: un soggiorno paritario, non propriamente lungo e, di default, fin troppo irto.