domenica 5 luglio 2020

Altro virus


Il virus Coglions-20, molto meno pericoloso del Covid ma non per questo fastidiosissimo, ha purtroppo trovato un veicolo di trasmissione che lo porta a manifestarsi con rinnovata severità: Coglions-20 infatti, attraverso il monopattino elettrico, sfreccia, silenziosissimo, alle spalle dei normodotati, sfiorandoli al punto da cerrettarli fulmineamente su braccia e gambe, ed obbligandoli, ogniqualvolta desiderino cambiare direzione di marcia, a voltarsi per verificarne l’assenza nel raggio di una ventina di metri. 
Coglions-20 viaggia rigorosamente in coppia, come confermano studi e trattati anatomici, e la gravità epidemiologia si rileva dai luoghi ove i monopattini vengono abbandonati una volta sia esaurita la necessità dell’utilizzo, il più delle volte catalogabile in “ad minchiam”; la scala Coglions infatti parte dal fattore 1, il più basso ovvero nei siti predisposti, per arrivare al 10, abbandono nel centro geometrico di un portico, o su un marciapiede stretto. Gli esperti si dichiarano preoccupati per l’alta trasmissibilità che Coglions-20 manifesta e per cui, al momento, non esiste difesa. Il prof Zangrillo invece, intervistato nei pressi di una delle innumerevoli ville del suo assistito più illustre, il magnante Sarcofago Erotomane, ha testé dichiarato: “non esiste assolutamente un pericolo Coglions-20, i garretti della popolazione possono considerarsi al sicuro. Lo dico dall’alto della mia altisonante professionalità!” 
Secondo altri luminari invece, i possessori di solo una manciata di neuroni sono i soggetti più a rischio; i sintomi sono molteplici, vanno dal mangiare avidamente ciliegie mentre si ascoltano notizie funeree, al ritenere la mascherina contro Covid soltanto un tricolore, alla maniacalità di farsi ritrarre in perenne stile ridanciano davanti a leccornie gastronomiche di ogni tipo, fino ad esporre le proprie nefandezze adipose dietro ad una consolle ingurgitando mojito a nastro.

Ferri ai ferri travagliati


domenica 05/07/2020
Un geco ai Ferri

di Marco Travaglio

Ma che deve ancora fare Cosimo Maria Ferri per essere cacciato dalla magistratura? Nato nel 1971 a Pontremoli; figlio del ministro Enrico (quello del Psdi e dei 100 km all’ora, anche lui magistrato, poi eurodeputato FI); fratello di Jacopo, consigliere regionale FI condannato a 1 anno per tentata truffa, e di Filippo, ex poliziotto condannato a 3 anni e 8 mesi per falso aggravato nel processo per la mattanza alla scuola Diaz (G8 a Genova), dunque capo della sicurezza del Milan berlusconiano; giudice a Carrara. Grazie ai rapporti politico-clientelari ereditati dal padre, diventa il ras della corrente di destra MI e inizia a collezionare incarichi extragiudiziari. All’Ufficio vertenze economiche della Federcalcio, viene intercettato nel 2005 dai pm di Calciopoli mentre ringrazia il vicepresidente Figc Innocenzo Mazzini a nome dell’amico Claudio Lotito, patron della Lazio, per aver fatto designare un arbitro che ha favorito i biancazzurri: “Mi ha detto Claudio di ringraziarti. Sei un grande!”. Il Csm archivia e pochi mesi dopo si ritrova Ferri (a soli 35 anni) membro togato, eletto con ben 553 voti. La sua scalata di spicciafaccende fra politica, giustizia e affari prosegue nel 2009: B. tenta di far chiudere Annozero di Santoro e i pm di Trani intercettano Giancarlo Innocenzi, membro forzista dell’Agcom, che gli porta buone nuove: “Mi sono incontrato anche con Cosimo e abbiamo messo insieme un gruppo giuristi amici di Ferri, analizzato tutte e 5 le trasmissioni e riscontrato tutta una serie di infrazioni abbastanza gravi…”. Ben 15 membri del Csm chiedono di aprire una pratica su Ferri, ma il Comitato di presidenza (Mancino&C.) sorvola pure stavolta, sennò Ferri dovrebbe giudicarsi da solo.

Così il Mister Wolf della Lunigiana continua a trafficare. E a farsi beccare. Nel 2010, indagando sulla P3, i pm romani scoprono che spinge le toghe protette dalla loggia: Alfonso Marra per la Corte d’appello di Milano e non solo lui. Pasqualino Lombardi, faccendiere irpino della P3, chiama la segretaria di Ferri: “(Al Csm, ndr) han fatto pure il pubblico ministero di Isernia?”. E quella: “Aspe’, chi ti interessava?”. Lombardi: “Paolo Albano, che è pure un amico!”. Lei lo richiama due ore dopo: “Ho chiesto a Cosimo di Albano… m’ha detto che non ci dovrebbero essere problemi”. Un’altra fulgida prova di indipendenza, che non gli impedisce di pontificare sul Riformista per la “trasparenza in magistratura” e i “criteri meritocratici” contro la nefasta “influenza correntizia” che porta certi colleghi (ce l’ha con Ingroia, mica con se stesso, ci mancherebbe) ad “apparire di parte”, creando “confusione fra i cittadini”.

Nel 2010 il Csm scade e si libera di lui. Che però, con quel pedigree, diventa segretario di MI e nel 2012 è il magistrato più votato di sempre all’Anm (1199 preferenze). Nel 2013 FI lo impone sottosegretario alla Giustizia nel governo Letta. Lui si dà subito da fare per scongiurare la condanna di B. in Cassazione per frode fiscale: va a trovare il presidente Esposito per invitarlo al Premio Bancarella nella natia Pontremoli. Il giudice, per ovvi motivi, declina. B. viene condannato e decàde da senatore. Il 6 febbraio 2014 Ferri porta al neopregiudicato il giudice relatore della sentenza, Amedeo Franco, che viene registrato mentre viola (mentendo) il segreto della camera di consiglio. Pur essendo un magistrato, Cosimino non denuncia i presunti reati segnalati da Franco, nè il sicuro reato (violazione di segreto d’ufficio) commesso da Franco. Nel giro berlusconiano – rivela Tommaso Labate sul Corriere – lo chiamano “il Geco” perché “aspetta nascosto dietro le piante alte dell’ingresso posteriore di Palazzo Grazioli che gli ospiti serali se ne vadano. Poi, incassato il via libera dalla segreteria, sale in casa per conferire col n. 1”. Pochi giorni dopo, l’Innominabile lo conferma sottosegretario alla Giustizia, stavolta in quota Verdini (amico di famiglia). E Napolitano non fa una piega, anche se ha appena respinto Nicola Gratteri come ministro perché “Via Arenula non fa per i magistrati” (almeno per quelli perbene).

Il 6 luglio si elegge il nuovo Csm e Ferri, dal ministero, invia sms agli ex colleghi di MI per far votare i suoi protegé Pontecorvo e Forteleoni (puntualmente eletti). Ormai è un conflitto d’interessi vivente: membro del governo, interferisce nell’“organo di autogoverno” dei magistrati. Che però continua a fregarsene. Come pure l’Innominabile e i partiti di destra, che fingono di combattere le toghe politicizzate e invece le vorrebbero tutta così. Ferri resta sottosegretario pure con Gentiloni. Poi nel 2018 viene eletto deputato del Pd per grazia renziana ricevuta (passerà presto a Iv). Lui, berlusconiano di ferro. Lui che, quando si candidarono Grasso e Ingroia, invocò “nuove regole per tutelare la credibilità della magistratura davanti ai cittadini”. Credibilità a cui continua a contribuire nei vertici notturni all’hotel Champagne con i due Luca, il togato-indagato del Csm Palamara e il deputato-imputato Lotti, per scegliere i procuratori di Roma, Perugia e Firenze più graditi al Giglio Magico nella triplice veste di politico, giudice e faccendiere. Che l’Innominabile se lo tenga stretto, si capisce: con tutti i guai che ha in famiglia, può sempre servire. Ma il Csm che aspetta a radiarlo dalla magistratura? Il Geco, con quella faccia, è capace pure di tornarci.

sabato 4 luglio 2020

Nella Ricerca!


“In realtà, non si rassegnò mai a comprare qualcosa da cui non si potesse trarre un profilo intellettuale, e innanzi tutto quello che ci procurano le cose belle insegnandoci a cercare il nostro piacere lontano dalle soddisfazioni del benessere e della vanità.” 
(M. Proust) ... (ci sto riprovando)

Il faro della verità



Santificazione, riabilitazione: le stanno tentando tutte, ma proprio tutte per riportare il loro amato conducator dentro i meandri della buona politica, o per meglio dire, della politica. 
Ma ascoltare queste parole di quel grande uomo che è il giudice Di Matteo, dovrebbe costituire il giusto freno ai tentativi blasfemi dei pennivendoli da lui pagati, al fin di disinnescare il malvagio tentativo di ricostituzione del male italico trentennale. 
Ascolto forzatamente i "suoi" tg dai tempi del regime di lockdown: notavo e noto che a chiosa di qualsiasi avvenimento politico, arrivava dalla Costa Azzurra dove era fuggito con avvenente trentenne al seguito, il commento da padre della patria, lo vorrebbero molti in questa veste, in realtà zar della famigerata Era del Puttanesimo. 
Non ci sono manfrine e moine di sorta che reggano al confronto di questo video: stiamo parlando di uno che, per oltre vent'anni, foraggiava "cosa nostra", rigorosamente in minuscolo per dispregio, attraverso pagamenti avvenuti mediante il fattorino e aggregato esterno mafioso, l'amico fraterno e fondatore di Farsa Italia, Marcello Dell'Utri. 
Basta e avanza questo per disperdere ogni buffetto inviatogli dai vari tg e giornali di sua proprietà. Come non ricordare nomi tragici al riguardo, a partire dall'attuale galeotto Fede, passando per il cultore delle buone maniere Carlo Rossella, quello che disse che nelle cene eleganti si beveva solo Coca light, o quel Liguori che ogni volta che lo vedo, e lo sento, in tv metto a rischio soprammobili e schermo, arrivando sino a Mulé, al povero, perché costretto a scrivere insensatezze a pagamento, Sallusti, alla Gelmini e al canotto rigonfio Bernini. 
Stanno tentando di restaurare il sarcofago attraverso iniezioni di falsità, addirittura qualcuno lo vorrebbe senatore a vita. E c'è uno, uno solo per fortuna, appartenente a quella sinistra, finta e deforme, che come voce fuori dal coro lo sta osannando auspicandone un ritorno in politica per il bene del paese. Chi è? E' sempre lui, l'ex ragazzo d'oro della politica, oggi imbolsito e al trepercento, si, proprio lui, il Bomba per antonomasia. Sogna l'improvvido, dicono voci di palazzo, un'unione col pagatore di tangenti alla mafia. Il che è tutto dire! 
In conclusione, questo video sia faro granitico, stella polare per tutti coloro che, attanagliati dalla barbarie mediatica, tendono a capitolare dinanzi al sopruso culturale riabilitante un pagatore seriale di tangenti alla mafia. 
Il resto sono, al solito, ninnoli per babbani.

venerdì 3 luglio 2020

Passeggiata meditativa


Lo so, che potrebbe essere invidia. Vi assicuro però che non lo è, non sono di natura invidioso, anzi, sono un minimalista magari un poco irriverente, ma niente di più. Faccio un esempio: se avessi dei soldi, vincendoli mettiamo al Superenalotto, non mi comprerei mai una Ferrari. Non posso dimostrarvelo ma dentro sento che sarei in un disagio dirompente, mi scoccerebbe essere rimirato ad un semaforo, in una coda autostradale. Ed è lo stesso sentimento che mi pervade ogniqualvolta vado a passeggiare al Mirabello, la location dove sono ormeggiati gli yacht dei ricchi, ostentanti le loro moine sbeffeggianti un po' noi che da distante li rimiriamo, alcuni addirittura li ammirano. Sarò sincero: li compatisco. Ahhh ma allora sei invidioso! No, no, no! Compatisco quello stile di vita che definirei ad minchiam e sarò più preciso in merito: immaginiamo che mi trovassi a poppa di queste mega imbarcazioni durante una cena, con la gente che a pochi metri passeggia osservandomi. Sarei a disagio, e lo sarei pure con gli schiavi, non li definisco marinai ma schiavi, che profumatamente è vero che remunererei, ma prendendomi molto di loro stessi: l'identità, la libertà, praticamente tutto, e quindi ecco perché li definisco schiavi.  
E mi domando: ma se, come fanno molti, avessi una barca da oltre cinquanta metri, e la usassi maggiormente in modalità "stantia", una volta almeno alla settimana, mentre riposo nel lettone, sono certo che mi chiederei: " ma cosa minchia me lo sono comprato questo yacht, se rimango sempre in banchina mentre gli altri mi guardano? Non sarei potuto andare nel più lussuoso hotel della contea, dove se prendessi tutte le sere a calci i gamberoni ed usassi il Krug per lavarmi anche le ascelle, non riuscirei mai a spendere quanto sto spendendo ora su questa cazzo di barca!"
Penserei questo. Si, ne sono sicuro.   

Riedizione



Incontri


La Ridanciana Intercalante è una dei più  grevi fastidi che puoi incontrare sul far del mattino. Generalmente sproloquia ad minchiam, infarcendo il discorso con risatine a supporto di quanto asserito, provocando vaste foruncolosi negli astanti. Non riesce a sfornare senza infarcire di suoni gutturali tendenti al ridanciano nessun discorso, tanto che normalmente pare che eviti di partecipare a suffragi o a visite ospedaliere. L’ansia di risultar virtuosa e schioppettante l’agevola a rimarcar concetti con inframmezzi urticanti, quasi a suggello della sua, presunta, freschezza mentale, portando il malcapitato di turno a prefabbricare accenni labiali compartecipativi, generanti mezzi sorrisi, forzati più che rimaner seri dinnanzi ad uno degli sterminati elenchi d’ovvietà del Cazzaro Mangiaciliegie; al termine del suo facsimile-ragionamento, ti ritrovi a mantenere un’espressione inebetita profonda, che soltanto un brunch con la Gianotti riuscirebbe a spazzar via.