Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 17 ottobre 2019
mercoledì 16 ottobre 2019
Duello spiaggiato
Si lo visto, come avrei potuto farne a meno? Il duello tra i due Matteo, col sapore di un amarcord del vecchio che vorrebbe tornare ma, lo spero, non tornerà. Si sprecano i pareri in merito, chi ha vinto, chi è stato il migliore, chi ha subito di più. E dagli col dito! La Luna invece, a guardarla bene, ci dice che questi due politici sono quasi soffritti. Il primo, anche se ha un 30% di consensi è sulla china discendente, molti avendolo soppesato si sono convinti di quanta fuffa ruoti attorno al legaiolo blasfemo. Il secondo, che aveva in mano il paese, a me non mi ha mai accalappiato, è la caricatura del fumetto dei tempi dell'Era del Ballismo.
Hanno combattuto verbalmente, sparando le solite ed oramai stantie fregnacce. Bene ha fatto il Bomba a rimarcare l'oramai obsoleto metodo del baciante rosari: attaccato svia sulle solite e stolte tematiche, in primis gli sbarchi, a seguire la sicurezza, la tutela delle forze armate, i ritardi nella sanità e via andare.
Riesce il baciatore di ampolle del Po a sgusciare abilmente trovandosi davanti ai grandi misteri del suo far politica: i 49 milioni scomparsi, l'amico trafficone con i russi, l'altro compagno di merende dedito, pare, ad affari con loschi individui.
Il Fumetto Rignanese invece, abilissimo oratore, spazia, al solito, sulle tematiche universali, contraddicendosi, domandando e rispondendosi da solo, grazie allo show, datato, che vorrebbe essere in grado di ri-ammaliare schiere adoranti oramai ridotte a quel 3% che Italia Viva parrebbe conquistare nell'elettorato.
Concludendo: da Vespa, eterno democristiano cristallizzato, ho avuto l'impressione di guardare una puntata di Techeté, imbolsita, muffologica, insapore, scialba, scolorita. Il politichese che, si spera, sta scomparendo proporzionalmente al ritorno della ragione. Senza alcuna nostalgia.
Hanno combattuto verbalmente, sparando le solite ed oramai stantie fregnacce. Bene ha fatto il Bomba a rimarcare l'oramai obsoleto metodo del baciante rosari: attaccato svia sulle solite e stolte tematiche, in primis gli sbarchi, a seguire la sicurezza, la tutela delle forze armate, i ritardi nella sanità e via andare.
Riesce il baciatore di ampolle del Po a sgusciare abilmente trovandosi davanti ai grandi misteri del suo far politica: i 49 milioni scomparsi, l'amico trafficone con i russi, l'altro compagno di merende dedito, pare, ad affari con loschi individui.
Il Fumetto Rignanese invece, abilissimo oratore, spazia, al solito, sulle tematiche universali, contraddicendosi, domandando e rispondendosi da solo, grazie allo show, datato, che vorrebbe essere in grado di ri-ammaliare schiere adoranti oramai ridotte a quel 3% che Italia Viva parrebbe conquistare nell'elettorato.
Concludendo: da Vespa, eterno democristiano cristallizzato, ho avuto l'impressione di guardare una puntata di Techeté, imbolsita, muffologica, insapore, scialba, scolorita. Il politichese che, si spera, sta scomparendo proporzionalmente al ritorno della ragione. Senza alcuna nostalgia.
A volte il naso...
mercoledì 16/10/2019
BREVIARIO
Fake news & politica: perché Renzi deve indagare se stesso
VERSO LA LEOPOLDA - BOSCHI VUOLE UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA SULLE BUGIE CHE AVREBBERO FATTO PERDERE IL REFERENDUM DEL 2016
di Daniela Ranieri
Italia Viva è viva e lotta contro le fake news. Il partitino di Renzi chiede la costituzione di una commissione d’inchiesta sulle bugie. La proposta di legge, la cui prima firmataria è Maria Elena Boschi, prevede che la commissione indaghi “sui casi di informazioni distorte per influenzare consultazioni elettorali” e indichi al Parlamento “specifiche forme di repressione penale per la diffusione di contenuti illeciti”.
Di seguito un breve promemoria a uso di chi dovesse essere condotto in ceppi davanti al giudice con l’accusa di aver fatto perdere ai renziani il referendum del 2016 mediante “la diffusione seriale massiva di contenuti illeciti e di informazioni false attraverso la rete”.
“L’Italia è più grande di chi vorrebbe fermarla e l’autostrada Salerno-Reggio Calabria è il simbolo che se tutti insieme lavoriamo nella stessa direzione alla fine i risultati parlano”. “La Salerno Reggio Calabria sarà pronta #comepromesso il 22 dicembre. Intanto da oggi è a 4 corsie. L’Italia cambia passo dopo passo #lavoltabuona”.
Per pre-inaugurare a marzo 2016 la Salerno-Reggio Calabria (paventando che il 22 dicembre non ci sarebbe stato lui a tagliare il nastro, come infatti è stato) e vendicarsi della stampa straniera che rise di lui, Renzi accorcia l’autostrada di 95 km (da 450 a 355), chiude 4 cantieri su 5, restringe le corsie da 4 a 1 nei pressi di Cosenza. A giugno 2018, i cantieri ancora aperti erano 67.
“I cittadini sceglieranno quali consiglieri regionali andranno a Palazzo Madama. Si vota, c’è la legge elettorale, non c’è trucco e non c’è inganno” (29.11.2016)
Nel #matteorisponde Renzi agita una scheda elettorale per “smontare la bufala che i senatori saranno nominati dai partiti”. Sostiene sia un fac-simile: in realtà è una fotocopia fatta a mano. Non esisteva nessuna legge elettorale per il Senato. Tra quel foglio e delle elezioni vere c’era la stessa relazione che c’è tra un atto di nascita falso e un parto.
“La riforma costituzionale darà al Sud gli stessi livelli di cura del Nord: se c’è un farmaco sull’epatite C, perché in Lombardia ci si mette 3 mesi per liberarlo e in altre Regioni 3 anni? Perché i sistemi sono diversi, con la riforma cambia il Titolo V e il livello di assistenza sarà in Lombardia e in Calabria” (Renzi, 27.11.2016). “Oggi non c’è lo stesso diritto per ciascun cittadino di accedere alle stesse cure in termini di malattie molto gravi come il tumore o di vaccini. Se passa la riforma invece avremo il dovere che ci sia lo stesso tipo di diritti a prescindere dalla regione dove vivono” (Boschi, 11.2016).
Posto che la riforma non toccava affatto le disparità tra Regioni, la Costituzione vera già prevede Sanità pubblica e gratuita per tutte le Regioni, e la legge del 2003 sui Lea (livelli essenziali d’assistenza) impegna le Regioni a offrire ai cittadini cure adeguate a uno standard nazionale (che questo avvenga o no, nulla c’entra col referendum).
“Se vince il No lo spread salirà; le Borse scenderanno; il Paese andrà in recessione; gli investimenti caleranno del 17%, il Pil del 4%; ci saranno 600mila posti di lavoro in meno e 430mila poveri in più” (Centro studi Confindustria, luglio 2016).
Dopo il referendum, Csc ritratta: nel 2017 il Pil sarà +0,8%e nel 2018 +1%. A proposito di informazioni distorte per influenzare consultazioni elettorali.
“Oggi la banca è risanata, investire è un affare. Su Mps si è abbattuta la speculazione, ma oggi è risanata, è un bel brand” (Renzi, gennaio 2016). “Le banche italiane stanno molto bene” (Renzi, 6.2016).
La banca invece era sull’orlo del disastro. A dicembre 2016, dopo il fallimento di un salvataggio di mercato di 5 miliardi, il governo annuncia un salvataggio pubblico, che la Bce alza a 8 miliardi.
“La riforma comporta risparmi per un miliardo” (aprile 2014); “Basta un Sì per risparmiare 500 milioni” (11.2016).
In realtà secondo la Ragioneria generale dello Stato si sarebbe trattato di 50 milioni.
“Diamo vita ad un festival delle idee che preferisce la banda larga al Ponte sullo Stretto” (Renzi, Fuori!, 2011).
Alla celebrazione dei 110 anni di Salini-Impregilo, settembre 2016, dice ai costruttori: “La Napoli-Palermo, preferiamo dire così che Ponte sullo Stretto, può creare centomila posti di lavoro. Vi sfido. Noi siamo pronti”. Dopo la generale indignazione, si affretta a far bocciare dalla sua maggioranza il finanziamento del riavvio delle procedure per il Ponte nella legge di Stabilità.
“La posizione di Zingaretti sull’accordo con 5S è molto ambigua. Noi non possiamo fare l’accordo con chi mette in discussione i vaccini #senzadime” (Renzi, 25.9.2018). “Oggi i giornali rilanciano accordo coi Cinque Stelle. Penso a Di Maio/Gilet Gialli, Di Battista contro Obama, Lezzi sul PIL, Taverna sui vaccini, scie chimiche, vaccini, Olimpiadi, Tav, allunaggio. E ripeto forte e chiaro il mio NO all’accordo con questi #SenzaDiMe” (12.7.2019). “La mia risposta a chi vuole fare accordi con i Cinque Stelle ‘per difendere insieme certi valori’. Perché io sono contrario a questo accordo #SenzadiMe” (17.7.2019). “È Gentiloni che ha fatto passare il messaggio di una triplice richiesta di abiura da parte del Pd ai 5Stelle. Il modo in cui lo spin è stato passato è un modo finalizzato a far saltare tutto” (23.8.2019).
No comment.
“Ma non ci penso proprio ad uscire da un partito che è il mio partito. Poi non starò mai in un partito che fa l’accordo coi Cinque Stelle” (Renzi, 23/7/2019). “Fare un nuovo partito non è una questione all’ordine del giorno. Roba da addetti ai lavori, fantapolitica. Io ho scelto di fare una battaglia culturale dentro la politica italiana. Continuerò a farla da senatore che ha vinto il suo collegio” (2.2019).
Come s’è appreso, l’en plein della frottola.
“Diamo un hashtag: #enricostaisereno. Vai avanti, fai le cose che devi fare. Io mi fido di Letta, è lui che non si fida. Non sto facendo manfrine per togliergli il posto” (16.1.2014).
È la ur-fandonia, la sovra-fake news al cui cospetto ogni altra impallidisce.
“È del tutto evidente che se perdo il referendum, considero fallita la mia esperienza in politica ” (29.12.2015). “Ho già preso il solenne impegno: se perderemo il referendum lascio la politica” (15.1.2016). “Se non passa il referendum, la mia carriera politica finisce. Vado a fare altro” (11.5.2016). “Se perdo il referendum, troveranno un altro premier e un altro segretario” (1.6.2016). “O cambio l’Italia o cambio mestiere” (2.6.2016). “Tre anni fa la #Brexit. La realtà dimostra che tutta la campagna elettorale si basava su #FakeNews: le bugie ti fanno vincere referendum ma poi sono i cittadini a pagare i danni” (Renzi, 24.6.2019).
La realtà dimostra che non sempre le bugie ti fanno vincere i referendum.
lunedì 14 ottobre 2019
Se ci fosse...
Tanto evoluti, ci crediamo, tanto modernizzati, ci dicono che siamo, tanto uniti, ci fanno credere, e poi se un dittatorello sciapido e senza alcunché di qualitativamente ricordabile fa il gradasso, grazie al motore di tutti i gradassi, il riccastro americano, avvertiamo quel senso di impotenza frutto di un fancazzismo europeo, impregnato di burocrazia, codicilleria applicata, ondivaga presupponenza generata da quell'accozzaglia continentale che pretenderebbe di farsi chiamare Comunità Europea. Se fosse Europa perché nessuno ha mai dato il via ad un esercito comunitario? Sarà mica perché tanti eserciti costano molto più di uno solo?
Permettiamo a quel turcaccio di ricattarci e mogi mogi gridiamo ai quattro venti che non gli venderemo più armi ma visto che l'assassino di popoli ha già arsenali pieni e riforniti dai soliti noti, che senso ha sbandierarlo come un avvertimento in realtà mite flautolenza?
Si constata quindi che, oltre alla paciosa oziosità di coloro che, ben remunerati, fingono di dirigere una buona parte di continente, con il contrasto d'oltre Atlantico dello squallido magnate biondo che teme di vedere realmente l'unità dalle nostre parti, continuando a mantenere in auge la smargiassata Nato con valenza inferiore ad un rutto, nessuno sia riuscito ad erigere un vero esercito europeo, tra i probabili piagnistei di molti portatori ignari di stellette che in quella modalità perderebbero molto del loro potere sull'attenti degli altri.
Una forza armata comunitaria avrebbe indotto il despota e tiranno turco a frenare la sua arsura scannatrice di esseri umani, nella modalità attuale invece egli può assassinare come meglio gli aggrada poveri civili incolpevoli e da tempo immemore in balia di politiche squallide, tipiche di iene senza freni.
Ora ci dicono che si riuniranno giovedì: per far cosa? per proclamare quale fregnaccia?
Attorno all'ecatombe curda girano come avvoltoi dichiarazioni di solidarietà, di disprezzo per attacchi vergognosi che proseguono senza sosta, per la soluzione finale.
Fingono ribrezzo ma ne sono compartecipi. Alla faccia dell'Europa unita e solidale, chimera sbeffeggiante ragione ed umanità.
Diversità
Il pantaffio che ha generato in me Eliud Kipchoge e la sua impresa è paragonabile ad aver salito di corsa con zaino di 20 kg in spalla le scale dell’Empire! Record non omologato il suo, visto che è stato agevolato dagli altri comprimari che a turno lo hanno avvolto per trasportalo al traguardo della maratona di Vienna in 1h 59’ 40”, primo umano sotto le due ore. Il dato che mi ha sconquassato i bronchi cammellati da reietto tabagista è che Eliud ha praticamente corso 422 serie consecutive di 100 metri senza riposo in 17” cadauna! Al solo pensiero il pantaffio raggiunge vette inesplorate, i fischi e i richiami espettoranti si succedono a ritmi vertiginosi. Appartengo ad un’altra specie, probabilmente la sedentarius imbellum!
giovedì 10 ottobre 2019
Attenti a questi due
Così si scrive!
giovedì 10/10/2019
La verdinità perduta
di Marco Travaglio
Siccome sono masochista, mi leggo avidamente tutti i commenti sul taglio dei parlamentari da 945 a 600 (400 deputati e 200 senatori). E ne ricavo un’impressione: ammazza quanto rosicano i giornaloni! Ma anche tre domande. 1) Perché mai il taglio sarebbe una brutta notizia? 2) Perché mai lo sarebbe solo oggi, mentre era sempre stato cosa buona e giusta quando ci provavano – senza riuscirci – la Bicamerale Bozzi del 1983 (514 deputati e 282 senatori), la Bicamerale De Mita-Iotti del 1994 (400 e 200), la Bicamerale D’Alema (500 e 200), la schiforma di centrodestra nel 2006 (518 e 252), la bozza Violante del 2007 (512 e 186), la schiforma Boschi-Verdini del 2016 (630 deputati e 100 senatori non più eletti)? 3) Perché mai 945 parlamentari, non uno di meno né di più, garantirebbero i sacri valori della democrazia, della rappresentanza, della Costituzione e della Resistenza, mentre 600 sarebbero uno stupro antiparlamentarista, qualunquista e populista? Bisognerebbe spiegarlo alla Germania (709 deputati e 69 senatori), alla Spagna (350 e 265), agli Usa (435 e 100): tutti stuprati a loro insaputa. Se tutti ci provavano invano dal 1983 -prima che si chiamasse “populismo” tutto ciò che vuole la gente- forse è perchè lo sapevano tutti che il nostro Parlamento è sovradimensionato: abbiamo 96 mila abitanti per deputato, contro i 133 mila della Spagna, i 116 mila di Francia e Germania, i 114 dell’Olanda. Ora avremo un deputato ogni 151mila e risparmieremo pure: un bel sacrificio da una classe politica che tanti ne chiede ai cittadini e così riabilita parzialmente le istituzioni dal discredito in cui le ha cacciate.
Poi, certo, ci vorrà una legge elettorale conseguente: la crisi di rappresentanza viene di lì, dai parlamentari nominati anziché eletti e dunque tendenti al trasformismo perché svincolati da ogni impegno con gli elettori (la Boschi paracadutata da Arezzo a Bolzano, Fassino da Torino a Ferrara e a suo tempo Mattarella da Palermo a Trento: do you remember?). Gira e rigira, il problema di lorsignori è soltanto uno: la riforma è popolarissima e, quel che è peggio, è dei 5Stelle. I quali, ora che son riusciti dove quelli bravi e competenti avevano fallito, rischiano di guadagnare consensi. Di dimostrare che riescono a migliorare persino i vecchi partiti. E di smentire chi li dipinge come degli incoerenti che rinfonderano le proprie bandiere per le poltrone (invece ne tagliano un terzo, anzitutto a se stessi). Infatti i giornaloni hanno scatenato contro il taglio dei parlamentari un fuoco di sbarramento che difficilmente avremmo visto se si fossero ripristinate la garrota, la pena di morte e le leggi razziali.
E mai avevamo visto per le 60 leggi vergogna di B.. La Stampa, in overdose da rosicamento, per non dare la notizia s’è inventata il consueto scisma quotidiano: “Taglio dei parlamentari, fronda nel M5S: prende forma la scissione. Oggi il voto decisivo: 30 grillini si sfilano, riforma a rischio” (risultato: 553 Sì, 14 No, 2 astenuti; chissà dove s’erano nascosti i 30 volponi). Carlo Nordio, sul Messaggero, ha spiegato affranto che l’“umiliante pedaggio ridurrà la rappresentatività e persino le entrate (è noto che i parlamentari contribuiscono al finanziamento del loro partito)”. Testuale. Ma niente, non se l’è filato nessuno. Ezio Mauro, su Repubblica, è riuscito a scrivere che la sforbiciata è “un rito pagano” (tre pateravegloria) che “altera il sistema senza preoccuparsi di ricomporlo”, “produce un disequilibrio al di là delle cifre”, roba tipica del “perno qualunquista e anti-istituzionale dei 5Stelle, che continuano a produrre antipolitica anche dalle stanze del governo, non essendo in grado di pensare altrimenti”, poveri baluba. E poi: “definitiva semplificazione del concetto di rappresentanza, appiattimento del parlamento su una formula demagogica da gettare in pasto agli istinti dell’elettorato”, il famoso popolo bue, “come già con la ‘rottamazione’ proclamata (non si precisa da chi, ndr)”, “tentativo di introdurre il vincolo di mandato, manomettendo la libertà costituzionale dei parlamentari” (di vendersi un tanto al chilo al miglior offerente, come han fatto in 950 negli ultimi 11 anni), “adulazione del popolo mentre lo si inganna”. Perbacco.
Mauro ha pure scoperto che Di Maio era “in evidente difficoltà dopo lo scontro con Salvini e un’alleanza col Pd che non è stato capace di motivare” e “aveva bisogno di uno scalpo da gettare nell’arena”. Tipo previdente, questo Di Maio: il primo dei quattro voti sulla riforma è del 7 febbraio e lui già sapeva delle rottura con Salvini e dell’alleanza col Pd in agosto, ergo già preparava lo scalpo per l’arena. Mauro non dorme la notte perché il contagio grillino ha infettato “Pd e renzisti, sempre contrari a questa riforma mutilata e mutilante”: strano, noi li ricordavamo nel 2016 sulle barricate del referendum a spacciare il taglio dei parlamentari per nascondere lo scempio di un terzo della Costituzione; e, quel che è più comico, su quelle barricate c’era pure Repubblica al gran completo. Anche Massimo Giannini è in ambasce perchè il Pd, contaminato dal M5S, perde la verginità, anzi la verdinità (le ultime volte governava con B., Verdini e Alfano). E, quel che è peggio, fa qualcosa di buono e popolare insieme: non sia mai. Dunque giù botte contro il “grottesco Truman Show in piazza”,“la scenetta da b-movie”, “lo spot circense”, ma soprattuto contro i pidini grillizzati che “si calano le braghe” (parola del “vecchio saggio Macaluso”, e ho detto tutto), “la televendita populista”, “la purga contro la Casta” in vista del “mitico regno di Gaia” casaleggiano, “finalmente dominato dalla dittatura della Rete e liberato dai vecchi legacci del parlamentarismo”. Pare infatti che i 600 parlamentari superstiti non saranno più eletti: li sceglierà direttamente Casaleggio su Rousseau.
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