giovedì 5 settembre 2019

Tomaso furente


Si, dai: tutto sommato l’ha presa bene!

giovedì 05/09/2019
Franceschini, torna il Mibact peggiore

di Tomaso Montanari

“Questo fenomeno del professionismo della politica: che, se è inevitabile, bisognerà comprendere e disciplinare in modo che non porti alla rovina della democrazia”. La profezia inascoltata di Piero Calamandrei (1956) ha oggi il volto e il nome di Dario Franceschini, l’inaffondabile avvocato ferrarese che – con l’unica forza che ha: non quella di un prestigio culturale o di una speciale statura morale, ma quella degli intrighi nei corridoi della politica – riesce a ottenere ciò che non gli si sarebbe dovuto a nessun costo concedere. Franceschini è infatti l’unico che torna a occupare esattamente la poltrona su cui sedeva prima del 4 marzo 2018: per il povero, martoriato patrimonio culturale italiano quel voto è, da ieri, cancellato. Come se non fosse mai avvenuto.

Franceschini non è stato un ministro qualunque. È arrivato al Collegio Romano grazie alla congiura fratricida con cui Matteo Renzi pugnalò il sereno Enrico Letta: uno degli effetti collaterali di quel colpo di palazzo, benedetto da Giorgio Napolitano, fu infatti troncare l’esperienza del miglior ministro dei Beni culturali della Repubblica, Massimo Bray, e mettere al suo posto il peggiore, l’autoreggente (copyright dell’Espresso) Franceschini.

Con lui la mercificazione spinta del patrimonio culturale è diventata legge, la tutela è stata messa nell’angolo, la politica ha cominciato a giocare coi grandi musei come gioca con la Rai. Mai un ministro dei Beni culturali era stato tanto divisivo: e conosco decine di archeologi, storici dell’arte, archivisti che si acconciarono (col naso mezzo tappato) a votare un Movimento 5 Stelle già normalizzato da Di Maio pur di non sentire mai più il nome di Franceschini associato alla parola cultura.

Ci sono ragioni di minima serietà che avrebbero dovuto indurre a evitare l’assurdità della situazione determinata da questo revenant. Per dirne una: le modifiche sulla riforma Franceschini che il ministro Alberto Bonisoli ha compiuto sono contenute in un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, che era Giuseppe Conte. Ebbene, ora lo stesso Conte sfiderà il ridicolo, firmando esattamente il contrario? Non è un problema formale: è la condanna del Mibac a essere una perpetua tela di Penelope, tessuta e smontata senza requie.

Per quanto possa sembrare ingeneroso, viene da prendersela soprattutto con il Movimento 5 Stelle. Perché il Pd è ancora e sempre quel coacervo di signori della guerra da cui è davvero impossibile aspettarsi uno scatto di senso civico. Ma, in questo caso, era il Movimento a dover difendere i valori per cui diceva di aver combattuto. La sua opposizione a Franceschini ministro del governo Renzi fu giustamente feroce, arrivando fino alle manifestazioni di piazza: e ora siamo invece alla resa senza condizioni. Che ne sarà, per dirne una, della fragilissima Venezia? Con le Infrastrutture e i Beni culturali in mano al Partito delle Grandi Navi, cosa potrà il ministro Costa, la cui permanenza all’Ambiente è l’unica luce in tanto buio?

Ma il problema è purtroppo più profondo. La resa del Movimento a Franceschini è iniziata un anno fa, con la nascita del primo governo Conte. Il ministro Alberto Bonisoli – una persona seria, il cui tratto sarà rimpianto – è stato imperdonabilmente paralizzato dalle divisioni nel suo stesso fronte, e ha finito per impantanarsi in un’azione contraddittoria che non aveva il coraggio di smontare la riforma Franceschini, ma si limitava a correzioni secondarie, spesso pasticciate.

Il fatto è che Bonisoli, dietro di sé, aveva un’accolita di teste confuse. Si pensi che la bandiera di Franceschini era l’uso puramente turistico del patrimonio culturale, tanto che egli oggi ha chiesto e ottenuto (prima restaurazione) di riaccorpare Beni culturali e Turismo, giustamente divisi dal Conte 1. Ebbene, ecco cosa dicevano sul patrimonio i 20 punti del Movimento presentati al Pd: “Occorre promuovere i multiformi percorsi del turismo, valorizzando la ricchezza del nostro patrimonio naturale, storico, artistico, anche attraverso il recupero delle più antiche identità culturali e delle tradizioni locali”. Poche generiche parole, tutte in chiave di sottomissione al turismo: insomma, è radicalmente mancata una visione alternativa in nome della quale si sarebbe oggi potuto (dovuto) resistere alla restaurazione renzian-franceschiniana.

Abbiamo pagato una sorta di tangente sull’antifascismo, un’estorsione all’umanità: per cacciare Salvini, ci siamo dovuti riprendere Franceschini. Un gioco cinico e baro: ieri il commento più diffuso tra gli addetti ai lavori era: “Non tornerò mai più a votare”. Il problema non riguarda “solo” i Beni culturali: se sarà Franceschini a dare il la a questo governo, avremo fatto a Salvini il regalo più grande. Quello di trasmettere l’idea che la democrazia sia rovinata, e non funzioni più.

mercoledì 4 settembre 2019

Sogno rigonfio


Arrivai dentro il tempio della Polis in leggero ritardo, dopo una sontuosa caponata come cena; Aristotele era intento a deliziarsi un karkadè e, rimirandomi, mi mostrò il suo altero disinteresse nei miei riguardi. Ero imbarazzato più che la Picierno in una biblioteca e, deglutendo, cercavo un flebile appiglio per iniziare il discorso.
Riposta la tazza ancora fumigante, il Sommo senza volgere lo sguardo, fissando il cielo lindo, disse:” pankios tudorakis enlfabius mestikasus!” al che, raggranellando le briciole di coraggio, trovai la forza di replicare “Sommo Vate, se parla in greco non capisco una benamata ceppa!”
“Ignorante che fosti! Dicevo: se al riguardo della fase politica italica, sgombrando l’aere dal siffatto babbeo, gaudente in bibitae, ruttologicamente in felpa, non ti pervade una sana et infervorante rinascita dell’amore verso la Polis, politica come la chiamate voi inani!”
“Si o Eccelso! Pur con la dovuta cautela, spaventato dai futuri progetti del Pifferaio di Rignano, assalito dalla vicinanza di Donna Etruria, sconquassato dal dover far buon viso agli gnomi orfiniani e alle madie, riluttando ad udire i gruberismi, a non dover più rigettare il gianninismo, si! Credo che la prova del fuoco si possa arrischiare di condividerla!”

“E allora dimmi! Che ti ha portato qui ad incresparmi le gonadi?”

“Non riesco a digerire il boccone amarissimo di riveder Franceschini ministro! Uno che è già stato al governo con Baffino, col Topastro, con Letta, il Bomba e Ronf Ronf Gentiloni!”

“Cazzo! Ma questa è somma gravità inaudita! Ehm.. scusa il francesismo! Ci manca solo che facciano ministro pure l’Ascani!”

“È probabile pure quello, Sire!”

“Vattene! Giammai non ritornar più in queste lande! Per lenire il disgusto mi sparerò un sontuoso Stravecchio!” 

“Pensi a noi o Illuminato! Pensi a noi!”

martedì 3 settembre 2019

Per stima e rispetto


Solo per Antonio Conte ho deciso di votare!

Celerità



Non mi permetterei mai di entrare in diatribe teologiche, in androni sulfurei non a portata d'uomo, né tanto meno dir la mia in materie così effervescenti e, mi perdoni l'Eccelso, evaporanti, tipologicamente rivolte ad arzigogolanti in purpurea nobiltà. 
Ma sulla celerità di tal intervento, sull'innesco di fari investigativi, preludio di vesti stracciate al grido di "che bisogno abbiamo di ascoltare ancora?" (cit.) su quella si, vorrei dire la mia, soprattutto relazionandola alla sonnacchiosa, adiposa, oziosa, azione ogni qualvolta accadano eventi delittuosi nei confronti di inermi minorenni, implicando personaggetti in talare propensi e auto-direzionati verso l'evangelica macina al collo, ammesso che vi sia per la ben nota ed infinita misericordia, anche se umanamente, e forse ignominiosamente, spererei di si.  
Ne abbiamo avuti anche nelle nostre terre di probabili orchi, alcuni messi pure a relazionarsi con giovani e sempre, da sempre, nei loro confronti ha prevalso il ponziopilatismo estremo, quell'inamovibilità preziosa per continuare a lustrar galloni e calze porpora, a respirar incensi ed innalzare madonna povertà avvolti da settebagni (questa è per pochi eletti) e da nozionismo estremo, tra citazioni dorate e latinismi effimeri. 
Chi scrive fu al tempo dei tempi "innervosito" da un, poi spirato e non mi viene da dire "pace all'anima sua", energumeno in nero, e ricordo che tutt'attorno avvertii io stesso quella bieca e nauseante staticità per conto e disonore di Madre Chiesa. 
In questi tempi dove minorenni gareggiano a ciupiti, dove il sesso è tabù solo per chi dovrebbe fungere loro da faro, suona molto male questa celerità azzeccagarbugliante al confronto del deserto silenzioso creato ad hoc attorno a fattacci innaturali, compiuti per lo più da psicopatici non stoppati in tempo da una seria valutazione pre-seminaristica, non facente però scopa con l'apertura a chicchessia dell'ancora ambito posto sicuro al di sopra del popolino, se vissuto in chiave egoistica e, nel contempo, sbeffeggiante la rassicurazione del Pastore all'inviare sempre e per sempre curatori di anime. Quelli veri.    

Bonjour




Così non si fa!



E basta con questi articoli che tendono all’inospitalità! I fumenti che grazie agli amici croceristi effettuo mi danno quasi dei superpoteri: riesco a vedere oltre le pareti, capto suoni provenienti da mondo lontani e, soprattutto, mi hanno consentito di accedere alle semifinali del Trofeo Scatarro! Continuate pure a venire amici, che altrimenti dicono che siamo inospitali! E mi raccomando: più containers per arrivare ad impilarli otto in un solo colpo!

Eppur si cambia!



Chissà che starà passando nella linda cervice del signorotto a destra del Cazzaro, in questi momenti pregni di ansia, incertezza ed in special modo, timore! Il portatore di quel sorriso beffardo, preludio di una futura agiatezza dirigenziale, ahimè scomparsa per la scelleratezza del portatore insano di felpe, è Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, devoto e silente da sempre ai voleri del laureato in ruttologia applicata. Pare che il siffatto direttore abbia prenotato una ventina di messe-contro in varie parrocchie romane, al fine di invalidare la già di per sé stravagante alleanza giallorosa (cit.) oggi al vaglio del misterioso voto presso la fattoria Casaleggio (mi asterrò). Ma il Danny DeVito de noantri ha naturalmente pronto il piano B: una sua prozia ha da sempre apprezzato il PD: il resto sarà l’usuale metamorfosi tipica di queste lande oramai depredate da cangianti di tale risma.