Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 10 luglio 2019
Ci riprovo
Giornate urticanti queste, tra sudorazioni abnormi, incazzature stradali per via della presenza di troppi imbecilli, anche su due ruote, che rendono la possibilità di mandare qualcuno all'ospedale più probabile di un ennesimo selfie del Cazzaro Verde.
Eppure, nel dedalo limaccioso di quest'estate conformata perfettamente in stile "a cazzo", mi è nuovamente affiorata un'insana voglia, frutto forse della propensione che il nervoso e le vicende dei miei cari m'inducono a voltarmi indietro verso il passato, destabilizzante per umore e vivibilità quotidiana: riprendere in mano la Recherche.
E badate bene non ricominciando da dove lasciai la lettura, no! Dall'inizio, affrontando le prime famigerate, da me apprezzate tantissimo, venti - trenta pagine in cui Marcel spiega, srotola, trasmette volatilizzandoci su come andava a letto in attesa del bacio, del saluto, dell'amata mamma.
Ero arrivato quasi a metà, torno indietro, ricomincio, già pregustando meraviglie, stupori, annichilimenti, dinnanzi ad un'opera così sconquassante, incredibilmente attanagliante, lacrimevole, pregna di sensazioni, dubbi, rimorsi, scandagliante luoghi dell'animo che nessuno mai, neppure in futuro probabilmente, riuscirà a portare il lettore dentro l'infinitesimo nascosto, con la capacità di far sgorgare geyser mai prima di allora conosciuti.
Ci riprovo, mi preparo all'incontro con Proust e me stesso.
Il resto diverrà conseguentemente giuggiole per inani.
Mentre sto per inviare questo post, guardo il calendario 10 luglio, 10 luglio, dai non mi dire! Digito il suo nome su Google, dai! Oggi è il compleanno di Marcel! 10 luglio 1871, 148 anni fa!
A volte il destino, il caso, il fato, quel qualcosa che avvertiamo ma non materializziamo, a volte, come questa, ci lascia del tutto basiti!
martedì 9 luglio 2019
ABC del Giornalismo
lunedì 8 luglio 2019
Un altro specchio da scalare
Tutto, ma proprio tutto, pur di scalfire, scalzare quello che parrebbe essere un dirigibile gonfiato pronto ad implodere alla prima seria difficoltà. Ma la Gazzetta del Gianninismo sfodera qualsiasi tesi, anfratto, baia, pur di infliggere picconate all'uomo del momento che vanta, dalle ultime rilevazioni, un 38% di consensi in costante aumento.
Rimarcando la totale sfiducia nel Cazzaro Verde, pongo un quesito proveniente dalla ultima storia politica di questo paese: perché siamo arrivati a questo punto, al plebiscito rivolto ad uno che non lavora ma abusa dei social per dire quello che tantissimi, depredati da decenni di inoculazione di scempiaggini atte ad intorbidire l'uso dei propri neuroni, bramano di sentirsi dire?
Chi e cosa è responsabile dell'ennesima caduta di stile dell'elettorato di casa nostra?
Non ho più voglia di rinvangare i decenni scorsi, le varie ere che hanno stravolto valori e contenuti. Se siamo arrivati a questo punto, al bivio per la probabile e vicina love story con questo pallone gonfiato, lo dobbiamo a chi, scientemente, gli ha preparato la strada, compreso il quotidiano qui sopra menzionato. Anni di ammucchiate insulse, di predazioni inaudite, di prese per il culo epiche, di triturazioni di valori conquistati a caro prezzo, di finzioni, di governi di opposizione mescolata alla maggioranza, di patti del nazareno, di combutte con finanza e banche, di spaesamento generale frutto di accordi inetti e sciagurati.
Siamo arrivati sin qui perché è mancata la dignità, il rigore intellettuale, la sagacia, l'occhio di riguardo verso chi era in affanno.
E per fortuna il M5S si è unito al partito del Cazzaro, imbrigliandolo, pagandone un prezzo altissimo che lo ha dimezzato!
Quello a cui, in un vicino futuro, assisteremo sarà l'ineluttabile conseguenza di tutto quanto di errato è stato fatto nel corso degli ultimi anni. Abbracceremo il prossimo uomo forte, solitario, che come i precedenti leverà ulteriore terra da sotto le fondamenta. Sino a quando tutto, forse, crollerà!
domenica 7 luglio 2019
Chissà chi sa!
Uno dei temi che da sempre ha appassionato filosofi e moralisti è il rapporto tra cultura ed esibizionismo, ovvero quanto conta per un pensatore sfoggiare il proprio sapere. Nozionismo, concettismo sono stati da sempre passe-partout usati per accomodarsi nei luoghi di casta dediti all’uso del pensiero per contare nella società, dai salotti francesi del Re Sole a quelli moderni delle signore altolocate romane dei giorni nostri. Lo sfoggio del sapere è inversamente proporzionale all’accrescimento personale, un’arte che permette al privilegiato di possedere una vera visione della vita, della sua caducità, del suo ineludibile termine. Se questo venisse confermato la successiva domanda spontanea sarebbe: quindi chi crede in un’altra vita non è propriamente un saggio? Ovvero: avere una cultura degna e conformata al tempo non dovrebbe far cercare appoggi su eternità e quant’altro?
Difficile esprimersi al proposito: certamente vivere la religione quale ponte continuativo e rasserenante, placante l’ansia insita in ognuno di noi attorno al concetto di “non essere più” è riparo, rifugio non culturalmente consono alla crescita formativa tendente alla piena consapevolezza di sé in rapporto alla collocazione storica e geografica nell’Universo. Altro è partecipare ad un progetto conflittuale pregno di rinunce, di conversioni, di fatica intellettuale atta a ridimensionare il proprio ego, di default tendente alla divinizzazione del “sé”
Cultura, accrescimento filosofico, confronto intellettuale serio per progredire verso la consapevolezza naturale, aborrono qualsiasi nozionismo, concettismo di sorta. Perché da sempre chi arde nell’accrescere il proprio “io” abbraccia necessariamente il fattore agevolante questo desiderio dell’Homo Sapiens: il silenzio. Sssssst!