Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 23 settembre 2018
Happy Birthday!
sabato 22 settembre 2018
Vomitevole
Ecco la razzista, l’inverecondo sindaco di Lodi che senza orpelli né fronzoli ha il coraggio e la faccia tosta di non permettere a bambini, bambini, figli di regolari stranieri, nati in Italia, quindi italiani come questa scimmietta vergognosa e scandalosa, di accedere alla mensa scolastica a tariffe agevolate, perché i loro genitori non si possono permettere l’intera spesa guadagnando neppure mille euro, essendo sfruttati dai cosiddetti buoni e bianchi. E come mangiano questi italiani figli di stranieri? In un locale spoglio portandosi i panini da casa! Dio strafulmini questi imbecilli razzisti, questo improvvido primo cittadino votato a maggioranza da una città quindi xenofoba, denigrante fratellanza e umanità! D’estate rimanga in quelle arse terre sindaco razzista! Non venga al mare! La ghettizziamo noi! E vaffanculo a chi la pensa come questa ribalda, compreso tutti coloro che odono il Cazzaro ragliare come questa stolta, senza far nulla! Fascisti di merda!
Questo è l’articolo infamante
sabato 22/09/2018
LA STORIA • LABORATORIO LODI
Niente più bambini stranieri a scuola
LA STRETTA DEL SINDACO LEGHISTA - PER BUS SCOLASTICI E MENSE BISOGNA CONSEGNARE CERTIFICATI DEI PAESI D’ORIGINE IMPOSSIBILI DA REPERIRE, ALTRIMENTI SI PAGA LA RETTA PIÙ ALTA. COSÌ 200 FIGLI DI STRANIERI MA NATI IN ITALIA SI PORTANO I PANINI DA CASA. E VENGONO, DI FATTO, ESCLUSI
di Davide Milosa
La prima campanella della mensa suona un quarto d’ora dopo mezzogiorno. Via Ettore Archinti, complesso scolastico Cabrini. Elementari e materna, qui a Lodi, a metà strada tra il centro e la città bassa. Le prime classi iniziano a scendere. Ragazzini ordinati dietro le maestre. La mensa è nel sotterraneo. Ambiente così e così, finestre a bocca di lupo lungo le pareti. A sinistra dell’ingresso della scuola, c’è una sala che nulla ha a che vedere con la mensa. Più che una sala, un’aula docenti, anche se prima era un magazzino. Le tapparelle sono abbassate, qualche disegno, appiccicato sugli armadi di metallo. In mezzo, due gruppi di banchi e tredici sedie, con altrettante tovagliette: la signora Anna ha apparecchiato da poco. Seduti ci sono 13 bambini, quasi tutti originari dell’Egitto, che da pochi minuti si sono messi a mangiare. Panini perlopiù, un po’ di verdura, qualche frutto: tutto cibo portato da casa. Sono 13 adesso. Nel secondo turno, ne arriveranno altri otto, di bambini.
Da due giorni è iniziata la mensa a scuola. Ovunque in Italia. E anche a Lodi. Ma qui le cose vanno diversamente. Almeno per questi 21 bambini. La mensa, quella tradizionale, per loro è blindata. Con tanto di guardiania a bloccare l’accesso. Vietato entrare.
Questi bambini sono tutti nati in Italia e tutti figli di immigrati. Sono figli di lavoratori, nel nostro Paese da molto tempo, alcuni da oltre vent’anni. Famiglie numerose, tre figli, a volte anche quattro. E uno stipendio che a metterlo insieme ora dopo ora, giorno dopo giorno, non supera gli 800 euro al mese, quando va bene. Devono pagare la retta più alta per la mensa e lo scuolabus, così dispone il Comune di Lodi. E se i loro genitori non ce la fanno, come nella maggioranza dei casi, la mensa salta. Per quasi 200 bambini in tutta la città.
Ma se guadagnano 800 euroa malapena al mese, come tante famiglie di italiani, perché non pagano tariffe agevolate? La risposta, tanto semplice quanto inquietante, sta in piazza Broletto, sede del Comune. Ai piani alti. Su su fino alla poltrona del sindaco. Casacca leghista da sempre, anche se è nel 2010 che Sara Casanova entra nel partito guidato da Matteo Salvini. Prima un po’ di gavetta, sempre a Lodi, poi nel 2013 il suo ingresso in Comune. Sarà eletta primo cittadino nel giugno del 2017. Qualche settimana dopo, firma una delibera del consiglio comunale che modifica una serie di articoli del “vigente regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate”. Fuori dai tecnicismi della pubblica amministrazione, e nella sostanza, si chiede agli stranieri, quelli non provenienti da Paesi non Ue e quindi extracomunitari, di portare, in aggiunta alla dichiarazione del reddito, anche le certificazioni di non possesso di case, conti correnti e auto nel loro Paese di origine. Documenti da recuperare in originale e per i quali non vale l’autocertificazione (pratica che invece resta in vigore per i cittadini italiani).
Tutto passa senza tanto clamore. L’anno scolastico è in corso, se ne riparlerà a settembre dell’anno successivo. E infatti oggi se ne riparla, e non poco. Il caso esplode. Qualcuno, sottovoce, parla di laboratorio Lodi. Fin da subito si comprende che dietro alla guerra di carte bollate, si gioca una partita politica tutta leghista e con un obiettivo chiaro: cacciare dalla scuola gli stranieri. E che la road map sia questa lo si comprende dalle carte e dagli obblighi: i documenti richiesti, infatti, sono da cercare al catasto dei vari Paesi, operazione quasi impossibile, costosa e da rifare ogni anno. In più non si chiede di certificare l’assenza di proprietà in una singola città, ma in tutto il territorio dello Stato di origine. Alla data del 7 settembre scorso, per il solo servizio mensa sono state presentate in Comune 132 domande: di queste 3, con documentazione ritenuta completa o ancora da valutare; 129 sono state invece rifiutate. Se si considera anche il servizio scuolabus, le domande salgono a 255. La delibera prevede una deroga solo per quattro Paesi per cui si ritiene impossibile avere accesso a tali documenti: Afghanistan, Libia, Siria, Yemen. Per definire questi Stati, è stato interpellato il ministero degli Esteri, che non ha risposto. Così il criterio scelto dal sindaco si basa su una lista di Paesi a rischio, stilata dalla società londinese Ihs Markit, ma sulla base di questioni relative agli scambi commerciali che non si capisce cosa centrino, come hanno sottolineato le opposizioni.
Niente documenti, niente mensa, insomma. “Chi vuole la tariffa agevolata per le prestazioni legate alla scuola deve portare la documentazione richiesta”, minimizza il sindaco. “Come deve fare chiunque. Loro, a maggior ragione, se vogliono integrarsi, qualche sforzo dovranno pur farlo, no?”. E intanto incassa la fiducia del governatore lombardo Attilio Fontana e dell’assessore regionale al Territorio, Pietro Foroni. Ma non pare il classico adagio leghista, “Prima gli Italiani”. Qui siamo al niente più bimbi stranieri a scuola, perché se la delibera non dovesse cambiare, il risultato è certo. E non è cosa da poco, fa notare un dirigente scolastico di Lodi che chiede l’anonimato. “Noi abbiamo il tempo pieno alle elementari, e la mensa è parte integrante del percorso didattico: è un obbligo oltreché un diritto”. E così Lodi, dopo la bufera giudiziaria sui comitati d’affari che ha portato a processo l’ex sindaco Pd Simone Uggetti, ora si ritrova agli onori delle cronache come città razzista e poco incline all’integrazione.
“L’anno scorso pagavo 1,20 euro al giorno per la mensa, ora dovrei pagarne oltre sei”. Saber viene dall’Egitto, è in Italia dal 1999. “Fino al 2013 ho sempre lavorato e ho sempre pagato le tasse qui, non certo in Egitto. Oggi vivo con un contratto di 16 ore settimanali, circa 800 euro al mese, finchè dura”. In casa, la moglie e tre bambini. Per ognuno, c’è la mensa e lo scuolabus che, con le tariffe più alte, costa 220 euro al mese per il primo figlio, 110 per il secondo, 95 per il terzo: 425 in totale ogni mese. Mohammed, di figli, ne ha uno. Attualmente in cassa integrazione, a volte lavora a Montanaso lombardo. “Anche mia figlia per ora porta il pasto da casa… non possiamo permetterci diversamente”.
Ma dalla prossima settimana, forse, niente più schiscetta in tutte le scuole di Lodi. Non che il pasto da casa verrà vietato in via generale, ma bisognerà seguire direttive precise imposte dall’Azienda sanitaria lombarda: “Dovrà anche essere valutata la modalità e il luogo di conservazione degli alimenti in attesa di essere consumati”, si legge. Ci vogliono insomma i frigoriferi. E i frigoriferi vanno comprati, e dunque? Il Provveditore scolastico di Lodi Iuri Coppi giovedì scorso, durante un incontro con i dirigenti delle varie scuole, ha proposto di imporre al Comune l’acquisto degli strumenti per la conservazione del cibo, perché non si può mandare a casa i bambini, soprattutto quelli di prima elementare, che iniziano ora il loro viaggio scolastico: è il suo ragionamento.
Le mamme di bimbi stranieri restano pessimiste. “Così andrà a finire che mio figlio a scuola non ci andrà – inizia Aisha, mamma egiziana di tre figli – e dovrò andarli a prendere, portarli a casa, farli mangiare, riportarli in classe”. Il tutto senza scuolabus, perché pure per quello dovrebbe pagare la retta massima. Le storie si accavallano una dopo l’altra. Si parla seduti ai tavolini dell’associazione Al Rahama, in via Borgo Adda. Sono le 10 del mattino. Oltre ai genitori, ci sono alcuni bambini che oggi a scuola non sono andati. L’associazione è elemento di raccordo per le famiglie, tante, almeno 150, che stanno protestando. Sono arrivati fin sotto il Comune, sabato scorso, in piazza. Breve incontro col sindaco e fumata nera: Sara Casanova va per la sua strada. Partono così i ricorsi, non al Tar, ma al Tribunale ordinario di Milano: azione civile contro la discriminazione, una discriminazione su basa etnica, dicono i legali dell’Asgi, l’associazione studi giuridici sull’immigrazione, e del Naga. Si punta il dito proprio sulla legge, applicata in modo erroneo, secondo Asgi e Naga che stanno raccogliendo i ricorsi. La legge a cui si fa riferimento è il Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri (Dpcm) del 2013, in relazione alla dichiarazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente-Isee, dove si prevede che l’autocertificazione valga sia per gli italiani sia per gli stranieri: “Senza alcuna distinzione”. Lo dimostra anche il caso di Voghera, altra città lombarda, dove nel 2013 una delibera identica a quella di Lodi era stata approvata, salvo poi essere modificata proprio in virtù della nuova disciplina statale in materia di Isee (il Dpcm del 2013) secondo cui le componenti reddituali - patrimonio all’estero compreso - vengono assoggettati ad autocertificazione.
I ricorsi a Lodi sono già partiti, e se il Comune dovesse perdere rischierebbe la bancarotta. Ma il sindaco prosegue: “La legge italiana non ammette autocertificazioni”. E il Dpcm del 2013? Chi ha ragione si vedrà. Nel frattempo il Comune ha già deliberato una cifra importante - circa 10 mila euro - per la difesa legale. Segno che qualche dubbio ai piani alti di piazza Broletto esiste.
Nell’attesa di una soluzione, resta il dato: oggi molti bambini a Lodi vengono discriminati, e rischiano di non andare più a scuola. Pur essendo nati qui, in Italia. Il Coordinamento uguali doveri, che riunisce opposizioni e società civile contrari all’iniziativa del sindaco, chiede alle famiglie comunque di iscriversi nella fascia più alta. Al denaro ci penserà un conto corrente comune. Il segnale che non tutta Lodi sta con il sindaco. Come il gruppo di genitori italiani che ha lanciato una raccolta firme contro la delibera, o gli hacker di AnonPLus che giovedì mattinata hanno bucato il sito della Provincia “chiedendo – si legge su Twitter – di prendere provvedimenti verso la sindaca del comune di Lodi che se la prende con i bambini”. Il primo cittadino del Carroccio di discriminazione e scelte criticabili pare intendersene. Oltre al caso mense, a inizio anno ha modificato il regolamento della Polizia locale allargando il Daspo urbano anche ai venditori ambulanti di fiori e di accendini. L’8 marzo scorso, per esempio, per la festa della donna, vigili in borghese hanno sequestrato 200 mazzi di mimose, e comminato multe per 3mila euro. L’intera vicenda è stata oggetto di conferenza stampa con le mimose esposte sul tavolo come panetti di cocaina colombiana purissima. Fiori e bambini. Qualcosa qui a Lodi non pare funzionare.
Comparazione
Ecco cosa vuol dire fare un giornale serio. Altri, i cosiddetti giornaloni, al tempo del Delinquente Naturale e del Bomba, nulla dissero in merito alle loro deficienze.
Il Fatto Quotidiano
sabato 22/09/2018
BILANCI - TUTTI GLI IMPEGNI DI SALVINI E DI MAIO
Governo: 12 promesse tradite da 5Stelle e Lega in 110 giorni
ACCISE, LEGGE FORNERO, BUONA SCUOLA, ILVA, LAVORO: LO SCARTO TRA LE PAROLE E I FATTI
di Tommaso Rodano
È ancora presto per un giudizio compiuto sul governo Conte – moltissimo dipenderà dalla manovra – ma dopo 110 giorni si può almeno registrare il primo scarto: tra i provvedimenti annunciati e quelli portati a casa. Cinque Stelle e Lega hanno promesso moltissimo. Prima del 4 marzo (quando nessuno sapeva quale fisionomia avrebbe assunto l’esecutivo) e dopo il primo giugno (quando il governo ha giurato al Quirinale). “Lo faremo entro l’estate” è stata una delle formule preferite da Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Ora che la stagione è finita, gli si può chiedere conto delle promesse non mantenute.
Accise. “L’anno scorso le accise sulla benzina hanno fruttato 27 miliardi e altri 12 l’Iva sulle accise, che sono la tassa sulla tassa. Bisogna eliminare le accise più antiche: è il primo impegno che manterrò. Lo farò durante il primo Consiglio dei ministri” (Matteo Salvini, 1 marzo). Non solo le accise non sono state ancora toccate, ma dal primo gennaio 2019 rischia di scattare l’aumento già programmato: la benzina può tornare verso i 2 euro al litro.
Sprechi. “Questo è il primo decreto legge del primo Cdm, se domenica ci darete la maggioranza. Un decreto in tre punti: al primo c’è il dimezzamento dello stipendio dei parlamentari, al secondo l’abolizione dei vitalizi e al terzo il taglio di 30 miliardi di sprechi. Bastano 20 minuti di Cdm per approvarlo”. (Luigi Di Maio, 2 marzo).
I 5Stelle come noto non hanno avuto la maggioranza, ma il dimezzamento degli stipendi degli onorevoli è scomparso dai radar. E per tagliare 30 miliardi di sprechi, ammesso ve ne siano, sarebbero serviti più di 20 minuti. Quello sui vitalizi è un successo di Di Maio e Fico alla Camera, mentre il Senato è in ritardo.
Pensioni. “Il primo punto del nostro programma è la pensione di cittadinanza per integrare le ‘minime’ fino a 780 euro e fino a 1.170 per le coppie” (Di Maio, 2 febbraio). “Il taglio delle pensioni d’oro lo vogliamo portare a casa per primo, lavoreremo perché sia approvato prima della pausa estiva” (Di Maio, 8 luglio); “La legge sulle pensioni d’oro entro l’estate spero di portarla a casa” (Di Maio, 13 luglio).
Il traguardo estivo fissato dal leader dei Cinque Stelle era ottimistico. Il testo sulle pensioni d’oro è stato al centro di un confronto tra M5S e Lega. Ritoccata la soglia verso l’alto (da 4mila a 4.500 euro netti) inizierà il percorso alla Camera la prossima settimana. Per quanto riguarda la pensione di cittadinanza, invece, se ne parlerà durante la manovra.
Fornero. “L’abolizione della legge Fornero è il primo punto del programma” (Salvini, 14 febbraio); “La legge Fornero è da cancellare subito. Va cambiata in cinque mesi, altro che 5 anni” (Salvini, 11 marzo).
Il governo lavora sulla “quota 100” (62 anni di età e 38 di contributi per andare in pensione). L’intervento sarà ben più complesso di come lo annunciava il leader della Lega.
Antimafia.“La mafia è una merda, un cancro che si è allargato in tutta Italia” (Salvini, 10 luglio).
La commissione antimafia ancora non parte: non sono stati nominati il presidente e buona parte dei componenti.
Trasparenza. “Chi finanzia un partito, se lo vuole fare, lo deve fare pubblicamente e non si può più nascondere nell’anonimato” (Di Maio, 6 settembre).
I dissidi tra M5S e Lega sulle norme per rendere trasparenti i finanziamenti a partiti e fondazioni sono il motivo per cui l’intero ddl Anticorruzione è bloccato a Palazzo Chigi da due settimane.
Articolo 18 “Vogliamo abolire il Jobs Act. E sopra i 15 dipendenti vogliamo ripristinare l’articolo 18” (Di Maio, 2 dicembre 2017)
Il decreto Dignità di Di Maio va nella direzione opposta rispetto al Jobs Act renziano ma sostenere che “abolisca” la riforma di Poletti è un atto di generoso ottimismo. La maggioranza ha invece votato contro la reintroduzione dell’Art. 18.
Musei gratis. “La bellezza in Italia si visita gratis. Sarebbe bello se si potesse lanciare la campagna: ‘La bellezza in Italia si visita gratis’” (Salvini, 28 febbraio).
Il nuovo ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli ha annunciato l’abolizione le domeniche gratis nei musei.
Legittima difesa. “È la prima legge da approvare in Parlamento; a casa nostra la difesa è sempre e comunque legittima” (Salvini, 28 aprile).
La legittima difesa non è ancora legge. I 5Stelle non sono così d’accordo.
Scuola. “Noi la buona scuola la vogliamo abolire” (Di Maio, 1 marzo)
Per il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti “la Buona scuola va rivista, ma non con uno strappo secco” (il governo ha tolto la norma sulla chiamata diretta).
Autonomia.“Conto che entro l’estate il Consiglio dei ministri possa approvare quello che Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna porteranno come richieste” (Salvini, 13 luglio).
L’estate è finita e l’autonomia è ancora tutta da definire, anche perché Lega e Cinque Stelle hanno idee diverse sulle concessioni.
Ilva. “Ci impegniamo a concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale (…) attraverso un programma di riconversione economica basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti, per le quali è necessario provvedere alla bonifica” (contratto di governo Lega-M5S).
Di Maio ha ereditato dal governo precedente la gara vinta da ArcelorMittal, ha strappato un accordo che migliora gli impegni sull’ambiente, i numeri delle riassunzioni e soddisfa i sindacati. Ma l’Ilva non chiude e non sarà riconvertita alle rinnovabili come volevano i 5 Stelle e Beppe Grillo.
Templi del Lucro
In uno dei luoghi più consoni a questa forma adulterata di capitalismo, le farmacie, è in atto una nuova e becera moda: porgi la ricetta, ti prendono le scatole indi ti pongono la domanda: "vuole il sacchettino?"
Visto che quattro scatole di medicinali da portare in mano potrebbero costituire un ottimo "fil rouge" tipico di Giochi senza Frontiere, sorge spontanea una domanda, che ho testé rivolto all'esercente: "perché me lo chiede?"
"Ah sa, con i margini oramai ridotti che abbiamo sulle medicine, dobbiamo farli pagare!"; cinque centesimi per la precisione. La guardo attonito, miro la sua abbronzatura spettacolare, frutto di lunghe navigate con la classica barchetta del farmacista, comprendo quanto sia oramai degenerato questo sistema ove, in barba a tutte le filosofie, il lucro è adulato oramai ovunque, a cominciare da luoghi come questo in cui, a parte coloro che vi entrano per acquistare le varie "acquefresche" per ringiovanire, far ricrescere i capelli, spazzolare le rughe, trangugiare infusi per allocchi, molti ansiosamente sono alla ricerca di un qualcosa in grado di lenire dolori o sentenze solo rimandate.
Aveva ragione Fidel: una sanità gratuita, comprensiva di medicinali, è uno dei segnali da cui si deduce la crescita culturale di un popolo.
(il sacchettino non l'ho comprato e, tra gli applausi, mi sono incamminato verso casa in modalità consumato circense. Tiè!)
Travaglio
sabato 22/09/2018
Forchettoni senzatetto
di Marco Travaglio
Mi scuso in anticipo con il bel Beppe Severgnini se oggi mi occupo di Roberto Formigoni: non vorrei pensasse che ne sono “ossessionato”, come a suo dire lo sarei della Boschi (cioè: lui le dedica un soffietto di sei pagine sul Sette, e l’ossessionato sarei io). Ma è più forte di me: ho letto le due interviste dell’ex sgovernatore ciellino di Lombardia al Corriere e a Libero, e non riesco a tener ferme le mani. L’antefatto è noto: condannato in primo grado a 6 anni per associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito, Forchettoni s’è visto confermare la condanna e aumentare la pena in appello a 7 anni e 6 mesi, con interdizione perpetua e sequestro confermato di una refurtiva pari a 6,6 milioni. E questo malgrado alcuni reati si fossero prescritti: a fare la differenza è stata la revoca delle attenuanti concesse dal Tribunale. Lui continua a dirsi innocente, com’è suo diritto. Anzi lo sarebbe se in appello non avesse chiesto di patteggiare 2 o 3 anni (i giudici ovviamente gli hanno riso in faccia per l’irrisorietà della pena): conoscete qualche innocente che chiede per sé 2 anni di galera? Naturalmente gl’intervistatori questo non glielo chiedono, sennò l’intervista finirebbe lì, prim’ancora di cominciare. E sarebbe un peccato, perché l’ex Celeste ormai tendente al marroncino è una miniera di baggianate.
Le sue risposte sarebbero perfette se, dopo tanti anni di calvario giudiziario, l’avessero assolto. Invece l’hanno condannato due volte. Allacciate le cinture, si parte. “Mi è andata bene che in Italia la legge non prevede la fucilazione, altrimenti sarei già davanti a un plotone di esecuzione”. Già, solo che i fucilatori morirebbero tutti prima di sparare: dal ridere. “Sono un caprio (testuale, ndr) espiatorio”. E vabbè, sarà la sindrome del Titanic. “Mi colpiscono perché ho aperto ai privati il sistema sanitario lombardo… Mi si accusa di aver favorito la Maugeri e il San Raffaele con delibere di giunta e con una legge. Ma sono atti collegiali che hanno coinvolto tutti gli altri membri della giunta, 17 persone, neanche tirati in ballo. Resta un solo colpevole: Formigoni. È assurdo”. Qui urgono un paio di precisazioni. 1) Forchettoni non è stato condannato per aver fatto una legge sulla sanità (detta spiritosamente “No profit”), che regalava montagne di “rimborsi” pubblici a varie cliniche private (circa 200 milioni alla Fondazione Maugeri e al San Raffaele). Ma perché riceveva soldi privati sotto forma di finanziamenti occulti, favori, benefit, regali, vacanze e cene gratis, yacht e ville da Pierangelo Daccò, dominus della Maugeri, cioè uno dei beneficiari.
Uno può fare tutte le leggi che vuole, ma gratis: se si fa pagare, è corruzione. Infatti assessori e consiglieri che votarono le leggi senza nulla in cambio sono intonsi. Ma – protesta lui – erano atti “legittimi” secondo tutte le autorità. E infatti esiste anche la corruzione per un atto d’ufficio: assegnare un appalto è legittimo, ma se il funzionario o il politico si fa pagare, è un corrotto. 2) Non è vero che abbiano condannato solo Roby: per tenergli compagnia, hanno avuto condanne o patteggiamenti anche Daccò, l’imprenditore Claudio Farina, l’ex assessore Simone e la sua signora. Ora il patteggiatore mancato non nega di aver avuto favori e soldi dal beneficiario delle sue leggi, che se lo portava in ferie ai Caraibi e lo manteneva come un nababbo (forse aveva equivocato sul voto di povertà). Ma dice che è stata tutta sfiga: “Io ho avuto la fortuna o la sfortuna (testuale, ndr) di avere un amico ricco. È un peccato avere un amico facoltoso?”. No, ma se fai una legge che lo favorisce, non devi farti offrire neppure un caffè. Figurarsi vacanze, yacht e ville. “D’altra parte anch’io ho invitato a cena Daccò decine di volte”. Ah beh allora, pari e patta. O quasi. “Se hai un amico facoltoso che per il compleanno ti regala un orologio tu rispondi con una cravatta. Così funziona tra amici”. Soprattutto se la differenza fra la cravatta e l’orologio ammonta a 200 milioni e li mette la Regione, cioè noi.
Alla luce di cotante risposte, dite la verità: che domanda gli fareste? A me, oltre a un prurito alle mani e a una risata omerica, sorgono spontanei un paio di quesiti: “Scusi, Celeste, ma lei ci è o ci fa?”, “Ma ci ha presi tutti per fessi?”. Invece agli intervistatori di Corriere e Libero spunta una lacrima sul viso per la vita di stenti di Forchettoni, affamato da sentenze e sequestri: “Come vive oggi Formigoni?”, “E come fa a tirare avanti?”. Il noto senzatetto, visibilmente denutrito, esala: “Vivo in una casa con altre persone (sempre in cambio di cravatte, ndr), per fortuna, quindi non ho sofferto la fame. Ho fatto le vacanze da un amico (tanto per cambiare, ndr). Avevo da parte 2.000 euro per un viaggio. Li ho messi via… Sui miei due conti correnti hanno trovato 18 euro in tutto”. Qui la tentazione sarebbe di metter mano al portafogli e avviare una colletta, se non fosse per la risposta più strepitosa del nostro eroe: quando il Corriere gli fa notare le balle raccontate sui regali di Daccò (“restituivo tutto”, anzi “fra amici non si usa”), lui obietta: “Le dichiarazioni che fanno testo sono quelle rese in tribunale”. Cioè: quando parla ai giornali e in tv, cioè a cittadini, elettori e giornalisti, lui non “fa testo”. Mente per principio. E se ne vanta. Quindi non “fa testo” neppure in questi due colloqui con Libero e il Corriere. Scemo chi legge. E pure chi intervista. Sono soddisfazioni.
Ps. Per carità di patria, pur essendo curiosi, rinunciamo ad approfondire la tipologia delle cravatte che Roby regalava a Pier in cambio dei Rolex o dei Patek Philippe. Ci limitiamo a sperare che non riciclasse le sue. Che, vedi ampia documentazione fotografica, giustificano largamente la celebre battuta di Woody Allen: “È la tua nuova cravatta o ti sei vomitato sulla camicia?”.
Mercì
D'accordissimo con il sottosegretario al digitale del governo francese, Mounir Mahjoubi, che non è anziano, tutt'altro visto che ha 34 anni.
Pur essendo immerso per l'incarico nella tecnologia, esorta a staccarsi dai social, ad alzare la testa.
Personalmente mi sto applicando in merito, anche se devo ammettere la grossa ed estenuante difficoltà: non riesco infatti nei momenti di pausa, o quando aspetto qualcuno, o se sono in treno a non prendere in mano lo smart per inebriarmi nell'eccitante palpazione del suo schermo.
I momenti infatti in cui non riesco a staccarmici, ad alzare lo sguardo, sono proprio quelli d'apparente ozio. Con cosa sostituire la navigata? Ci sono varie possibilità, dal parlare con qualcuno sino ad arrivare ad un preciso e professionale scaccolamento. La spinta decisiva però la troverò nel provare ad inquadrarmi dall'esterno, a vedermi intento ed attento nella classica posizione composta da sguardo rapito verso il sacro ninnolo, un braccio piegato e sorreggente la magica scatola e il dito dell'altra mano toccante al meglio il vetro sublime. Sono certo di apparire agli occhi della mia immaginazione come un povero imbelle senza arte né parte.
Grazie Mounir!
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