sabato 21 aprile 2018

Differenze




Poesia anonima


L'ho ritrovata in un bosco. 
Non si conosce l'autore... vi era solo una foto...



A Silvio 


Silvio, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita immorale,
Quando gnocca splendea
Tra i tuoi spudorati intenti ,
E tu, ricco e generoso, il mistificar
Di realtà agognavi?

Sonavan le dorate
Stanze del Nazareno,
Al tuo proverbiale incanto,
Allor che di caccia femminea 
Sedevi, assai intento
Di quel certo divenir che in mente bramavi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menarlo tutto il giorno.

Io gli studi in balle e artifici
Talor lasciando e la sudata arte,
Ove il tempo mio con Verdini
E di me si ergeva la miglior parte,
D'in su i coglioni del fratel partitello
Porgea gli orecchi al suon del tuo borsello,
Ed all’impostura veloce
Che percorrea l’arcoriana magione.
Miravo il forziere strapieno,
Le mummie dorate e i corti,
E quinci il sbaggianar a destra, e quindi a manca.
Lingua servil non dice
Quel ch'io sentiva appieno.

Che pensieri soavi,
Che speranze negli ori, o Silvio mio!
Quale allor ci scorreva via
La borsa e il tuo delinquenziale stato!
Quando soverchiammi di cotanta tua arsura ,
Un rimbotto mi geme
Acerbo e motivato,
E tornami a doler di mia penuria.
O impostura, o impostura,
Perchè non doni poi
Quel che preagisci allor? Perchè di tanto
non copri i figli tuoi?

Tu pria che Mubarak inaridisse il vero,
Da fetuso e torvo ingannavi la nazione a spinta,
Godendo del mistificar che spargevi
Con tutti i compari tuoi;
Non ti scaldava il core
La pietà di chi con te non gode,
ma la gioia mia, dell’Etruriana e dello Spettinato;
Che dall’accordo uscimmo festanti e giulivi
Scaldando persino a Brunetta il core.

Adesso che t’affranti il dolore non è poco
La grillina mannaia non tace: forse è finita
lo prediggono i fati
E il tremolar della ricchezza. Ahi come passato sei,
Caro compagno dell'età mia froda,
Mio indimenticato faro!
Questo è quel mondo? Questi
I precetti, l’onore, il finto rottamar dei vetusti
Onde cotanto perdemmo assieme?
Questa la vittoria di coloro che credemmo dementi?
All'apparir del vero
Tu, misero, sfracellasti: tu sommo nano
La politica morte ed una cella ignuda
Mostravi di lontano. 

Pericolosa Ragogna



Pensierino



venerdì 20 aprile 2018

Qualcosa non mi torna...


...si che siamo ad Alloccalia... però!
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Odore di mafia



La sovte



La sovte, sorte per noi comuni mortali, a volte si sbenda e schiaffeggia impercettibilmente pure i nostri "badroni" facenti parte di quella galassia magnificente, lucente, lontana anni luce dai problemi del popolino, genuflesso per gli agii e gli ozi di lor signori. Prendete il rampollo di casa Agnelli, impegnato da sempre a spostare masse d'aria appaganti la sua, di diritto, centralità. Tralascio le sue avventure maldestre perché di regola cerco di non giudicare nessuno, e mi concentro invece sull'incidente accadutogli recentemente mentre era a bordo della sua Ferrari, colorata secondo i suoi desideri e conseguentemente pezzo unico. 
Lapo si è fermato al ciglio di una strada, aprendo la portiera in modalità riccastro, ossia ponendola quasi ad angolo retto; nel frattempo sopraggiungeva un'utilitaria guidata da un comune cittadino che gliela ha quasi divelta, arrecando un danno di circa trentamila euro, bazzecole per uno come lui e per la sua dinastia, sempre pronta da lustri, appena la produzione calava e cala, ad usufruire degli ammortizzatori sociali, spedendo di conseguenza migliaia di lavoratori in cassa integrazione. 
Per di più oggi, grazie a Marchionne alla FCA, la famiglia principe italiana non paga più neppure le tasse in queste terre da sempre generose con loro. 
Ma la sorte sbendata ogni tanto si ricorda di assestare un piccolo buffetto pure a loro, dinastica stirpe da sempre rimpinguata con nostri soldoni. Per il danno siamo sicuri che Lapo non batterà ciglio: sono circa quattro cassintegrati in più! Che volete che sia!