martedì 10 aprile 2018

Descrizione


Impegnati come siamo a ansimare per un governo, Roberto Saviano su Repubblica, ci ricorda in questo articolo il nostro stato attuale, sommessamente in mano alle mafie. Leggetelo e chiedetevi se sia normale non parlare di questo cancro sempre più enorme, attanagliante ogni pubblica funzione dall'alto dei miliardi che manovra.

L’impero criminale di Vibo zona franca della ’ndrangheta

ROBERTO SAVIANO

Quante autobombe devono scoppiare per parlare del potere criminale al Sud? Basta una, forse. Quante rapine? Beh, dev’esserci molto sangue o passeranno inosservate.
Quanti omicidi? Se sono di mafia non avranno alcun peso, rientrano nell’ordinario. Forse un omicidio passionale supererà i perimetri della cronaca locale. Due omicidi importanti all’anno servono per attirare l’attenzione nazionale sulla lotta alle mafie, diceva provocatorio Giovanni Falcone. Il Sud rimane stritolato da una narrazione che lo vorrebbe dipinto solo nel suo aspetto olistico e turistico, e da una naturale rassegnazione a non poter far più nulla di fronte a inefficienza e corruzione. Il dibattito politico dell’ultima tornata elettorale ha ignorato completamente il tema mafioso, relegandolo a commenti generici e dettagli di superficie. Le forze politiche in campo nulla sanno e nulla vogliono sapere di questi meccanismi. Se ne occupano con la superficialità di osservatori distratti, con la convinzione granitica che in fondo i veri problemi risiedano altrove.
E ora arriva l’autobomba di Vibo Valentia. Vibo è uno dei territori su cui insiste una delle organizzazioni mafiose più potenti d’Occidente, la ‘ndrina dei Mancuso. La forza è tutta nel narcotraffico e nella capacità di riciclaggio. I Mancuso raccoglievano per anni la coca direttamente dai colombiani di El Mono Mancuso, capo dei paramilitari, di origini italiane ma non loro parente. L’inchiesta Decollo, nel 2004, dimostrò che nelle campagne tra Vibo e Reggio operavano società di import-export che trasportavano la cocaina fornita dai narcos colombiani su navi e aerei. La capacità organizzativa dei Mancuso non ha eguali. La coca veniva inserita in tubi di plastica (sigillati alle estremità e intrisi di una sostanza maleodorante per confondere i cani), nascosti in fori dentro a giganteschi tubi di marmo da 20 tonnellate.
Spedivano poi questi cubi colmi di coca in mezzo mondo. La rete dei Mancuso si estende dall’Australia al Canada, dalla Brianza all’Emilia Romagna.
Di questo attentato si sa ancora pochissimo. Le prime notizie parlano di un conflitto tra Francesco Vinci — il padre 70enne di Matteo, morto nell’attentato — e Sara Mancuso, sorella di uno dei boss della ‘ndrina Mancuso.
Oggetto della contesa alcuni terreni a Cervolaro: i Mancuso li pretendono, dichiarano in paese che sono sempre stati loro. I Vinci non cedono, non al prezzo proposto. Anni fa tra Francesco Vinci e Sara Mancuso era già esplosa una lite sfociata in coltellate e aggressioni.
Uccidere in maniera così eclatante non sarebbe, per i Mancuso, come aver messo la firma? Potrebbero, come già si almanacca a Vibo, essere le nuove ‘ndrine del Vibonese (cui il clan ha praticamente delegato il controllo del territorio), che volevano fare un favore ai satrapi Mancuso offrendo la testa dei Vinci? I Mancuso, ormai tutti tesi al traffico internazionale di coca e al riciclaggio in Lombardia, ucciderebbero per una lite su un terreno brullo di Cervolaro?
Le dispute sulla terra non sono mai da sottovalutare. In una società dove tutto è simbolo, confini, terra, ulivi e animali rientrano in una semantica cruciale su cui si decidono la vita, il rispetto, la morte. Nel 2010 sempre nel Vibonese, a Filandari, ci fu una rissa tra vicini sfociata in strage. Ercole Vangeli e alcuni suoi parenti avevano problemi con i Fontana, i vicini che non rispettavano i confini della loro terra: gli animali sconfinavano, mangiavano gli ortaggi e rovinavano la coltivazione. Gli ulivi venivano tagliati senza permesso compromettendo la fioritura. E di questa mancanza di rispetto i Fontana si vantavano in paese, dicendo a tutti che potevano fare ciò che volevano a scapito dei vicini. In piazza non ci si salutava e, anzi, era capitato che si arrivasse alle mani. Questo a Filandari era bastato per sancire una condanna a morte. Vangeli decise di vendicarsi. Aspettò i vicini alla masseria e, quando li vide entrare nel furgone, si piazzò davanti al cofano e cominciò a sparare sul capofamiglia Domenico Fontana e sui suoi figli, Pietro di 36 anni e Giovanni di 19, uccidendoli. Altri due figli, Pasquale ed Emilio, iniziarono a correre e si nascosero nel capannone, ma i Vangeli li raggiunsero per finirli. Vennero trovati più di trenta proiettili.
Avevano scaricato addosso ai Fontana tutti i caricatori.
In una società di beni virtuali, di distanza dalle cose, le mafie sanciscono il proprio potere sulla robba.
Qualunque sia l’origine di questa autobomba, quel che sta accadendo è semplice: le organizzazioni criminali sono scomparse dal dibattito pubblico e quindi possono agire come forza economica naturale del territorio.
Anzi, sono la forza economica del Paese. La ‘ndrangheta guadagna dalla droga 24 miliardi all’anno, un giro d’affari superiore a quello di McDonald’s per intenderci. Vale la pena ricordare che, parlando di mafie, parliamo del polmone economico del Paese. Mai come in questi anni le organizzazioni criminali godono in Italia di una sorta di indiretta simpatia. Provo a spiegarmi: le mafie trafficando, estorcendo, cavando danaro da ogni cosa in fondo fanno il loro lavoro. Non dicono di essere altro.
I veri nemici nel sentire comune sono immigrazione, terrorismo islamico, poteri forti, politici, ricchi: bersagli immateriali che rendono le mafie quasi organizzazioni antisistema, quasi dei furbi che fottono il sistema in un mondo dove nessuno è pulito.
La cultura delle organizzazioni mafiose è coerente col clima che si respira nel Paese e su questo basano la loro forza su questo, sul sospetto verso tutto. Dietro a ogni competenza c’è un imbroglio, dietro a ogni posto di lavoro ai vertici uno scambio, tutto è comprabile. E allora è giusto far vincere il più furbo e dare addosso a chiunque si definisca diverso.
La storia evocata da Falcone su Frank Coppola è ancora efficace. Il vecchio boss di Partinico divenne uno dei capi di Cosa nostra a Detroit. Durante una rapina in banca negli Anni ‘30 aveva forzato la cassaforte con un grimaldello, ma la mano gli era rimasta incastrata tra lo sportello della cassaforte e la base. Sentendo le sirene, Coppola con un coltello si tagliò due dita per non essere arrestato. Ci riuscì, portandosi per sempre il nome di Frank “tre dita”. Un magistrato gli chiese: «Signor Coppola, cosa è la mafia?». Il vecchio ci pensò, e poi ribatté: «Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia».
Ecco: la mafia vuole silenzio e incompetenza. Matteo Salvini è stato eletto senatore in Calabria.

Nella sua campagna elettorale e nella sua carriera politica mai è emersa competenza sui meccanismi mafiosi né sul Sud e sulla Calabria. Il regalo più prezioso alle mafie non è fare affari insieme ma non conoscerle, Ne riparleremo alla prossima autobomba.

Ma come è bello a volte il web!




Inezie



Differenziata


lunedì 9 aprile 2018

Coro a Cappella



No, non è più un caso, da troppo tempo ormai questi orchi ci stanno assuefacendo alla normalità, cerchiamo di continuare a sperare che siano un'esigua minoranza, ma il numero cresce perché il velo d'omertà si è leggermente alzato. Il verdetto triste e miserrimo è che all'interno della chiesa, minuscolo, troppi sono i deviati sessuali, troppi commerciano con materiale pedo pornografico, troppi attentano agli indifesi, ai piccoli. Questo Carlo Cappella un diplomatico negli Stati Uniti, che è stato trovato in possesso di migliaia di files, di immagini mostruose, di filmati, di vergogna da corda al collo evangelica, questo porco bordato di paonazzo è stato fatto rientrare frettolosamente dagli Usa per essere arrestato in Vaticano, in un ampio appartamento con tutti gli agi a disposizione. Se l'avessero lasciato là, sarebbe marcito in qualche cella granitica statunitense. Peccato perché a volte è meglio godere della giustizia terrena, prima della celeste. 
Non si conoscono le percentuali di coloro che attentano alla vita dei piccoli, si sanno solo le vite spezzate che con coraggio emergono per denunciare. 
Troppi scandali, tante vite infangate, mani inanellate che cercano d'intrufolarsi in virtù di un altezzosa e principesca grandezza propria di questa terra, lontana anni luce dal pastore predicato nelle scritture. 
Perché questa porcilaia?   
Fondamentalmente perché alla fonte i controlli non sono rigorosi, ossia è mancante, all'entrata in seminario, una minuziosa verifica psicologica dei candidati. Nessuno scava nelle personalità in modalità seria e specifica, permettendo a tanti sviati, svitati, confusi, malati, di accedere alla carriera ecclesiale. 
Un danno enorme, un dolore inimmaginabile, un atteggiamento di copertura mafiosa da parte di chi dovrebbe vigilare, discernere, escludere.
Questo Cappella non è che la punta di un iceberg composto da ridanciani affamati di sesso minorile, di sordidi incontri, di saune, di privilegi, di devianze nascoste dietro un tradizionalismo esasperato, dequalificante, ignobile, allontanante coscienze. 
Non sono tutti così, ci mancherebbe! Ma se a Roma si dovesse fare una sana ed evangelica pulizia, quanti ne resterebbero?   

Questo perché...



Perché nel mondo non esiste un'organizzazione seria ed internazionale in grado di contrastare dei maiali immondi come Assad i quali, senza nessun contrasto, sterminano civili, tra cui donne e bambini, senza alcuna pietà, senza il ben che minimo rigurgito umano. Bestie assetate di sangue, orchi da debellare come la peste dell'ottocento. 

Onu? Siamo seri! Quello è un circo di burocrati, impegnati a rimpinguarsi di lauti stipendi tra dichiarazioni alla cazzo&campana e risoluzioni oramai neppure più buone per incartare le uova. 


Bambini inermi sbigottiti da questo mondo infame e di merda, dove regna incontrastata la ricerca di nuovi conflitti per smerciare armi, per fare lauti incassi sulla loro pelle. 
Ci fosse una civiltà più evoluta della nostra, e ci vuole poco a superarci visto l'andazzo generale, orbitante a qualche anno luce, non resterebbe che sperare in una loro invasione per porre fine a questi potentati di vampiri assetati di sangue in nome del nulla. 
Guardate lo sguardo terrorizzato di questo bimbo, la perplessità nel suo volto del perché vi sia in giro questo odio generato e supportato da bastardi senza alcuna dignità, da esseri immondi spiazzanti per la loro inaudita arsura di barbarie: Assad, Putin, i loro generali, Trump che ora si erge a paladino della giustizia ma che non è da meno, l'israeliano Bibi portatore di morte in terre non sue, e poi i dittatori africani e via via tutti gli altri aguzzini. 
La pace è un'allegorica intermittenza tra un eccidio e l'altro. Sembrerebbe purtroppo essere questa la realtà. Checché ne dica il circo Onu. 

Ci ritorno su!


Non in linea con l'orientamento generale spezzino, ogni qualvolta vado per mare, che dovrebbe essere "nostrum", m'incazzo per quello che oramai è divenuto triste e artificiosa normalità.

Basta infatti uscire nel Golfo dei Poeti per rendersi conto di come una scellerata politica abbia nel corso degli anni reso avvilente il paesaggio,  consegnando alla banda dei soliti noti, bellezze che dovrebbero appartenere a tutti. 

Guardate questa foto, ad esempio: 


In questa istantanea è racchiuso l'obbrobrio, la coltellata mortale ad uno dei luoghi più belli del pianeta, a parer mio: sullo fondo il sigaro bianco e rosso dell'Enel che, nel cuore della città, spara carbone da moltissimi anni, da respirare a pieni polmoni, per produrre energia da rivendere all'estero.
Ma vi sembra una cosa normale? 
In primo piano una delle innumerevoli porta container che affollano il porto per una scarsa, in rapporto al danno, occupazione ed un immenso lucro da parte dei soliti arcinoti imprenditori di ferraglie. 
Da qualche parte infine ci dovrebbe essere pure la collina di Pitelli, delitto maximo dai danni incalcolabili, gestito da una banda di briganti colorata con tutte le bandiere politiche di allora. Pensate che nella discarica di Pitelli ancora non si comprende pienamente cosa vi fu sotterrato, che arrivarono a nascondervi ribaldi della peggior specie, attentatori del bene pubblico in nome del lucro. 
E se un domani viaggerete su un battello tra La Spezia e Portovenere, vi imbatterete anche nella più demenziale delle opere umane, nel padre di tutti gli sfregi ambientali: 


Panigallia! Una delle più belle e maestose insenature sconvolte da idioti del tempo per essere trasformate in una base di rigassificazione, ovvero le navi trasportanti gas allo stato liquido, vi attraccano per scaricare gas metano che nella base ritornerà alla sua condizione naturale gassosa, per poter essere immesso nelle linee commerciali. 
Ogniqualvolta guardo Panigallia mi si stringe il cuore, mi travolge una sensazione di impotenza, di acclarata idiozia, di sfinimento culturale. Assisto inerme a questo agghiacciante scempio, all'uso dannatamente scriteriato di un patrimonio naturale senza pari, senza potervi far nulla, se non nevroticamente e periodicamente riportarlo alla luce, nella speranza che cuori e menti sane e libere, sobbalzino allo scopo di arginare la devastazione continua ed imperterrita, di briganti senza scrupoli.