martedì 6 febbraio 2018

Buongiorno Travagliati!


martedì 06/02/2018
Silvio Boldrinoni

di Marco Travaglio

Era il 23 agosto 2009 e lui, a parte un colorito mogano-palissandro, era tirato a lucido e laccato come un sanitario Ideal Standard. Lui nel senso di Silvio Berlusconi, ancora premier, reduce da una visita di Stato in Tunisia e in partenza per la Libia dall’amico Gheddafi, rilasciò una memorabile intervista alla tunisina Nessma Tv, che aveva appena comprato in società col vecchio compare Tarak Ben Ammar (presente quel giorno in studio con lui) e con l’amico Gheddafi. Lì il Cainano, ammiccando con l’occhio lubrico da latrin lover all’avvenente conduttrice che lo riempiva di elogi, lanciò un appello agli africani perché si trasferissero in massa a casa nostra: “Noi italiani abbiamo il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con una apertura totale di cuore. E di donare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, una casa, di una scuola per i figli e la possibilità di un benessere che significa anche la salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità e questa è la politica del mio governo… È necessario incrementare le possibilità per la gente che vuole tentare nuove opportunità di vita e di lavoro, occorre aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia e negli altri Paesi europei. Questo è ciò che voglio sia fatto, non solo in Italia, ma in tutta Europa”. A quel punto l’occhio da cascamorto virò nell’occhio umido da caimano: “E poi bisogna dire che gli italiani sono stati un popolo che ha lasciato l’Italia e che è emigrato in altri Paesi… La cosa più terribile sono le organizzazioni criminali, che approfittano della speranza degli altri, delle persone che sono nella miseria e che vogliono donare a se stessi e ai propri cari un futuro migliore. E allora si affidano a persone che con imbarcazioni non sicure si mettono in mare, con tragedie a ogni istante”. Così, in un nanosecondo, milioni di maghrebini – ignari del livello medio di attendibilità di ogni parola che esce dalla bocca di B. (zero) – si fecero l’idea che l’Italia fosse diventata il loro Paese di Bengodi. E prepararono i bagagli.

Ora confrontate quelle parole con queste, pronunciate sempre da B. a La7, il 28 dicembre 2017: “Una volta i poveri del mondo non sapevano nulla di come si vive nei paesi del benessere e quindi non avevano spinte a spostarsi, lasciare la loro patria e venire qui. Adesso anche nelle più sperdute tribù dell’Africa esistono dei grandi schermi televisivi con delle batterie, anche senza corrente. E alla sera tutto il villaggio si raduna a vedere la televisione che illustra la nostra vita. Quand’ero in Congo a costruire un ospedale per bambini, ebbi l’invito da una di queste tribù e mi trovai in un villaggio senza luce ma con il grande schermo funzionante”.

Lì, aggiunge commosso, “un ragazzo di 20 anni, che aveva i piedi nudi e la stessa maglietta da cinque anni, mi disse: la nostra più grande aspirazione è venire da voi per cambiare la nostra vita e quella dei nostri figli”. Chissà se, su uno di quei tipici maxischermi da villaggio (turistico?), il giovanotto aveva visto e sentito B. promettere il paradiso in terra ai migranti africani come neppure la Boldrini al brindisi di Capodanno. Chissà se era informato del Trattato militare siglato nel 2008 dal novello dottor Schweitzer col regime di Gheddafi per riempirlo di armi, tecnologie e opere pubbliche in cambio della chiusura a ogni costo (stragi, repressioni e campi di concentramento nel deserto) dei flussi migratori dalle coste libiche. Chissà se sapeva che, due giorni dopo l’intervista alla tv tunisina, l’apostolo dei migranti aveva esaltato a Tripoli, accanto all’amico colonnello, i balsamici effetti dei respingimenti in mare. Ma soprattutto chissà che ne pensa di tutto ciò l’alleato di B. Matteo Salvini che, dopo gli orrendi fatti di Macerata, accusa una non meglio precisata “sinistra” di avere riempito l’Italia di clandestini, mentre l’unico ministro che a memoria d’uomo sia riuscito a ridurre gli sbarchi si chiama Minniti ed è, se non proprio di sinistra, almeno del Pd.

Ora B. annuncia l’immediato rimpatrio di “600 mila irregolari” (una cifra a caso, gli è venuta così). Strano, perché nel 2002 il suo governo, con i voti della Lega, approvò la più grande sanatoria di irregolari mai vista in Europa (694.224 domande accolte). Nel 2003 accettò senza fare un plissé il Regolamento Ue di Dublino che affibbiava in esclusiva l’accoglienza dei migranti ai paesi di primo sbarco, cioè all’Italia. Nel 2009, mentre B. invitava i migranti a venire a frotte, il suo governo, sempre coi voti della Lega, varò la seconda mega-sanatoria di irregolari (294.744) e il decreto Maroni col reato di immigrazione clandestina. Un’ideona che da nove anni intasa le Procure siciliane di decine di migliaia di fascicoli inutili su altrettanti fantasmi dall’identità, nazionalità e residenza imperscrutabili, punibili con multe di mille o 2 mila euro che mai nessuno pagherà. Inoltre, essendo tutti indagati (almeno i sopravvissuti), i migranti possono avvalersi della facoltà di non rispondere e di mentire, dunque le forze dell’ordine e i pm non possono più interrogarli come testi con l’obbligo di rispondere e dire la verità sui loro scafisti. Infine possono ricorrere contro i rimpatrii (già in larga parte teorici, o perché mancano gli accordi bilaterali con gli Stati di provenienza, o perché non si riesce a identificarli, o perché le questure e le prefetture non hanno soldi per i charter) fino al termine del processo, cioè per anni e anni, in attesa della Cassazione.

Nel 2011 finalmente B. si levò dalle palle, ma ci lasciò in eredità una bella guerra in Libia che moltiplicò gli annegamenti e gli sbarchi, per la gioia di Mafia Capitale e degli altri affaristi della cosiddetta accoglienza. Ora per fortuna non gli credono più nemmeno gli africani (tant’è che, appena arrivati in Italia, fanno di tutto per valicare le Alpi): mica sono italiani.

Ecco, appunto!




Così parlò il nostro Presidente alla luce del fattaccio di Macerata. Ho preso alla lettera la dichiarazione, dal sito del Corriere della Sera, aggiungendovi (la) in quanto mi sembrava scorretto scrivere nel quale riferendosi alla parola comunità. 
Già! Comunità: "insieme di persone unite tra di loro da rapporti sociali, linguistici e morali, vincoli organizzativi, interessi e consuetudini comuni."

Siamo Comunità? Ci sentiamo Comunità? Viviamo come immersi in una Comunità!

Via, non diciamo cavolate, con tutto il rispetto. 
In una nazione come la nostra avvolta da affarismi dannatamente di parte, da spregevoli differenze di ceto, di carrierismo esasperato, da inamovibili indegni che continuano a promettere la luna solo per rimanere sulla tolda di comando, come si può appellarsi al senso comunitario? 
Cosa lega un abitante del Veneto a quello della Campania? 
Dove è lo Stato capace di ammorbidire, smussare gli angoli di una difficile convivenza, attraverso una paciosa opera di assistenza sociale, capace di issarsi garante dei diritti sanciti dalla Costituzione?
Dove sono le istituzioni ogni qualvolta che un debole viene sbeffeggiato da un forte, il più delle volte pure ricco? 
Abbiamo certamente bisogno di sentirci comunità, cavolo se ne abbiamo bisogno! 
Ma per far questo, occorre che cessino i soprusi subliminali, le differenze certe da una burocrazia perfida, che vi siano certezze di pene, che la corruzione cessi di ammorbare ogni spazio vitale, che gli inetti escano dalle stanze del potere, per sempre. 
Abbiamo bisogno di esempi, maledettamente necessitiamo di fatti, di giustizia, di rinascita sociale. 
E mentre penso a questo, mi volto e che vedo? Ad esempio vedo un Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01.08.2013) ritornare in auge, ripromettendo il Ponte sullo Stretto, ovvero la grande abbuffata mafiosa, un Pregiudicato che sta illuminando il popolo in merito al sistema fiscale, lui che è stato riconosciuto come un evasore seriale! 
Vedo un uomo toscano ridanciano corrergli dietro per sviluppare un piano capestro e malefico post elettorale che li unirà in nozze di potere, la fine della nostra democrazia. 
Vedo tanti ribaldi ansimare per il loro posto parlamentare, rinvigoriti da una legge elettorale capestro, premiante le squallide unioni senza alcun pertugio democratico.
Vedo il mercato degli immigrati sfamante, a 34 euro al giorno a persona, orchi immondi che s'ingrassano oltremisura sulle sofferenze di chi lascia casa e amori perché disperato, per divenire oggetto e numero, senza dignità alcuna, nel silenzio generale di media, stato e chiesa.  
Vedo un popolo tenuto lontano dalla cultura, dall'apprendimento, distolto dallo strategico rimbambimento mediatico, allontanante le sinapsi italiche dal Pensiero e dal bene comune. 
Vedo tanta desolazione, povertà, miseria, tristezza. Insomma: tutto quanto non fa Comunità!    

lunedì 5 febbraio 2018

Estratto 2



estratto



Vomitevole



Visita



Dura, durissima!



Eccomi qui, novello Alexander, sottoposto alla cura Ludovico Van di quest'epoca, durante la quale sono obbligato, dalla mia coscienza, ad assistere agli inverecondi spettacoli di propaganda elettorale. E' prova durissima, stravolgente; la nausea aumenta di giorno in giorno: vomitevoli personaggetti (cit.) che, contando sull'amnesia tipica degli allocchi fondanti la nazione Alloccalia, sono ripartiti promettendo sole, luna e stelle e, come degli incalliti attorucoli di periferia, recitanti parti di estranei calati da chissà quale pianeta, promettenti soluzioni mai applicate durante i lunghi anni in cui erano al potere. 
Ma come è possibile che si arrivi a pagare il 40% di tasse? E' inaudito! E chi cazzo c'era ad imporle in tempi non troppo lontani? Loro! Loro! 
Sono smaniosi di riagguantare uno scranno, questi balordi, perché fuori da quel mondo dorato, non contando più nulla, hanno il terrore di vivere, visto che si sono appoggiati da sempre a quella casta inamovibile che non conosce soste, dignità, moralità di alcun genere. 
Guardateli, abbiate il coraggio anche voi di rimirarli in ogni dove mediatico; sono dappertutto, fingono di essere sereni, ci sorridono, mantengono la calma, pontificando, arrivando addirittura ad insegnarci norme economiche, straparlando; s'infervorano denunciando situazioni obbrobriose di molti di noi. Hanno la soluzione in tasca, ci rassicurano! Ed invece sono sempre loro, sempre loro, i mutanti malvagi ed dannatamente onnivori. Cercano consenso pur avendo oramai smobilitato coscienze nobili, allontanato i puri di cuore da quel circo che è la loro casa. Si sono premuniti di fare una legge elettorale capestro, dove tutto sarà deciso senza che a noi poveri elettori venga concessa la possibilità di non eleggere i maggiormente briganti tra di loro. Voteremo un nome, un simbolo ed automaticamente il nostro voto andrà ad ossigenare nel proporzionale, a nostra insaputa, nomi vergognosi che solo a pronunciarli fanno esplodere dermatiti importanti. 
Sanno fondamentalmente con chi hanno a che fare: con degli allocchi, tra i primi anche lo scrivente. Ci prendono per il culo sbeffeggiandoci, prendendoci in giro con l'evoluzioni linguistiche sfornanti teorie alla cazzo&campana. 
Sono certo che tra loro rideranno, si sbellicheranno al solo pensiero che per l'ennesima volta li ascolteremo nelle loro nenie senza umanità, infarcite da promesse da marinai incalliti, preparate durante le cene carbonare, durante le quali gli specialisti del settore, quelli che riescono a farci acquistare l'inutile in un megastore, propongono loro tematiche che ancora, inspiegabilmente, fanno presa sul popolino, che siamo noi. 
No, non riesco più ad ascoltarli! Come Alexander sono accerchiato dai conati di vomito, di nausea. 
E' quello che desiderano, che sognano: il distaccamento generale di chi s'interessa ancora delle loro gesta, che solo la storia, tra non molto, giudicherà impietosamente.