domenica 21 gennaio 2018

Buona domenica travagliati!


Uno dei migliori Travaglio degli ultimi tempi! 

domenica 21/01/2018
Ma vaccina tuo padre
di Marco Travaglio
Dev’essere terribile svegliarsi, aprire il Corriere e scoprire dal sondaggio di Nando Pagnoncelli di essere il candidato premier più detestato e indesiderato dagli italiani: dietro Gentiloni, Bonino, Di Maio, Salvini, Berlusconi, Grasso e Meloni (mancano il Divino Otelma e Giorgio Mastrota, ma solo perché non li hanno testati). Siamo dunque solidali con Matteo Renzi che, sempre più ubriaco dei suoi insuccessi, mi coinvolge nella campagna elettorale (dove non sono candidato) per darmi del “giornalista di parte” che “fa disinformazione” e “pensa di essere autorevole perché va sempre in tv” e far sapere che lui parla sempre con “un medico che fa informazione”, il solito Burioni, casualmente candidato del Pd, perché il Pd è “dalla parte della scienza e della medicina”. Ora, che il più grande ballista della legislatura, detto il Bomba fin dalla più tenera età, accusi altri di mentire, è irresistibilmente comico. Che invece si porti sempre appresso un medico, viste le condizioni in cui versa, è una giusta precauzione. È vero, sono un giornalista “di parte”: la mia quando esprimo opinioni, quella dei lettori quando racconto fatti. Se mi accusano di mentire, sfido sempre a precisare dove e quando, il che non accade quasi mai. Nemmeno stavolta sulle mie critiche (Otto e mezzo, 11 gennaio) alla ministra Lorenzin, nota scienziata, e al suo Decreto Vaccini.
Che ho detto di tanto scandaloso? Tre cose: a) non era il caso di rendere obbligatori i sei nuovi vaccini in aggiunta ai vecchi quattro; b) per le sei patologie in più erano meglio vaccinazioni non imposte dall’alto, ma suggerite da campagne d’informazione; c) il decreto non ha eguali in molti paesi d’Europa. Le prime due sono mie opinioni, condivise da centinaia di medici e scienziati (che hanno qualche remora a esprimersi, vista la democratica abitudine dell’Ordine a espellere i dissenzienti dal sacro verbo renzian-lorenziniano), che non possono essere smentite: al massimo contestate con opinioni opposte altrettanto legittime, tipo quelle di Burioni. La terza è un dato di fatto incontestabile, tratto dal rapporto dell’European Centre for Disease Prevention and Control, l’agenzia Ue che monitora le malattie infettive: su 31 Paesi europei, solo 11 impongono vaccini obbligatori; gli altri 20 puntano su campagne informative e colloqui con le famiglie (inclusi Regno Unito, Germania e Austria, che pure vantano coperture altissime). Il modello Lorenzin è tipico del blocco ex-sovietico (Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria) e, in Europa centroccidentale, della sola Francia.
Fra questi ultimi Stati, solo tre impongono più vaccini dei nostri 10 (Lettonia 14, Bulgaria e Polonia 11). A settembre una grande inchiesta del nostro mensile Millennium ha smontato le fake news sia dei No Vax sia dei tifosi del Decreto Vaccini. E anche della Lorenzin, che disse a Porta a Porta (22.10.2014) e ripetè spesso: “Solo di morbillo in Inghilterra lo scorso anno sono morti 270 bimbi”. Una strage degli innocenti fortunatamente inventata da lei (nel 2013 le vittime di morbillo furono una nel Regno Unito e tre in tutta Europa). Millennium segnalava poi (come Report, subito manganellato dai renziani) le vittime di reazioni avverse ai vaccini per la scarsa informazione e vigilanza di un sistema omertoso dominato dai colossi farmaceutici (637 casi riconosciuti dal ministero della Sanità). Se Renzi vuole imparare qualcosa, si legga la nostra rivista o Nature, la bibbia degli scienziati, che scrive cose simili: non è mai troppo tardi. Ma, se siamo nel suo mirino, non è in nome della scienza e dell’informazione (i suoi camerieri han cacciato la Gabanelli dalla Rai). È perché, non contento di controllare la Rai e di avere ai suoi piedi quasi tutta la grande stampa, non sopporta l’idea di un giornale che non obbedisce ai suoi ordini, si conquista da 9 anni la propria autorevolezza sul campo dando notizie e facendo opinione, infatti ha contribuito a salvare la Costituzione da lui.
Su un punto però ha ragione: di salute lui parla solo “con i dottori”. Intanto perché è sempre bene che si faccia visitare. E poi perché sono altre le materie di cui conviene parlare con lui, a riprova del fatto che non basta andare al governo per essere autorevoli: le leggi elettorali incostituzionali, le “riforme” scritte coi piedi, le marchette agli evasori, le nomine degli amici toscani, gli attacchi ai pm che indagano sui suoi cari, la licenza di uccidere i ladri dopo il tramonto, i disastri su banche e Alitalia, la catastrofe Buona Scuola, le figuracce in Europa, i bavagli alla stampa, le denunce a Orietta Berti. Ma non solo. Se, puta caso, uno vuole speculare in Borsa e si chiama De Benedetti, basta che vada a trovarlo e lui, sulla porta dell’ascensore, gli preannuncia in esclusiva il decreto sulle banche popolari. Se uno vuole abolire l’art. 18 e regalare miliardi pubblici alle imprese, e si chiama sempre De Benedetti, basta che glielo suggerisca e lui fa subito il Jobs Act. Se uno copia pagine e pagine della tesi di dottorato e vuol fare carriera, e si chiama Madia, presenta la domanda e diventa ministro. Se una non trova lavoro e ha un curriculum così così, tant’è che l’ha scartata pure il Comune di Firenze, ma è figlia del procuratore contabile che archiviò un’accusa a Renzi, va dal sindaco Nardella che l’assume alla Città Metropolitana. Se uno era manager alle Pagine Gialle quando le distribuiva Tiziano Renzi, è il nuovo capo di Rai Pubblicità. Se una ha il babbo vicepresidente di una banca fallita e si chiama Maria Elena, basta una parolina e lui va dal governatore di Bankitalia a perorare la causa. Chissà se, fra tutti gli scienziati che frequenta, c’è pure un esperto di conflitti d’interessi: se scoprisse il vaccino, quasi quasi lo renderemmo obbligatorio.

sabato 20 gennaio 2018

Ritiro



Nauseante



Ricordo dell'Eleganza





Esattamente venticinque anni fa, l'Eleganza lasciò questo pianeta, dopo aver insegnato, divulgato uno stile fascinoso mai più raggiunto da chicchessia; Holly con il suo tubino nero penetrò nel cuore dell'arte, divenendo archetipo di uno stile inconfondibile, nonché irraggiungibile. Bella sul set come nella vita, Audrey speriamo riesca ancor oggi ad incoraggiare tutti coloro che sognano un mondo più umano, affascinante nella normalità e, soprattutto, elegante.

Travagliati buongiorno!


Viene voglia di dirigersi frettolosamente ad un qualsiasi gate in chiusura...
sabato 20/01/2018
Che belle gambe
di Marco Travaglio
B: “Io ti caccio, parroco democristiano!”. F: “Questo è un partito leninista!”. B: “Sei come Fini, vaffanculo!”. F: “Non sai di cosa parli! Io vi impicco tutti!”. B: “Sei figlio di un vecchio democristiano, vattene e fatti il tuo partito!”. F: “Io resto, ma non ti ho mai leccato il culo come faceva Alfano o come tanti qui continuano a fare!”. B: “Tu non devi permetterti di andare in tv, di farmi il controcanto quotidiano: ci hai fatto perdere il 3-4%!”. F: “Ah, per colpa mia perdiamo, non perché ci costringi a fare le dame di compagnia di Renzi!”.
Il simpatico siparietto andò in scena il 1° ottobre 2014 all’ufficio di presidenza di FI. B. era Silvio Berlusconi, in piena luna di miele nazarena con Renzi. F. era Raffaele Fitto, nemico giurato dell’inciucio e fautore delle primarie per disarcionare il Caimano (che solo due anni prima magnificava come “l’Uomo fa tornare la pioggia a Bari”, mica come quelli che gli leccavano il culo). Si sfiorò lo scontro fisico quando il dito puntato di B. colpì il naso di F.. Al che Brunetta, sconvolto, scoppiò in lacrime. E Verdini, per placare gli animi, minacciò il fittiano Capezzone: “Vi impicco tutti a un albero!”.
Ora, a parte Verdini ancora in lista d’attesa nell’anticamera del suo Matteo, siamo lieti di annunciare le prossime nozze di B. e F.: è tutto perdonato e Brunetta non piange più. Quel pacioccone di Fitto torna fra le braccia di Silvio, nella sua qualità di animatore della “quarta gamba” del centrodestra: “Noi con l’Italia”. La notizia non può che entusiasmare i 20 milioni di astenuti che tutti i partiti si propongono di recuperare alle urne: infatti il 4 marzo potremo scegliere fra un centinaio di sigle, ammucchiate nei due blocchi di centrodestra e centrosinistra (solo posti in piedi) o in ordine sparso. Come se, aumentando i simboli, crescessero i voti e diminuissero i non-voti: nel qual caso tanto varrebbe presentare un vasto assortimento di 47 milioni di loghi, uno per elettore.
Tutto attorno al Pd fioriscono nell’ordine: la presunta peonia (o begonia, o petunia, boh) di “Lorenzin Civica Popolare”, che ingloba a sua volta cinque miniature (Italia dei Valori, Centristi per l’Europa, Unione, L’Italia è popolare, Alternativa Popolare); “+Europa con Emma Bonino-Centro Democratico” (cioè Tabacci: più che una lista, un ossimoro); “Insieme Italia Europa” con dentro altri tre simboli (Partito Socialista Italiano, Verdi e Area Civica). In tutto 12 simboli. Dall’altra parte, si fa per dire, la costellazione del centrodestra: Il Popolo della (non più delle) Libertà-Berlusconi Presidente (incandidabile e ineleggibile), da non confondere con Forza Italia.
Poi la Lega-Salvini Premier, da non confondere con Noi con Salvini; e poi Fratelli d’Italia, Energie per l’Italia, Popolo Idea e Libertà, Italia Unione di Centro, Direzione Italia, I Popolari di Italia Domani, Pensionati. E meno male che Piero Grasso è riuscito a federare in Liberi e Uguali un po’ di sinistre, sennò avremmo ancora Mdp, Sel, SI, Possibile, Campo Progressista. Purtroppo ha lasciato fuori almeno quattro partiti comunisti: Potere al Popolo (che include Rifondazione e si presenta come “lista unitaria”: falla pure dispersiva), Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Comunista e basta; Partito Comunista Italiano. Poi ci sono le liste creative, fra cui seguiamo con trepidazione Italia 10 Volte Meglio. Ma anche l’evocativa Viva la Fisica, le imprescindibili Maie - Movimento associativo italiani all’estero e Unital-Unione Tricolore America Latina, l’assertiva Siamo, la raggelante Confederazione Grande Nord, il più rassicurante Mamme nel Mondo, l’enigmistico M.T.N.P.P. Mov. Tec. Naz. Pop. Pace, il cosmopolita Free Flights to Italy e dulcis in fundo l’attualissimo Sacro romano impero liberale cattolico-Movimento europeo liberal-cristiano “Giustizia e libertà”-Giuristi del Sacro romano impero-A tutto campo nel tempo e nello spazio (da un’idea di Lina Wertmüller).
Ma dicevamo di Fitto. Nella “quarta gamba” di B. non è solo. C’è pure “Fare” dell’ex sindaco leghista di Verona Flavio Tosi e della sua compagna Patrizia Bisinella, che fino a ieri stavano con Renzi e ora tornano a destra last minute: vorremmo tanto vederli chiusi in una stanza con Salvini. Poi c’è l’ottimo Lorenzo Cesa, l’ex pony express delle mazzette del ministro Gianni Prandini (detto Prendini) che, quando fu arrestato (Cesa, non Prandini), verbalizzò: “Ho deciso di svuotare il sacco”. E c’è anche l’ex alfaniano Maurizio Lupi, di cui il centrodestra chiese le dimissioni da ministro dei Trasporti del governo Renzi per lo scandalo del Rolex e del contrattino regalati al figlio da un magnager autostradale, e continuò a sostenere il centrosinistra come capogruppo Ap alla Camera. Un bel frittomisto, peraltro speculare alla “quarta gamba” di Renzi, nascosta fra i petali della presunta peonia made in Lorenzin. Lì convivono felicemente gli alfaniani, fra cui l’ex P2, ex Psi ed ex FI Cicchitto, autore di memorabili libri, saggi e denunce sul “golpe di Mani Pulite”; e i reduci dell’IdV, fondata dal noto golpista Di Pietro, che per giunta promosse il referendum abrogativo della legge Alfano sul legittimo impedimento. “Se vince il centrosinistra – scriveva Cicchitto nel 2006 – il pericolo dell’instaurazione di un regime è molto forte… l’organizzazione del potere politico-economico del centrosinistra avrebbe in un settore della magistratura e in pezzi dei corpi dello Stato il suo braccio armato con un rinnovato uso politico della giustizia… Questo libro è stato scritto anche per descrivere ed esorcizzare questo pericolo”. Ora, per esorcizzarlo meglio, si candida nel centrosinistra, in lista con i dipietristi. Perciò si parla tanto di seconde, terze e quarte gambe: per mancanza di teste.

venerdì 19 gennaio 2018

Gran bel commento

Catia Donini, giornalista che lavora in Radio Deejay, ha commentato in questo stupendo modo, il cartellone propagandistico della Meloni


Giorgia cara, io non ne farei il vostro core business, diciamo così (tu hai un compagno e una figlia e non sei sposata, Silvio è pluridivorziato, Salvini è divorziato e convivente, il marito della Mussolini ha patteggiato una condanna per prostituzione minorile...). Difendete qualcosa d'altro, in cui andate tutti forte. Non so: gli scacchi? Il balayage? Le felpe con la scritta? Il fondotinta full coverage?

Un immagine per il contesto d'oggi


Tempi elettorali, tempi di promesse che sicuramente non saranno mai mantenute, tempi insufflanti paure, terrori, catastrofi nelle menti del corpo elettorale. 
Ovunque si odono smargiassate epocali, prive di senso, indegne, sparate da chi è convinto di vivere in un paese popolato quasi esclusivamente da coglioni doc. 
D'altronde come dargli torto?
Da vent'anni permettiamo ad un riccastro amorale di spadroneggiare sulle nostre coscienze con guapperie degne di una nazione sottosviluppata: il fatto che possegga la metà delle televisioni nazionali e, in tempo di potere, ne abbia controllate altre due, lasciando all'opposizione Rai 3, successivamente distrutta da Adenoide Bignardi, è divenuta una scocciatura, quasi un'insofferenza; a sentirla ritirar fuori da qualcuno, non certamente di matrice piddina, provoca negli astanti un moto di diniego, tanto è divenuta stantia. Ed il bello è che il Pregiudicato ha ricominciato ad utilizzare i media di proprietà per infarcire pietose balle cosmiche, con l'intento neppure mascherato di ritornare al potere, per il solito, immarcescibile, obbiettivo: preservare e ingigantire le sue ricchezze. 
Nel contempo un esile figurante spacciatosi alcuni anni or sono per un rivoluzionario rottamatore, sta terminando il lavoro affossante ideali una volta solidi baluardi politici, che facevano tremare vene e polsi agli avversari tanto erano difesi da una sana compagine di sinistra. In questi ultimi anni questo Pifferaio Toscano ha legiferato in modalità destrorsa, abbattendo certezze occupazionali mai attaccate precedentemente dai governi capitanati dal Faraone nell'Era del Puttanesimo: abolizione dell'articolo 18, creazione del Jobs Act, vera fucina fabbricante schiavi 2.0, innalzamento delle soglie nelle dichiarazioni dei redditi proteggenti evasori seriali, che hanno votato e continueranno a votare per chi li protegge da tempi lontani; aumento dell'importo utilizzabile per i pagamenti in contante, toccasana per tutti coloro che amoreggiano ancora con il "nero". 
Di conseguenza occorrerebbe riassumere, mediante un'immagine, l'attuale situazione dei mestieranti politici che si stanno dannando per ottenere la riconferma nel teatro della casta, comunemente anche chiamato Parlamento, nel quale pochi partiti, il Movimento 5 Stelle in primis, stanno tentando affannosamente di preservare diritti e dignità al popolo sovrano, e per questo attaccati senza decoro da squallidi e proni pennivendoli spregevoli.  
Personalmente un'idea al riguardo l'avrei:


L'avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria. 
Il don Abbondio con la toga, un parassita seicentesco, servitore dei potenti a scapito dei deboli e degli indifesi. Possiede un egoismo tale da essere paragonato a quello di molti stantii di casta che giornalmente incontriamo sui media, promettenti Luna e stelle. Inutile dire chi siano attualmente i don Rodrigo: poteri forti, lobbies, corporazioni, fondi d'investimento internazionali, burocrazia italica ed europea. 
Cogitate al proposito, specialmente allorché entrerete nel seggio!