martedì 9 gennaio 2018

Buongiorno Travagliati!


martedì 09/01/2018
La strage dei capaci

di Marco Travaglio

Da tempo ci domandavamo chi scrive i testi a Renzi. Cioè – parafrasando Altan – chi è il mandante di tutte le cazzate che dice. Ora l’abbiamo scoperto: essendo notoriamente un uomo colto, soprattutto sul fatto, il segretario del Pd si ispira ai grandi maestri del surrealismo. Ed è lì, non alla Ruota della Fortuna, che incontra il magico mondo di B.. Prendete le loro ultime promesse elettorali. Entrambi all’inseguimento del M5S, che da tempo ha brevettato il reddito di cittadinanza, tentano di copiarlo come possono. B. parte primo: “Salario minimo di 9 euro l’ora”. Ieri Renzi rilancia sul Quotidiano nazionale: “Salario minimo a 10 euro l’ora”. Un euro in più. La trovata ricorda un racconto surreale di Cesare Zavattini in Parliamo tanto di me sulla gara mondiale di matematica che premiava chi diceva il numero più alto. “L’algebrista Pull scattò: ‘Un miliardo’. Un oh di meraviglia coronò l’inattesa sortita; si restò tutti con il fiato sospeso. Binacchi, un italiano, aggiunse: ‘Un miliardo di miliardi di miliardi’. Nella sala scoppiò un applauso, subito represso dal presidente. Mio padre guardò intorno con superiorità e cominciò: ‘Un miliardo di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi, di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi…’. La folla delirava: ‘Evviva, evviva…’. Ma mio padre continuava ‘…di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi…’. Il presidente Maust, pallidissimo, mormorava a mio padre, tirandolo per le falde della palandrana: ‘Basta, basta, vi farà male’. Mio padre seguitava fieramente: ‘…di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi!’. A poco a poco la sua voce si smorzò, l’ultimo fievole ‘di miliardi’ gli uscì dalle labbra come un sospiro, indi si abbatté sfinito sulla sedia. Il principe Ottone gli si avvicinò, e stava per appuntargli la medaglia sul petto, quando Gianni Binacchi urlò: ‘Più uno!’. La folla portò in trionfo Gianni Binacchi”.

Così ha fatto Renzi col salario minimo. B. dice 9 euro? E lui risponde: “Più uno!”. Se B. non rilancia a 11, ha vinto lui. Tanto poi non se ne fa niente. Si scherza, via. È il bello della campagna elettorale delle forze competenti, quelle che ci sanno fare, mica come quei baluba dei populisti che non sanno neppure fare la O col bicchiere. L’ha detto anche il premier anestetico Gentiloni da Fazio: “Nessuno ha una squadra minimamente comparabile a quella del Pd”. Quindi gli italiani prendano buona nota e votino solo ed esclusivamente Pd: guai a “giocare al Rischiatutto con forze che non sanno governare il Paese” e a “disperdere i risultati ottenuti”.

Meglio la Ruota della Fortuna, cioè Matteo & his friends. Gente in gamba che il mondo ci invidia perché ha dimostrato di saperci fare, come possono testimoniare i lavoratori Alitalia, Ilva e Almaviva, gli abbonati Rai e i clienti delle banche. Non a caso, per dire, abbiamo mandato in giro per il mondo uno statista come Alfano travestito prima da ministro dell’Interno e poi degli Esteri. E abbiamo alla Pubblica Istruzione una falsa laureata, tal Fedeli, che scrive “traccie” al posto di tracce, “battere” al posto di “batterio” e dice “sempre più migliori” e “sarebbe opportuno che lo studio della Storia non si fermasse nelle aule scolastiche ma prosegua…”. E alla PA una tal Madia che ha copiato la tesi di dottorato, ma purtroppo non le leggi che ha scritto, infatti gliele han fatte a pezzi un po’ la Consulta un po’ il Consiglio di Stato un po’ i Tar. E alla Salute una diplomata al Classico, tale Lorenzin, che si crede esperta di vaccini, infatti vuole rifilarli a tutti. Meglio dunque restare in buone mani: quelle che negli ultimi sette anni, ma anche più indietro, ci han regalato solo miracoli. I 2.267 miliardi di debito pubblico (nel 2011 era a quota 1.897, poi è cresciuto di 53 l’anno), i 15 miliardi di debiti di Roma, i 3 di Torino, la crescita più bassa d’Europa, la disoccupazione (soprattutto giovanile) più alta, il record negativo di investimenti esteri e quello positivo di corruzione ed evasione. Le due leggi elettorali incostituzionali (Italicum e Rosatellum). La nuova Costituzione scritta a quattro piedi da un’avvocaticchia etrusca, tale Boschi, e da un plurimputato, tal Verdini, bocciata da 2 elettori su 3. La Buona Scuola fallita e smantellata pezzo per pezzo persino dal governo Gentiloni. Il Jobs Act che sforna precari e, senza incentivi, fa tremare un milione di assunti per finta.

Gli 80 euro retrattili per un milione di lavoratori. Il bail-in a scoppio ritardato con i tre decreti sui non-rimborsi ai risparmiatori fregati dalle banche, mentre Renzi dormiva per non disturbare il referendum e la Boschi faceva il giro delle sette chiese per salvare l’Etruria del suo babbo. Il Fiscal compact e i trattati di Dublino votati in Europa dagli stessi partiti che in Italia s’indignano se l’Ue ci chiede di rispettarli. La legge-burla sulla legittima difesa con licenza di uccidere, ma solo di notte. Il Codice degli appalti pieno di svarioni e boiate che bloccano gli appalti. Le casette promesse ai terremotati “per Natale” (senza mai specificare l’anno) e mai viste dalla metà dei destinatari. I figuroni in Europa con le multe da procedura d’infrazione, le 85 cause perse su 94 in dieci anni alla Corte da Strasburgo e il ritiro della candidatura di Padoan all’Eurogruppo per eccesso di ribasso. Il Rosatellum che, appena approvato, fa già schifo a chi l’ha scritto, tant’è che il pregiudicato ineleggibile B. può scrivere “Presidente” sul logo di FI e bisogna riesumare Tabacci per salvare la Bonino dalla fatica erculea di raccogliere 400 firme per circoscrizione. Il canone Rai infilato in bolletta dallo stesso clown che ora promette di abolirlo. Massì, teniamoci stretti questi campioni di capacità. Nel senso longanesiano del termine: “Buoni a nulla, ma capaci di tutto”.

Misteri


A Londra si domandano perché molti parlamentari della Camera dei Lord vadano su Youporn anche durante i dibattiti. Chissà! Eppure una ragione ci dovrà pur essere...



Protesta vibrante



Help!



lunedì 8 gennaio 2018

Non lasciarci!



No, non può essere! Questo genio politico, questo must che il mondo c'invidia, ha deciso di non ripresentarsi alle prossime elezioni regionali! 
Si odono pianti, lamenti ovunque. La perfetta macchina lombarda è intristita per la dipartita politica del Maroni di tutti loro! 
La sanità lombarda è quasi completamente privatizzata, il divario tra le classi sociali molto più evidente che in altre regioni. 
Ma Roberto ha un segreto che non vuol esternare: il processo che lo attende per le ipotizzate pressioni per ottenere contratti a due fedelissime del suo entourage. 
E se la condanna arrivasse senza lo scudo parlamentare, il povero Roby verrebbe estromesso immediatamente dal comando della regione Lombardia. 
Per cui il prode Maroni ha deciso di abdicare, sperando in una candidatura al Senato, che lo terrebbe lontano dalle pene della legge Severino sino al terzo grado di giudizio, praticamente in un'altra era geologica.
Ha trovato pure il tempo, durante la conferenza stampa di stamani, di scagliarsi contro il M5S e Luigi Di Maio, accusandolo di inesperienza e pericolo per la stabilità italiana. 
A lui, e ai suoi compari, infatti è palese che piaccia da morire questo immobilismo, questa sciatteria di seguito politico da parte della maggioranza del paese, che consente a loro di continuare a gridare romaladrona per poi andarvi agiatamente a gozzovigliare, forti di un consenso popolare anomalo, in quanto ingannato dagli sbraiti dei salviniani, con un populismo raramente riscontrabile in altri luoghi del globo. 
Contenti loro... 

Nessuna protesta



Che bella iniziativa! Doni per la Befana con il logo di CasaPound! Avanti così che tanto i populisti sono altri! Questi sono solo fascisti!

Articolo sui lettori

lunedì 08/01/2018
IL MARMIDONE
I passacarte del politicamente corretto fanno più danno di chi non legge mai
6 ITALIANI SU 10 NON HANNO APERTO UN LIBRO NEL 2016, MA I 4 CHE LO FANNO SONO PORTATORI DI UN FLAGELLO PEGGIORE: IL CONFORMISMO

di Pietrangelo Buttafuoco

Sei italiani su dieci non hanno letto nemmeno un libro; ma i quattro che un volume l’hanno letto – almeno uno, fosse pure dopo prescrizione medica – fanno ancora più danno.

Asino chi legge, è il caso di dire. I quattro che leggono sono portatori sani di un flagello peggiore dell’ignoranza: il conformismo.

Sono, questi della banda dei quattro, dei passacarte al servizio del politicamente corretto. Destinatari di una presunzione – quella di pensarsi migliori – sono quelli che stabiliscono il controllo sociale per tramite di abicì, l’alfabeto che insegna una sola cosa: lisciare il pelo dal verso giusto.

Diocenescampi, infatti, della Weltanschauung da Festivaletteratura di Mantova. Molto meglio la Sagra della Salciccia, se mai ci fosse da qualche parte. Ma a questo che si sono ridotti i superstiti lettori – a una sorta di Spectre della società totalitaria – se già qualunque libreria, tipo supermarket, li riconosce quale pubblico di un unico e indistinto cucuzzaro.

Per forza sei italiani su dieci si tengono alla larga. Si trovano titoli tutti idioti e tutti di mediocre fattura tra gli scarti ideologici dello spirito del tempo, la stanca pubblicistica buonista e la generica telegenica filantropia a uso di zucchine etiche disposte ad accompagnarsi, infine, a fatiche promozionali in cui la meta è una e solo una: l’apparizione da Fabio Fazio.

Un’indagine Istat relativa all’anno appena trascorso offre al pubblico cordoglio questa cifra: 6 su 10. E senza beneficio d’inventario, verrebbe da dire. Nella realtà sarà anche peggio: gli indicatori, le conseguenti analisi o le specificazioni – tipo, i giovani sono invogliati a leggere se hanno genitori lettori… – sono esercizi di ottimismo rispetto alle verità conclamate.

“Chi legge è leggendario”, diceva Totò quando nelle librerie dimorava lo spirito critico – l’andare contropelo di ogni singolo pelo – non certo la pedagogia obbligatoria di oggi. Oggi che con la messa a morte delle librerie indipendenti da un lato e con l’inadeguatezza del sistema scolastico dall’altro – come ormai nelle Università, con la lingua italiana retrocessa al rango di un dialetto – si depaupera il bagaglio artistico-culturale della civiltà per farne una sorta di repertorio standard della chiacchiera. Nell’uguale sempre più uguale: come nelle vetrine Feltrinelli, così nelle kermesse culturali.

Non c’è nulla di leggendario nel leggere se ogni mito letterario si capovolge già nella ragione sociale: non più la formazione, ovvero un qualunque romanzo che accompagni la consapevolezza di sé del lettore, bensì il consumo: un utilizzo dell’abicì per sollecitare nei famosi quattro “acculturati” – a dispetto dei beati sei “incolti” – quell’identificazione di fedeltà al tempo corrente. Ecco, urge Totò: e poi dice che uno si butta ignorante…