Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 21 dicembre 2017
Fake
Può sembrare una resa solo agli occhi di spasimanti del potere, sognanti poltrone cementate a terra, che si credono immortali, inamovibili, immarcescibili. E il giornale satirico e umoristico Democratica riporta la notiziona insaporendola con parole tipo "resa". Non è così, lo sanno anche loro, ma essendo la massima fabbrica di fake news italiana, debbono sottostare ai voleri del loro capo, il Bomba.
La realtà è che il sindaco Raggi è al secondo mandato, di cui uno da consigliera comunale; quindi secondo la basilare regola del M5S non si potrà ricandidare. So bene che questo concetto difficilmente entrerà nelle loro sgombre cervici, visto che stanno per ricandidare gente come Fassino, in politica da quarant'anni, Finocchiaro, idem con Ikea e scorta, Franceschini, persino Casini, una totem dello stantio!
La differenza sostanziale è proprio questa: dalla parte cinquestelle il far politica viene interpretato (giustamente) come un periodo d'impegno a servizio della collettività. Dall'altra come una ragione di vita, una colonna portante della (loro) vitale ingordigia, una ricerca forsennata di privilegi, con annessa la spasmodica arsura di potere, di incarichi.
La differenza sostanziale è proprio questa: dalla parte cinquestelle il far politica viene interpretato (giustamente) come un periodo d'impegno a servizio della collettività. Dall'altra come una ragione di vita, una colonna portante della (loro) vitale ingordigia, una ricerca forsennata di privilegi, con annessa la spasmodica arsura di potere, di incarichi.
Quanto detto posiziona attualmente il M5S al primo posto nei sondaggi; e crescerà ancora alla faccia di chi preferirebbe i laidi accordi sottobanco dei cosiddetti "esperti", all'onestà di un servizio dedicato e disinteressato ricercante quella giustizia sociale, assente da decenni nel nostro paese.
Jingle Bells!
Lesson two: come sviare l'attenzione mediatica scatenata da enormi conflitti d'interesse, attraverso un buonismo natalizio in apparenza pure becero. In apparenza...
Travagliati buongiorno!
Questo invece è Travaglio
giovedì 21/12/2017
Noio volevàn savuàr
Noio volevàn savuàr
di Marco Travaglio
Più botte prendono, più ringraziano chi li mena. Visco rivela che Renzi andò a perorargli la causa di Etruria e lui manco gli rispose, “pensando che scherzasse”? “Ringrazio molto il governatore Visco, mi fa piacere che finalmente fughi ogni dubbio sul comportamento dei ministri”, tripudia Renzi al settimo cielo mentre stramazza al tappeto, si massaggia l’occhio nero e tenta di rimettersi in piedi con l’ausilio delle stampelle. Ghizzoni ribadisce parola per parola ciò che scrisse De Bortoli sulla richiesta della Boschi (da lei sempre smentita) di “valutare un’acquisizione o un intervento su Etruria”? “Confermo ciò che ha detto oggi Ghizzoni. Che è stato impeccabile nel raccontare i fatti”, esulta la Boschi tutta giuliva dal pronto soccorso, mentre l’infermiera le tampona il sangue dal naso e l’odontotecnico le rifà nuova l’arcata dentale. Per trovare un precedente all’automassacro che i renziani si stanno impietosamente infliggendo in Commissione banche con le loro interferenze indebite, i loro abusi di potere, i loro sotterfugi prontamente smascherati e le loro bugie istantaneamente smentite, bisogna uscire dall’ambito politico-finanziario e inoltrarsi in quello della commedia brillante. Per esempio, nell’episodio de I mostri di Dino Risi sui due pugili suonati, Tognazzi e Gassman. Il quale, più prende pugni in faccia e finisce kappaò, più ripete con aria ebete: “So’ contento… e so’ contento…”.
Ma il bello è che mentre Ghizzoni pianta l’ultimo chiodo nella bara del fu Giglio Magico sempre più Tragico anzi Fradicio, un’allegra compagnia della buona morte di giornalisti ha deciso di seguirne il destino sino in fondo, perpetuando la propria sottomissione alle panzane renziane perinde ac cadaver. La raffica di tweet che accompagna il rito dell’estrema unzione officiato dall’ex banchiere ricorda un’altra maschera della commedia dell’arte: lo “scemo per non andare in guerra”, detto anche “finto tonto”. Strepitoso Mario Lavia: “Ghizzoni: ‘Mai ricevuto pressioni’”. Lui si accontenta di poco: del resto, quando chiede un caffè macchiato al bar, precisa sempre al barista che la sua non è una pressione, ma una semplice richiesta di informazioni. Tipo Totò e Peppino col vigile di piazza Duomo: “Noio volevan savuar l’indiriss”. Meraviglioso Johnny Riotta, quello che tre anni fa trovava Renzi addirittura “sexy”: “Insomma, alla fine della Fiera, Ghizzoni ex Unicredit difende @meb Boschi e nega di avere ricevuto da lei pressioni su #BancaEtruria. E adesso ragazzi?”. Preclaro esempio di giornalismo anglosassone, molto attento ai conflitti d’interessi.
E dunque indifferente all’Operazione Gillette Bilama degli statisti etruschi (la Boschi liscia il pelo a Ghizzoni e Carrai completa l’opera). Del resto già sulle rivelazioni di Visco il giornale di Johnny, La Stampa, era riuscito a titolare sontuosamente “Tregua sulle banche” e “Fra Visco e Renzi il giorno della ‘pace istituzionale’. Il governatore di Bankitalia nega le pressioni. L’ex premier: ‘Grazie, smentite le illazioni’. Ma i Cinque Stelle attaccano”. Titoli eguagliati solo da quelli del Messaggero (“Il leader Pd vuole la tregua: ‘Esclusa ogni pressione’”) e scavalcati solo da quello de Il Dubbio (“Visco assolve Renzi”). E poi tutti sotto con la campagna contro le fake news di Putin.
Intanto gli altri scudi umani, mentre cercano un collegio per la Boschi fra Trentino, Campania, Lucania e Barbagia, possibilmente dove nessuno la conosca, esultano come un sol uomo per gli strepitosi successi di Matteo&Mariaele. Il povero Orfini, che in Commissione Banche è il capogruppo Pd, infatti raccoglie trionfi che nemmeno Fassino, cinguetta: “Abbiamo provato a risolvere la crisi senza nessuna pressione né conflitto di interessi. Questa è la verità su #banche, anche oggi confermata da #Ghizzoni”. Ma certo, come no, è andata benissimo. Gli fa eco lo sventurato Marcucci: “La chiarezza di #Ghizzoni è totale. Il ministro #Boschi si informò e non fece nessuna pressione, nel massimo rispetto dell’autonomia di Unicredit. Il #M5S continua a non interessarsi dei correntisti, ma solo a spargere falsità. Ora basta”. Ora sta’ a vedere che pure Ghizzoni è grillino. Poi c’è Rosato, il tapino: “Carrai è un professionista che opera in quel settore e che non ha niente a che fare con il Pd”. Ingrato. Chiude da par suo Bonifazi, il tesoriere: “Lo dico da avvocato e da cittadino. Oggi De Bortoli ha perso la causa. E chi accusava @meb (la Boschi, ndr) ha perso la faccia”. Ma sì, dài, e tu sei un grande principe del foro: da oggi verranno tutti a farsi difendere da te. Par di sentire Woody Allen in Provaci ancora Sam che, pestato a sangue da una gang di balordi, racconta tutto tronfio con un fil di voce: “C’è stata una rissa con dei tipi che davano fastidio a Julie e gli ho dovuto dare una lezione, ma sto benone: a uno gli ho dato una botta col mento sul pugno e a quell’altro una nasata sul ginocchio”.
In fondo è bello vedere i morituri avviarsi festosamente al proprio funerale col sorriso sulle labbra, come fosse Carnevale. Noi, che li abbiamo criticati da vivi, smetteremo nell’ora della triste e prematura dipartita. Ci accontentiamo di avere spiegato per tempo in quali mani erano caduti il governo del Paese (inteso come Italia, non Laterina o Rignano sull’Arno) e soprattutto la Costituzione repubblicana. E vorremmo che udissero anche loro il grido che, in lontananza, si leva dalla Nazione tutta. Un grido tratto da Roma di Fellini, nella scena del vecchio guitto spernacchiato dal pubblico in un teatro di provincia: “Ao’, ma n’hai sentito quello? T’ha detto che te ne devi annà!”.
Peperepepèèèè!!!
Signore e signori dopo "Non è la Rai" vado a presentarvi: "Non è Travaglio"
L'articolo qui sotto infatti è di Mario Calabresi, direttore di Repubblica, giornale finalmente rinsavito.
L'articolo qui sotto infatti è di Mario Calabresi, direttore di Repubblica, giornale finalmente rinsavito.
Maria Elena Boschi, farsi da parte e salvare il Pd
20 DICEMBRE 2017
20 DICEMBRE 2017
DI MARIO CALABRESI
Un anno fa, era il 13 dicembre 2016, commentando la nascita del governo Gentiloni criticammo la scelta di promuovere Maria Elena Boschi, la madre della riforma costituzionale bocciata al referendum, che avrebbe invece dovuto fare un doveroso passo indietro. Riconfermarla, scrivemmo, era "una scelta evitabile che rafforza diffidenze, gonfia il qualunquismo e lascia un retrogusto di furbizia e immaturità".
Una scelta che allora sarebbe stata dettata dalla sola opportunità politica e che avrebbe evitato un finale come quello che è davanti ai nostri occhi. Un anno e dieci giorni dopo infatti la situazione è ben più complicata e grave, le ombre sul cosiddetto Giglio magico si sono moltiplicate e l'affare Etruria è diventato la palla al piede di un partito che appare ostaggio del caso di una piccola banca meno rilevante di quelli avvenuti nel Nord-Est.
L'uscita di scena di Boschi, non dal governo ma dal Partito democratico e dalle sue candidature, è ora il passo necessario e indispensabile per provare a contenere i danni e per mostrare ai propri elettori di aver compreso la differenza tra interesse generale e interesse familiare.
Dopo l'audizione di Federico Ghizzoni molto resta da capire sul ruolo di Marco Carrai, che di Matteo Renzi è da sempre non solo l'uomo di fiducia ma anche una specie di gemello siamese.
In una lettera che pubblichiamo oggi Renzi e Orfini difendono con forza la scelta della commissione d'inchiesta sulle banche, ma la realtà è che il disegno per mettere sotto accusa chi non ha vigilato sulle crisi bancarie non solo è fallito ma si è rivelato - lo ribadiamo convinti - uno sciagurato autogol, un regalo inaspettato alle opposizioni proprio nell'ultimo scorcio di legislatura.
Ogni giorno la situazione peggiora e si ingarbuglia ma Maria Elena Boschi ripete il suo mantra, ribadisce di non aver mai fatto pressioni, di avere soltanto chiesto informazioni sui destini della banca ai cui vertici sedeva suo padre. Continua purtroppo a sfuggirle il concetto dell'opportunità e contemporaneamente quello del conflitto d'interessi.
In una lettera che pubblichiamo oggi Renzi e Orfini difendono con forza la scelta della commissione d'inchiesta sulle banche, ma la realtà è che il disegno per mettere sotto accusa chi non ha vigilato sulle crisi bancarie non solo è fallito ma si è rivelato - lo ribadiamo convinti - uno sciagurato autogol, un regalo inaspettato alle opposizioni proprio nell'ultimo scorcio di legislatura.
Ogni giorno la situazione peggiora e si ingarbuglia ma Maria Elena Boschi ripete il suo mantra, ribadisce di non aver mai fatto pressioni, di avere soltanto chiesto informazioni sui destini della banca ai cui vertici sedeva suo padre. Continua purtroppo a sfuggirle il concetto dell'opportunità e contemporaneamente quello del conflitto d'interessi.
La vicenda Boschi va esaminata su due piani, diversi ma connessi. È comprensibile, perfino fisiologico, che un politico si occupi del territorio in cui viene eletto. Cura gli interessi dei suoi elettori, è deputato a fare questo. Del resto, le crisi bancarie in Italia sono sempre state risolte attraverso fusioni e acquisizioni. È stata la linea seguita da tutte le nostre Istituzioni.
Per la sottosegretaria, però, non è in discussione questo piano. Ma l'altro.
Non è accettabile che un ministro della Repubblica si occupi di una questione che fa riferimento diretto al padre. Il rapporto di parentela con l'allora vicepresidente di Banca Etruria è il nucleo di un conflitto di interessi che sarebbe censurato in qualsiasi democrazia occidentale. Le regole morali e politiche del conflitto di interessi non possono funzionare a giorni alterni o a governi alterni. Questo è il cuore del problema, non se siano stati commessi illeciti. Di cui nessuno è a conoscenza. E questa ostinazione mostra quel grumo di potere locale da cui, evidentemente, la sottosegretaria non riesce a prendere le distanze.
Non è accettabile che un ministro della Repubblica si occupi di una questione che fa riferimento diretto al padre. Il rapporto di parentela con l'allora vicepresidente di Banca Etruria è il nucleo di un conflitto di interessi che sarebbe censurato in qualsiasi democrazia occidentale. Le regole morali e politiche del conflitto di interessi non possono funzionare a giorni alterni o a governi alterni. Questo è il cuore del problema, non se siano stati commessi illeciti. Di cui nessuno è a conoscenza. E questa ostinazione mostra quel grumo di potere locale da cui, evidentemente, la sottosegretaria non riesce a prendere le distanze.
Il Pd non può farsi carico di questa situazione. Maria Elena Boschi sta diventando un fardello troppo pesante per la principale forza riformista di questo Paese. I sondaggi sono solo l'ultima testimonianza di quanto possa incidere la sua figura. Lei stessa dovrebbe con responsabilità liberare da questo peso il partito che le ha consentito di approdare in Parlamento e al governo. E il segretario accettare l'idea che il bene del Paese e del Pd vengono prima della difesa di un componente del suo gruppo dirigente. A meno di non voler avallare l'idea che il vertice del Partito democratico possa liberamente essere sovrapposto al fantomatico Giglio magico.
Perché in discussione non c'è solo l'esito delle imminenti elezioni, già piuttosto incerte. Il Pd deve porre ora le premesse per assicurarsi la possibilità di rimanere competitivo nei prossimi anni. Il centrosinistra affronta stavolta la partita più difficile. La posta in gioco non è la vittoria o la sconfitta - questo appartiene alla fisiologia di una democrazia - ma che rimanga in vita la prospettiva di un moderno centrosinistra capace di governare i processi e le sfide di questo millennio. E per provare a invertire la rotta e risalire la china ci vogliono gesti netti e chiari, non sterili rivendicazioni che ipotecano il futuro.
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