giovedì 21 dicembre 2017

Travagliati buongiorno!


Questo invece è Travaglio
giovedì 21/12/2017
Noio volevàn savuàr
di Marco Travaglio
Più botte prendono, più ringraziano chi li mena. Visco rivela che Renzi andò a perorargli la causa di Etruria e lui manco gli rispose, “pensando che scherzasse”? “Ringrazio molto il governatore Visco, mi fa piacere che finalmente fughi ogni dubbio sul comportamento dei ministri”, tripudia Renzi al settimo cielo mentre stramazza al tappeto, si massaggia l’occhio nero e tenta di rimettersi in piedi con l’ausilio delle stampelle. Ghizzoni ribadisce parola per parola ciò che scrisse De Bortoli sulla richiesta della Boschi (da lei sempre smentita) di “valutare un’acquisizione o un intervento su Etruria”? “Confermo ciò che ha detto oggi Ghizzoni. Che è stato impeccabile nel raccontare i fatti”, esulta la Boschi tutta giuliva dal pronto soccorso, mentre l’infermiera le tampona il sangue dal naso e l’odontotecnico le rifà nuova l’arcata dentale. Per trovare un precedente all’automassacro che i renziani si stanno impietosamente infliggendo in Commissione banche con le loro interferenze indebite, i loro abusi di potere, i loro sotterfugi prontamente smascherati e le loro bugie istantaneamente smentite, bisogna uscire dall’ambito politico-finanziario e inoltrarsi in quello della commedia brillante. Per esempio, nell’episodio de I mostri di Dino Risi sui due pugili suonati, Tognazzi e Gassman. Il quale, più prende pugni in faccia e finisce kappaò, più ripete con aria ebete: “So’ contento… e so’ contento…”.
Ma il bello è che mentre Ghizzoni pianta l’ultimo chiodo nella bara del fu Giglio Magico sempre più Tragico anzi Fradicio, un’allegra compagnia della buona morte di giornalisti ha deciso di seguirne il destino sino in fondo, perpetuando la propria sottomissione alle panzane renziane perinde ac cadaver. La raffica di tweet che accompagna il rito dell’estrema unzione officiato dall’ex banchiere ricorda un’altra maschera della commedia dell’arte: lo “scemo per non andare in guerra”, detto anche “finto tonto”. Strepitoso Mario Lavia: “Ghizzoni: ‘Mai ricevuto pressioni’”. Lui si accontenta di poco: del resto, quando chiede un caffè macchiato al bar, precisa sempre al barista che la sua non è una pressione, ma una semplice richiesta di informazioni. Tipo Totò e Peppino col vigile di piazza Duomo: “Noio volevan savuar l’indiriss”. Meraviglioso Johnny Riotta, quello che tre anni fa trovava Renzi addirittura “sexy”: “Insomma, alla fine della Fiera, Ghizzoni ex Unicredit difende @meb Boschi e nega di avere ricevuto da lei pressioni su #BancaEtruria. E adesso ragazzi?”. Preclaro esempio di giornalismo anglosassone, molto attento ai conflitti d’interessi.
E dunque indifferente all’Operazione Gillette Bilama degli statisti etruschi (la Boschi liscia il pelo a Ghizzoni e Carrai completa l’opera). Del resto già sulle rivelazioni di Visco il giornale di Johnny, La Stampa, era riuscito a titolare sontuosamente “Tregua sulle banche” e “Fra Visco e Renzi il giorno della ‘pace istituzionale’. Il governatore di Bankitalia nega le pressioni. L’ex premier: ‘Grazie, smentite le illazioni’. Ma i Cinque Stelle attaccano”. Titoli eguagliati solo da quelli del Messaggero (“Il leader Pd vuole la tregua: ‘Esclusa ogni pressione’”) e scavalcati solo da quello de Il Dubbio (“Visco assolve Renzi”). E poi tutti sotto con la campagna contro le fake news di Putin.
Intanto gli altri scudi umani, mentre cercano un collegio per la Boschi fra Trentino, Campania, Lucania e Barbagia, possibilmente dove nessuno la conosca, esultano come un sol uomo per gli strepitosi successi di Matteo&Mariaele. Il povero Orfini, che in Commissione Banche è il capogruppo Pd, infatti raccoglie trionfi che nemmeno Fassino, cinguetta: “Abbiamo provato a risolvere la crisi senza nessuna pressione né conflitto di interessi. Questa è la verità su #banche, anche oggi confermata da #Ghizzoni”. Ma certo, come no, è andata benissimo. Gli fa eco lo sventurato Marcucci: “La chiarezza di ‪#Ghizzoni è totale. Il ministro #Boschi si informò e non fece nessuna pressione, nel massimo rispetto dell’autonomia di Unicredit. Il #M5S continua a non interessarsi dei correntisti, ma solo a spargere falsità. Ora basta”. Ora sta’ a vedere che pure Ghizzoni è grillino. Poi c’è Rosato, il tapino: “Carrai è un professionista che opera in quel settore e che non ha niente a che fare con il Pd”. Ingrato. Chiude da par suo Bonifazi, il tesoriere: “Lo dico da avvocato e da cittadino. Oggi De Bortoli ha perso la causa. E chi accusava @meb (la Boschi, ndr) ha perso la faccia”. Ma sì, dài, e tu sei un grande principe del foro: da oggi verranno tutti a farsi difendere da te. Par di sentire Woody Allen in Provaci ancora Sam che, pestato a sangue da una gang di balordi, racconta tutto tronfio con un fil di voce: “C’è stata una rissa con dei tipi che davano fastidio a Julie e gli ho dovuto dare una lezione, ma sto benone: a uno gli ho dato una botta col mento sul pugno e a quell’altro una nasata sul ginocchio”.
In fondo è bello vedere i morituri avviarsi festosamente al proprio funerale col sorriso sulle labbra, come fosse Carnevale. Noi, che li abbiamo criticati da vivi, smetteremo nell’ora della triste e prematura dipartita. Ci accontentiamo di avere spiegato per tempo in quali mani erano caduti il governo del Paese (inteso come Italia, non Laterina o Rignano sull’Arno) e soprattutto la Costituzione repubblicana. E vorremmo che udissero anche loro il grido che, in lontananza, si leva dalla Nazione tutta. Un grido tratto da Roma di Fellini, nella scena del vecchio guitto spernacchiato dal pubblico in un teatro di provincia: “Ao’, ma n’hai sentito quello? T’ha detto che te ne devi annà!”.

Peperepepèèèè!!!


Signore e signori dopo "Non è la Rai" vado a presentarvi: "Non è Travaglio"
L'articolo qui sotto infatti è di Mario Calabresi, direttore di Repubblica, giornale finalmente rinsavito. 

Maria Elena Boschi, farsi da parte e salvare il Pd
20 DICEMBRE 2017
DI MARIO CALABRESI
Un anno fa, era il 13 dicembre 2016, commentando la nascita del governo Gentiloni criticammo la scelta di promuovere Maria Elena Boschi, la madre della riforma costituzionale bocciata al referendum, che avrebbe invece dovuto fare un doveroso passo indietro. Riconfermarla, scrivemmo, era "una scelta evitabile che rafforza diffidenze, gonfia il qualunquismo e lascia un retrogusto di furbizia e immaturità".
Una scelta che allora sarebbe stata dettata dalla sola opportunità politica e che avrebbe evitato un finale come quello che è davanti ai nostri occhi. Un anno e dieci giorni dopo infatti la situazione è ben più complicata e grave, le ombre sul cosiddetto Giglio magico si sono moltiplicate e l'affare Etruria è diventato la palla al piede di un partito che appare ostaggio del caso di una piccola banca meno rilevante di quelli avvenuti nel Nord-Est.
L'uscita di scena di Boschi, non dal governo ma dal Partito democratico e dalle sue candidature, è ora il passo necessario e indispensabile per provare a contenere i danni e per mostrare ai propri elettori di aver compreso la differenza tra interesse generale e interesse familiare.
Dopo l'audizione di Federico Ghizzoni molto resta da capire sul ruolo di Marco Carrai, che di Matteo Renzi è da sempre non solo l'uomo di fiducia ma anche una specie di gemello siamese.
In una lettera che pubblichiamo oggi Renzi e Orfini difendono con forza la scelta della commissione d'inchiesta sulle banche, ma la realtà è che il disegno per mettere sotto accusa chi non ha vigilato sulle crisi bancarie non solo è fallito ma si è rivelato - lo ribadiamo convinti - uno sciagurato autogol, un regalo inaspettato alle opposizioni proprio nell'ultimo scorcio di legislatura.
Ogni giorno la situazione peggiora e si ingarbuglia ma Maria Elena Boschi ripete il suo mantra, ribadisce di non aver mai fatto pressioni, di avere soltanto chiesto informazioni sui destini della banca ai cui vertici sedeva suo padre. Continua purtroppo a sfuggirle il concetto dell'opportunità e contemporaneamente quello del conflitto d'interessi.
La vicenda Boschi va esaminata su due piani, diversi ma connessi. È comprensibile, perfino fisiologico, che un politico si occupi del territorio in cui viene eletto. Cura gli interessi dei suoi elettori, è deputato a fare questo. Del resto, le crisi bancarie in Italia sono sempre state risolte attraverso fusioni e acquisizioni. È stata la linea seguita da tutte le nostre Istituzioni.
Per la sottosegretaria, però, non è in discussione questo piano. Ma l'altro.
Non è accettabile che un ministro della Repubblica si occupi di una questione che fa riferimento diretto al padre. Il rapporto di parentela con l'allora vicepresidente di Banca Etruria è il nucleo di un conflitto di interessi che sarebbe censurato in qualsiasi democrazia occidentale. Le regole morali e politiche del conflitto di interessi non possono funzionare a giorni alterni o a governi alterni. Questo è il cuore del problema, non se siano stati commessi illeciti. Di cui nessuno è a conoscenza. E questa ostinazione mostra quel grumo di potere locale da cui, evidentemente, la sottosegretaria non riesce a prendere le distanze.
Il Pd non può farsi carico di questa situazione. Maria Elena Boschi sta diventando un fardello troppo pesante per la principale forza riformista di questo Paese. I sondaggi sono solo l'ultima testimonianza di quanto possa incidere la sua figura. Lei stessa dovrebbe con responsabilità liberare da questo peso il partito che le ha consentito di approdare in Parlamento e al governo. E il segretario accettare l'idea che il bene del Paese e del Pd vengono prima della difesa di un componente del suo gruppo dirigente. A meno di non voler avallare l'idea che il vertice del Partito democratico possa liberamente essere sovrapposto al fantomatico Giglio magico.
Perché in discussione non c'è solo l'esito delle imminenti elezioni, già piuttosto incerte. Il Pd deve porre ora le premesse per assicurarsi la possibilità di rimanere competitivo nei prossimi anni. Il centrosinistra affronta stavolta la partita più difficile. La posta in gioco non è la vittoria o la sconfitta - questo appartiene alla fisiologia di una democrazia - ma che rimanga in vita la prospettiva di un moderno centrosinistra capace di governare i processi e le sfide di questo millennio. E per provare a invertire la rotta e risalire la china ci vogliono gesti netti e chiari, non sterili rivendicazioni che ipotecano il futuro.

Allocalia, dicembre 2017



E' chiaro, è lampante che questa mail di Carrai, imprenditore finanziario amico fraterno del Bomba, scritta all'allora Ad di Unicredit Ghizzoni, non ha nulla a che vedere né con la Bella Etruriana, né tantomeno con il Rottamante Rottamato di Rignano. E' palese che i sollecitanti non fossero loro, ci mancherebbe! In questo paese, notoriamente conosciuto come Alloccalia, terra di santi, di poeti e allocchi, giammai è sfiorante l'ipotesi che dietro a quella mail intravedessimo la figlia dell'allora vicepresidente di Banca Etruria e il suo amichetto ex Presidente del Consiglio legato a lei, misteriosamente ma a ben guardare (ella) neppure tanto, da un inossidabile e granitico patto di fratellanza mai scalfito, neppure in queste drammatiche ore e tanto ricordante i poetici legami della drammaturgia mondiale.
Nessuno si sogna di mettere in dubbio la loro lealtà, qui ad Alloccalia, la loro sconfinata passione politica, l'integerrima visione del paese; come non ricordare infatti le loro promesse di abbandonare sedie e poltrone in caso di sconfitta referendaria? Se avessero perso, se fossero stati stracciati da un NO sfanculante, le loro carriere avrebbero conosciuto il capolinea. Ma ad Alloccalia avendo vinto i SI, almeno così parrebbe dalle loro successive gesta indefesse, nulla è cambiato. E allora di che dubitare? Se Carrai scrive "mi è stato chiesto di sollecitarti" noi che seguiamo da anni Leopolde fantastiche degne di un grande paese qual è il nostro, non possiamo minimamente credere che chi domandò all'imprenditore di sollecitare Ghizzoni fosse l'umile, la distaccata, la sempre assente ad eventi mondani Maria Elena e di rimando il Pifferaio di lei invaghito, solo spiritualmente ci mancherebbe!
Qualche orafo aretino magari in difficoltà economica, oppure un noleggiatore di auto in zona pedonale, un saltimbanco in malattia per un doppio salto finito male, un antennista acrofobo, un addetto al call center afono, insomma: ecco i veri sollecitatori, desideranti una ripartenza di Banca Etruria, tanto vicina negli ultimi anni ai loro problemi con ammirevole e commovente sagacia finanziaria.
Perché qui ad Alloccalia non ci facciamo prendere per il naso da nessuno, specialmente dalla cattiva stampa che vorrebbe insinuarci dubbi e pensieri riguardo a quei tre baldi giovani, insufflanti invece speranze granitiche per un futuro radioso e fieramente seguace del pensiero leopoldiano.

mercoledì 20 dicembre 2017

Italia, dicembre 2017


Vergogna? Oramai non più.
Guarda questo filmato del ministro della pubblica istruzione Fedeli!
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Novità antica


Quando raggiungi l'età di frontiera che ti lascia intravedere la canizie attendente quelli come me nati negli anni 60, per restare attaccati alle novità, in tutti i campi, occorre fare uno sforzo sovrumano, visto che il futuro era ieri. Ed è appunto per questa ansimante fatica che ho scoperto lo scorso mese, una delle più belle serie tv a mio parere mai trasmesse, Breaking Bad di cui gli adolescenti ed i giovani avran parlato anni addietro senza che me ne accorgessi, vivendo in un'altra dimensione. La serie infatti è stata trasmessa dal 2008 al 2013, riscuotendo ovunque un enorme successo. La trama non ve la racconto, raccomandandovi però se non l'avete ancora vista di guardarla, è su Netflix, se non piccoli spunti ad esempio è la storia di un insegnante di chimica, Walter White, che scoprendo di avere un tumore ai polmoni in stato avanzato, si mette a produrre, o meglio cucinare, metanfetamina per guadagnare denari utili alla propria famiglia allorché morirà. 
Già le serie tv! Vorrei essere un appassionato in merito, senza riuscirci per un'acclarata e soporifera abitudine che possiedo da parecchi lustri, quella di addormentarmi nel bel mezzo della puntata, faticando successivamente a ritrovarne il bandolo con penosi e laboriosi pigiature di tasti alla ricerca del punto in cui Morfeo lo interruppe; per questo motivo ne ho seguite poche e la mia classifica in merito è abbastanza scarna: al primo posto metto le prime due edizioni di Fargo, a seguire The Walking Dead, anche se occorre precisare che l'attuale ottava stagione mostra i segni del tempo, occorrerebbe a mio parere mutare i vaganti rendendoli più veloci, più difficili da annientare, perché allo stato attuale oramai hanno assunto un'importanza tipica di un soprammobile, un fastidio ai dialoghi, di per sé molto sonnolenti; al terzo posto posizionerei le prime tre serie di Lost, le successive le leverei di circolazione in quanto esempio lampante di come uno sceneggiatore possa perdere la testa nel marasma costruito nelle precedenti puntate, senza più riuscire a capirci una mazza. 
Breking Bad, di diritto nell'olimpo per originalità, recitazione, storia, personaggi, pathos, atmosfere, esercita in me un fascino particolare, spronandomi a rimanere sempre con le orecchie tese verso novità captate dai più giovani, chiavistello questo basilare per intavolare discussioni, evitando di finire in soffitta. 
Ma un'altra riflessione vorrei fare in merito a questa nobile serie tv: nella terza edizione - puntata 13 accade un qualcosa di fantastico: l'aiutante temporaneo del chimico fabbricante Met, Gale Boetticher, rientrando a casa e mettendosi a curare le piantine nel salotto, ascolta una canzone dallo stereo, cantandola. Ora, questa serie è americana, gli attori pure; ma Dave Porter, curatore delle musiche, scova incredibilmente una canzone del Quartetto Cetra del 1945, nata da una filastrocca del ventennio: Crapa Pelada. E' uno spasso, uno cammeo meraviglioso, sentire Boetticher cantare: 

Ma senti cosa dice quel povero infelice!
Non ti lamentar, ma prova a cantar con noi questa canzon:

Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.
Oh! Oh! Oh! Oh!
I sò fradei fann la fritada, ghe ne dann minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!

Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fann la fritada, ghe ne dann minga a Crapa Pelada.

Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.

Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!

Mi sono domandato come sia stato possibile scovare questo brano, cantato in italiano dall'attore! Che bagaglio culturale avrà Dave Porter, per aver conosciuto il Quartetto Cetra? 
V'immaginate anche voi il momento in cui decise di associare quelle parole alla scena già descritta? 
Sono rimasto sbigottito da cotanta saggezza e conoscenza musicale,  l'ennesimo encomio a questa serie davvero eccezionale!



Tavolata



martedì 19 dicembre 2017

Bell'uomo?



C'è dell'avanspettacolo nella vicenda Bellomo, non propriamente bello né uomo, l'apparentemente imbelle facente parte del Consiglio di Stato, un apparato inutile alla comunità, una fucina con sontuosi stipendi per sfaccendati sgobbanti unicamente per arraffare lauti stipendi da accumulare ad altri, situazione questa rappresentante, in un paese serio e soprattutto vitale, una delle cause scatenanti sane rivoluzioni, possibilmente non violente ma smantellanti caste e castellani; un ludibrio inconcepibile di questi tempi, con dieci milioni di italiani nella morsa della povertà, uno scempio permettente agli appartenenti al questo regno simile a quello del Re Sole, trenta presidenti per cento magistrati, scorpacciate di auto blu, udienze due vole al mese, ripeto: due volte al mese, si avete capito bene o voi che vi alzate tutte le mattine incazzati per la sorte troia che v'impone di sottomettervi ai vostri capi, alle vostre faccende lavorative imbevute di slides, di riunioni alla "cazzo&campana", incenso per i diversamente umani che si credono "dei" solo perché qualcosa o qualcuno li ha investiti di piffero suonante nel deserto; i componenti questo Consiglio di Stato che sta alla decenza come Cicciolina al Cammino di Santiago, riescono come detto a fare dell'altro, incamerando uno, due, tre stipendioni: possono mascherarsi da capo di gabinetto ministeriale, sottosegretari e persino ministri, mantenendo, badate bene, pure il ruolo appagante il portafogli di consigliere. I nomi degli incalliti? Catricalà, Patroni-Griffi, Frattini, ve lo ricordate? Era ministro degli esteri al tempo dell'Era del Puttanesimo, tali Salvatore e Coraggio e via andare. 
Ma questo Bellomo, forse bello ma sicuramente non uomo, è andato oltre, istituendo una scuola per magistrati in cui dettava regole da calci in culo, a lui, sessiste e degne di espellerlo dalla comunità ficcandolo su un'isola deserta in compagnia di una dozzina di infuocati puttanieri. 
Bellomo, non certamente uomo, ordinava alle studentesse gonne corte, tacchi a spillo e soprattutto una schiavitù psicologica tanto cupa da legittimare chi, si spera, nel futuro lo prenderà giustamente a pesci in faccia, ordinandogli di prestare servizio obbligatorio in qualche bagno pubblico di stazioni ferroviarie anonime.
Quello che emerge da questo scandalo è come il marcio sia ovunque, in ogni sub strato dell'apparato statale; potere gestito da incompetenti ad uso personale, per carriere sbiadite succhianti risorse e vitalità a tutti noi. Un puttanaio mai visto, una decadenza da impero romano giunto alla disgregazione totale. Prova di tutto ciò, ad esempio, l'elezione di Micciché a presidente dell'assemblea regionale siciliana con i voti determinanti del PD, che è come dire "ragazzi continuiamo serenamente a prenderli per il culo, tanto sono solo dei poveri e rimbambiti coglioni."
Anche se le strenne natalizie si moltiplicano, è impossibile frenare il mio personale vaffanculo a lor signori, naturalmente sulle note di Jingle Bells!