lunedì 4 dicembre 2017

Ansa


Fermato a Milano in piazza Duomo, un uomo in bermuda, maglietta e zoccoli che s’aggirava spaesato e tremante, apparentemente senza una meta. Accompagnato al posto di guardia è stato riconosciuto come Giuliano Pisapia. Alla domanda del perché si trovava vestito in quel modo con le temperature artiche di questi giorni, ha testé dichiarato:”da luglio ero indeciso se andare al mare o ai laghi e solo oggi mi sono convinto di recarmi in spiaggia a Loano. Chiedo scusa a tutti!”

Tramonto


Ha stufato pure il “repetita iuvant”, ultimo baluardo per il suo viale del tramonto toscano, con quei cipressi molto significativi nell’oggi tendente all’oblio; i suoi soliloqui oramai stufano chiunque, come il sorriso del caimano adulterato dalla dentiera dorata. Scoccia oltremodo continuare ad ascoltarne il solito e logorroico schema verbale, ogniqualvolta una domanda fuori dagli schemi preordinati ad uso e consumo degli adepti, lacera il finto ottimismo insufflato dai tanti, troppi, Orfini ancora presenti nella sua sciapida corte, retta e diretta dall’Eva Etruriana, tra l’altro colpita ulteriormente dalla nuova indagine sul babbo cleptobanchiere. 

Avrebbe voluto rottamare, mascherandosi da nuovo, convinto che al popolino sarebbero bastate le gags da avanspettacolo di cui, naturalmente, è portatore insano, e ieri sera da Fabio Strazio, il presentatore muto come i pesci del proprio acquario, in un raggelante è imbarazzante silenzio, ne ha dato ulteriore prova, imitando lo zio Pregiudicato, senza riscuoterne risa né ilarità, essendo oramai in prossimità del bidone aperto per la scontata differenziata. 

Avrebbe voluto continuare a stordirci, proseguendo nella distruzione della storia di un partito del quale, indecorosamente, continua ad esserne segretario, avvertendo anch’egli quei segnali tremebondi di abbandono da parte di potenti amici interessati che l’hanno incensato sino a poc’anzi, ghiacciandolo oggi con distacchi funerei, presagi lugubri di accompagnamento nel classico bunker di ogni storia destinata all’oblio, confermata dalla nascita di qualcosa di nuovo e soprattutto di sinistra guidato da un uomo con trascorsi di lotta alle delinquenze organizzate, mai correo e rispettoso delle basilari norme fondanti la nazione, fatto questo che ha messo in moto i robottini Orfini a perenne difesa dell’ormai sgualcito regno del giullare, i quali, bovinamente, hanno ammorbato l’aria evidenziando presenze di datati personaggi obsolete nelle file della neo compagine di sinistra, dimenticando di avere nelle file del proprio partito nomi tipo Fassino, Casini e Finocchiaro, autentici totem immarcescibili, viatico per la conclusione, oramai prossima, della stagione post Era del Puttanesimo, ennesimo tassello per la disfatta definitiva di questa nazione selvaggiamente abusata da parecchi decenni.

domenica 3 dicembre 2017

Domanda


Quale modo migliore per il Bomba per festeggiare l’epica vittoria, per noi, del suo sfanculamento referendario, che andare da Fabio Strazio, l’uomo pesce con tanta acqua in bocca e con l’acquario sotto la scrivania?

Intervallo



Cremona - particolare

Bisogna riderci sopra...



Primo punto


Il presentimento c’era, quasi come l’arrapamento prima di una celebre “cena elegante.”
Ora che il Benevento ha fatto il primo punto, non resta che rifugiarsi ad Utrecht, per chiedere l’intercessione al Cigno...

In vista, ineluttabili


2.
Ecco s’intravedono, non sono certamente lontani come a luglio, stanno arrivando i giorni, non della merla, bensì del sospiro, come il ponte veneziano; ineluttabili, impossibili da schivare a meno che sorella influenza ammorbi felpatamente le nostre gole, indisponendoci al rito tribale di dover, ecco il sopruso, regalar qualcosa a chi teniamo in conto, in disparte come la conserva genuina, l’occhio di riguardo, addirittura scomodiamo gli affetti, la sensibilità afferente, il dover dimostrare appartenenenza, il soggiacente effluvio della riunione di sentimenti, il dover esplicare gaiezza, anche quando non ve ne fosse. Parte l’ennesimo giro della ricerca forsennata del gingillo da incartare per omaggiar parenti e amici, pregno di terrore del dimenticar cosa si regalò negli anni andati, per non cader in ridondanza. 
Lo schema, tribale, è sempre il solito: rimandare, evitare, dimenticare l’obbligo che l’altra metà ha ben presente, con il finale scontato da avanspettacolo dozzinale, quello degli ultimi giorni disosssati a rincorrer scontrini, afferrando cianfrusaglie a mani basse, percuotendo convinzioni come l’inutilità, migliore in questi tempi della dimenticanza sfociante nella faccia d’allocco allorchè un impensabile, non certamente in lista, t’avvicina mostrandoti molari ed affini con il pacchetto lucente che ricevi senza ricambiar, e se pur la scusa prodotta del dirgli -il tuo l’ho a casa- sopisce per attimi lo sdegnato sgarbo insinuatosi in lui, ciò ti riesce davvero impossibile a colmare se l’accadimento avviene di Vigilia sul far della notte, a meno che tu non rivolga attenzioni morbose verso un autogrill, ove al massimo potrai acchiappare un cioccolato slavato e scialbo, che sarà come dirgli -cazzo mi son dimenticato!-
La tecnica adottata ed affinata in codesti sconvolgenti momenti è di pura sottomissione ai voleri altrui, l’appoggio indiscusso ad ogni proposta di acquisto, le approvazioni gestuali, facciali davanti a centrini, portacarrube, tovagliette, cucchiai di ceramica, oliere in quel regno insoluto la cui chiave aprente la libertà si schiude solo nell’evasione dell’elenco, tronfio, pregno di mistero, tra i gemiti di commesse ridanciane a forza e padroni ilari d’incasso.
Avvertirò, come ormai da lustri, i voli pindarici in fantasie di altri simili accompagnatori, preoccupati di non perdere troppo il filo per non finire liofilizzato dai severi e vigili bulbi altrui, come un occasionale piombato lì da chissà dove. E la preparazione all’appuntamento del dono vertirà, come sempre, sulla predisposizione, specializzata a mezzo corsi di yoga, a divenir destinatario di quesiti imbufalenti persino un certosino da decenni in mistica clausura, del tipo -e se regalassimo questa teiera alla zia e questa portaconchiglie la donassimo allo zio Edmondo? o rimembranze sul genere -ma a mia cugina due anni fa non abbiamo regalato un kit di shampoo alle erbe australiane?-
-guarda questa tazza con la faccia di Pupo! Mi sembra di avergliela già vista sulla credenza, vero?-
Al solito quindi siamo pronti a tutto, mansueti e pronti a soddisfar esigenze di Messer Pil, consorte tanto amato dalla dea Compulsione, autentica festeggiata di questi tempi luminosi, ad intermittenza naturalmente!