Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 9 ottobre 2017
Che cos'è il genio
Rientro con il treno da Piacenza, non scendo alla stazione vicina al lavoro e vado a casa, alla Spezia.
Che cos'è il genio, si chiedevano in Amici Miei.
Già! Il genio è farsi trasportare dagli eventi pregustando una giornata meravigliosa, inebriante, sfavillante.
Appena sceso dal treno mi si è accesa la lampada in cervice!
Si, ci vado, diamine se ci vado!
E ci sono andato!
Non mi sarei aspettato, alla Venere Azzurra, vicino a Lerici, di trovare il bar aperto, i lettini pronti e soprattutto persone che stavano facendo il bagno! Oggi, 9 ottobre!
Mi sono spogliato e avvicinato alla battigia. La temperatura dell'acqua aveva la temperatura simile a quando sbrini il frigo e il ghiaccio sciogliendosi riempie la vaschetta.
Sono andato avanti, arrivando fino alla vita. Ero dubbioso, ma accanto a me ho visto una bimba che tranquillamente stava nuotando.
Mi sono buttato! E' stato uno schock, ma solo inizialmente. Dopo poco infatti ho cominciato a cantare, in estasi, e non mi fermavo più.
Fantastico! Se passate da quelle parti non titubate!
Fin che dura è il paradiso!
Anniversario
Cinquant’anni fa veniva assassinato Ernesto Guevara, l’icona più grande della lotta rivoluzionaria della storia recente. Il Che, al di là delle dottrine marxiste e dei regimi sviluppatisi in suo nome, il più delle volte rivelatisi anch’essi fonti di soprusi ed accaparramento per i pochi al potere, resta un simbolo della giusta lotta che la stragrande maggioranza dei popoli dovrebbe, con piena prerogativa, attuare, per rivendicare i propri diritti calpestati dalle follie capitalistiche, dalla forsennata ricerca del lucro, dalla discriminazione sociale, dallo sfruttamento dei giovani privati di ogni speranza dalla scomparsa della certezza occupazionale, dalla trasformazione della classe dirigente in adepti della rapto-tecno-finanzia-crazia, contro lo stordimento programmato di menti sane attraverso la bulimia mediatica sfornante incauti ed adiposi rassegnati ai diktat dell’economia imperante.
Hasta la Victoria Siempre, Ernesto!
domenica 8 ottobre 2017
Deodorante
Stamani ho cambiato deodorante. Dopo la doccia, ne ho usato uno per le ascelle da tanto tempo, forse troppo, a riposo. Non ne cito la marca ma sono quasi certo che fosse al profumo di.. sudore! Infatti dopo averlo spruzzato, mi sono reso conto, in treno, di puzzare come se avessi portato un pastrano tutto il giorno nel deserto del Gobi. Ho emanato per tutto il viaggio, con il vagone pieno per metà, un olezzo simile a quello avvertibile in una pescheria di Songkla dopo dieci giorni di mare mostruosamente agitato. Le persone accanto a me hanno fatto dei selfie pensando che fossi Franchino di fantozziana memoria. A disagio come un papeetiano sul San Gottardo ho atteso con trepidazione l’arrivo in stazione quasi come la Bella Etruriana smania per una ripresa tv, maledicendo quella bomboletta più adatta al carnevale che a deodorare ed infilandomi con spasmodica voluttà dentro un centro commerciale aperto per acquistarne una ortodossa, mi sono finalmente sparato il prodotto, meglio di una peripatetica del porto antico genovese.
Lettera aperta
Onorevole Fiano,
avrei preferito che passasse l’emendamento che vietava ad un condannato di divenire capo di una forza politica, piuttosto che vietare busti, frasi e saluti fascisti, legge da lei concepita più per facciata, ogni tanto una verniciatina di rosso non stona visto che di rosso all’interno del suo partito oramai ci sono solo le facce che si vergognano per un discorso della Bella Etruriana o per l’ennesimo errore di “ControlC Madia”
Vietare a chi sappiamo noi di esporsi supportato dalle sue tv, per ritornare a scassarci gli zebedei con il solito obbiettivo più che ventennale, farsi gli affararacci propri e della sua famiglia, non dovrebbe essere equiparato ad un abnorme svilimento democratico, tipico dei regimi illiberali? Pertanto on Fiano, non rigurgito, l’assicuro, se qualcuno espone un busto del duce. Ho invece i conati nel ritrovarmi tra i coglioni, scusi il francesismo, un pregiudicato fondante il partito assieme ad un attuale detenuto per concorso esterno mafioso. Questa è l’apoteosi storica, preludio di una dittatura tecno-rapto-finanziaria.
Senza stima
Una lettera e tanta vergogna
Pubblico con commozione e piena solidarietà la lettera di Elena e Maria Chiara Paolini, due sorelle disabili di Senigallia, indirizzata al Governo italiano. Diffondetela perché racconta della battaglia quotidiana di tanti nostri fratelli e sorelle, impegnate a superare le invereconde barriere, non solo architettoniche, generate dal pressappochismo, dal taglio dei fondi a loro destinati in una società civile e, soprattutto dall’indifferenza di noi satolli.
Forza, forza, forza Elena e Maria Chiara!
Caro Presidente del Consiglio e cari Ministri,
Come butta?
Siamo due sorelle, Elena (quella con la maglia bianca) e Maria Chiara (quella con la maglia gialla).
Siamo disabili. Più precisamente, da sole, non riusciamo a fare quelle cose che la gente di solito fa se vuole restare viva. Quindi mangiamo, ci laviamo, puliamo casa e abbiamo una vita sociale innanzitutto grazie a delle assistenti personali.
Le nostre assistenti agiscono al posto delle nostre gambe e braccia, e questo ci permette di "fare cose vedere gente" e in generale vivere come c***o ci pare.
Le paghiamo grazie a due cose: i fondi ridicoli che lo Stato ci dà e gli enormi sforzi economici della nostra famiglia.
Ma questi soldi finiranno presto, e allora dovremo limitare seriamente la nostra vita, e indipendenza, e felicità. La nostra libertà ha una data di scadenza.
È molto semplice. Senza assistenti, non potremo più uscire liberamente. Magari perché non avremo qualcuno che guidi la nostra macchina per andare dagli amici. O magari non potremo fare la doccia quando vogliamo. O non avremo nessuno che cucini al posto nostro.
Farsi un toast, arrivare a uno scaffale alto, scostare le coperte e scendere dal letto, fare la doccia, mettere il reggiseno, caricare il cellulare, depilarsi. Sono funzioni basilari, eppure c'è una categoria di cittadini che per soddisfarle deve tirare fuori i soldi e pagare, oppure rinunciare.
Sì, perché i contributi statali attuali, di entità diversa di regione in regione, sono niente più che un'elemosina, una presa per i fondelli neanche tanto sottile.
"Non c'è budget", e intanto una persona non esce di casa da un mese. "Hanno tagliato i fondi", e intanto qualcun altro non si può lavare da una settimana. "Non ci sono i soldi", e intanto un ragazzino non può uscire con gli amici.
Eppure paghiamo le tasse, e ci aspettiamo che ci tornino.
I fondi che ogni tanto vi vantate di stanziare per i disabili in realtà vengono destinati in gran parte alle case di cura, perché dietro alla case di cura - diciamolo ad alta voce - ci sono lucrosi interessi.
È lì che va chi non ha parenti, partner o amici che possano lasciare il loro lavoro per assisterlo. Ma cosa succede in una struttura residenziale per disabili?
Immaginate di non poter uscire, non poter vivere con chi vi pare, non poter compiere scelte e non avere libertà di movimento. Che tutto questo sia legale, solo perché sei disabile. Che tutto questo sia sconosciuto e sotterraneo, perché i reporter là dentro non ci arrivano.
Siamo assolutamente pronte – e con noi tanti altri – a lottare fino a che sarà necessario contro una vita di costrizioni e di rinunce.
Lo Stato ha il dovere di intervenire: proteggere le persone più vulnerabili e oppresse è proprio la sua funzione primaria. Andate a ripassarvi la Costituzione la Carta dei diritti ONU del 2009, e le leggi specifiche. Poi applicatele.
È imbarazzante, sembrate un bambino che non ascolta la maestra e poi si fa male o sporca dappertutto, e piange. Adesso però non frignate, potete ancora pulire questo gran casino.
Abbiamo bisogno di assistenza ora, per vivere le nostre vite adesso. Al momento ce la caviamo alla meno peggio e perdiamo opportunità, facendo con quel che c'è e rimanendo schiacciati: molti di noi stanno in pratica morendo, sprecando la vita.
Spesso non possiamo neanche fare una cosa normale come cercare lavoro, perché semplicemente non possiamo permetterci una persona che ci vesta tutte le mattine, e lo spiegate voi al mio capo che non dispongo pienamente del mio tempo?
Diciamo chiara una cosa. La tragedia non è il non essere autosufficienti: la tragedia è vivere in un paese che pensa di essere ancora nel Medioevo.
Siamo qui per assicurarvi questo, semmai ce ne fosse bisogno: non siamo passivi oggetti di cura da rabbonire e lisciare con promesse di cartapesta o briciole di diritti. Abbiamo una lunga lista di ambizioni e aspirazioni, e nessuna intenzione di lasciar perdere.
Siamo stanchi di sacrifici, fondi insufficienti e in ritardo, continue attese, contentini temporanei e rimbalzi di responsabilità. La clessidra della nostra sopportazione sta finendo, e siamo pronti a scendere in piazza se non vediamo risposte concrete.
Vogliamo che venga dato a ciascuno secondo il proprio bisogno di assistenza. Sappiamo che quando volete vi muovete veloci, quindi aspettiamo azioni, e in fretta. Siamo qui, e non ce ne andiamo.
Maria Chiara e Elena
Fine vicina
E dove lo vogliamo riporre questo candidato per Forza Italia alle elezioni regionali sicule, Antonello Rizza, sindaco di Priolo, che vanta ben 22 (si avete letto bene: ventidue) capi d’imputazione, che vanno dalla corruzione alla concussione, passando per tentata violenza privata, associazione a delinquere, falso, truffa, intralcio alla giustizia, tentata estorsione, abuso d’ufficio, turbata libertà di scelta del contraente?
Già! Oltre che nel Guinness come si può commentare tale macabra candidatura? D’accordo che si presenta per il partito del Boss pregiudicato, pronto alle nozze con il nipote Bomba per il partito della Nazione. Ma un briciolo di decoro, una parvenza di dignità, no? Stanno spegnendo l’esile fiammella della speranza in un futuro migliore, stanno affossando la democrazia. E questo Rizza ne è la prova.
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