domenica 24 settembre 2017

Universalità


Ansa
Trovata nuova legge universale: “quando pieghi le lenzuola matrimoniali mai, in nessun caso, troverai i lembi ordinati e il giusto verso, ma dovrai cambiarne o solo il verso o anche i lati per la ortodossa piegatura”
Si prevede il Nobel per questa scoperta basilare per l’umanità.

sabato 23 settembre 2017

Affioranti


Stanno affiorando alcuni tic che mi preoccupano leggermente: ad esempio prendo delle pastiglie quotidianamente, in numero pari e se per caso ne perdo una, scompigliando la parità, mi innervosisco, soffrendo per il dispari che vedo nel raccoglitore d'alluminio con diciotto pastiglie in fila per due. 
Cerco di non pensarci ma il fatto mi scatena la voglia, l'ho fatto solo una volta, di buttarne via una per riconquistare la parità. 
Non è un bel segnale. No, decisamente no! Però per fortuna me ne accorgo e combatto l'insensatezza della situazione.
Altro esempio: sono umido-fobico, nel senso che ogni qualvolta genero un rifiuto alimentare, mi scattano dentro delle sirene come quelle del sottomarino, che mi fanno ansimare circa il loro smaltimento perché, ecco il nocciolo, ho il terrore di attirare animali, vedasi topi, con l'odore dei rifiuti.
E allora li genero in sintonia con lo smaltimento, portandoli di sera sotto il portone, muovendomi tra i bidoncini marroni, con una circospezione simile a quella di Rambo nella foresta. 
Confesso che alcune volte, guardandomi attorno come se vivessi nel Bronx, ho estratto il sacchetto dal bidone per metterlo dentro ad uno dei miei condomini, riportando a casa il contenitore. Si, lo ammetto, perché il saperlo tutta la notte alla mercé di cani, roditori e pisciate varie, mi agita. 
Vado avanti? 
 In autobus ho l'ossessione di scontrare qualcuno, dandogli la sensazione di avere davanti un borseggiatore. Mi muovo a rallentatore, cercando di tenere in bella mostra entrambe le mani, assumendo posture curiose, tra cui spiccano quella tipica di uno che ha appena udito il "mani in alto" della polizia, oppure quella del sonnambulo,  o anche quella dell'imbronciato o del maniaco della sicurezza, aggrappandomi a più sostegni del mezzo pubblico. 
E sul treno? Siccome m'addormento con facilità cerco di nascondermi addosso soldi, cellulare, iPad e quant'altro divenendo un sonnacchioso bombolone. Se metto il cappotto nella rastrelliera sopra di me, ogni due minuti circa lo guardo con gli occhi e se il tic non scompare, lo indosso, sudando conseguentemente come un macaco. 
Al ristorante se metto la giacca appesa sullo schienale della sedia, soffro per tutto il pasto, perché desiderando l'appoggio benefico lo evito per non sgualcirla, uscendo alla fine della cena con un inizio dolorante di scoliosi. 
Lavatrice-fobia: controllo metodicamente il numero di mutande ancora disponibili e soffro allorché mi separo da delle camice di cui mi sono innamorato, con cui mi separo, riponendole nel cesto della biancheria sporca, con lo stesso dolore che provavano le fidanzate in stazione salutando gli amori partenti per il fronte. 
Della lavatrice soffro anche lo spettro che mi si allaghi la cucina, per cui ogni tanto controllo il pavimento allorché lo messa in funzione. 
Stendo con circospezione soprattutto nella terza fila dello stendino esterno al terrazzo, per cui mantengo il baricentro molto basso per la paura di cascare di sotto con una postura simile a quella di un nano che si sta cagando addosso. 
Capitolo sigarette: cerco di smettere ma invano. Devo necessariamente avere in casa un pacchetto di riserva, a volte anche due, per cui l'entrata ricorda molto una fumeria d'oppio turca. Stessa cosa dicasi per gli accendini che compro e immagazzino in casa in numero tale da soddisfare l'accensione a tutti gli spettatori  presenti ad un concerto della Pausini a San Siro. 
E in tasca? Sempre due, in quanto detesto dover chiedere d'accendere, scrutando facce alla ricerca di un tabagista. 
Soffro inoltre la presenza in tasca delle odiose monete da 1,2,5,10 centesimi di rame che m'infastidiscono al punto da aver desiderato a volte d'ingoiarle e quando la cassiera del market mi annuncia "sono 10 euro e 58 centesimi" la maledico sognando una fatwa che le impedisca di pronunciare i sottomultipli dell'euro. Arrivato a casa, li spargo come coriandoli, ritrovandoli successivamente in posti stranissimi, tipo dentro la lavatrice, dentro al gabinetto o in frigo. 

Ancora sugli indumenti: ho molti pantaloni sia estivi che invernali nell'armadio. Molti sono di una taglia oramai scomparsa ma non li butto via, sognando un giorno di rientrarvici. Altri indossabili rimangono intonsi senza uso e al cambio stagionale mi guardano come se fossi, e hanno ragione, un imbecille. 
E che dire dei maglioni? Un tempo nefasto ne compravo di spessissimi, adatti ad una missione invernale nelle Terra dei Fuochi. Poi, accortomi dei nefasti odori sparsi in aere, dovuti all'abbondante sudorazione, ho cambiato abitudine, passando all'opposto, acquistandone alcuni così sottili che si squarciano ogniqualvolta starnutisco. 
Capitolo mutande: ho una scorta di mutande tali da sopportare una mesata di diarrea senza tregua! Appena scendo sotto le dieci unità faccio un lavatrice anche se fuori cielo Noè con la sua arca pronto ad accogliere animali di ogni specie. 
E che dire delle maglie della pelle? Stravedevo per quelle a girocollo, ora le odio, spasimando per quelle a V. 
Ma il must delle ossessioni, questo terribile, è il seguente: la fobia di dover andar di corpo e non avere attorno un bagno!
Cerco di non pensarci, ma purtroppo a volte capita e, credetemi, soffro orrendamente in merito. Quando esco, se vado in un ristorante sono tranquillo, come a casa di amici ma.. fino ad un certo punto! 
Perché, e so che annuirete, un'altra paura è lasciare il bagno maleodorante, che detta così è appare come un controsenso, non avendo ancora conosciuto nessuno che defechi profumando di Chanel Nr 5 il gabinetto. 
E qui scattano le contromisure: faccio due esempi. Se sono in un bagno di un ristorante, ho il terrore che dopo di me ci sia qualcun altro ad aspettare il proprio turno. Per cui, la regola che mi sono imposto, che non ritengo normale, è che anche se devo corporalmente liberarmi, in termini temporali devo dare l'impressione all'aspettante di aver fatto solo una minzione. Tempi millesimati quindi! Entrata, sbragata fulminea, liberazione, tasto dello sciacquone premuto durante la fase liberatoria per evitare che rimanga a lungo nel gabinetto, liberando odore. Nella tempo in cui la vaschetta si riempie, ulteriore controllo che il tenue si sia svuotato, pulitura, rivestimento e apertura del lavabo, se presente. Uso di quantità di sapone profumante l'ambiente, ulteriore scarico di acqua per pulizia generale, fischiata tranquillizzante ed uscita, senza guardare negli occhi l'astante. 
Stessa cosa in casa di amici, con l'unico problema legato in genere alla mancanza delle chiavi sulla serratura per cui ne deriva che la defecatio sarà molto ansiosa per la paura che entri qualche bimbo o gli stessi padroni di casa, per cui ogniqualvolta devo andare in un bagno di amici lo annuncio con tono di voce pavarottiano sulle note dell'Aida, scatenando ilarità generale.  
E che dire del mio rapporto con gli animali? L'unica volta che non sono scappato da un cane, salutandolo amichevolmente, mi ha morsicato un polpaccio! Per cui non li amo molto. E quando li sento abbaiare davanti ad un bar o di sera portati da un poveraccio certamente maledicente il momento in cui ne decise l'acquisto, sono tentato di sparare un raudo per spaventarli al punto di trasformarne i latrati nei più acquietanti belati. 
Di mattino presto, colgo il momento solenne della loro defecazione con il padrone che si finge portatore di Parkinson; mi fermo osservando la successiva ripulitura delle feci, con tanto di estrazione di sacchettino e guanto, gustandomi l'imprecazione dello sventurato incazzato oltremodo con me che invece di stare ancora a letto, sono lì per rompergli le scatole! 

Mi fermo qui, direi che sia abbastanza!

Ora sicuramente capirete perché scrivo molto su questo blog! 

Liberatevi anche voi dai vostri tic, dalle ossessioni, dalle manie! 

venerdì 22 settembre 2017

Altro giro, stessa giostra!


Possibile che ad ogni nuovo giro ricaschiamo dentro alla solita giostra?
Riassumendo: cosa occorre per costruire armi senza che il popolino cominci, incazzato, a rifare quei discorsi alla Luna tipo "invece che armi sarebbe meglio combattere la fame?"

Semplicissimo: serve uno svitato, meglio se dittatore. 

Sia chiaro: non è che segretamente gli altri, i cosiddetti paesi civilizzati, incontrino il pazzo del momento pianificando con lui una scena teatrale atta a rendere effervescente il clima internazionale! No, non è così. 
Al pazzo basta inoculare sentimenti di vendetta, frutto di sbeffeggiamenti pubblici, dichiarazioni alla "cazzo e campana", far innervosire i paese limitrofi, creare marachelle mascherate da incidenti, deviare aiuti economici, combattere l'economia dello stato, afflosciare progetti, chiudere rubinetti etc.

Il pazzo, visto che è pazzo, automaticamente innalzerà il livello di sicurezza mondiale inducendo i commedianti ad intensificare le spese in armamenti, autentico sale del mondo cosiddetto civilizzato. 

Vogliamo brevemente ricordare il passato prima di occuparci del pazzo del momento?
Ricordate le fiale fasulle contenenti, a detta americana, gas e mostrate dal segretario di stato all'Onu, scatenanti la guerra in Iraq contro Saddam, il pazzo di quell'era, dal figlio screanzato Bush?

E le intimidazioni francesi a Gheddafi, il clima incandescente di quel tempo?

E che dire di quell'altro psicopatico di Osama Bin Laden, in tempi amico degli americani, la cui famiglia faceva affari petroliferi con i Bush?

Passiamo al matto del momento, il cicciobello coreano. 
Quello è un pericolo, un grave pericolo per tutti. E non lo voglio certamente difendere, non vedendo l'ora che crepi. 
Ma aizzare un pazzo è pericoloso come vederlo all'opera. Ma definirlo Rocket Man (uomo razzo) davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come ha fatto il Biondone con lo scoiattolo in testa, non è per caso un eclatante esempio di aizzamento in modo da portarlo a fare una sciagurata mossa?
E udire la Corea del Sud, il Giappone annunciare una riarmo immediato, non è forse la conferma di quanto detto poc'anzi?

Ogni periodo ha il suo pazzo da coltivare, facendolo incazzare, con lo scopo basilare di giustificare spese pazze, miliardi di dollari, in armi sempre più tecnologiche. La speranza di lor signori è di intraprendere un conflitto di qualche anno che irrori salvadanai di multinazionali le quali, finanziando campagne elettorali faraoniche, pretendono ed esigono proprio quello. 

Guardate questa foto:


  
La sonda Cassini prima di distruggersi ha inviato questa meravigliosa immagine di Saturno. In basso sulla destra c'è una piccola freccia che indica un puntino, un insignificante puntino: siamo noi, quella è la Terra. 
Da questa vista capiamo la nostra insignificante nullità, pregna però d'incertezze, di problematiche senza domani, tendenti all'autodistruzione.

Esistesse una mappa dell'universo in mano ad altre civiltà, sopra a quel puntino vi sarebbe sicuramente una nota del tipo:"lasciate stare quel pianeta. E' abitato da pazzi scatenati, che lasciano morire di fame tanti di loro e che molto presto si auto-elimineranno"
Ne sono quasi certo, purtroppo.  

Buon autunno!



D'altronde l'autunno non è mai stata una stagione allegra...

"Quel tempo dell'anno tu puoi in me vedere, 
quando gialle foglie, o nessuna, o poche, pendono
da quei rami  che tremano contro il freddo,  
nudi cori in rovina, dove dolci poc’anzi cantavano gli  uccelli.     
In me tu vedi il crepuscolo di un giorno,        
quale dopo il tramonto impallidisce a occidente, 
e che ben presto si porta via la nera notte,      
secondo volto della morte che tutto sigilla nel riposo. 
In me tu vedi il baluginare di un fuoco,      
che sulle ceneri della sua giovinezza giace      
come sul letto di morte su cui deve spirare,      
consumato da ciò di cui si era nutrito.        
Questo tu percepisci, che fa il tuo amore più forte,  

così da amare appieno chi dovrai presto lasciare."

(W.Shakespeare - Sonetto 73)

Riflessioni


Se così stanno le cose, se cioè uno sconfitto ad un referendum costituzionale spergiurante che in caso di tracollo, come poi è avvenuto, avrebbe abbandonato la politica, un ex imperatore regnante nel Ventennio del Puttanesimo e a capo di un partito, spiace chiamarlo così, in odore di mafia visto che uno dei suoi fondatori è attualmente in carcere a Parma per appunto associazione esterna di stampo mafioso, se a questi due aggiungiamo un mistero della natura tanto mellifluo, inconsistente, sconsiderato è il suo far politica, uno che quando fu ministro degli Interni, si purtroppo è vero, fece lo gnorri nel rapimento di una mamma kazaka e della sua figliola, prelevate e consegnate nelle mani di un dittatore acerrimo nemico del marito di lei, se a questi tre aggiungiamo un inconsistente e altamente pericoloso personaggio dedito esclusivamente ad acchiappare consensi sproloquiando su razzismo, armi, secessione, razze e altre cazzate gratuite, ebbene: se questi quattro esempi eclatanti di cosa sia realmente la politica in Italia si sono accordati ed hanno concepito una nuova legge elettorale che in qualunque altro ambito, compreso mosca cieca e rubamazzetto, richiederebbe un accordo il più possibilmente condiviso, visto che, da quando mondo è mondo, le regole del gioco dovrebbero essere concepite e rispettate da tutti, non qui, in questo povero e martirizzato paese dove la tecno-rapto-crazia da sempre al potere teme soprattuto un movimento infilzato ogni giorno come fosse una balenottera da decine di giornali e media proni al servilismo imperante, focalizzanti ed ingigantenti vicende e minimi sbagli al fine di screditarne le fondamenta, mentre intorno nella realtà vera continuano ad arrestare anche sindaci piddini, forzisti e appartenenti anche al minuscolo ma basilare partito dell'attuale ministro degli esteri, un coacervo di affarismo sfrenato senza limiti né misure, se tutto ciò si sta realizzando allora vuol dire che la partita è persa già fin d'ora e che i soliti continueranno a regnare, senza discontinuità, senza porsi nessun problema se non quelli di lor signori.

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