venerdì 17 giugno 2016

Articolo


A volte emergono pensieri violenti. Come le maledizioni a quelle facce di merda cravattate e cravattari.

venerdì 17/06/2016
La rabbia dei 200 mila derubati di 11 miliardi
LA STORIA DEL DENARO NON “BRUCIATO”, MA PASSATO IN ALTRE TASCHE

di Giorgio Meletti @giorgiomeletti

Ventennio - Gianni Zonin, padre e padrone della Banca popolare di Vicenza per vent’anni - Ansa
Normalmente nessuno si suicida per questioni di denaro. Ma nella storia della Banca popolare di Vicenza di normale non c’è proprio niente. Perciò la storia di Antonio Bedin, che si è dato la morte disperato per i perduti sghei, va spiegata. Come sono riusciti pezzi interi della classe dirigente veneta e nazionale – banchieri, manager, sedicenti imprenditori, politici corrotti o stupidi, vigilanti della Consob e della Banca d’Italia – a mettere in mezzo 200 mila soci della Popolare di Vicenza e della Veneto Banca e sfilare dalle loro tasche oltre 11 miliardi di euro? Attenzione: il denaro non si distrugge, i 6,2 miliardi di capitale pagati dai 120 mila soci della Vicenza e i 5 pagati dagli 80 mila soci di Veneto Banca esistono ancora ma hanno cambiato tasche. Questa è la storia di un furto gigantesco.

Sgombriamo il campo dalle mitologie sui suicidi. In Italia ogni anno si tolgono la vita circa 4 mila persone. È un cifra fissa, un pi greco insondabile, uguale ogni anno. Nessuna evidenza statistica correla i suicidi al denaro. Erano 4 mila prima della grande crisi iniziata nel 2008 e 4 mila sono rimasti. Se ogni anno si suicida un italiano ogni 20 mila, c’è da essere soddisfatti se in Veneto registriamo solo oggi il primo caso tra i 200 mila soci totali delle due popolari venete. Sarebbe disonesto attribuire un significato pubblico alla tragedia personale di Antonio Bedin, come a quella di Luigino D’Angelo che si tolse la vita sei mesi fa a Civitavecchia dopo aver perso i suoi risparmi con Banca Etruria. Ma neppure si possono ignorare due interrogativi drammatici che queste storie portano alla ribalta.

Prima domanda: chi, come e perché ha consentito che un operaio in pensione investisse 400 mila euro in azioni della Vicenza? Stiamo parlando di una banca non quotata in Borsa. Il che significa due cose. Si tratta di un titolo illiquido, come dicono gli espertoni per non farsi capire: tu compri le azioni e quando vuoi rivenderle non c’è un mercato, e devi andare alla banca che te le ha vendute a chiederle se, per favore, se le riprende. A Vicenza è successo che molti, quando hanno provato a scappare, non ci sono riusciti.

La magistratura ci dirà, speriamo presto perché sanno già nomi e cognomi, quanti non sono riusciti a rivendere le proprie azioni perché la banca accontentava prima gli amici. Il secondo difetto di una banca non quotata in Borsa è che ha obblighi di trasparenza minimi.

Ne consegue la seconda drammatica domanda. Come è possibile che nessuno abbia avvertito soci e risparmiatori della Popolare di Vicenza che la banca stava andando a gambe all’aria? Perché non è stata commissariata in tempo, prima del disastro? Dov’erano, che cosa facevano, a che cosa pensavano gli ispettori della Banca d’Italia? Il Fatto ha documentato che già nel 2001, quindici anni fa, la Banca d’Italia sollevò con il padre-padrone Gianni Zonin il problema della fissazione del prezzo delle azioni. Non essendoci un mercato regolato – dove il prezzo lo fanno domanda e offerta – era Zonin, insieme ai suoi sodali del Cda, a decidere quanto valeva un’azione della Vicenza. Il prezzo saliva di anno in anno, fino ai 62,5 euro pagati dal povero Bedin. Quindici anni di impetuosa crescita del prezzo decisa a tavolino e nessuno ha fiatato.

Fino al gran finale, l’assemblea dell’11 aprile 2015 in cui Zonin comunica ai soci che tutto va bene. La perdita di 759 milioni del 2014? “Scelte prudenziali”. Zonin era felice: “I risultati del primo trimestre segnano progressi di grande importanza e fanno presagire una chiusura 2015 all’insegna di buoni profitti”. Perché nessuna autorità pubblica ha fiatato? Sapevano tutto: era in corso l’ispezione della Bce, pochi giorni dopo l’assemblea hanno cacciato il direttore generale Samuele Sorato, ancora qualche settimana e hanno detto ai soci che c’era un buco da 1,5 miliardi da coprire con un aumento di capitale. E Zonin? Intoccabile? Peggio: il programma era di tenerlo lì per sfruttare il suo ascendente sui soci, li avrebbe convinti a scucire altri soldi. Poi è intervenuta la magistratura, e Zonin, offeso, si è dimesso. Dai 62,5 euro di un anno fa le azioni oggi valgono 10 centesimi. E nessuno fiata, come se questo immenso furto fosse solo un imprevedibile fenomeno meteorologico.

Dixit



giovedì 16 giugno 2016

Infervorato


Non mi ritengo invidioso, né sbavo davanti ad un macchinone. Considero, per fortuna, la ricchezza un valore aggiunto, fermo restando il convincimento che, essendo di origine virale, può provocare eccessi, a volte molto fastidiosi. In pratica a Porto Cervo ci andrei con lo stesso entusiasmo che avrei nel partire per EuroDisney, sicuro come sarei di trovare divertentissime comiche respiranti, i famigerati ricchi sontuosi della categoria "visibilation", quelli che vivono in una realtà diversificata, quelli che considerano "gli altri" una sottospecie, un acquario di sfigati ed inferiori, da usare secondo le necessità. 

Ho avuto la fortuna, o sfortuna, di vedere un servizio andato in onda due giorni fa a "Di martedì" il programma di Floris su La 7. Faceva il solito raffronto tra l'andare al mare della maggioranza degli umani, con quello della casta iper-agiata dei diversamente umani. Solite immagini: da una parte il pensionato che infila l'ombrellone nella spiaggia, accessoriato di giornali, lasagne e borsa frigo, dall'altra suite da 7000 euro a notte, piscine private ed "evve moscia" a gò gò, navi camuffate da yatch, tender per gli spostamenti del valore superiore al reddito di una famiglia normale. Fin qui tutto tranquillo. Nessun risentimento, nessuno sproloquio, molta pacatezza.
Improvvisamente, come un lampo, le immagini ci han portato dentro  la cucina di un grande ristorante, uno di quelli dove solo leggere il menu costa dai 10 ai 20 euro. E qui è scattata l'ira. Perché il penta-pluri-chef ha mostrato, con nonchalance, il piattino simbolo dell'imbarbarimento della razza umana, l'apoteosi dell'idiozia, il bignami di ogni nefandezza intellettuale compiuta ai danni dell'indifeso, il migliore generatore di vaffanculo in commercio, il sommario di quanto un insieme di becerismo, d'inettitudine, di insana visione del mondo trasformante in negletto anche chi, pur pregno vestito di firme altisonanti, resta un mendicante della peggior specie: due arachidi. Due semplici arachidi, tostate, ma tanto pacchiane e volgari da scatenare rabbia e dolore. Due arachidi ricoperte d'oro. Oro commestibile, che il babbeo di bianco vestito ha esaltato in una prolusione scatenante mix di turpiloqui molto sottili, quasi introvabili.
Sono fondamentalmente convinto che ognuno debba vivere la propria vita come meglio crede, non invadendo o culturalmente infastidendo però quella degli altri.
In effetti sbaglierò: ma istituire una task force mondiale che prelevi il cuoco e chi, infagottato da mignottona, dopo aver letto la carta, decide, in tonalità e nel francesismo simile a quello delle pubblicità dei profumi dove il gnocco o la gnocca di turno con aria stralunata (che fa venire in mente uno a cui abbiano portato via auto e vestiti in un paese ostile) pronuncia velocemente "jemepefarghepountrongrivèjemelassonGiogioAvmani", decida di ordinare due arachidi d'oro, per portarli in un isola segreta a coltivar carrube per il gorilla incazzato a cui dovranno riferire in tutto, sia la soluzione migliore.

Ah che sbadato! A momenti me lo dimenticavo: vaffanculo a voi e alle arachidi d'oro!


mercoledì 15 giugno 2016

Ahhhh...


Ma guarda guarda.... un caro amico che vive li, mi ha mandato questa foto che girava in Belgio prima della partita. Ma guarda... guarda. Cari belgi sapete dove dovreste mettervi questo manifesto assieme ai cavoletti? Mumble... Mumble...

 

Richiesta


C'è nessuno lassù? Amici extraterrestri vi prego! Veniteci ad aiutare! Stanno manutenzionando una piazza prima ancora di averla finita! Help!!!

 

Si?


Qualcuno ha visto per caso Montezemolo fare il turnista notturno alla croce rossa? O Malagò-gò-gò impegnato in qualche onlus? O Pierferdi Casini ( sì proprio lui! Parla ancora ed è sempre in missione, riuscendo ad essersi fatto nominare agli Esteri dal governo dei rottamatori, lui che era coccolato dal gobbo in coppola, da Forlani sbavante al processo mani pulite!) a far il turno in qualche casa di accoglienza?
No?
Quindi questi qui sopra continuano ad occuparsi dei propri porci comodi?
Allora le olimpiadi a Roma sono il futuro del malaffare! E non vanno assolutamente fatte!
Romani, non fatevi tirare per la "giacchetta'!

Fraintendimento


Da come è scritto l'articolo sembrerebbe esistere l'ufficio Pluvio, dove la pioggia verrebbe distribuita secondo uno scadenzario prestabilito e l'erogazione in eccesso di ieri, avrebbe scatenato l'ira dei cittadini. Quindi quando l'ufficio chiude per ferie, arriva la siccità?