Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 19 gennaio 2016
Dati irosi
Leggo:
62 persone nel mondo avrebbero accumulato una ricchezza pari a quella della metà della popolazione mondiale.
Dico: ma vaffanculo!
Possibile? Possibile che la diseguaglianza abbia creato un crepaccio di simili proporzioni?
Che tempo è questo?
Dei silenti? Dei coglioni? Dei rassegnati?
Come non capacitarsi che occorra un sparpaglio generale delle carte, una ridistribuzione equa delle risorse?
Se mettessimo dei giovani, ammesso che riuscissimo a staccarli dal loro cellulare, a giocare a Monopoli e uno di loro accumulasse la metà degli alberghi, delle case disponibili, gli altri come reagirebbero? Manderebbero tutto a monte, avendo il gioco perso identità, sapore e colore.
E sulla nostra Terra che avviene?
Nulla.
Rassegnazione. Bieca e triste rassegnazione. Mentre poche decine di orchi continua ad accumulare, sottraendo linfa agli altri.
Che razza di mentalità abbiamo lasciato che ci plasmassero coloro che fremono a mantenerci in questo liquido idiota e vaporoso ove media, mode e metteteci quello che cazzo vi pare, ci hanno riposto?
C'è un termine che descrive questa immersione imbelle: psittacismo.
Si, psittacismo ossia "la tendenza alla ripetizione e alla imitazione meccanica di ciò che fanno o dicono gli altri."
Pappagalli, perfetti pappagalli. Ecco cosa siamo!
Ci vestiamo come pochi imbecilli comandano, compriamo come idioti quello che subdolamente ci inducono ad accaparrarci, andiamo giubilanti in luoghi adibiti allo "spiumaggio", corriamo dietro a parole vuote, scarne, inabitate come fossero sirene.
Non capiamo, non vediamo, non interagiamo, non ci scambiamo più idee, pensieri, sensazioni, dubbi, progetti e quant'altro.
Amebe, amebe pregne di psittacismo.
Intorno a noi, pochi scaltri e dannosi alla salute umana, imperterriti continuano leggiadramente a riempire granai in paradisi fiscali, senza dignità, senza nulla che possa minimamente accostarsi ad una vita degna della socialità.
Foche con palle colorate, ninnoli e gomme cancellanti orizzonti di libertà, di consapevolezza, di coscienze lievi ed indomite.
Tutto questo dovrebbe cambiare! Non mediante una violenza belligerante come tanti vorrebbero, per lucrare oltremodo!
No!
Solo una gigantesca folata di vento buono, amico, ossigenante, mutante riti e mode, accendente pensatoi attualmente avvolti in ragnatele, spronante imbolsiti psittacisti, rigenerante corpi tronfi di modernismo dequalificante.
Un vento compagno di avventure.
Un soffio vitale.
Lo Spirito della Vita.
Caos
Vengono le crisi onnivore, vengono ansia, impotenza. Viene tutto addosso quando mancano certezze.
Notizie per sapere se vi siano miglioramenti per una persona per bene che sta lottando, magnificamente, nei meandri di "bastardi" sconosciuti, fino a lunedì scorso di proprietà di "altri" e conseguentemente lontani, non appartenenti alla tua cerchia ristretta di affetti, non ve ne sono.
Allora che fare?
Verrebbe voglia di gridare al fato, alla sorte bastarda.
Invece mi rifugio nella preghiera, assillante, molte volte asfittica, permeata da dubbi, domande, richieste, intercessioni fini a se stesse.
Chiudo la camera, m'affogo di qualunquismi, maledizioni alle iatture, capestri pendenti dalla camera.
Che fare?
Già, l'attesa. Sconfinata prateria ove tutto ritorna maleodorante, ove il domani non è certezza, ove quesiti irrisolti da millenni s'accomodano in poltrona, tronfi e sicuri dell'irresolutezza. Non se ne vanno manco quando imploro il Signore della Vita!
Che dire?
Come concertare ansie e terreni paludosi con la certezza dovuta alla storia personale pregna di cattoliche convinzioni?
Cerca la semplicità mi dicono!
La cerco, ma a fatica l'intravedo lontana, nei monti delle terre nere mai frequentate per presenza di adipe in coscienza.
Sapessimo detergerci i sentimenti, riportare il fulcro dell'alito vitale dentro le spesse coltri devianti, saremmo in grado di discernere, di godere dell'indissolubilità dei doni dello Spirito!
Sono umano più di tanti, fallace, inconcludente, sciatto, acquoso.
Leggo parole vitali, le assaporo, le ingurgito, le faccio mie. Scopro che dai monti, solo alzandosi, qualcosa di reale s'intravede tra i fumi di questo vivere malsano, artefatto, irriguardoso verso chi soffre, chi spasima per un nuovo respiro, chi arranca inconsapevole nel gelo generato dall'inettitudine malcelata dietro a conflitti, scontri, potere, avidità.
Signore illumina questo mondo, illumina questi cuori, illumina questo chiarore senza senso, generato dall'idea nefasta di noi poveri somari indaffarati nel nulla, spazzati dai rovai di dubbi eterni (cit. Guccini) ingarbugliati nel srotolar doni, incombenze, tendenze, scissioni, pianificazioni innaturali.
Insomma: l'umanità, l'umano, io t'imploro: porta la Luce, porta il Senno, porta l'Architrave, porta il cuore ad emozionarsi ancora, a sperare, a cercare bellezza e fibrillazione.
Porta l'Alba, il Chiarore, le striature del cielo che fan brillar pupille assonnate dall'ovvietà imperante.
Porta tutto questo vicino.
Palpabile.
E, possibilmente, secondo il tuo volere, fallo star bene.
Grazie.
Tanto per capire
martedì 19/01/2016
Pubblicità ingannevole
di Marco Travaglio
Il governo ha appena depenalizzato l’abuso della credulità popolare. Subito dopo, sentendosi al sicuro, il Pd ha lanciato su Repubblica.it una campagna pubblicitaria per il Sì al referendum costituzionale (che, fra l’altro, non è stato ancora fissato e non può essere richiesto dal governo né dal Pd, ma dalle opposizioni). Cioè ha prelevato un po’ di soldi pubblici incassati abusivamente (la legge Letta 2013 prevede “rimborsi” in cambio di bilanci certificati, ma i partiti si sono autocondonati per arraffarli anche senza) e li ha bonificati a un giornale amico per fare propaganda alla schiforma Boschi-Verdini. Per giunta l’autospot – dal comico titolo “Un’Italia più semplice e più forte” – è pieno di bugie e castronerie tipiche della pubblicità ingannevole. E andrebbe proibito dall’Antitrust.
1. “Fine del bicameralismo paritario”. Su questo, checché se ne dica, erano d’accordo tutti, anche i giuristi del No spacciati per “conservatori”. Ma la “riforma” mantiene il bicameralismo paritario per una serie di leggi, e in forme così farraginose da far dire a Gianluigi Pellegrino: “Si passa dal bicameralismo perfetto al bicameralismo confuso”.
2. “Iter legislativo semplificato”, “tempi certi e ridotti”, “meno decreti”. Tutto falso. Siccome il Senato continuerà a votare le leggi su alcune materie fondamentali (costituzionali, enti locali, trattati internazionali ecc.), non c’è alcuna certezza sui tempi e sui modi di approvazione, né tantomeno sul numero dei decreti. Oggi l’iter è unico e semplicissimo: le leggi devono passare uguali alla Camera e al Senato. La “riforma” prevede ben 12 diversi sistemi per approvarle. Ed essendo scritta in un idioma malcerto e incomprensibile, innescherà miriadi di conflitti di competenze fra le due Camere, e fra esse e gli enti territoriali. Un iter molto più complicato: altro che semplificazione.
3. “Il nuovo Senato sarà composto da 100 senatori (contro i 315 attuali), di cui 95 eletti e 5 nominati” dal Colle. I 95 senatori “eletti” non saranno affatto “eletti”, come confessa lo stesso Pd alla riga seguente: saranno “votati dai consiglieri regionali e provinciali tra i consiglieri stessi e 21 tra i sindaci”. Cioè nominati dalle Regioni, in barba all’art. 1 della Costituzione (“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”). Cade persino il comma-bufala, spacciato dalla sinistra Pd per un gran trionfo sul Senato elettivo, del “listino” per far scegliere dai cittadini i futuri consiglieri-senatori: non se ne parla più.
4. “I 100 senatori non avranno indennità”. Ma i senatori saranno sindaci e consiglieri regionali, con rispettive indennità, e non avranno quella aggiuntiva perché quello al Senato sarà un dopolavoro part time. Ma, siccome arriveranno a Roma da tutta Italia, avranno rimborsi per trasferte, vitto e alloggio, che si mangeranno parte del modesto risparmio ricavato dal taglio di 215 poltrone e 315 stipendi. La propaganda “anti-casta” è una truffa: il Senato costa oltre 500 milioni l’anno non tanto per gli stipendi e i servizi collegati (200 milioni), ma per la macchina di Palazzo Madama (300 milioni), che ora conterà meno ma continuerà a costare. Per abbattere davvero i costi del Parlamento fino a un quarto, bastava dimezzare il numero dei senatori e dei deputati (da 945 a 470) per mantenere un equilibrio fra i due rami; e dimezzare pure gli stipendi (ogni parlamentare costa oltre mezzo milione all’anno). O cancellare il Senato tout court, anziché mantenerlo con minori poteri e con spese ancora esorbitanti rispetto al suo peso (i 100 senatori non conteranno più nulla nelle votazioni in seduta comune per il capo dello Stato e i membri del Csm, che saranno esclusiva della Camera, cioè della mega-maggioranza del premier-padrone uscita dall’Italicum).
5. “Maggiore autonomia per le Regioni coi conti a posto, mentre in caso di grave dissesto finanziario Regioni ed enti locali potranno essere commissariati dallo Stato”. Già oggi lo Stato può intervenire contro gli enti falliti, senza toccare la Costituzione.
6. “Cnel e Provincie vengono definitivamente cancellati”. A parte il fatto che si scrive “Province”, queste non sono affatto abolite: è abolita la loro elettività. I 986 consiglieri e presidenti delle città metropolitane vengono nominati dai consigli comunali. Intanto gli oltre 20 mila dipendenti delle Province sono ancora in carico alla PA, senza sapere che fare, e nessuno si occupa più della manutenzione di scuole e strade provinciali.
7. “Le proposte di legge di iniziativa popolare dovranno essere presentate da 150.000 elettori”, poi una legge ordinaria garantirà “forme e tempi certi di discussione”. Ma l’ unica certezza è che oggi per una legge popolare bastano 50mila firme, mentre domani ne occorrerà il triplo. Una mazzata a una delle poche forme di democrazia diretta.
8. “Inserito nell’art. 97 della Costituzione l’obbligo di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’amministrazione”. Ma non c’era bisogno di alcuna riforma: quei principi sono già sanciti dall’art. 97 della Carta del 1948.
9. “Modificata la modalità di nomina dei giudici costituzionali: tre saranno eletti dalla Camera e due dal Senato”. Vero, ma c’è poco da esultare: con quale legittimazione 95 nominati part time dalle Regioni eleggeranno due giudici costituzionali?
10. “Eliminati i rimborsi pubblici ai gruppi regionali e stabilito un tetto agli stipendi di presidenti e consiglieri”. Giusto, ma la Costituzione non c’entra: basta una legge ordinaria. Questi magliari si vendono la fontana di Trevi come se fosse roba loro.
Pubblicità ingannevole
di Marco Travaglio
Il governo ha appena depenalizzato l’abuso della credulità popolare. Subito dopo, sentendosi al sicuro, il Pd ha lanciato su Repubblica.it una campagna pubblicitaria per il Sì al referendum costituzionale (che, fra l’altro, non è stato ancora fissato e non può essere richiesto dal governo né dal Pd, ma dalle opposizioni). Cioè ha prelevato un po’ di soldi pubblici incassati abusivamente (la legge Letta 2013 prevede “rimborsi” in cambio di bilanci certificati, ma i partiti si sono autocondonati per arraffarli anche senza) e li ha bonificati a un giornale amico per fare propaganda alla schiforma Boschi-Verdini. Per giunta l’autospot – dal comico titolo “Un’Italia più semplice e più forte” – è pieno di bugie e castronerie tipiche della pubblicità ingannevole. E andrebbe proibito dall’Antitrust.
1. “Fine del bicameralismo paritario”. Su questo, checché se ne dica, erano d’accordo tutti, anche i giuristi del No spacciati per “conservatori”. Ma la “riforma” mantiene il bicameralismo paritario per una serie di leggi, e in forme così farraginose da far dire a Gianluigi Pellegrino: “Si passa dal bicameralismo perfetto al bicameralismo confuso”.
2. “Iter legislativo semplificato”, “tempi certi e ridotti”, “meno decreti”. Tutto falso. Siccome il Senato continuerà a votare le leggi su alcune materie fondamentali (costituzionali, enti locali, trattati internazionali ecc.), non c’è alcuna certezza sui tempi e sui modi di approvazione, né tantomeno sul numero dei decreti. Oggi l’iter è unico e semplicissimo: le leggi devono passare uguali alla Camera e al Senato. La “riforma” prevede ben 12 diversi sistemi per approvarle. Ed essendo scritta in un idioma malcerto e incomprensibile, innescherà miriadi di conflitti di competenze fra le due Camere, e fra esse e gli enti territoriali. Un iter molto più complicato: altro che semplificazione.
3. “Il nuovo Senato sarà composto da 100 senatori (contro i 315 attuali), di cui 95 eletti e 5 nominati” dal Colle. I 95 senatori “eletti” non saranno affatto “eletti”, come confessa lo stesso Pd alla riga seguente: saranno “votati dai consiglieri regionali e provinciali tra i consiglieri stessi e 21 tra i sindaci”. Cioè nominati dalle Regioni, in barba all’art. 1 della Costituzione (“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”). Cade persino il comma-bufala, spacciato dalla sinistra Pd per un gran trionfo sul Senato elettivo, del “listino” per far scegliere dai cittadini i futuri consiglieri-senatori: non se ne parla più.
4. “I 100 senatori non avranno indennità”. Ma i senatori saranno sindaci e consiglieri regionali, con rispettive indennità, e non avranno quella aggiuntiva perché quello al Senato sarà un dopolavoro part time. Ma, siccome arriveranno a Roma da tutta Italia, avranno rimborsi per trasferte, vitto e alloggio, che si mangeranno parte del modesto risparmio ricavato dal taglio di 215 poltrone e 315 stipendi. La propaganda “anti-casta” è una truffa: il Senato costa oltre 500 milioni l’anno non tanto per gli stipendi e i servizi collegati (200 milioni), ma per la macchina di Palazzo Madama (300 milioni), che ora conterà meno ma continuerà a costare. Per abbattere davvero i costi del Parlamento fino a un quarto, bastava dimezzare il numero dei senatori e dei deputati (da 945 a 470) per mantenere un equilibrio fra i due rami; e dimezzare pure gli stipendi (ogni parlamentare costa oltre mezzo milione all’anno). O cancellare il Senato tout court, anziché mantenerlo con minori poteri e con spese ancora esorbitanti rispetto al suo peso (i 100 senatori non conteranno più nulla nelle votazioni in seduta comune per il capo dello Stato e i membri del Csm, che saranno esclusiva della Camera, cioè della mega-maggioranza del premier-padrone uscita dall’Italicum).
5. “Maggiore autonomia per le Regioni coi conti a posto, mentre in caso di grave dissesto finanziario Regioni ed enti locali potranno essere commissariati dallo Stato”. Già oggi lo Stato può intervenire contro gli enti falliti, senza toccare la Costituzione.
6. “Cnel e Provincie vengono definitivamente cancellati”. A parte il fatto che si scrive “Province”, queste non sono affatto abolite: è abolita la loro elettività. I 986 consiglieri e presidenti delle città metropolitane vengono nominati dai consigli comunali. Intanto gli oltre 20 mila dipendenti delle Province sono ancora in carico alla PA, senza sapere che fare, e nessuno si occupa più della manutenzione di scuole e strade provinciali.
7. “Le proposte di legge di iniziativa popolare dovranno essere presentate da 150.000 elettori”, poi una legge ordinaria garantirà “forme e tempi certi di discussione”. Ma l’ unica certezza è che oggi per una legge popolare bastano 50mila firme, mentre domani ne occorrerà il triplo. Una mazzata a una delle poche forme di democrazia diretta.
8. “Inserito nell’art. 97 della Costituzione l’obbligo di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’amministrazione”. Ma non c’era bisogno di alcuna riforma: quei principi sono già sanciti dall’art. 97 della Carta del 1948.
9. “Modificata la modalità di nomina dei giudici costituzionali: tre saranno eletti dalla Camera e due dal Senato”. Vero, ma c’è poco da esultare: con quale legittimazione 95 nominati part time dalle Regioni eleggeranno due giudici costituzionali?
10. “Eliminati i rimborsi pubblici ai gruppi regionali e stabilito un tetto agli stipendi di presidenti e consiglieri”. Giusto, ma la Costituzione non c’entra: basta una legge ordinaria. Questi magliari si vendono la fontana di Trevi come se fosse roba loro.
lunedì 18 gennaio 2016
Lettera aperta
Caro Blog,
da un po' di tempo di trascuro, non per noia ma perché la vicenda dell'Amico che sta lottando con un bastardo di virus o quel che è, mi sconquassa oltremodo.
Sento di sfuggita eventi e fatti che, facendomi incazzare, mi vorrebbero spronare a scrivere dentro i tuoi meandri, mio sfogatoio personale.
A volte mi trattengo, altre no.
Ricapitolando vedo con piacere che il governo centrale, con mossa intelligente ha ridotto le pene, trasformandole in sanzioni amministrative, di vari reati tra cui quello di guidare senza patente, inteso come non l'essersela dimenticata a casa ma proprio non averla. Gran colpo di genio questo! Così il figlio di paparino che preso dai fumi dell'alcool acchiappa la fuoriserie del papy, magari stendendo per strada qualcuno, non rischierebbe più di finire in cella, ma di pagare una salata multa, bruscolino per la famiglia!
Inoltre hanno depenalizzato anche gli atti osceni in luogo pubblico ed altri di natura finanziaria. Bel colpo! Complimenti ai "servei" governativi!
Ma c'è una notizia locale che m'importuna più di ogni altra: un lettore ha scritto al Secolo XIX evidenziando il tariffario che pretenderebbe il Primario di pediatria di La Spezia: 400 euro a visita!
D'accordo che le visite sono fatte in modalità intramoenia, ovverosia che una parte dell'onorario viene destinata alla struttura ospedaliera.
Ma ci rendiamo conto di quanto peso hanno in una famiglia normale 400 euro?? E parliamo nella fattispecie di bimbi! Quale genitore nel momento del bisogno non vorrebbe con ansia rivolgersi al cosiddetto luminare, privandosi del necessario per avere certezze e rassicurazioni in materia?
Come si fa a permettere tale vergogna?
Cosa fanno i dirigenti sanitari, perché non tentano di bloccare tale scippo?
400 euro per una visita di un bimbo che sta male! Non esiste una decenza, una morale, un dignitoso limite?
Sono esterrefatto, nauseato e vorrei continuare per ore su questa squallida vicenda.
Ritorno però, caro blog, nella serenità propria di questo momento delicato, per affrontarlo, per restare unito a tanti altri amici nella preghiera al fine di riportare l'Amico ai suoi cari, ai suoi affetti, ai suoi bimbi.
Che lo Spirito infonda pace e forza a tutti!
Dai Amico, continua a lottare!
Noi siamo qui.
domenica 17 gennaio 2016
Senza titolo
Quando Travaglio è così in forma, tutto il resto è noia!
domenica 17/01/2016
La mosca e i cavalli
di Marco Travaglio
Tre secoli fa Carlo Goldoni descrisse la “macchina del mondo nuovo” usata dagli imbonitori ambulanti in piazza, uno scatolone illuminato da candele accese con figure dipinte su lastre di vetro che la gente vedeva in movimento e s’illudeva di assistere a fatti accaduti a migliaia di km: “Una industriosa macchinetta / che mostra all’occhio maraviglie tante / ed in virtù degli ottici cristalli / anche le mosche fa parer cavalli”. Manco avesse visto la tv italiana nell’ultima settimana.
Notizia n.1: Pier Luigi Boschi, padre della ministra delle Riforme, incontrò più volte a Roma il faccendiere Flavio Carboni, più volte arrestato, condannato per bancarotta fraudolenta al processo Ambrosiano, imputato per associazione a delinquere, corruzione e associazione segreta (la P3), crocevia dei più torbidi passaggi della storia criminale italiana, quando doveva nominare il nuovo dg di Etruria di cui era vicepresidente, con la mediazione di un massone sardo, vicino di casa e amico di Tiziano Renzi, padre del premier. Notizia n.2: il finanziere Marco Carrai, vecchio amico e finanziatore di Renzi (a cui mise a disposizione gratuitamente un pied à terre a Firenze quando Matteo era sindaco, ricevendone diversi incarichi pubblici), sta per essere nominato dal premier a capo dell’Agenzia Sicurezza Informatica di Palazzo Chigi. Notizia n.3: la Dda di Napoli indaga per voto di scambio con la camorra l’eurodeputato Pd Nicola Caputo, candidato due anni fa sebbene già indagato per peculato e truffa sui rimborsi regionali. Notizia n.4: la Dda di Napoli ottiene l’arresto per corruzione del senatore Domenico De Siano, coordinatore di FI in Campania, che resta libero in attesa dell’eventuale ok del Senato. Notizia n.5: la Dda di Napoli indaga un consigliere M5S di Quarto (comune di 40 mila abitanti), Giovanni De Robbio, per voto di scambio con la camorra ed estorsione alla sindaca Rosa Capuozzo, che non ha denunciato il ricatto sul sottotetto abusivo del suocero.
Una sola di queste cinque notizie monopolizza giornali, agenzie, tg e talk show: l’ultima, cioè la meno importante. Che se ne parli, è comprensibile e giusto: è il primo scandalo di mafia sui 5Stelle. Che non si parli delle altre quattro è schifoso, perché dimostra dell’asservimento totale della presunta informazione al governo, anzi all’establishment. È partita la lunga campagna elettorale e chi comanda ha un’unica ossessione: distruggere i 5Stelle, trasformando le loro pagliuzze in travi.
E coprire le vergogne del Partito Unico della Nazione che sta soppiantando destra, centro e sinistra e marcia compatto verso l’ammucchiata delle politiche. Prova generale, le amministrative di primavera, dove i partiti schierano gente senza speranza per non disturbare i Candidati Unici della Nazione, inodori, incolori, insapori, buoni per tutti i gusti e le stagioni, al ballottaggio contro M5S: Fassino a Torino, Sala a Milano, Marchini a Roma e così via.
L’altra sera, a “Lingua Notte”, Maurizio Mannoni aveva un problema, il solito: le prime pagine del Fatto e di Libero sulla joint venture Boschi sr-Carboni. Infatti per tutto il programma il conduttore e l’attore Glauco Mauri hanno santificato il povero Renzi proditoriamente aggredito da Juncker il Terribile. Poi, sui titoli di coda, ecco il Fatto e Libero, ma solo per fare battute di spirito sulla veneranda età di Carboni e sulla curiosa coincidenza che ne parlassero due giornali così diversi (“eh eh, quando c’è di mezzo Renzi.…”). Quindi, per Mannoni, lo scandalo non sono i rapporti fra papà Boschi e il più malfamato faccendiere vivente, e nemmeno il silenzio di tutti i quotidiani tranne due: lo scandalo sono i due che hanno dato la notizia, disturbando il manovratore e il sonno di M’annoi.
Ieri su La Stampa, dopo decine di paginate sullo scandalo mondiale di Quarto, nemmeno una riga su Caputo, una breve su De Siano e zero tituli su Carboni&Boschi. Inteso come Pier Luigi. In compenso, una lunga agiografia di Maria Elena vergine e martire che “porterà l’Italia ad avere le unioni civili”. La lingua di Andrea Malaguti si posa su di lei con vellutata delicatezza: “avvocata di successo, discreta clarinettista, ex catechista” e soprattutto “cattolica tendenza Francesco”. Ma attenzione: “non una rivoluzionaria cattocomunista, al contrario, una cattolica liberale, gobettianamente parlando”. Ecco: un po’ Bergoglio e un po’ Gobetti (all’insaputa di entrambi). E con “un punto di riferimento fondamentale: la famiglia. Padre, madre, fratello e cognata, nonna, ma soprattutto nonno Gloriano”, il solo che non ha fatto in tempo a partecipare al naufragio di Etruria perchè è morto prima. Lei ha preso tutto da lui: “Tenace e bellissimo, occhi molto azzurri che le ha lasciato in eredità, profilo da Paul Newman”. Lei, a Laterina (Arezzo), “non è una: è tremilacinquecento”: tipico delle sante col dono dell’ubiquità. “Una macchina da guerra ossessionata dall’idea della meritocrazia”: è ministra perchè è brava, “è proprio per questo che sono qui”, altro che. “Una di quelle persone per cui il linguaggio non è un abbellimento, ma una qualità della visione”. E poi ha “una grande passione politica”: le unioni civili, per dire, le ha inventate lei: “una piccola rivoluzione copernicana”. Ecco: Francesco, Gobetti, Renzi, papà Pier Luigi, nonno Gloriano, e pure Copernico. Purtroppo l’Italia è ancora “troppo maschilista” per accettare “un premier donna”. Nell’attesa, la Santa “resiste. Incassa. Soffre”. Sui Carboni ardenti.
domenica 17/01/2016
La mosca e i cavalli
di Marco Travaglio
Tre secoli fa Carlo Goldoni descrisse la “macchina del mondo nuovo” usata dagli imbonitori ambulanti in piazza, uno scatolone illuminato da candele accese con figure dipinte su lastre di vetro che la gente vedeva in movimento e s’illudeva di assistere a fatti accaduti a migliaia di km: “Una industriosa macchinetta / che mostra all’occhio maraviglie tante / ed in virtù degli ottici cristalli / anche le mosche fa parer cavalli”. Manco avesse visto la tv italiana nell’ultima settimana.
Notizia n.1: Pier Luigi Boschi, padre della ministra delle Riforme, incontrò più volte a Roma il faccendiere Flavio Carboni, più volte arrestato, condannato per bancarotta fraudolenta al processo Ambrosiano, imputato per associazione a delinquere, corruzione e associazione segreta (la P3), crocevia dei più torbidi passaggi della storia criminale italiana, quando doveva nominare il nuovo dg di Etruria di cui era vicepresidente, con la mediazione di un massone sardo, vicino di casa e amico di Tiziano Renzi, padre del premier. Notizia n.2: il finanziere Marco Carrai, vecchio amico e finanziatore di Renzi (a cui mise a disposizione gratuitamente un pied à terre a Firenze quando Matteo era sindaco, ricevendone diversi incarichi pubblici), sta per essere nominato dal premier a capo dell’Agenzia Sicurezza Informatica di Palazzo Chigi. Notizia n.3: la Dda di Napoli indaga per voto di scambio con la camorra l’eurodeputato Pd Nicola Caputo, candidato due anni fa sebbene già indagato per peculato e truffa sui rimborsi regionali. Notizia n.4: la Dda di Napoli ottiene l’arresto per corruzione del senatore Domenico De Siano, coordinatore di FI in Campania, che resta libero in attesa dell’eventuale ok del Senato. Notizia n.5: la Dda di Napoli indaga un consigliere M5S di Quarto (comune di 40 mila abitanti), Giovanni De Robbio, per voto di scambio con la camorra ed estorsione alla sindaca Rosa Capuozzo, che non ha denunciato il ricatto sul sottotetto abusivo del suocero.
Una sola di queste cinque notizie monopolizza giornali, agenzie, tg e talk show: l’ultima, cioè la meno importante. Che se ne parli, è comprensibile e giusto: è il primo scandalo di mafia sui 5Stelle. Che non si parli delle altre quattro è schifoso, perché dimostra dell’asservimento totale della presunta informazione al governo, anzi all’establishment. È partita la lunga campagna elettorale e chi comanda ha un’unica ossessione: distruggere i 5Stelle, trasformando le loro pagliuzze in travi.
E coprire le vergogne del Partito Unico della Nazione che sta soppiantando destra, centro e sinistra e marcia compatto verso l’ammucchiata delle politiche. Prova generale, le amministrative di primavera, dove i partiti schierano gente senza speranza per non disturbare i Candidati Unici della Nazione, inodori, incolori, insapori, buoni per tutti i gusti e le stagioni, al ballottaggio contro M5S: Fassino a Torino, Sala a Milano, Marchini a Roma e così via.
L’altra sera, a “Lingua Notte”, Maurizio Mannoni aveva un problema, il solito: le prime pagine del Fatto e di Libero sulla joint venture Boschi sr-Carboni. Infatti per tutto il programma il conduttore e l’attore Glauco Mauri hanno santificato il povero Renzi proditoriamente aggredito da Juncker il Terribile. Poi, sui titoli di coda, ecco il Fatto e Libero, ma solo per fare battute di spirito sulla veneranda età di Carboni e sulla curiosa coincidenza che ne parlassero due giornali così diversi (“eh eh, quando c’è di mezzo Renzi.…”). Quindi, per Mannoni, lo scandalo non sono i rapporti fra papà Boschi e il più malfamato faccendiere vivente, e nemmeno il silenzio di tutti i quotidiani tranne due: lo scandalo sono i due che hanno dato la notizia, disturbando il manovratore e il sonno di M’annoi.
Ieri su La Stampa, dopo decine di paginate sullo scandalo mondiale di Quarto, nemmeno una riga su Caputo, una breve su De Siano e zero tituli su Carboni&Boschi. Inteso come Pier Luigi. In compenso, una lunga agiografia di Maria Elena vergine e martire che “porterà l’Italia ad avere le unioni civili”. La lingua di Andrea Malaguti si posa su di lei con vellutata delicatezza: “avvocata di successo, discreta clarinettista, ex catechista” e soprattutto “cattolica tendenza Francesco”. Ma attenzione: “non una rivoluzionaria cattocomunista, al contrario, una cattolica liberale, gobettianamente parlando”. Ecco: un po’ Bergoglio e un po’ Gobetti (all’insaputa di entrambi). E con “un punto di riferimento fondamentale: la famiglia. Padre, madre, fratello e cognata, nonna, ma soprattutto nonno Gloriano”, il solo che non ha fatto in tempo a partecipare al naufragio di Etruria perchè è morto prima. Lei ha preso tutto da lui: “Tenace e bellissimo, occhi molto azzurri che le ha lasciato in eredità, profilo da Paul Newman”. Lei, a Laterina (Arezzo), “non è una: è tremilacinquecento”: tipico delle sante col dono dell’ubiquità. “Una macchina da guerra ossessionata dall’idea della meritocrazia”: è ministra perchè è brava, “è proprio per questo che sono qui”, altro che. “Una di quelle persone per cui il linguaggio non è un abbellimento, ma una qualità della visione”. E poi ha “una grande passione politica”: le unioni civili, per dire, le ha inventate lei: “una piccola rivoluzione copernicana”. Ecco: Francesco, Gobetti, Renzi, papà Pier Luigi, nonno Gloriano, e pure Copernico. Purtroppo l’Italia è ancora “troppo maschilista” per accettare “un premier donna”. Nell’attesa, la Santa “resiste. Incassa. Soffre”. Sui Carboni ardenti.
giovedì 14 gennaio 2016
Non dovrei, ma m'incazzo!
Non sarebbe il momento di scrivere, altro bolle in pentola. Un amico sta lottando in rianimazione, parrebbe in fase di miglioramento.
Ma purtroppo laide notizie fan sì che la pressione salga sino a ricercare una valvola di sfogo, una decompressione via blog.
Prendete ciò che Martina Levato, la tr... calma; la ragazza che in concerto con quel co... ricalma; con il suo fidanzato hanno sfigurato orribilmente due ragazzi, uno ex di quella tr... ragazza e l'altro che ha avuto la colpa di assomigliare fisicamente quasi alla perfezione, ad un altro ex di quella tr... ragazza!
Ebbene, dopo che si è ricuccata altri 16 anni che si sommeranno ai precedenti 14, questa povera ancella dei giorni nostri che ha detto piangendo?
"16 anni a me e 9 a Magnani proprio non li capisco. Questa volta si sono accaniti."
Ed il suo avvocato, tal Alessandra Guarini?
"Questa condanna è profondamente ingiusta."
Verrebbe da dire tante cose infarcite di parolacce scurrili, forse anche troppe. Dopo aver letteralmente rovinato due vite, che stanno soffrendo pene dell'inferno nella loro fisicità minata, nei loro tratti somatici stravolti, nelle loro interminabili operazioni chirurgiche, nei loro cambiamenti repentini di vita, di perdita di traguardi, speranze, obiettivi, questa "signora" trova pure il coraggio di lamentarsi, d'invocare una giusta pena, di segnalare soprusi! Ed il suo avvocato dietro per evidenziare una presunta ingiustizia che a noi allocchi parrebbe in un certo senso esistere, ma all'opposto!
Trent'anni diverranno si e no 20. Poi sconti ed affini porteranno il tutto a 15, forse meno. Poi i permessi. Poi la semilibertà.
Insomma: tempo insufficiente per comprendere appieno il male compiuto, le atrocità commesse.
La manifesta inumanità.
mercoledì 13 gennaio 2016
Dai che oggi è mercoledi!
A parte lo strafalcione sull'età, il Secolo oggi parla di te, indomito guerriero! Continuiamo anche oggi a combattere la "bastarda" che è entrata e che sbatterai fuori a calci per il culo!
Grande Amico, siamo tutti qui attorno ammirandoti, al solito, per la determinazione, la forza, la fede.
Oggi è mercoledì, altra battaglia. Non mollare! Noi siamo tutti qui, certi di aver bussato, sicuri che ci sarà aperto!
E tu lo sai.
Grande Amico, siamo tutti qui attorno ammirandoti, al solito, per la determinazione, la forza, la fede.
Oggi è mercoledì, altra battaglia. Non mollare! Noi siamo tutti qui, certi di aver bussato, sicuri che ci sarà aperto!
E tu lo sai.
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