lunedì 3 agosto 2015

Trasparenza




Un sorriso a volte dice davvero tutto. Dal sorriso si comprende addirittura come ruotano ed interagiscono i neuroni, la loro percentuale rispetto alle ochette.

E gli occhi? 
Li avesse storti alla James Finlayson magari ci proporrebbe pure di cercare il sano carbone forando in via del Prione all'altezza di Biso!

Ieri


Ieri, ore 10:25 di 35 anni fa. 

Una bomba fascista uccideva nel cuore dell'allora città simbolo di una sinistra operosa, sana e vitale, Bologna.
Strage fascista diretta da questi cazzo di servizi segreti perennemente deviati.

Sui binari, morti che pietosamente ricordiamo ogni anno per non dimenticarne il sacrificio.


Restano nere marionette guidate da mani oscure come i motivi di quel becero gesto. 
Non conosceremo la verità, almeno sino a quando la pulizia all'interno dei meandri istituzionali non sarà terminata. 
Quindi mai.

domenica 2 agosto 2015

Fantastica storia futura

"Il Creolo affondava nel fango mentre scendeva sulla strada che porta ad Anzio. Dietro di lui in ordine sparso tutti i capi brigata impartivano ordini chiari e precisi. La gente ferma sull'uscio partecipava con selfie ed applausi all'accerchiamento finale oramai prossimo. Quando scese la sera il Capitano, appreso che la disoccupazione giovanile aveva superato il 50%, impartì chiaro il messaggio da lustri atteso:"Avanti Italiani!"

Scesero dai colli le brigate dai nomi soavi, "Lince-Passiflora- Eucalipto-Roboante-Mantegata!" Entrarono in Roma senza trovare resistenza ed il reparto prescelto iniziò a recuperar gentaglia in fuga dai nomi miserrimi che, spaventati, cercavano riparo dall'ira del popolo; alcuni di questi arrivarono a plaudire l'iniziativa, a mascherare il terrore in solidarietà agli insorti nel tentativo miserevole di sfuggire la giusta reclusione.

Reparti retti da valorosi ed integerrimi eroi stazionavano davanti ai Palazzi del potere, senza mostrar armi né cappi risolutori, attendendo la resa incondizionata dei ribaldi sperperatori il bene pubblico, incivili esseri annidatisi dentro i meandri dello Stato oramai decaduto. Uscirono a mani alzate da uffici fogna ove, nascosti, per anni avevano sollazzato alle spalle del popolo, dietro sigle senza decoro, sedie maleodoranti ove la palla rimbalzava alimentata da codicilli, norme, disposizioni erette ad arte per scarnificare il Bene Comune.

Vennero portati via su pullman, un pullular di mezzi, visto l'imbarazzante quantità di briganti. La folla s'abbracciava festante, i bimbi gridavano mentre anziani ritoccati ed abbronzati, cercavano aiuto e solidarietà tra gli stessi; alcuni, senza ritegno, non cessavano di promettere sgravi e benessere, in egual modo dei diabolici decenni addietro.

Le signore abituate a pranzi regali, a circoli viziosi, alle feste a tema di qualche boiardo nero e rancoroso, frinivano lacrimando mascara e ciglia distaccate, attorcigliandosi al petto spregevoli monili frutto d'angherie, misfatti secolari indecorosi agli occhi della retta via.

S'avvertì olezzo di bramosia spezzata, di canaglie onnivore rese inermi dalla fragranza del profumo di libertà che l'avanzata del moto rivoluzionario spargeva in aere come il fornaio il profumo del pane appena fatto, caldo ma già buono, intrigante, stuzzicante.

Venne il momento tanto atteso, quando il Capitano "Vetta d'Aquila" ricevette la resa dei molesti artefici l'affondamento miserevole della nozione stessa di democrazia. Si consegnarono a lui pezzenti d'ogni dove, donne un tempo sugli altari della fabbrica disuguaglianze, indecorose ripetenti carmi presidenziali fini a sé stessi, senza arte né parte. Lacrimavano le poverette non tanto per il torto subito, quanto per il finale della storia che sognavano fiaba.

Ed arrivò, nel silenzio generale, l'epilogo atteso da lustri: si arrese Lui, l'Accentratore Imbelle, il Pifferaio Stonato, il Menestrello Ebbro, il Giocoliere di Sondaggi, la Parusia Effimera, l'Inconsistenza Umana, la Valanga Eterna.

In camicia bianca, come da canone preconfezionato, pallido in volto ed in cuore, ascoltò le accuse lettegli dal Creolo senza proferir commento o smorfia di sorriso. Una volta terminata la lettura fu inviato a sedersi nell'auto fiammante che come un meraviglioso camion di rifiuti lo portò via dagli sguardi umidi di felicità per una nuova speranza nel futuro costellata da somma volontà di ritornare in seno alla Democrazia, tanto vituperata e sbeffeggiata in quegli ultimi trent'anni di storia indecorosa e ripugnante."

Da "I racconti fantastici di storia futura" di R. Mascetti

venerdì 31 luglio 2015

Sempre Patto è!




Da quell'infausto giorno dove, mascherato da facciata di democrazia (disse Sbruffy che lui ascoltava tutti e soprattutto la forza politica tra le più importanti quale era Forza Italia e che non era colpa sua se il partito continuava a riconoscere nel Condannato il suo principale rappresentante) si misero d'accordo, varie furono le ipotesi facenti parti l'accordo.
Tra le tante una sicuramente fu il cardine: continuare nell'indebolimento della tv nazionale, la RAI per far mietere successi e grana alla televisione di proprietà, Mediaset.
Da quando salì le scale, come la foto testimonia, il Pregiudicato non aveva nient'altro in mente, visto che del paese a lui importa, ed è importato nel ventennio, meno che alla Boschi della democrazia, che delle sue proprietà. Il suo unico scopo era il solito, fagocitante ed eterno: l'aumento del suo patrimonio. 

Ed ecco perché, sempre secondo i canoni della Piddina Commedia il Grullo ha prima finto di voler cambiare il regolamento che dirige il comando della televisione di Stato e, in un secondo momento, ha mantenuto quello che imperversa sulla nostra democrazia, come un vampiro attorno al camion dell'Avis: la legge Gasparri. 
Già il nome spiega alla perfezione il contenuto, l'orientamento, la relativa disfatta democratica. 
Gasparri. 
Gasparri che legifera è come un orso che all'uncinetto tenta di fare un centrino in pizzo. 
Questa legge, votata da coloro che hanno creduto a Ruby nipote di Mubarak, atrofizza ogni velleità di competizione, di avanguardia tecnologica, di corretta informazione, spina dorsale per un paese democratico, quale il nostro non è.
Felice il nano per questa scelta già pianificata, felice lo sbruffone per il servigio reso che gli ritorna in potere e via aperta verso la trasformazione del nostro paese in regime.

E' proprio il caso di dirlo: 
RAI, ti fanno... 


!!!

In barca



Lettera Aperta



ll.mo Maestro Moretti, 
senza scomodare altri aggettivi, la sua maestria nella regia è cosa nota. Ella è stato un punto di riferimento per molto tempo di tutta quella gioventù che si riteneva rivoluzionaria, speranzosa di un cambiamento mai avvenuto.

I suoi film hanno segnato, in parte, un rinnovamento culturale successivamente dispersosi in liti, intrighi e quant'altro di rovinoso gettante alle ortiche idee di libertà e di rinnovamento sociale. 

Ella però è ricordato anche per il movimento di protesta dei Girotondi, contro la dittatura berlusconiana che ha contribuito definitivamente alla dispersione di ogni velleità culturale di buoni principi, affossando il paese.
Ricordo il movimento molto solerte, espressione di quella buona Italia che in questi giorni parrebbe aver inforcato cuffie musicali e bende tipiche delle esecuzioni, per non vedere né udire tutto quello che esce dalla bocca di questo novello artefice di un berlusconismo rinnovato e molto più infimo e potente del precedente.

Mi domando Maestro: visto la similitudine, il decisionismo esasperato, la concretizzazione di leggi e decreti che se fossero state fatte solo in parte, diciamo un 10%, dal Puttaniere Condannato vi avrebbe scatenato in un enorme Girotondo alla velocità di un Girmi Super Extra Lusso, perché siete immoti come statue di sale?  

Perché Maestro?

Perché Ella è muto più del servo di Zorro?

Forse perché impegnato a produrre un ennesimo strappalacrime, tipo la Stanza del Figlio, film che mi prostrò al punto che neppure Muraglie di Stanlio e Ollio mi risollevò di morale, un ennesimo capolavoro, così la recensione amica definisce ogni sua opera, di una carriera costellata di successi? 

Guardi Maestro che il Caimano è ancora tra noi, mutevole come le sparate goliardiche periodicamente lanciate dalle sue fauci fiorentine; è lui il Caimano trasformatosi in giovin rampante, amico di banchieri e confindustria, di bellici e finanzieri, nemico di popolo e di dignità, indaffarato a render servigi ad amici e serpenti, ansioso di appagare bocche insaziabili, silenziatore di parlamenti a colpi di fiducia, impegnato ad arraffare RAI e stampa per un perenne culto nordcoreano, necessario per non lasciar la sella ad altri usando una legge, la Gasparri, che dal nome dice tutto, ma proprio tutto. 

Il simbolo del suo celeberrimo "Bianca" ossia il vasone di Nutella è ancora vivo e presente nelle nostre cervici, ma contiene merda ed in essa vi stiamo affogando.

Habemus Papam come non mai, Maestro! Un pontefice dei tempi andati, un imperatore che sta uccidendo la democrazia! 

E nessuno “girotonda”! Perché?

Perché?

Cosa dovremmo pensare: perché collusi, silenti per non perdere il trono di fine e sottile pensatore di sinistra? Già sinistra! Che nome strano, ormai! Che ideale percosso e sopratutto tradito, non trova?
Palombella Rossa sembra essere stato concepito da un altro essere a lei del tutto estraneo, perdoni la sfacciataggine, Maestro! 

E che scrivere sul Caro Diario? 
Di come tutto è divenuto improvvisamente chimera, ideale perduto nei meandri di questo gozzoviglioso idealismo, questa corruttela infinita e mai doma, questo brigantaggio perpetrato ai danni dei soliti noti, oramai coglioni, che pagano alla fonte le giuste tasse dello stato, mettendo quote importanti anche per chi evade, e sono tanti, protetti da questa casta immarcescibile ed eterna. 

Esimio Maestro, in conclusione a questa mia avrei un desiderio da trasmetterle: faccia qualcosa di sinistra! Se non vuole impegnarsi in un girotondo, organizzi qualcosa di minimo, che so, un pampano, una corsa nei sacchi, un "quattro cantoni" un rubabandiera... no! Questo no! Perché sappiamo già in anticipo chi la ruberebbe: i soliti noti, trasformatisi in compagine sinistra, non di sinistra, che continua imperterrita ad ossequiare i poteri forti, forti come non mai! 
Saluti         

Il mitico!



M'inchino per l'ennesima volta al mitico Travaglio che oggi sul Fatto Quotidiano scrive questa magica ed assolutamente realistica letterina!


Caro Matteo, tuo Silvio

di Marco Travaglio

Caro Matteo, è un po’ che non ci sentiamo, ma sai di essere sempre nel mio cuore, come il figlio che avrei voluto avere. Perciò non ti nascondo l’amarezza e il senso di abbandono di questa dolorosa estate che – pensa un po’ – mi fa rimpiangere persino quella di due anni fa, quando – è vero - fui condannato in Cassazione, ma – per dio - mi sentivo ancora vivo e vegeto. Avevo appena fatto rieleggere l’amico Giorgio, che in cambio mi aveva riportato al governo e mi dava istruzioni per avere la grazia. Avessi dato retta a lui e ai miei figli, anziché a Ghedini, l’avrei chiesta, quella benedetta grazia. E l’avrei ottenuta, magari al prezzo di rinunciare al seggio in Senato, che tanto ho perso comunque. E mi sarei risparmiato i nove mesi a Cesano Boscone durante i quali, mentre io cambiavo il catetere ad anziani molto più giovani di me, tu mi portavi via tutto: governo, sottogoverno, Rai (senza spostare una pianta), deputati e senatori, perfino Bondi e Signorini, ma soprattutto il mio programma, le mie idee, i miei slogan, le mie balle, e ora pure Verdini. Tutti dicono che sono in crisi per la mia età: ma quale vecchio, lo sai benissimo che in questo Paese meraviglioso io vincerei le elezioni anche da morto. Il problema è un altro, e ha il tuo nome e la tua faccia: tu dici e fai tutto quello che dicevo e facevo io, e io non so più cosa dire e cosa fare.

La mattina mi sveglio e preparo una bella dichiarazione per l’Ansa; poi apro i giornali, o vado su Gogol (Google, ndr) e su Squitter (Twitter, ndr) e scopro che l’hai già fatta tu. Sei diventato talmente bravo, cioè talmente Berlusconi, che anticipi persino i miei pensieri. Penso che è ora di farla finita con lo Statuto dei lavoratori e il divieto illiberale di licenziare a piacere, ora che non c’è più Cofferati con i suoi 2 milioni di operai in piazza: ma non finisco il pensiero che tu hai già presentato il Jobs Act. Mi viene in mente una bella riforma della scuola, con un bel preside padrone che metta in riga tutti quegli insegnanti comunisti e sessantottini, ma in quel mentre mi dicono che l’hai già fatta tu. Mi butto sulla riforma della giustizia, un evergreen quattro stagioni che si porta su tutto: meno indagini e meno intercettazioni, senza contare quel fastidioso fenomeno dei cittadini armati di telefonino che registrano e filmano mazzette e porcate varie. E tu che fai? Mi previeni in combutta con Angelino, che è sempre stato duro di comprendonio, ma qualcosa di mio gli è rimasto, a sua insaputa, dopo tanti anni di servizio in camera.

Azzardo con i miei: riproviamo con la responsabilità civile dei giud…, ma quelli mi interrompono: “Niente da fare, capo, l’ha già fatta Renzi”. Mi tuffo a capofitto sulla riforma della Costituzione, per dimezzare il Parlamento che fa solo perder tempo, e su quella elettorale per garantirci un nuovo Parlamento di nominati tipo Porcellum. Mi bloccano di nuovo: “Capo, niente da fare, Renzi ci ha battuti sul tempo”. Vabbè, dico io: allora diciamo basta agli arresti dei parlamenta… Non finisco la frase e Dudù si mette ad abbaiare, poi l’interprete traduce dal duduese: “Padrone, il Pd ha appena salvato Azzollini dalle manette per bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere”. Ma, dico io, non era quello che voleva pisciare in bocca a una suora? “Sì – abbaia lui – ma questo a Renzi l’ha reso simpatico”. Che mi resta da dire, di originale? Ah, sì, ecco: la legge Gasparri è perfetta per tenere la Rai sotto il controllo dei partiti, cioè ferma immobile mentre Mediaset si fa gli affari suoi. Gasparri, che sta correndo per riportare l’osso lanciato da Dudù, mi viene incontro trafelato: “Silvio, lascia perdere, il ministro Padoan ha appena detto che la mia legge non si cambia, anzi si usa per rilottizzare la Rai. Carini come sono, per mandarla definitivamente a ramengo han dato un programma a Riotta”. Ideona: facciamo un decreto salva-Ilva. Niente, l’hai appena fatto tu, l’ottavo.

A corto di idee nuove, rifaccio cose già fatte. Tipo andare da Putin. Ma quello risponde: “Ora c’è qui Matteo, magari un’altra volta”. Prenoto un volo per Gerusalemme, così vado alla Knesset travestito da israeliano e da Abu Mazen camuffato da feddayin: è un mio classico, funziona sempre. Mi bloccano alla frontiera: “L’ha appena fatto Renzi, uguale sputato”. Allora penso: ora lo frego col partito unico della nazione e – mi voglio rovinare - anche col sindacato unico. Poi scopro che l’hai già detto tu. Ultimo tentativo, o la va o la spacca: “Meno tasse per tutti e via l’Imu sulla prima casa”. Come dici? Sei già arrivato anche lì? E che palle, ma allora dillo. Manca solo che tu faccia ministre le tue amichette. Vabbè, mi consolo con i miei giornali: nessuno può amare te come Sallusti ama me. Poi mi portano l’Unità. Prima pagina: “Arriva la banda! Ed è larga”. Penso a un titolo su Azzollini, invece è un soffietto al governo sull’Interdent (Internet, ndr) veloce. Quattro pagine sulla riforma della scuola: roba che i miei house organ ai tempi della Gelmini se la sognavano. Pagina 15: “I ‘pubblici’ sotto il ministero: Madia scende a incontrarli”. Cribbio, ma al confronto Fede era un comunista e Sallusti è un tupamaro! Ecco, Matteo, ci siamo capiti: se mi rubi ogni giorno il mestiere, io che ci sto a fare? Mi viene un dubbio: non è che, quando ti offrii la guida del Pdl, tu dicesti sì e io capii no? Ti prego, esaudisci l’ultimo desiderio del tuo Papi: o fai il capo del centrodestra, e allora io mi butto a sinistra, oppure si torna a giocare come una volta, quando tutti facevamo le stesse cose, ma almeno a parole fingevamo di essere diversi. Eddai, lascia qualcosa da fare al tuo povero vecchio.

Tuo Silvio