Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 26 novembre 2014
martedì 25 novembre 2014
Progetto vincente
Si, ne parlerò bene! Oggi parlerò bene del Premier che nel suo piccolo ha centrato un obbiettivo: sapendo di calare, di atrofizzare elettori, di rendere svogliati, remissivi, indifferenti intere generazioni da sempre fedeli alla cabina elettorale ha reso inerme, amica, sodale l'unica entità che avrebbe potuto impensierirlo: l'opposizione.
Stravincere perdendo 700mila voti è arte politica. Sminuzzare, triturare gli antagonisti pure.
Se pensiamo al Decotto Puttaniere, alle liti interne nella spelonca forzistica, a Fitto che chiede osservanza delle norme (pazzesco!) a Brunetta che infuriato vuole essere portato a minzionare, a Fratelli d'Italia che compaiono istantaneamente ove germoglia razzismo, se pensiamo al Dilapidante Genovese ex comico che è stato in grado di gettare alle ortiche un tesoro immenso, deduciamo che il progetto renziani effettivamente pare funzioni alla grande.
Ho lasciato volutamente indietro la Prova del Nove ovvero coloro che pullulano sempre ogniqualvolta vengano a mancare libertà, progettualità e senso comune civico: il record di Salvini è l'unico monito che sgorga dalle urne, ossia se continueranno a perseguire la strada dell'inciucio, del volemose bene per ingrassare tutti, la Lega crescerà sino ad oscurare completamente la democrazia.
Ma questo per ora non è un problema tale da venir preso in considerazione da uno che sta esultando da ventiquattr'ore al grido di "due a zero per noi e palla al centro!"
Complimenti quindi a Renzi che sta egregiamente realizzando il progetto delicato di guidare la nazione da solo senza contraddittorio di sorta, in quel recinto (credevate eh?) maleodorante chiamato politica italiana, sempre più simile ai morti viventi alla Walking Dead!
lunedì 24 novembre 2014
Amarcord
Lustri fa, quando esistevano ancora le differenze politiche, quando l'opposizione era reale, quando inciucio era un termine inusuale, quando si cercava di portare acqua al proprio mulino con esempi di perfezione, colui che credeva nella sinistra, durante le sane discussioni all'ombra di un generoso rosso, ad un certo punto sbottava così:"Guardate poi come governiamo in Emilia Romagna!"
Negli astanti calava il silenzio.
Nessuno neanche i peggiori democristiani, i fasci rancorosi, osavano obbiettare in merito.
Lei, la Regione Rossa per antonomasia, il mix spettacolare tra ragione, tortelli e civiltà era il Baluardo, la Speranza, il Motivo per alzarsi alle 5 e poi correre dal "Sior Padron dalle belle braghe bianche" certi che la fatica, il piegarsi alle volontà altrui un giorno sarebbero state ricompensate non foss'altro per il Faro che indicava la via della giustizia sociale, il Faro della Dotta.
L'Emilia rimarrà rossa, ma scossa, intimorita da tanta gentaglia fagocitante denari, potere, privilegi. L'Emilia è rimasta a casa per non confondersi con questi sbruffoni che gridando alla luna promettono chimere irrealizzabili.
Unica voce raggiante nel gelido e plumbeo silenzio emiliano, quella di un babbano egocentrico che non capendoci una mazza, guarda il dito cantando vittoria, vittoria molto più inutile di quella di Pirro.
sabato 22 novembre 2014
In attesa
Libero di tentare di smacchiarsi la putrida coscienza, libero di ridipingersi nobile paladino dell'ambiente, di solone dedito all'amore per il nostro mondo, fondante addirittura il Business Council of Sustainable Development, che sotto la sua guida ha riunito 51 mega industriali preoccupati per le sorti del pianeta.
Libero di far tutto.
Per me, Stephan Schmidheiny resta e rimarrà per sempre un assassino della tipologia più nefasta, quella di chi prostrato e genuflesso al dio denaro, uccide miti e umili persone solo per ingurgitatare maggiori profitti.
Già di per se svizzero questo truce tiranno dal nome impronunciabile sapeva della pericolosità del prodotto della sua azienda, l'Eternit, ma infischiandosene di tutto e soprattutto di tutti ha continuato finché ha potuto a sfornare morte che solo il prodotto di uno stato corrotto, debilitato, prono, antidemocratico ed illiberale come il nostro, ossia la prescrizione ha saputo salvare da pena certa, dalla giusta galera in cui sarebbe dovuto finire.
Non si faccia illusioni mister Schmidheiny o come cazzo si chiama!
Il fato, il destino, la fisica quantistica, il calendario di Frate Indovino, la maga Circe, gli amanti del tarocco, la strega Amelia, il consorzio delle fattucchiere, i maghi riuniti, i gatti neri e, per chi vi crede, la Giustizia Divina prima o poi le presenteranno il conto, molto salato visto che ad oggi sono morti in tremila: non resta che sedersi sulla riva del fiume, aspettandola.
venerdì 21 novembre 2014
Travaglio ha l'oro in bocca!
Mors tua, prescrizione mea
di Marco Travaglio
Diciamo subito che la Cassazione non era affatto obbligata dalla legge a dichiarare prescritto il reato di disastro colposo per il patron dell’Eternit Stephan Schmidheiny, condannato in primo e secondo grado per la morte da amianto di 2154 persone (bilancio parziale). Anziché allinearsi alla richiesta del Pg Jacoviello, noto annullatore di processi eccellenti, e dell’avvocato Coppi, sempre molto fortunato al Palazzaccio quando fa certi incontri, la Corte poteva sposare l’interpretazione alternativa data dal Tribunale e dalla Corte d’appello di Torino, che con due sentenze molto ben motivate avevano spiegato come il disastro provocato dall’amianto, rimasto a lungo latente e poi esploso con effetti che semineranno malati e morti per tanti decenni ancora, non può cristallizzarsi – come invece ritiene la Cassazione – all’istante in cui le fibre del minerale-killer smisero di depositarsi sul terreno con la chiusura della fabbrica di Casale nel lontano 1986 (ragion per cui il reato, pur accertato, si sarebbe estinto addirittura prima del processo, che dunque non avrebbe dovuto neppure cominciare). Insomma, come scrive Vladimiro Zagrebelsky su La Stampa, c’era un’altra “scelta, ragionata e seriamente argomentabile, tra un’interpretazione che metteva d’accordo diritto e giustizia e un’altra che proclamava summus jus summa injuria”. I giudici hanno imboccato la via più facile, e anche più comoda dinanzi al potente di turno. E, trattandosi della Cassazione, non c’è rimedio al loro eventuale errore: per convenzione, l’ultimo giudice che si alza è quello che ha ragione. Ma c’è qualcosa di ancor più odioso della sentenza Eternit: il commento furbastro di Matteo Renzi: “Cambieremo le regole della prescrizione e faremo in modo che i processi siano più veloci”. Intanto denota un’ignoranza sesquipedale del caso Eternit: se la Cassazione ritiene che il processo non sarebbe dovuto neppure iniziare, la sua durata non c’entra nulla. E poi il tempo dei “faremo” è scaduto da nove mesi: da quando Renzi smise di essere outsider e diventò premier.
Che la prescrizione non rientri fra le sue priorità fu chiaro fin da subito, anzi da prima che entrasse a Palazzo Chigi: precisamente dal 18 gennaio 2014, quando siglò il Patto del Nazareno con il recordman mondiale delle prescrizioni. Poi quando accettò che Napolitano gli depennasse il nome di Gratteri dal ministero della Giustizia. Quando rinviò a settembre la riforma della giustizia promessa per giugno. E infine quando firmò due decreti per altrettante scemenze, cioè le ferie delle toghe e alcune regolette inutili del processo civile, avviando invece le cose serie (prescrizione, anticorruzione, autoriciclaggio ecc.) sul binario morto dei disegni di legge. Che, come tutti sanno, non passeranno mai perché B. non vuole. Come spiega Davigo sull’ultimo Micromega ( pag. 3 ), la prescrizione non è l’effetto dei processi lunghi: ne è la causa principale, perché incoraggia i ricorsi dilatori e le perdite di tempo degli imputati ricchi e dei loro avvocati specialisti in criminalità & impunità. Un pilastro della Costituzione materiale di quest’Italia marcia, che consente a centinaia di politici, amministratori, imprenditori e finanzieri di riunirsi in Parlamento e nei Cda anziché nell’ora d’aria. Il timidissimo ddl Orlando, ove mai fosse approvato, non cambierebbe una virgola dello sconcio, che dipende da due fattori nemmeno sfiorati dal ministro della Giustizia: in Italia la prescrizione parte quando il delitto viene commesso, non quando viene scoperto; e – caso unico al mondo – non si ferma mai, nemmeno dopo due condanne di merito alla vigilia del giudizio di legittimità in Cassazione, e neppure quando uno patteggia la pena (e poi fa ricorso contro la sanzione da lui stesso concordata). Quindi le chiacchiere stanno a zero: se Renzi vuole avere titoli per parlare, faccia subito un decreto per bloccare la mannaia della prescrizione al momento del rinvio a giudizio, come in tutti i paesi civili. Se il Pd è una cosa seria, troverà in Parlamento i voti dei 5Stelle e di Sel per convertirlo in legge. I requisiti di necessità e urgenza, se non li capisce da sé, se li faccia spiegare dai parenti dei morti ammazzati dall’Eternit.
Detto
"Quando i giusti, i retti di cuore sentono parlare i politici di prescrizione, di nuove regole per bloccare la mannaia ammazza sentenze, dovrebbero chiudersi in casa, prendere un martello e colpirsi forte il mignolo di una mano a piacere, per provare dolore che rammentasse loro che la prescrizione in Italia l'hanno modellata in questa indecente forma proprio quelli che ora, nel momento preciso in cui quel porco dannato svizzero infame l'ha sfangata a scapito dei tremila morti di Eternit, fingono di indignarsi al riguardo.
E quel povero imbelle e sbruffone toscano, dichiarante che provvederà subito a sfornare una legge che metta fine alla vigente prescrizione vergognosa ed illiberale che protegge politici, boiardi ed imprenditori, si dovrebbe ricordare che l'artefice, il genio malefico, l'inventore, il modellatore della suddetta torbida ed infamante salva-potenti, se lo ritrova davanti ogni qualvolta lo incontra negli scellerati appuntamenti che chiamiamo patto del Nazareno!
E finché tratterà con lui, che è un po' come voler parlare di norme antincendio intavolando riunioni con Nerone, mai e poi mai potremmo avere una riforma seria, giusta, rigorosa e democratica della giustizia italiana."
( Da "Detti popolari accanto al camino sbucciando una castagna, bevendo un rosso ed imprecando contro la mala suerte che quando ha distribuito i politici nel mondo, non ha mescolato quel cazzo di mazzo!" - ed. Fricassea 2014)
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