venerdì 21 giugno 2013

In nome del Pil


Che sciocco!

Ma come ho fatto a non pensarci prima? Se tutto ruota intorno al fatto che dobbiamo consumare per risollevare l'Italia, perché non ho riflettuto abbastanza in merito?

Giorni fa ho caricato la lavatrice e l'ho messa in funzione; verso la fine quando ha iniziato a centrifugare, ecco un rumore sospetto, di cinghie che stanno strusciando. 

Chiamo il servizio assistenza. Mi dicono che devono venire a casa mia  per rendersi conto del problema. Accetto, consapevole che la spesa per la sola chiamata è di euro 60,00. 

Arriva il tecnico apre lo sportello, sente il rumore e mette un poco di sapone nell'intercapedine muovendo il cestello da spenta. Il rumore scompare. Accende, prova a centrifugare ed ecco riapparire lo sfregamento. 

Scuote la testa. Mi dice che lui mi farà il preventivo ma che sarà meglio intanto che io vada a cercarne una nuova.

Mi dice, convinto, che oramai non vale più la pena di aggiustare una lavatrice, conviene cambiarla. 
Inoltre come colpo finale, meglio di Dario Argento, mi terrorizza su probabili rotture del cestello con conseguenti inondazioni di condòmini! 

Ma sarà un tecnico delle riparazioni o l'Inviato del Pil?

Cavolo! E' vero! In nome del Pil noi buttiamo via elettrodomestici che un tempo si riparavano comodamente. In nome del Pil sappiamo che determinati apparecchi domestici vengono costruiti con una specie di timer interno che ne decreta la fine, in modo che l'utente ne debba ricomprarne un altro. 

Il tecnico mi chiede quanti anni ha la lavatrice: 15 anni rispondo. Strabuzza gli occhi ed esclama che tutto sommato mi è andata già di lusso e che la nuova lavatrice che comprerò se funzionerà per dieci anni sarà festa grande.

Sempre in nome del Pil.

Saluto il tecnico. L'intervento è durato massimo 10 minuti, perciò deduco che il tecnico delle lavatrici guadagni 360 euro all'ora! Complimenti! 

Chiudo la porta e rifletto: in nome del Pil sono pronto a sacrificare l'agnello lavante ed acquistarne uno nuovo che comprerò con un extra di 60 euro, quelle date al giudice delle obsolete lavatrici che ne decreta la morte certa. Aspetterò stasera il preventivo, ma l'esito è scontato. 
Mi sento un adepto scelto del dio Consumo. 
Mi sento un accolito del signore delle nostre vite, Monsieur Pil che deve sempre crescere per vivere e farci respirare. 

Ascolto l'applauso festante degli dei dell'Olimpo degli Acquisti e la soave musica che mi muove il martelletto del lobo mi indurrebbe ad acquistarne addirittura tre . Ma non ho spazio e dovrò mestamente accontentarmi di una. 

Domani provvederò a soddisfare questa necessità impellente, questo comandamento irrinunciabile. 

Nel nome del Pil dovrò assecondare la regola planetaria di consumare per dare linfa all'Uomo, sperando però che prima o poi qualcuno spezzi queste catene inumane.

Dialoghi in libertà



martedì 18 giugno 2013

Scoop Estivo!


Pronti?

Da stasera partiranno i servizi dei TG sul pericolo caldo estivo (una novità!).

Allarme rosso in molte città, cosa fare (importantissimo!!) per evitare la canicola?
Pare, dico pare, che non si debba uscire in eskimo e maglione di lana alle 14 per fare footing.


Inoltre sembra, ma prendetela con la dovuta precauzione, che se si suda si debba bere acqua non ghiacciata (e io che ero convinto di farmi una grolla di vin brulè)


Sono anticipazioni quindi aspettate stasera per la conferma.
Ci sarà una classica intervista a qualche barone in cerca di pubblicità per aumentare il già lauto compenso percepito (con fattura? Yahoooo!!).
Mi butto: vedrete che ci consiglierà di stare all'ombra... non vorrei sbagliarmi ma ho questa sensazione... che scoop!
 
A stasera!

Alta Poesia




Vado a Genova per una rimpatriata tra amici e mi portano in Via del Campo ove in un negozio museo campeggia, alta e immortale la chitarra di Fabrizio De Andrè. 

Alta, come deve essere la nostra voglia di leggere il momento per combattere i soprusi e ricercare la legalità.

Simbolo di una poesia che identifica la nostra nazione, immortale come le sue canzoni. 

Questo preciso momento deve essere superato guardando ai simboli che stanno in alto, che riescono ancora ad emergere dallo sterco che s'innalza sempre più dalle cloache romane. 

Si è vero: siamo caduti in basso, non abbiamo libertà di stampa, abbiamo le banche che ci comandano e dirigono le nostre vite, coabitiamo con un infinito numero di squali famelici, la nostra linfa vitale è quasi del tutto succhiata da pochi che sono al comando. 

Siamo senza lavoro, senza prospettive, in mano a briganti. 

Dobbiamo necessariamente guardare in alto, sollevando i cuori. 

Anche dalle chitarre possono nascere nuove idee rivoluzionarie!