giovedì 23 febbraio 2023

L'Amaca

 

Facciamo finta che sia vero
di Michele Serra
È con vero sollievo che si leggono parole come quelle del fascista (autodefinizione) Barsanti, assessore a Lucca, che invita a “uccidere la sinistra (è una metafora, niente paura) combattendola sui terreni dove è dominante: cultura e informazione”. Specie nell’informazione questo dominio sfugge a ogni verifica, e basterebbe, per saperlo, una rapida ricognizione nei telegiornali e nelle edicole residue – ce ne sarà qualcuna pure a Lucca.
Per dirla tutta si teme da tempo, noi di sinistra, di avere perduto quasi per intero il controllo della situazione, mantenendo a malapena, e solo al prezzo di una dura autodisciplina, il controllo del congiuntivo.
Consola sapere che i Barsanti, pur occupando a migliaia, con giovanile baldanza, i palazzi di governo di ogni ordine e grado, da Palazzo Chigi giù giù capillarmente fino alle più umili stanze parastatali, ci considerano ancora gente pericolosa e potente, e ancora definiscono “egemonia culturale della sinistra” la modesta, polverosa fatica di avere scritto tre o quattro libretti e averne letti trenta o quaranta.
Questo è meraviglioso. Perché mentre l’ardimentosa falange dei Barsanti, sull’onda del meritato successo, va occupando ministeri, assessorati, fondazioni, televisioni, musei, Saloni e salotti, e quant’altro offra visibilità e fondi pubblici (mai vista una devozione ai pubblici uffici così massiccia ed entusiasta: bravi!), gli intellettuali di sinistra pensano, anche con un certo sollievo, di essere ormai reliquie novecentesche, e di potersi concedere un meritato riposo dedicandosi chi alla filologia, chi alle bocce. Grazie ai Barsanti si riscoprono potenti e nocivi, cosa che non speravano più di essere da circa mezzo secolo.

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