mercoledì 11 marzo 2026

L'Amaca

 


Una tragedia americana 

di Michele Serra

Come suggello ideale di un discorsetto a base di «distruggere» e «schiacciare», il ministro della Guerra americano, signor Hegseth, ha recitato davanti ai giornalisti, si spera attoniti, il salmo 144 della Bibbia, una delle tante invocazioni che le tribù antiche rivolgevano al loro dio locale perché le proteggesse in guerra, al tempo stesso maledicendo e annientando le tribù nemiche.

L'invocazione a dio per cause di guerra, distruzione del nemico, strage dei primogeniti e consimili vale, in termini culturali e in rapporto a quel poco di evoluzione del cerebro che homo sapiens ha saputo concedersi, quanto il cannibalismo e i sacrifici umani.

Siamo dunque lì, ancora lì, in quei paraggi arcaici nei quali, con giusto sgomento, vediamo inchiodato l'Iran per mano del suo clero feroce (e i coloni israeliani rubare terra e vita ai palestinesi di Cisgiordania senza nemmeno sospettare di essere ladri e violenti: perché sta scritto nella Bibbia che quei terreni sono loro. Deve trattarsi di un dio del Catasto).

Ma perché Hegseth sperpera l'unico alibi decente a sua disposizione (agire contro l'intolleranza dispotica della teocrazia), trasformando la terza guerra del Golfo in un derby tra devoti di opposte religioni? Per ottusità? Per fanatismo? Per sbadataggine? Solo lui può saperlo.

Noi invece sappiamo — senza possibilità di equivoco — che a capo del più potente esercito del mondo c'è un fanatico religioso. In che secolo siamo? Sempre nello stesso, cari miei: da tre o quattromila anni.

PS — Ma il papa americano non ha nulla da dichiarare su questa tragedia americana?

Fantasie

 

Sarà tre volte Natale


di Marco Travaglio 

A undici giorni dal referendum siamo entrati nel Momento Renzi-Boschi: quando il governo di turno e i suoi trombettieri (di solito sempre gli stessi), terrorizzati dai sondaggi, promettono il regno di Saturno se vince il Sì e l’Apocalisse con cavallette se vince il No. Nel 2016, per spingere la schiforma renziana che aboliva le elezioni per il Senato trasformandolo in un ospizio per consiglieri regionali e sindaci autoimmuni, l’Ufficio Studi di Confindustria spiegò che col No la produzione industriale sarebbe crollata in tre anni del 4%, il Pil dell’1,7 (non, per dire, dell’1,6 o dell’1,8) e gli occupati di 258 mila unità, mentre i poveri sarebbero stati 430 mila in più e il debito/Pil sarebbe balzato al 144%. Non contenta, la Boschi spiegò a TeleRenzi (la Rai) che “la riforma aiuta non solo per le cose brutte come il cancro, ma anche per le maternità”. Renzi e la Lorenzin confermarono le sensazionali migliorie contro i tumori e vi aggiunsero diabete, glicemia alta e cirrosi epatica, lasciando incerti solo gli italiani affetti da unghie incarnite, ragadi ed emorroidi.

Ora ci risiamo. Le Camere penali riciclano la puttanata radical-craxiana della “giustizia giusta”, come se i processi degli ultimi 80 anni fossero stati ingiusti. Il Giornale titola: “La guerra santa del referendum: ‘Il No conviene agli islamici’” (devono aver saputo che i cattolici votano Sì da Mantovano, che quando stava col No era musulmano). Nordio e Meloni promettono una giustizia più efficiente e rapida, per rispondere alla domanda della Bongiorno: “Chi è l’ignorante che dice che con la riforma la giustizia sarà più efficiente e rapida?”. Promettono pure che “chi sbaglia pagherà”, confondendo la schiforma con la responsabilità civile dei magistrati (che esiste dal 1987); e che spariranno gli errori giudiziari, confondendo la schiforma col processo di revisione (previsto dalla notte dei tempi). Bocchino spiega che pm e gip non faranno più arrestare indagati che poi verranno assolti: cioè, appena separati, assumeranno poteri medianici e prevedranno le sentenze dieci anni prima. Naturalmente scompariranno tutti gli immigrati clandestini condannati, anche se a condannarli sono i giudici, mentre a espellerli (nei loro Paesi, non in Albania) dovrebbe essere il governo, che non lo fa perché non è capace. L’Oscar per la Miglior Cazzata va a Giusi Bartolozzi, magistrata prestata alla politica che per fortuna non l’ha mai restituita: “Se vince il Sì la magistratura riacquisirà credibilità, le aziende torneranno a investire e i giovani che vanno via ritorneranno a fidarsi”. Lei invece, essendo indagata per le sue bugie ai pm su Almasri, se vince il No “scapperò dall’Italia”. Motivo in più per votare No. Anche perché il suo cervello in fuga ormai è andato.

Dialoghi

 


La nostra giostra

 



Chi ha avuto ieri sera la fortuna/sfortuna di assistere a Atalanta-Bayern, terminata 1-6, avrà sicuramente compreso l'abisso in cui si muove il calcio nostrano, retto da un ultrasettantenne scialbo, inadeguato, irriguardoso con la sua inettitudine al compito assegnatogli. Un divario incredibile da lasciare basiti, come assistere a un confronto tra Fabiola Gianotti e la Picierno, o tra Nino Cartabellotta e, a scelta, il Cazzaro Supremo o Donzelli, o anche tutti e due assieme, tanto non cambierebbe nulla. Una devastante prova di superiorità calcistica quella ostentata dal Bayern, e dire che l'Atalanta è una delle squadre meglio strutturate, con ottimi bilanci e scelte giuste su vivai e politiche sportive. 

Ma il giostraio Gravina, pervicacemente, prosegue nelle scellerate scelte che ci porteranno prima o poi al disastro definitivo: pochi ricambi dirigenziali in FIGC, primo lui che dovrebbe essere messo a riposo, nessuna politica a protezione dei vivai, una rincorsa all'indebitamento, all'immobilismo, alla mancanza di progettualità. E soprattutto: mancanza assoluta di dignità, di severità, vedasi la convocazione in nazionale del Tuffatore Nerazzurro. A proposito: sarebbe giusto e sacrosanto saltare anche i prossimi mondiali per come siamo organizzati e ci stiamo strutturando per affrontare il futuro di questo gioco ancora in auge ma, per le nuove generazioni, soporifero, stantio, obsoleto, come confermano gli indici di gradimento. Il calcio italico è in mano ai procuratori, agli sciacalli assetati di prebende, i giovani italiani sono schiacciati e trascurati, molti se ne vanno all'estero, come in altri campi, vedasi quello universitario. 

La scelta è quella in foto: rimanere sulla nostra giostra con Gravina che ci guida o guardar fuori, imparare da squadre come il Bayern che ieri sera sembrava di un altro pianeta, con schemi, scambi, finte, velocità che non ci appartengono. Unico sollievo: l'applauso finale della curva atalantina ai propri giocatori, speranza per un calcio italiano migliore, diretto da competenti e visionari.

martedì 10 marzo 2026

Idiozia pura

 


Tra i più mocciosi ed impertinenti, e senz’altro pericolosi, c’è Hegseth, ministro della Guerra, ossimoro del governo del premio Nobel in pectore, che ha appena avuto l’ardire di recitare il salmo 144 dopo aver elencato i massacranti bombardamenti in Iran in questa ennesima guerra sfanculante il Diritto e, consequenzialmente, l’Altissimo. Questo clown dal torbido passato si è inerpicato in una squallida pagliacciata credendo di rispettare non si sa quale flaccida divinità, se non il dio dell’Idiozia del quale è fervente discepolo assieme al suo vate psicopatico.

Click!

 


Gran dolore