domenica 20 dicembre 2020

Dai diciamocelo!

 

Che poi dai, diciamocelo, questo Natale sarà solitario ma pur sempre Natale. Certo non potremo incontrare l'amico dello zio che non si sa che lavoro faccia, ma ostenta più di Briatore con la Rolls che blocca il tram ed in traffico a Milano; e neppure la compagna dell'agiato, quella che l'ultima volta procurò una lesione alla retina per via dello sfavillio della noce che aveva all'anulare; a dire il vero non ci mancheranno i cugini che se incontro per strada non riconosciamo neppure, e poi il Saputone che lui solo conosce come stia andando il mondo, probabilmente per il perenne contatto telefonico che ha con la Cia, e che tra una portata e l'altra svelava dei segreti quasi in modalità Fatima - una volta disse che Bush se la filava con la moglie di Obama e che in un'altra occasione rimase solo con la valigetta nucleare e premette un tasto e Chernobyl ne è stata la conseguenza. Un'altra seria mancanza al desco sarà quella dei gemelli figli della prozia che quando li vedevamo non proferivano parola, intenti com'erano a giocare in chat ad un gioco di guerra. Certo, avvertiremo l'assenza di quell'amica della cugina dello zio che portava il panettone fatto con le sue mani che impediva di esternare i bisogni sino a Capodanno, e poi l'Epulone che arricciava le sopracciglia ogniqualvolta udisse qualcuno parlare di sacrifici per arrivare a fine mese, che non credeva mai al fatto che un aperitivo costasse sei euro, ma che ne servissero almeno 500 visto che ingurgita da sempre Krug millesimo, anche quando deve fare gargarismi.
Mancheranno le pellicce sfoggiate a 22°C, i lingotti a forma di bracciale roteati come scimitarre per provocare rosicamento, le novelle preistoriche, i commenti politici con spolverata di Cazzaro, le filippiche su quegli stronzi (li chiamano così) che arrivano sui motoscafi tutti col telefonino a romperci i coglioni e a portarci le malattie e perché no: qualcuno degli assenti in qualche dimora eviterà di lanciarsi contro la palla del Covid, che è tutta una truffa ideata da Bill per tenerci sotto controllo e che il vaccino non lo farà mai, neppure sotto tortura, e che il 5G sarà la fine della nostra privacy.
Mumble, mumble .. soppesando tutto anche in due, o in tre, non si starà in fin dei conti poi malaccio...

L'Amaca

 


Rischiare ovvero vivere

di Michele Serra

In previsione dell’ampio dibattito social che si addensa nell’aria in vista delle vaccinazioni (già qualche tuono, qualche lontana folgore annunciala tempesta), è bene far presente, come unico preliminare davvero ineludibile, che il rischio zero non esiste, non è mai esistito, non esisterà mai. Non solamente in tema di vaccini (e di farmaci in senso lato); ma anche innamorandosi, viaggiando, lavorando, uscendo di casa, cucinando, facendo la doccia, svegliandosi al mattino, affacciandosi alla finestra e perfino dormendo, visto che il coccolone è in agguato anche quando fingiamo di essere morti per non dare nell’occhio. Il rischio zero non è dato: anche se rileggo cento volte questo articoletto prima di pubblicarlo, la possibilità che mi siano sfuggiti un errore, una sbavatura, una fesseria, rimane.

Posso ridurla al minimo, non eliminarla del tutto. Dal concepimento al decesso, il rischio zero non fa parte della vita. La cosa strana è che l’umanità ha sempre saputo benissimo, fino a poco tempo fa, direi pochi attimi fa, che il rischio zero non esiste. 

Poi è come se lo avesse dimenticato. Di colpo. Diecimila anni e rotti di civilizzazione hanno avuto per obiettivo (logico, giusto) minimizzare i rischi. Ora il rischio, per molti esseri umani, non è più concepibile. 
È un torto, un oltraggio, un danneggiamento doloso che ci viene inferto ingiustamente, a noi che siamo così buoni, così sani, così belli, così immortali. 

E così invece di esclamare «che culo che abbiamo!» alla notizia che il vaccino è in arrivo, e pure al galoppo, qualcuno chiede, piuttosto seccato, le garanzie di rischio zero che nessuno scienziato serio potrà mai dargli; e minaccia querela nel caso si formassero bolle e inestetismi, come diceva Vanna Marchi.

Dialoghi

 


sabato 19 dicembre 2020

Per poco, mannaggia!



La freccia indica Jèrèmie Heitz, lo sciatore che è sceso da un leggerissimo, impercettibile pendio sul monte Ober Gabelhorn (mt 4063) nelle Alpi Pennine in Svizzera. Peccato, ero sceso mezz’ora prima, per poco non ci siamo incontrati!🤓

Grazie Giustizia!



La sua colpa e condanna vox populi è stata unicamente quella di dar fastidio al sistema malavitoso “c’ho un amico di un amico” e la stragrande maggioranza dei pennivendoli peripatetici l’ha attaccata per anni in modalità “bullistica”
Ci hanno fatto guardare il dito per lungo tempo, vedasi la spazzatura per le strade, ma la luna, la luna degli enormi contratti diretti senza giuste, dignitose e democratiche gare, la luna delle assunzioni familiari, d’amicizia, d’intrallazzo, curiali, di matrice fascista, di sorgente Alemanno, ops: AlèDanno; la luna delle ingerenze, delle bancarotte, dei palazzinari onnivori alla Caltagirone, la luna delle Olimpiadi, per fortuna e grazia schivate grazie all’integerrimo suo operato, un’apoteosi per molti che avrebbero certamente colto l’occasione perché ri-ladrare, confezionando l’ennesimo baratro finanziario, vedasi i mondiali di nuoto con le vasche ancor’oggi da terminare: ebbene questa luna non solo non l’abbiamo osservata, sminuzzata, compresa, ma sono riusciti pure ad intontirci, permettendo di lasciarla sola nelle mani degli innumerevoli “ali babà” i quali, orbitandole intorno, al pari dei suoi stessi compagni di movimento, hanno agevolato l’ingangherare del giudizio  comune circa la presunta inadeguatezza all’arduo e greve incarico assegnato dal popolo a lei, Virginia Raggi sindaco di Roma oggi assolta in appello, per il rancore ed il rosicamento di molti.

In sintesi

 Riassumendo s'intravede una gran confusione e un lassismo tipico dei governi di epoche passate, da Balena Bianca per intenderci: chiusi in casa ma con due amici, si potrà andare a far la spesa, sacrosanto, e già partono le suddivisioni della lista per viaggiare da un market all'altro col fine di trascorrere la mattinata all'aria aperta; e poi quel silenzio assenso che m'infervora più d'un sermone, pur riconoscendo l'importanza della funzione: perché a Messa si? Perché si ripone fiducia nella Provvidenza o perché le corali proteste avrebbero contribuito all'affossamento definitivo?

Da fervente ed appassionato sostenitore dell'attuale compagine governativa noto un pericoloso imbolsire, un adattamento quasi squallido al menu della casa. Non vorrei che le scatolette di tonno alla fine servano per preparare i tranci dei novelli tonni soporiferi.
Sicuramente tutti, e Toti, da oggi vorranno dire prepotentemente la loro - siamo o il paese dei 60 milioni di virologi? - sparando le solite nenie al sapore di stronzate.
Non è chiaro il fine, la necessità di tutto quanto avrà il sapore del confinamento, non è stato sufficientemente chiarito l'aspetto più atroce a tutti i neo malmostosi privati delle strenne e dei tappi di prosecco: la percentuale tra tamponi e contagiati sta maledettamente risalendo, dopo di essa salirà il numero dei ricoverati, poi quelle nelle terapie intensive ed infine i decessi.
Se la scienza ha avvertito in tal senso, evidenziandone la pericolosità, non si doveva assolutamente dare un colpo al cerchio ed uno alla botte: si doveva chiudere tutto, lockdown alla Merkel senza bignè e carezze insensate ai paonazzi di bisso vestiti di turno. Ed il motivo è uno ed uno solo, trascurato da quasi tutti, me compreso: il rispetto per quelli che non ci sono più a causa del Bastardo e della nostra atroce trasandatezza sociale e partecipativa alle altrui necessità.