venerdì 9 febbraio 2018

Leggete e mortificatevi!


venerdì 09/02/2018

Siamo rincoglioniti?

di Marco Travaglio

È una vergogna che Alessandro Di Battista, non contento di non ricandidarsi al Parlamento per imbarazzare chi ci fa la muffa dagli anni 50, osi pure insultare il valoroso popolo italiano definendolo “strano e rincoglionito”. Come se, per dire, noi italiani fossimo male informati e di memoria corta. O addirittura portati ad affidare la soluzione dei nostri problemi a chi li ha creati. Questi sono luoghi comuni qualunquisti da bar sport che nessun politico, nemmeno di opposizione, deve permettersi di rilanciare nei comizi. Se no poi la gente ci pensa su e magari li prende sul serio. Se 5 milioni di italiani, secondo i sondaggi che lo danno sopra il 15%, non vedono l’ora di rivotare B., mica vorremo insinuare che siano delinquenti o rintronati almeno quanto lui. Sono persone serie e lucide, invece, che vedono in lui l’ultimo epigono della destra storica dei Cavour, Ricasoli, Quintino Sella, Sonnino, Giolitti, Einaudi e De Gasperi. Qualcuno insinua che non sanno o non ricordano, sennò non voterebbero mai per lui, visto che in qualunque Paese basterebbe uno solo dei suoi mille misfatti per catapultarlo fuori dalla vita politica e dal consorzio civile, ma soprattutto in galera. Ma il segreto è proprio quello: l’accumulo. I delitti sono come i debiti: se ne fai pochi e lievi, sei rovinato; se ne fai tanti e gravi, sei uno statista.

Infatti ora le prime pagine dei giornali sono tutte dedicate alle pagliuzze rinvenute col microscopio negli occhi dei suoi avversari (quelli veri, M5S, LeU e persino i suoi rivali nel centrodestra), anziché alle travi che troneggiano stabilmente da decenni negli occhietti del Caimano. Decine di sentenze, tutte disponibili sul web, ci dicono quanto segue (in estrema sintesi, si capisce, perché la biografia criminale integrale del personaggio occuperebbe un paio di Treccani). Nel 1973 B. comprò la sua prima villa, quella di Arcore, raggirando Annamaria Casati Stampa, una povera orfana per giunta assistita da Cesare Previti, pagandole una cifra ridicola, per giunta in azioni di una immobiliare non quotata che non valeva una cicca. Nel 1974 strinse un patto con Cosa Nostra tramite Marcello Dell’Utri e ingaggiò un mafioso doc, Vittorio Mangano, per travestirlo da stalliere e portarselo in casa come guardaspalle e tenerlo lì anche dopo che i carabinieri vennero due volte ad arrestarlo. Nel 1978 si iscrisse a una loggia massonica segreta deviata, la P2, poi sciolta dal Parlamento. Negli anni 80 accumulò un monopolio fuorilegge nella tv commerciale, facendosi poi legalizzare l’illegalità da due decreti Craxi, appena i pretori tentarono di fargli rispettare le regole.

Intanto mise in piedi un intero comparto riservato della Fininvest all’estero, accumulando centinaia di miliardi di lire di fondi neri esentasse su 64 società nei paradisi fiscali, con la consulenza dell’avvocato inglese David Mills. Con quei fondi teneva a libro paga svariati politici (al solo Craxi e solo nel 1991 girò 23 miliardi di lire in Svizzera) e diversi giudici romani che gli garantivano impunità e sentenze à la carte. Nel 1991 scippò a De Benedetti la Mondadori, il primo gruppo editoriale che controllava Repubblica, Espresso, Epoca, Panorama e vari giornali locali, grazie a una sentenza comprata dagli appositi Previti&C.. Nei primi anni 90 la Guardia di Finanza stava per scoprire i suoi reati fiscal-contabili e i suoi manager – ispirati chissà da chi – pagarono quattro mazzette a ufficiali e sottufficiali perché chiudessero un occhio. Poi andò al governo e, siccome stavano per arrestargli il fratello e vari manager per le mazzette alle Fiamme Gialle, varò il decreto Biondi per vietare le manette per corruzione. Siccome poi Mills doveva testimoniare ai processi All Iberian e Gdf, nel 1999 gli ammollò 600 mila dollari in nero perché mentisse ai giudici e – come scrisse lo stesso legale al suo commercialista – lo salvasse “da un mare di guai”.

Dal 2001 al 2006 tornò al governo per farsi solo i cazzi suoi, con una raffica di leggi anti-giudici e pro Mediaset. Ma qualche processo sopravvisse e allora lui, perse le elezioni del 2006, cominciò a comprare senatori (il dipietrista De Gregorio venne via per 3 milioni, di cui 2 in nero cash) per far cadere il secondo governo Prodi, tornare al governo e liquidare le ultime pendenze. Nel 2008 andò al governo per la terza volta e ricominciò. Poi saltò fuori il fiorente import-escort nelle sue varie ville e lui finì nei guai perché almeno una delle bungabunga-girl, Ruby, era minorenne, e lui aveva chiamato in Questura per farla rilasciare dopo un fermo per furto, spacciandola per la nipote di Mubarak. Condannato in tribunale, trovò in appello e in Cassazione giudici abbastanza spiritosi per assolverlo, complice anche la legge Severino che aveva cambiato la concussione. Intanto era così sicuro di essere innocente che iniziò a pagare una trentina di ragazze, temendo che dicessero la verità (di qui i nuovi processi per corruzione giudiziaria). Purtroppo gli andò male con la frode fiscale sui diritti Mediaset (7,2 milioni di euro, a fronte della mega-evasione di 368 milioni di dollari prescritta dalla sua Cirielli). Così, dopo 8 prescrizioni e 5 assoluzioni perché s’era abolito i reati, nel 2013 arrivò la prima condanna definitiva.

Pregiudicato, espulso dal Senato e affidato ai servizi sociali nell’ospizio di Cesano Boscone, col braccio destro Dell’Utri in galera per mafia al posto suo e il braccio sinistro Previti condannato per corruzione giudiziaria e radiato dai pubblici uffici al posto suo, pensava di essere finito. Ma aveva sottovalutato gli odiati “comunisti”, sempre pronti a resuscitarlo. E anche la generosità di centinaia di giornalisti e milioni di italiani, che non sono affatto rincoglioniti. Anzi: sono come lui, o almeno vorrebbero tanto.

Lettera


Ti starai chiedendo che ci fai alle sei del mattino su un autobus. Forse perché la mamma lavora e si deve alzare presto, o forse no. Rotei gli occhi per cercare di capire il mondo intorno a te, senza piangere, senza muoverti, quasi che un dubbio si stia incuneandosi nel tuo regno popolato, spero proprio, di sogni, di carezze, di fate. Beh piccola mia, devo essere sincero, anche se mi scoccia tremendamente: quaggiù non siamo tutti uguali, pur possedendo le stesse percentuali di ossigeno, di carbonio, d’idrogeno, l’identica struttura cellulare, cromosomica. Da tanti, troppi secoli il colore della pelle è lo spartiacque tra civiltà e barbarie. Come dici? No, non c’è nessuna pace qui, fratellanza è un parolone usato principalmente nei talk show e negli ambienti dorati di signori vestiti di paonazzo dediti ad affarismo condito di latrati alla avepatergloria. Devo anche dirti, e mi duole tanto credimi, che nel paese dove il fato, la fortuna baldracca, ops scusa la trivialità, ti hanno catapultato regna sovrano con larga maggioranza, il concetto razzista che, a breve, te ne dovrai andare via e di corsa perché, dicono gli stolti, l’Italia deve essere degli italiani. Si, si lo so! Siamo ancora ancorati ai confini, alle diatribe razziali, agli idioti che bevevano l’acqua di un fiume da un’ampolla arringando verdi folle al grido secessionista, mentre pochi loro eletti ed un Trota, arraffavano il malloppo; ad un Delinquente Naturale (cit. Sentenza Corte di Cassazione nr 35279/13 del 01/08/2013) ritornato in auge grazie ad un babbeo toscano senza arte né parte, che sta cavalcando l’idea di espellervi in quanto concetto ammaliante molti disonesti e rincoglioniti, si rincoglioniti! rincoglioniti!, che tra non molto lo riporteranno al potere per curare i propri smisurati interessi. Facciamo pure finta, pensa piccola come siamo ridotti, che non vi sia attorno agli arrivi di tanti disperati, un gigantesco affare arricchente orchi senza dignità, che hanno trasformato cantine, appartamenti, mansarde, garage in indegni luoghi adibiti all'accoglienza, schiavismo sarebbe miglior termine, da cui ricavano 34 euro al giorno per ognuno di coloro che, scappando dalle proprie terre, dai propri affetti, per disperazione e per guerre, è in cerca di dignità, alto valore, diritto di tutti e per tutti; si mi spiace dirtelo: combattiamo ancora tra di noi, a volte senza motivo apparente, consumando, e questo è l’importante, armi e munizioni che anche noi qui su questo suolo, confezioniamo allegramente ottenendo lauti profitti, perché basta cambiare il termine guerra in missione di pace e si diventa eroi. Scusa se forse ti ho spaventata ma al momento questa è più o meno quello che ti aspetta. Non eravamo così, credimi! Eravamo accoglienti, simpatici, calorosi, attenti. Ci siamo fatti purtroppo rovinare da una casta inamovibile, potente, immota, dedita esclusivamente all’affarismo, alla ricerca dannata di visibilità. La speranza comunque non si è ancora spenta del tutto, pur se rigurgiti fascisti, un giorno capirai il significato di questa parola orrenda che molti idioti tentano di riabilitare con pacchi di pasta e regali ai bimbi, stanno emergendo ovunque. Ma non passeranno. 
Ti saluto piccola, mi ha fatto tanto piacere conoscerti. Ti auguro buona vita, costellata da fiabe che spero si tramutino per te nel reale, certo che nessun untore, nessun pagliaccio prevarrà sul concetto nobile, razionale e dignitoso, di Umanità.

giovedì 8 febbraio 2018

Aria fritta



Navigando tra strutto e adipe m’imbatto in questo blog di Costanza Mirano che redarguisce un sacerdote di Torino reo di aver organizzato incontri per fidanzati gay. Di primo acchito mi verrebbe da prorompere in un inusitato - ma fatti i cazzi tuoi!- 
Rasserenandomi un tantino resto però basito al pensiero di quanta gente rancorosa ci sia ancora in giro, intenta a misurare gli altri, a raffrontarsi con loro dall’alto, così credono, della loro fede, in realtà setta. Un passo, rivolto al sacerdote, mi ha quasi costretto ad imbavagliarmi per non svegliare i vicini 
“Adesso si mette a fare anche dei corsi per invitare queste persone alla fedeltà di coppia omosessuale. Cioè lei invita ad essere fedeli al peccato” 

Sono esterrefatto per come ci siano ancora in giro credenze e filosofie rionali di tale portata, generanti un criticismo di per sé già allontanante da verità e comunità in cammino. I salvati, per chi crede, non sono certamente coloro che già si credono al riparo, filosofando e spargendo aria fritta.

Vomitevole bastardo


giovedì 08/02/2018
LA POLEMICA
L’uomo bianco che poteva salvare Pamela l’ha sfruttata
IL VERO MOSTRO - UN CITTADINO COME TANTI, NON UN IMMIGRATO, TROVA LA RAGAZZINA IN CERCA DI DROGA: INVECE DI AIUTARLA LA PAGA PER FARE SESSO

di Selvaggia Lucarelli

C’è una figura, nella brutta storia della morte di Pamela morta a 18 anni per ragioni poco chiare e “vendicata” dal fascistoide Luca Traini a colpi di pistola contro i “negri cattivi”, su cui tutti si sono soffermati poco. La figura di un uomo bianco di mezza età, un meccanico, un maceratese come tanti, nessun tatuaggio nazista sulla fronte, nessun precedente inquietante. Uno con un’utilitaria bianca e abitudini banali. Uno a cui nessuno ha sparato, che nessuno ha insultato su Facebook, perché sono i negri quelli cattivi.

Sui giornali, ieri, veniva descritto come un uomo con un peso sul cuore, uno che non si dà pace. Perché lui, il bianco buono, la sera in cui Pamela è scappata dalla comunità per tornare a bucarsi dopo tre mesi, è l’ultimo bianco buono ad averla vista viva. E anche l’ultimo che avrebbe potuto darle una mano, solo che l’ha scaricata alla stazione e dopo un po’ Pamela era a pezzi in una valigia. Non si dà pace, il pover’uomo. “È tutto così atroce”, dice. Il procuratore capo di Macerata aveva pure provato a coprirlo, a raccontare una storia diversa, perché non sia mai che l’uomo bianco non ne esca come la parte buona della vicenda.

Forse però è il caso di riavvolgere il nastro. Di pensare un attimo al cuore buono di questo concittadino che il 29 gennaio era sulla strada per Corridonia per andare a trovare la sorella. Mentre è in auto intravede sul ciglio della strada la sagoma di Pamela. La ragazzina cammina da sola trascinandosi il trolley con le sue poche cose portate via di fretta dalla comunità. Lui accosta e la carica sulla sua utilitaria. Se un uomo buono bianco vede una ragazzina per strada in difficoltà, le dà una mano. La ragazzina ha 18 anni. È bella e anche fragile, scopre lui. È in fuga da chi voleva salvarla dalla droga e ha un desiderio disperato di tornare a bucarsi. Per fortuna non ha i soldi per farlo. Per fortuna è sulla macchina dell’uomo bianco che può riconsegnarla alla madre o alla comunità o farle una lavata di testa o dirle che la droga fa male, quelle cose che un uomo di mezza età prova a dire a una ragazzina che si sta autodistruggendo. E invece qui la storia fa una bella virata e diventa altro.

Quello che i giornali non dicono a caratteri cubitali e non lo dicono nel momento storico in cui un tentativo di bacio diventa abuso fisico e psicologico oltre che una buona ragione per gogne pubbliche e licenziamenti.

Diventa una storia in cui l’uomo buono bianco decide che se la ragazzina fragile vuole i 50 euro per una dose da spararsi in vena, deve fare una cosa semplice: farsi scopare. Inutile edulcorare. Lo ripeto perché voglio che entri bene in testa a chi legge: farsi scopare. Tanto è debole, è disperata, è abbrutita dalla voglia di drogarsi. La ragazzina accetta. Se a 18 anni non hai paura di un ago che si conficca nelle vene, figuriamoci di un estraneo che ti entra dentro. Così lui la porta in un garage dove c’è un materasso squallido su cui poterla usare per quella mezz’ora di sesso al misero prezzo di una dose. Un affare, tutto sommato, per una diciottenne così bella.

Finito tutto, la ricarica in macchina, il gentiluomo bianco, e la porta dove lei voleva. In stazione, dai pusher di fiducia. Quelli negri, quelli cattivi. Mica come lui che non vende droga, ma al massimo, in cambio di sesso, ti dà i soldi per comprartela. La fine di Pamela (sebbene le cause della morte non siano ancora accertate) e quello che la sua fine si è portata dietro, tra sparatorie folli e dibattiti deliranti, è noto. “Credete forse che non pensi a Pamela? Non bestemmiate, per favore”, dice ora l’uomo bianco inseguito dai cronisti. Già. Come se il problema, qui, fosse solo il tragico epilogo.

Fai bene a non trovare pace, uomo bianco. Perché non hai avuto pietà e umanità. Perché ti sei approfittato della miseria, dell’abisso, della giovinezza. E mentre nell’epoca dei processi sommari agli uomini sul patibolo ci finiscono i nomi noti che piacciono ai giornali, quelli che “è abuso psicologico perché lui è il regista e lei l’aspirante attrice”, tu rischi pure di sfangarla. Invece no, non devi passarla liscia. Potevi fare molte cose quel pomeriggio e hai fatto la più schifosa. Hai abusato di una ragazzina drogata marcia, l’hai consegnata a chi le vendeva morte e ora piagnucoli perché tu ci pensi a lei, poverina, come facciamo a insinuare il contrario? Sì, io insinuo il contrario. Potevi pensarci quel pomeriggio, a Pamela. Potevi darle un passaggio e illuderla, per una manciata di minuti, che la vita, anche quando l’effetto dell’eroina svanisce, fosse il sorriso gentile di uno sconosciuto. Sarebbe morta lo stesso, forse, ma senza l’odore della miseria umana, del maschio rapace appiccicato addosso.

Scoop!


Avrete certamente saputo che il nostro Presidente del Consiglio Gentiloni che, per prestigio da esporre in questa campagna elettorale, ha ricevuto un rifiuto da parte di Angela Merkel per un colloquio che si sarebbe dovuto svolgere ieri. La ragione è che Angela è indaffarata come non mai ad organizzare il nuovo governo tedesco. 
Resta il fatto che il valore del nostro paese è a livello di zerbino; controprova? Se lo avesse chiesto Macron l'incontro, pensate che Angela non avrebbe trovato il tempo da dedicargli? 

Ma i nostri potenti mezzi sono in grado di donarvi la trascrizione del colloquio tra Gentiloni (G) e Angela Merkel (M)!

M: Pronten? Chi scocciare a quest'ora? 

G: Pronto? Buonasera Angela, sono Paolo!

M: Paolo? Ah ciao Paolo! Come stai? Afere fatto delle ottime tagliatelle la scorsa estate! 

G: Ehm... no Angela! Non sono un cuoco! Sono Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio italiano... ehm....

M: Ah ah ah ah! Scusa Paolo! Ti afere scambiato con il mio amico cuoco! Come stai? Tutto bene?

G: Si grazie! Diciamo di si! Ti disturbo per chiederti se hai un quarto d'ora da dedicarmi! Verrei a Berlino di corsa per incontrarti. Sai Matteo mi chiede di dare visibilità al nostro partito, che come saprai non è messo troppo bene nei sondaggi...

M: Paolo io essere troppo impegnata ora. Defo fare governo con Schulz, che è un romp... hai capito fero? Come il tuo Matteo chiama Trafaglio quel giornalista ficcanaso..

G: Si, si ho capito Angela! Comunque non t'impegnerei più di una ventina di minuti. Si chiacchiera al solito del più e del meno, due foto e poi ritorno a casa di corsa! 

M: Paolo, cerca di comprendere! Non è che non foglia, ma gli impegni sono troppi: oltre al governo defo sistemare le mie piante dell'ufficio di Presidenza che soffrono da fari mesi. E poi mio marito mi ha ordinato di rimettere a posto le mie giacche colorate! Ne ho più di 350 e dofere togliere quelle che ho messo nel frigo perché non c'è più spazio!

G: Capisco Angela. Sono disposto anche a venire di notte e aspettarti nell'anticamera dell'ufficio. Ti ripeto: è solo propaganda, so bene che non abbiamo niente da dirci e che siamo equiparati agli uscieri del tuo palazzo. Ma la gente deve credere che abbiamo valenza internazionale.

M: Ah ah ah! Falenza internazionale? Ma come fanno italianen a crederfi ancora? Da quando afete mandato in giro quel pupazzo di Angelino Alfano tutti gli altri paesi, compreso quelli di San Marino, non hanno fatto altro che sbellicarsi dalle risa! Ah ah ah! 

G: Ehm... davvero? Si riconosco che Angelino non sia il massimo. Ma si impegnava molto. Noi lo mandavamo in giro sedato e con vari luminari al seguito. 

M: Paolo, ascolta: appena ho qualche minuto libero ti chiamo così ci vediamo. D'accordo?

G: Va bene Angela! Aspetto un tuo invito.

M: D'accordo Paolo. Un'altra cosa: ma allora è fero che quel nanetto è in fantaggio nei sondaggi? 

G: Sembrerebbe di si...

M: Cazzen! Fortuna che non può essere ricandidaten! Hanno il terrore tutti a Bruxelles di ritrovarselo tra le scatolen! 

G: Anch'io Angela! Pensa che sta promettendo cose irrealizzabili ma sembra che gli italiani gli ricredano per l'ennesima volta! 

M: Siete un popolo di spaghetten e mandolinen! Ma siete simpatici! Dimmi Paolo: ma essere fero che fi unireten al nanetto dopo le elezioni?

G: Ehm... Angela... purtroppo queste cose le decide Matteo e sembrerebbe di si! Ehm... io ho leggermente protestato e per punizione ho dovuto scrivere dei discorsi alla Madia...

M: La copiona? 

G: Si, lei! La chiamiamo Control C Madia!

M: Ah ah ah! E la nuofa tedesca bolzanese Maria Elena? 

G: Lascia stare quel tasto Angela! Pensa che è tanto arrogante che una volta mi ha fatto persino arrabbiare arrivando a dire "Poffarbacco!" Una parola che non avevo mai pronunciato prima! 

M: Stare su palle pure a me quella lì! Ora Paolo ti saluto che defo andare a dar da mangiare ai piranha del mio acquarien. Ci sentiamo presto! Ciao Paolo! 

G Ciao Angela! E grazie di tutto! Sono sempre a disposizione! Riverisco! 
  


Travaglio!


giovedì 08/02/2018
Ferrara logora chi ce l’ha

di Marco Travaglio

Io non so come dirlo, perché mi sa che Renzi il Fatto lo legge ancora. Però dài, pazienza. Matteo, se stai leggendo, tieniti forte, fatti coraggio e tròvati una sedia comoda, meglio una poltrona, ché certe notizie è meglio ascoltarle da seduti. Te la metto giù così nuda e cruda, senza inutili preamboli o ridicoli eufemismi per indorare la pillola, tipo quando uno muore sul colpo e ai parenti dicono che è grave in ospedale: Giuliano Ferrara vota Pd. L’ha annunciato lui stesso ieri, sul Foglio, forse per mettere sull’avviso gli sventurati destinatari del suo voto, affinché – se ci riescono – adottino le dovute precauzioni contro il suo endorsement mortale: “Non avrei mai pensato che avrei dovuto votare nel mio collegio romano, in quanto sostenitore dell’unico partito costituzionale residuo, per un Pd che mi porterà la mano a metter la croce su Paolo Gentiloni alla Camera, e vabbè, e Emma Bonino al Senato” (ma sì, pure l’abortista Bonino, che per chi 10 anni fa fondò la lista “Aborto? No, grazie” non è niente male).

Lo so, è una minaccia atroce, e durissima da accettare per chi sperava nella remuntada renziana. Ferrara, basta la parola: col suo bacio della morte, ne ha fatti secchi più lui che il colera. Ora al Nazareno diranno: ma come, già abbiamo la Picierno, la Rotta, la Morani, la Madia, la Fedeli, la Boschi-Wälder, la Lorenzin, e poi Lotti, Faraone, Carbone, Anzaldi, Andrea Romano, Mario Lavia, Rosato, persino Casini, tutte sfighe che al confronto le dieci piaghe d’Egitto erano Disneyland, e ora ci tocca pure Ferrara? Ma perché proprio a noi, ma che abbiamo fatto di male, ma quali peccati originali dobbiamo espiare, ma che colpa abbiamo noi, ma allora Dio non esiste o forse c’è ma ci sottopone a prove disumane che non siamo in grado di superare. Ma allora finiteci con un colpo secco alla nuca e facciamo prima. Però è così, non c’è niente da fare, tanto vale farsene una ragione, stringere i denti, pregare molto, rassegnarsi, aspettare che il tempo rimargini la ferita, essere forti.

Noi, per quel che vale, siamo solidali col Pd nell’ora forse più grave della sua storia. L’abbiamo criticato, sì, anche duramente, per le boiate che ha combinato nei primi dieci anni di vita, soprattutto negli ultimi cinque. Però una punizione così terribile, direi veterotestamentaria, non la meritava neppure Renzi. L’appoggio di Ferrara, come se non bastasse il bacio della morte di Eugenio Scalfari, è uno di quei colpi da cui nessuno s’è mai rialzato. Eccetto i fortunati che, dopo averlo avuto sul groppone, sono riusciti a liberarsene. Infatti Berlusconi, appena appresa la notizia, ha quasi ripreso i colori.

Ieri l’abbiamo visto in gran forma a Sky, con i capelli gommati di Ken in un’inedita nuance fra il mogano e il tramonto sul Bosforo, o forse era solo Nutella spalmata. E ora può confidare, come il M5S, in un grande exploit elettorale. Salvo che, si capisce, Ferrara cambi idea e si butti a tradimento su qualche altro malcapitato. La regola è fissa da decenni: Ferrara logora chi ce l’ha. Per capire chi vince o chi perde le elezioni, basta vedere con chi non sta Ferrara.

Ricordate il Pci? Ferrara c’era, sappiamo com’è finito. Ricordate Craxi? Ferrara c’era, sappiamo com’è finito. Ricordate il primo governo B.? Lui c’era, ministro e portavoce: sappiamo com’è finito (sette mesi e tum: morto). Ricordate le elezioni al Mugello? Lui c’era, candidato di FI contro l’orrido Di Pietro: sappiamo com’è finita (centrodestra al 16% e l’ex pm al 68). Ricordate la guerra in Iraq? Lui c’era, anzi era più busciano di Bush, tant’è che le truppe angloamericane entrarono in Baghdad a bordo di Ferrara: sappiamo com’è finita (una ritirata che Caporetto al confronto fu una marcia trionfale). Ricordate la lista “Aborto? No, grazie” alle elezioni del 2008? Ferrara c’era, l’aveva proprio fondata lui e minacciava di prendere almeno il 5%: sappiamo com’è finita (più uova in faccia che voti). Quella fu l’unica volta in vita sua che portò sfiga a se stesso, sostenendosi da solo. Poi riprese a menar gramo agli altri, l’attività che gli riesce meglio.

I cimiteri della politica sono lastricati di lapidi con le foto delle sue vittime illustri: D’Alema, da lui sostenuto per il Quirinale nel 2006 (infatti fu eletto Napolitano); Rutelli, da lui appoggiato per il ritorno in Campidoglio (infatti vinse Alemanno); Veltroni, da lui molto elogiato agli albori del Pd per il tenero dialogo col “CaW” (infatti un anno dopo dovette dimettersi da segretario); Fini, da lui supportato dopo il distacco da B. (bye bye); Enrico Letta, sponsorizzato per il governo di larghe intese del 2013 (deceduto in nove mesi); Renzi, che aveva il vento in poppa finché Ferrara gli dedicò il libro & soffietto The Royal Baby (zac: stecchito). Una strage. Senza contare il suo frenetico attivismo in politica internazionale, col sostegno ai Neocon americani (una prece), a Sarah Palin contro Obama (le sia lieve la terra), a Hillary Clinton contro Trump (ciao core). E le avventure editoriali? Una collezione di fiaschi da far impallidire una cantina sociale: dalle vendite clandestine del suo samiszdat Il Foglio (che ha più redattori che lettori) alle percentuali di share da albumina dei suoi programmi tv su Mediaset, La7 e Rai, che impiegarono anni per riaversi delle perdite, anche perché lui, per ogni flop, si fa pagare bene. Fra le grandi catastrofi del 900, Ferrara ha mancato solo il terremoto di Messina e l’ultimo viaggio del Titanic, ma non per cattiveria: per esclusivi motivi anagrafici. Ora l’arma letale del giornalismo italiano si accanisce sul corpo già martoriato del Pd, con particolare ferocia contro Gentiloni e Bonino. Infatti non si contenta di annunciare che li vota. No: scrive proprio, con linguaggio sepolcrale, di volerci “metter la croce”. Praticamente, l’estrema unzione.

mercoledì 7 febbraio 2018

Control C



“Control C” Madia ha inaugurato il sito per la campagna elettorale. Nella sezione “Chi sono” inizia così la presentazione:

“Vivo a Roma, dove sono nata nel 1980. Sono sposata con Mario e ho due bambini, Francesco e Margherita, nati nel 2011 e nel 2014. Nel 2004 mi sono laureata con lode in scienze politiche all’università degli studi di Roma la Sapienza con una tesi in economia del lavoro. 

Ho proseguito gli studi, con un dottorato di ricerca presso l’IMT di Lucca, occupandomi di mercato del lavoro. 

Ho proseguito gli studi, con un dottorato di ricerca presso l’IMT di Lucca, occupandomi di mercato del lavoro

Ho proseguito gli studi, con un dottorato di ricerca presso l’IMT di Lucca, occupandomi di mercato del lavoro

Ho proseguito gli studi, con un dottorato di ricerca presso l’IMT di Lucca, occupandomi di mercato del lavoro”

Come si evince l’ultima parte riguarda la fase in cui “Control C” Madia, pare, abbia scopiazzato la tesi...