venerdì 19 gennaio 2018

Gran bel commento

Catia Donini, giornalista che lavora in Radio Deejay, ha commentato in questo stupendo modo, il cartellone propagandistico della Meloni


Giorgia cara, io non ne farei il vostro core business, diciamo così (tu hai un compagno e una figlia e non sei sposata, Silvio è pluridivorziato, Salvini è divorziato e convivente, il marito della Mussolini ha patteggiato una condanna per prostituzione minorile...). Difendete qualcosa d'altro, in cui andate tutti forte. Non so: gli scacchi? Il balayage? Le felpe con la scritta? Il fondotinta full coverage?

Un immagine per il contesto d'oggi


Tempi elettorali, tempi di promesse che sicuramente non saranno mai mantenute, tempi insufflanti paure, terrori, catastrofi nelle menti del corpo elettorale. 
Ovunque si odono smargiassate epocali, prive di senso, indegne, sparate da chi è convinto di vivere in un paese popolato quasi esclusivamente da coglioni doc. 
D'altronde come dargli torto?
Da vent'anni permettiamo ad un riccastro amorale di spadroneggiare sulle nostre coscienze con guapperie degne di una nazione sottosviluppata: il fatto che possegga la metà delle televisioni nazionali e, in tempo di potere, ne abbia controllate altre due, lasciando all'opposizione Rai 3, successivamente distrutta da Adenoide Bignardi, è divenuta una scocciatura, quasi un'insofferenza; a sentirla ritirar fuori da qualcuno, non certamente di matrice piddina, provoca negli astanti un moto di diniego, tanto è divenuta stantia. Ed il bello è che il Pregiudicato ha ricominciato ad utilizzare i media di proprietà per infarcire pietose balle cosmiche, con l'intento neppure mascherato di ritornare al potere, per il solito, immarcescibile, obbiettivo: preservare e ingigantire le sue ricchezze. 
Nel contempo un esile figurante spacciatosi alcuni anni or sono per un rivoluzionario rottamatore, sta terminando il lavoro affossante ideali una volta solidi baluardi politici, che facevano tremare vene e polsi agli avversari tanto erano difesi da una sana compagine di sinistra. In questi ultimi anni questo Pifferaio Toscano ha legiferato in modalità destrorsa, abbattendo certezze occupazionali mai attaccate precedentemente dai governi capitanati dal Faraone nell'Era del Puttanesimo: abolizione dell'articolo 18, creazione del Jobs Act, vera fucina fabbricante schiavi 2.0, innalzamento delle soglie nelle dichiarazioni dei redditi proteggenti evasori seriali, che hanno votato e continueranno a votare per chi li protegge da tempi lontani; aumento dell'importo utilizzabile per i pagamenti in contante, toccasana per tutti coloro che amoreggiano ancora con il "nero". 
Di conseguenza occorrerebbe riassumere, mediante un'immagine, l'attuale situazione dei mestieranti politici che si stanno dannando per ottenere la riconferma nel teatro della casta, comunemente anche chiamato Parlamento, nel quale pochi partiti, il Movimento 5 Stelle in primis, stanno tentando affannosamente di preservare diritti e dignità al popolo sovrano, e per questo attaccati senza decoro da squallidi e proni pennivendoli spregevoli.  
Personalmente un'idea al riguardo l'avrei:


L'avvocato Azzeccagarbugli di manzoniana memoria. 
Il don Abbondio con la toga, un parassita seicentesco, servitore dei potenti a scapito dei deboli e degli indifesi. Possiede un egoismo tale da essere paragonato a quello di molti stantii di casta che giornalmente incontriamo sui media, promettenti Luna e stelle. Inutile dire chi siano attualmente i don Rodrigo: poteri forti, lobbies, corporazioni, fondi d'investimento internazionali, burocrazia italica ed europea. 
Cogitate al proposito, specialmente allorché entrerete nel seggio! 

Standing Ovation!


venerdì 19/01/2018
LA LETTERA
“Caro sindaco, legga il mio curriculum. Mi candido anche io”
LA NOMINA CONTESTATA - COME LA DOTTORESSA ORANGES, SONO LAUREATA IN GIURISPRUDENZA

di Carolina Martelli

Caro Sindaco Nardella,
le scrivo questa lettera di presentazione per candidarmi al ruolo, investito con nomina diretta, dalla Dott.ssa Oranges.

Mi presento: mi chiamo Carolina Martelli non sono nata a Montevarchi ma a Sassetta (un paese di 600 anime in Provincia di Livorno).

Dall’età di 17 anni ho sempre lavorato come cameriera per la stagione estiva in vari ristoranti della costa livornese e, contemporaneamente, ho sempre studiato, riuscendo a diplomarmi al liceo scientifico Enrico Fermi di Cecina con il massimo dei voti e a conseguire nel 2014 la laurea in Giurisprudenza - tesi in Filosofia del Diritto – con il massimo dei voti e lode.

Forse non serve dilungarmi, ma ci tengo a raccontarle che ho sempre frequentato le lezioni e, dopo ore di studio, ho sempre preso l’autobus per andare a dare ripetizioni a domicilio, accaparrandomi qualche spicciolo per godermi qualche mostra o qualche spettacolo alla Pergola o alla Comunale (perché agli studenti, Firenze, non hai mai regalato nulla!).

Avrei tanto voluto in estate andare, come facevano i miei amici, in vacanza a Formentera; sarei voluta arrivare a casa la sera dopo ore a spiegare le equazioni per 8 euro a lezione, con la pasta pronta in tavola e i vestiti stirati: ma purtroppo a casa mia c’era bisogno di camparsi da soli e io, studente fuori sede, ho sempre imparato a prepararmi da mangiare da sola.

Dopo la laurea ho vinto il bando per la pratica forense presso l’Avvocatura regionale della Regione Toscana laddove ho trascorso 18 mesi completando l’excursus obbligatorio per sostenere l’esame di Stato. Successivamente ho prestato collaborazione per sei mesi presso uno studio legale privato di diritto amministrativo, giusto per non perdere l’allenamento con la stesura degli atti giuridici e per non perdere il rimborso spese di 500 euro mensili che, per me, hanno sempre fatto la differenza.

Può accadere a tutti, ed è accaduto anche a me a settembre dell’anno scorso, di subire due gravi lutti familiari che mi hanno costretta ad abbandonare la professione legale per cercare un lavoro proficuo a mantenere me, mia madre e mio fratello; insomma, niente esame di Stato per me, d’altra parte si sa – e se non lo sa glielo dico io – per poter fare l’avvocato al giorno d’oggi o sei figlio di avvocato o sei figlio di un pezzo grosso di Banca Etruria.

Ho trovato quindi lavoro come cameriera per qualche mese e, infine, sono entrata come dipendente di una banca all’ufficio legale per recupero di crediti non performanti, occupazione tuttora all’attivo con un contratto di apprendistato. Sto lavorando full time e contemporaneamente sto sostenendo esami alla Facoltà di Scienze Politiche, a cui mi sono iscritta questo settembre per tenere la mente attiva.

Caro Signor Nardella, ho deciso di aprirmi con Lei e di farle sapere che quando io mi sono iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza avevo un obiettivo: imparare a conoscere la legge per capire cosa si può e cosa non si può fare; perché è chiaro che, se conosci bene la legge, puoi anche renderti conto di quando un atto non è legale, di quando davanti a tuoi occhi viene minato lo Stato di diritto in forza di leggi più grandi e forti della legge scritta: la legge della corruzione, il clientelismo, i soldi. Io non sono figlia di un procuratore della Corte dei Conti, io sono figlia di una professoressa di Italiano e di un ex dipendente comunale; sono figlia di una laurea con il massimo dei voti pagata a forza di sparecchiare tavoli; sono figlia del sacrificio e della passione per le materie che ho studiato. Sono figlia della rassegnazione e della soddisfazione di aver sempre ottenuto il massimo dei voti con la mia sola forza; sono figlia di mio padre che è stato un onesto dipendente comunale per oltre trent’anni e che mi ha sempre insegnato che la Pubblica amministrazione siamo noi e che ogni volta che si scrive anche un banale atto, come un verbale, lo si deve fare pensando che lo si scrive a nome di tutti i cittadini che quell’amministrazione rappresenta.

A questo punto mi rivolgo a Lei, Lei che in questo momento sta rappresentando tutti i cittadini di Firenze, stante che nella nomina vi è indicato come vago requisito la ricerca di “una figura specializzata in ambito giuridico” le invio il mio curriculum perché credo che anche il mio profilo possa essere adatto al ruolo.

Ahimé, io non ho doti canore e non disegno; però, volendo, so fare braccialetti con i tappi della birra. Se può servire so scrivere poesie, mi reputo un’esperta di filosofia etica e di musica classica. A tal proposito, detto fra me e Lei, siccome io la musica classica la ascolto da quando ero nella culla, lasci perdere il Maggio Musicale, che Bizet in questo momento credo stia facendo il bagno nello Xanax per evitare un attacco di panico alla vista della nuova versione della Carmen: forse, prima di instaurare una vaga e incerta campagna contro il femminicidio cambiando i finali di opere liriche, sarebbe importante azionarsi per sconfiggere il clientelismo e provare ad agire per un’amministrazione trasparente.
Con tanti saluti,

Carolina Martelli

Terrore



giovedì 18 gennaio 2018

Quando c'era lui...




Molti idioti, bovinamente, alcuni di loro con ancora il latte a sporcar mento e labbra, s'avventurano nella più squallida delle frasi allorché, in un conciliabolo, in una riunione esordiscono con la mefitica "Si, ma quando c'era lui però..." riferendosi a quel Pelato senza cervello responsabile di massacri, di nefandezze razziali senza alcuna dignità umana.
E me le attacco ai coglioni le bonifiche delle paludi, della sicurezza nelle strade, dell'ordine! 
Lo sciagurato dittatore fascista, amico del demoniaco nazistaccio, che speriamo arda per sempre negli inferi più virulenti, tra le azioni malvagie belliche ne fece una che dovrebbe essere ricordata a questi idioti nostalgici: la Campagna di Russia, iniziata nel 1941. Partirono 230mila nostri giovani di allora, senza adeguati equipaggiamenti, senza alcun sostegno bellico, quasi senza speranza. Morirono a migliaia, a decine di migliaia, spazzati via dal gelo, dalla fame, dai proiettili. Le due divisioni italiane, il CSRI e l'AMIR contavano appunto più soldati che attuali città come la mia, La Spezia, che non raggiunge i 200mila abitanti.
Partirono ed un terzo morì in battaglia, altri di stenti, altri furono imprigionati e alla fine della guerra su 95.000 dispersi ne tornarono a casa solo 10.000. 
Questo occorrerebbe evidenziare bene nei libri di storia, ripetendolo ad ogni trimestre, facendovi lezioni dedicate, delucidanti le scellerate e vergognose scelte del Perfido Pelato! 
I giovani dovrebbero essere istruiti, alla stregua di una vaccinazione obbligatoria, sulle immani tragedie del fascismo come si rivelò la campagna di Russia. 
E se anche dopo questo insegnamento democratico, qualcuno trovasse ancora il coraggio di proferire la frase "Quando c'era lui!" non resterebbe che il suo ricovero coatto in qualche struttura psichiatrica per un reset mentale utile alla collettività! 
Sia sempre lodato il sano Antifascismo! 

Carlo l’Intellighente


Carlo De Benedetti dalla Gruber ovvero la visualizzazione dell’intellighenzia della sinistra 2.0; quel suo sminuzzare, quasi ridicolizzando le domande circa il suo incontro con il Bomba Soffiante manovre borsistiche con espressioni facciali ricordanti la scena delle polpette del mitico Fantozzi nella clinica per dimagrire, seguito da un mix esplosivo di pacchiane vanterie su incontri con i potenti della terra, mancava solo qualche sua comparsata in qualche conclave, e la certificazione della criticità psichica del suo ex dipendente e direttore di Repubblica, Eugenio Scalfari. 
E quell'endorsement al Bomba derivante, forse, dall'enorme risparmio di denari, che all’Ingegnere da sempre piacciono molto, sulla vicenda Sorgenia? 
E perché la Gruber non gli ha ricordato le sofferenze da lui provocate al Monte de’ Paschi? 

Repubblica è stata sino a pochi anni fa un giornale quasi libero, sempre in prima linea sulle grandi battaglie di civiltà. Poi, improvvisamente, come gran parte della nobile e relativa Intellighenzia, ha virato in modalità epocale verso il Moccioso rignanese, la cui difesa, sfanculando sani principi sociali che permisero in lustri passati di contrastare egregiamente il Puttaniere, è divenuta quasi urticante, scomparsa dell’articolo 18 su tutto. 
Ma al grande Ingegnere tutto questo non interessa. Lo ridicolizza dall’alto del suo scranno sacerdotale, di quel centrodestra mascherato da sinistra, vedi la candidatura del padre di tutti gli inamovibili, Perfi Casini. 

Oltre il limite


Guardando “Di Martedì” su La 7, ho avuto la sfortuna di vedere l’intervento di Gene Gnocchi che a me personalmente fa ridere solo quando scrive le due righe quotidiane sulla Gazzetta. Gnocchi ha oltrepassato il limite della decenza commentando la foto del maiale a Roma. Posto il bell’articolo di Mattia Feltri oggi sul Secolo XIX che spiega perfettamente l’incresciosa battuta del comico, chiamiamolo così, al tramonto.