giovedì 21 aprile 2016

Mode


La moda dei negozi à la page, ossia quella di spruzzare, anzi, annaffiare la scatola infiocchettata con profumi fragranti, in apparenza sembrerebbe un'ottima trovata, eccezion fatta per chi, come il sottoscritto, ritornando a casa in autobus stipato e rigonfio di umanità, scopre di emanare fragranza come un baldraccone del porto di Amsterdam e di attirar l'attenzione di molti viaggiatori, incuriositi ed in parte inorriditi da tale cascata di effluvi ed emettenti risolini e commenti a bassa voce tali da convincermi a scendere con due fermate d'anticipo, avendo però occasione di riflettere su quanto sia ancora difficile e oltre le possibilità di molti, riuscire a farsi i cazzi propri.
E la prossima volta chiederò alla commessa di spararmi sulla confezione un "Eau du merd de Frisoné avec diarreà"

L'ideale della colazione


Durante le mie personali zingarate, saggio con particolare piacere l'addentrarmi a scoprire realtà che associo con gioia a momenti quotidiani.
Nei giorni scorsi sono stato in una città che insignisco del titolo del luogo migliore per consumare paciosamente l'importante rito della colazione mattutina, slow, molto slow. 


Cremona! 
Quella che vedete non è un immagine tratta da uno storico "Intervallo" che la Rai mandava in onda tanti anni fa.
No! L'ho scattata personalmente io lunedì scorso, 18 aprile, attorno alle 9:40 di un mattino lavorativo.
Sembrava di stare sott'acqua tanto il silenzio pervadeva l'aere. Nessuna macchina, nessuno che correva, tutti calmi, tranquilli, sereni. 
Potessi scrivere una guida meditata per i vari momenti del giorno, alla Lonely Planet, consiglierei agli amanti del bello di fermarsi a Cremona per la colazione. 


Guardate i tavolini dei bar della piazza principale! 
Guardate il gaudio sprizzare ovunque! 
Mi sono seduto, ho ordinato una brioche, tra l'altro buonissima e non pre-confezionata modello autogrill, ed un caffè macchiato. 
Ho letto il giornale minuziosamente, senza sentir attorno nessun schiamazzo, nessun litigio! Terminato il rito, allegramente, mi sono avviato al Duomo, peraltro splendido. 
Cremona è ideale per caricarsi splendidamente per il divenir della giornata. 
Non dimenticatelo!  

55 anni senza ascensore


Ho girato l'Europa e l'Italia. Ho visto le più belle città, lasciandomi affascinare da le grandi bellezze che ogni città racchiude.
Lo scorso sabato, passeggiando per Via del Prione a La Spezia, la mia città, m'imbatto in questo:


 L'ascensore e quella specie di funivia che portano al Castello di S.Giorgio! 
Ci crederete mai se confessassi che mai ci sono stato?
Eppure è la verità! Amara verità!
L'ho preso e sono salito sino al Castello, tra l'altro molto bello, costruito attorno al XIV secolo.
E mi sono rimbrottato! A cinquantacinque anni non sei mai salito sin lassù? 
Vergogna, mi sono detto! 
Occorre che ci si guardi attorno prima di volare o viaggiare verso mete famose. 
La bellezza è ovunque. Anche nella mia città! 


 Da questa constatazione mi son riproposto di osservare con maggior scrupolo ciò che mi circonda. Anche il Castello di S.Giorgio e la sua funivia!



Mumble mumble...


Fatemi capire. Questo Breivik, nazista, assassino di 77 giovani, si lamenta per come viene trattato in prigione pur avendo 30 mq di cella, tv, playstation, pc e la corte norvegese gli da ragione? Condizione di detenzione inumane e il giudice Helen Sekulic sentenzia che si, il povero assassino viene tenuto senza dignità in galera?
A volte verrebbe da pensare che per fatti del genere ad un figlio di baldracca di tali dimensioni basterebbe un pozzo profondo un centinaio di metri, immerso con l'acqua alla vita e i rimasugli di un ristorante come pasto, ammesso che il bastardo gli acchiappi. E poi una volta all'anno andar a vedere se ancora respira. Ma non facciamo inumanità da circo, vero giudice Sekulic? Ha pensato alle mentine per mantenere il suo alito pulito? E la crema per il pediluvio?


Gasp!



mercoledì 20 aprile 2016

Il Nulla


Al bando le ciance. Si deve pregare per un'umana di siffatte incresciose dimensioni! 
Si, la prossima domenica si dovrebbe aggiungere alla preghiera dei fedeli anche "Per la nostra sorella Julia Stakhiva, affinché lo Spirito la illumini, riportandola tra noi, per una sua crescita morale e personale che le possa far vivere veramente la Vita, preghiamo"

Chi è Julia? 



Grazie al mitico sito Dagospia, che consiglio di visitare quotidianamente essendo fonte inesauribile di leccornie, l'ho conosciuta in tutto il suo... fetore! 
Possiede 100 borse e 60 scarpe, ha un guardaroba valutato attorno ai due milioni di euro, beve solo Dom Perignon o Crystal e spende 250.000 euro all'anno in abiti. 
Ha 23 anni, si è già rifatta seni, labbra ed altro, tira fuori 40.000 euro sempre all'anno per il mantenimento estetico e quando deve farsi una ripassata esteriore va a Mosca, perché a Londra, dove vive, ritiene che non vi siano centri estetici soddisfacenti il suo ego. 

Ma costei è anche pensante? Può cioè esprimere un qualcosa di diversamente idiota? 
Sentite che ha dichiarato:

«Morirei se la gente smettesse di parlare di me. Chi mi critica conferma che sono una persona straordinaria»

Vi rendete conto dell'aridità che nulla, neppure il tesoro vestente, le scarpe, lo champagne può minimamente colmare?

Ma il bello viene ora: 

"Tutti possono avere soldi, ma non tutti possono essere belli. Credo che tutti, sin da giovani, dovrebbero sottoporsi a chirurgia estetica. Meglio risparmiare e investire in trattamenti di bellezza che nel cibo. Certa gente non ha le palle per farsi un intervento. Pensano sia meglio stare seduti a mangiare pizza e a giudicarmi. Io preferisco mangiare pizza ed essere bella. I miei genitori mi capiscono e mi sostengono.  La chirurgia plastica è una necessità assoluta, significa investire su te stessa».

"Credo che tutti sin da giovani dovrebbero sottoporsi a chirurgia estetica." 

Questa frase dovrebbe essere scolpita su qualche lastra di metallo nobile e sotterrata dentro un sarcofago per l'eternità.
Un giorno quando scompariremo, m'immagino qualche altra forma di vita che, imbattendosi nel nostro oramai arido e disabitato pianeta e guardando nostre immagini dei tempi andati nei loro micro e potentissimi visori, si domanderà del perché della fine della vita terrestre, misteriosa ed inspiegabile ai loro innumerevoli occhi (diciamo sei paia cadauno?) vista l'enorme quantità di acqua, di aria, di bellezze incommensurabili presenti tanti secoli prima sul pianeta; ma una volta scoperta la lapide con le parole della poveretta se ne andranno, forse anche sconsolati, commentando tra loro "Ahhh! Hai capito perché si sono dissolti?", lasciando l'ormai nulla terrestre a bordo delle loro astronavi rigorosamente ad idrogeno liquido, con un mix di commiserazione e tristezza, sentimenti questi presenti ovunque nell'Universo.  

Meditate


mercoledì 20/04/2016
IL RACCONTO
Le ali di pollo fritte contro la cultura del bio e di Eataly
IL GIORNO DELLE TRIVELLE - ECCO DOV’ERANO GLI ITALIANI CHE HANNO DISERTATO LE URNE: TUTTI ALL’APERTURA DEL SUPER FAST FOOD AMERICANO

di Selvaggia Lucarelli

Domenica mattina, mentre a guardare i social network pareva che gli italiani fossero in coda in massa davanti ai seggi per dire la loro sulle trivelle, 80.000 italiani erano in coda allo svincolo per Lainate.
Dieci chilometri di fila in autostrada e seimila posti auto occupati per andare all’inaugurazione del centro commerciale più grande d’Europa, ad Arese. Poi dicono che siamo il fanalino di coda. Diciamolo.
Saremo il paese più vecchio d’Europa, saremo il più corrotto d’Europa, ma quando c’è da fare una spianata di cemento e costruirci dei negozi non ci batte nessuno.

Verrebbe da pensare che la data dell’apertura del centro commerciale sia stata decisa da Matteo Renzi. E in effetti non mi sarei stupita se domenica avesse previsto pure un bonus di 80 euro a famiglia per benzina, telepass e pranzo al sacco per incentivare le gite fuori porta e dunque il famoso “astensionismo cosciente e ragionato”.

Non mi sarei stupita neppure nel vederlo in coda fuori da Kentucky Fried Chicken, la catena di fast food specializzata in pollo fritto che ha aperto domenica all’interno del centro commerciale, con Agnese e i suoi figli. Certo, avrebbe dovuto tollerare un po’ d’attesa. E “un po’” è un eufemismo, visto che secondo cronisti e testimoni, la coda per accaparrarsi un cestino di alette di pollo a 50 centesimi era di due ore circa. Roba che in due ore uno ha il tempo di far schiudere un uovo, allevare il pollo, affezionarcisi, macellarlo, panarlo e friggerlo a casa sua.

SMOG PER TUTTI

Con tanti saluti a ogni slancio ambientalista: quanto inquinano 80.000 persone e 10 km di coda?
Pare che a un certo punto abbiano perfino dovuto mandare via tutti e chiudere il fast food per la ressa. Ora, ci sono molte cose da dire su questa coda da Kfc perché il fenomeno, sebbene possa sembrare trascurabile, è invece molto interessante.

Siamo un popolo decisamente bizzarro. Ci lamentiamo dei tempi d’attesa al pronto soccorso, con i centralini telefonici, sulle tangenziali, alle poste e poi c’è gente che volontariamente decide di immolare due ore della sua domenica pomeriggio al pollo fritto. Gente che magari poteva portare i figli al parco o farsi un’omelette a casa che si comporta come se da Kfc, anziché del pollo con le erbette distribuissero dell’erba marocchina gratis.

L’altro aspetto interessante è che nel paese del buon cibo e del chilometro zero, ci si accapigli per del pollo allevato in batteria che arriva dall’Inghilterra (lì lo allevano). Anni e anni di menate sul successo di Eataly e del ritorno ai prodotti della terra, del vino dei nostri vitigni, dei biscotti con le nostre farine, dei sughi con i nostri pomodori e poi gli italiani si mettono in fila al fast food come i paninari scemi negli anni Ottanta. Non si vedrebbe una fila così da Eataly neanche se Oscar Farinetti lanciasse tartufi con la cerbottana.

Non parliamo poi della questione animalista, delle lotte vegane e vegetariane, dei tentativi di sensibilizzare gli italiani sull’importanza di un’alimentazione sana in cui il consumo della carne sia escluso o almeno ridotto.

La fila da Kfc dimostra che alla maggior parte degli italiani non frega un’emerita cippa di avere una coscienza animalista e salutista così come non gli frega una beata cippa di petrolio, petrolieri e trivelle, nonché della questione ecologista, visto che domenica 80.000 persone e dieci chilometri di coda in quel di Lainate devono aver prodotto tanto di quel monossido di carbonio che Pechino a confronto è il polmone verde d’Oriente.

Non so voi, ma io non ho mai visto nessuno fare una fila di due ore per del tofu alla piastra, così come non ho mai visto dieci chilometri di coda per la Fiera del bio. Insomma. I fan di Kfc sono molto più tenaci, motivati, perseveranti e numerosi dei cittadini che votano, che pensano agli animali e che mangiano sano.

Per il resto, vorrei suggerire a Matteo Renzi l’appuntamento per il prossimo referendum che non condivide: nel 2017 apre Starbucks in Italia. Pure se il quesito fosse “Volete l’abolizione della Repubblica e l’instaurazione del regime nordcoreano?” a votare non ci andrebbe nessuno. Sarebbero tutti in coda per un Caramel Frappuccino.