venerdì 5 giugno 2026

Punto di vista

 

I progressisti siano netti su chi fomenta la guerra 


di Elena Basile 

Il ministro degli Esteri della Lituania, Kestutis Budrys, ha riassunto in un’intervista sul giornale svizzero Neue Zürcher Zeitung le posizioni che potrebbero essere comuni a scandinavi e baltici ed esercitare forte attrazione sui polacchi e sulla stessa Germania. Ha sottolineato come la Nato dovrebbe radere al suolo la base di Kaliningrad di difesa aerea e militare russa e l’Ucraina essere ammessa nell’Europa della Difesa europea in versione anti-russa e come primo passo per l’ingresso nella Nato. Ha inoltre plaudito al riarmo della Germania che deve assumere la leadership dell’Europa nella guerra contro Mosca e ha assicurato che l’articolo 5 Nato esiste. Washington sarà in guerra insieme all’Europa.

Non si tratta di posizioni isolate. L’Alta rappresentante per la politica estera europea, Kaja Kallas, e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, potrebbero farle proprie. Sembra che ormai la decisione di entrare in guerra sia stata presa. Gli elettori progressisti dei socialisti europei, e in Italia del Campo largo, sono accecati dall’odio verso Mosca. Parteggiano per l’Ucraina come se si trattasse di una partita di calcio. Sarebbero disposti a far saltare il pianeta in aria purché il killer non l’abbia vinta. In fondo dietro lo slogan della Schlein “la pace giusta” si nasconde poco altro. L’opposizione alla destra meloniana, guerrafondaia e filoisraeliana, in questa drammatica situazione balbetta che dobbiamo continuare a inviare le armi in Ucraina (ovviamente non per la guerra ma per la pace), corre negli Usa a incontrare Obama (graditissimo intellettuale di bell’aspetto), quasi fosse l’icona di una sinistra internazionale, che si è tuttavia macchiato di violazioni del diritto internazionale (Siria, Libia, esecuzioni extragiudiziarie con droni, punizioni collettive contro i palestinesi) e non si distingue, se non per la forma, dall’ondivago presidente attuale. Elly Schlein sembra affermare infine che Netanyahu sbaglia, ma si guarda bene dal chiedere immediate sanzioni a Israele e criticare nettamente il progetto di Grande Israele sponsorizzato dalla lobby e dalla maggioranza della cittadinanza israeliana. Siamo a un passo dal conflitto nucleare e questa opposizione sembrerebbe non adeguata. Il bacino elettorale del Pd può fare la differenza nella costruzione di un’alternativa alle destre trumpiane e alla politica della guerra. Per questo, con tutta la simpatia che ho per la Schlein, mi succede di criticare il Pd ancora di più di quanto faccia con le destre trumpiane. Se combattiamo la manipolazione mediatica e politica dell’opinione pubblica progressista, del ceto medio irretito dalla retorica dei talk show, possiamo sperare nella costruzione di un’istanza politica in grado di dare voce alla Generazione Z, al non voto, al dissenso contro le guerre.

Vogliamo parole nette contro le strategie neoconservatrici statunitensi di scontro con la Russia, Gaza, il Libano, l’Iran, per un’Europa non liberista e non asservita alla Nato, in grado di dialogare con i Brics e perseguire gli interessi dei popoli europei, lo Stato sociale e i beni comuni. Se non torniamo in Europa allo Stato, al settore pubblico, alla politica non asservita agli oligarchi (fondi, lobby), dovremo rinunciare ai nostri diritti elementari. La società della sorveglianza in un’economia di guerra elimina i media come quarto potere, riesce ad asservire il pensiero con una propaganda capillare che permea tutti i settori, dalla diplomazia alla cultura.

E così i figli di quel 90% della popolazione che include gli elettori inconsapevoli delle destre trumpiane come dei socialisti europei, si ritrovano precari e futuri soldati di una guerra di cui non hanno capito nulla. Penseranno di sacrificarsi per i “valori” europei. Nelle scuole come nelle università penetra con il beneplacito dei baroni del pensiero la retorica militarista. In Europa trionfano le mostre delle armi, carri armati, missili, droni, persino uniformi militari vestite da leggiadre donzelle. Due droni russi deviati dagli ucraini, cadono in Romania e la classe politica tuona e prepara nuove sanzioni a Mosca. La frontiera orientale diviene sempre più armata. Tutti si affrettano a promettere a Zelensky (per il suo riuscito colpo, la deviazione dei droni in Romania) nuovi finanziamenti. Si tratta di un delirio inarrestabile che non salva neanche il 2 Giugno.

La festa della Repubblica è profanata con l’esibizione della forza militare in contrasto con la nostra Costituzione e l’articolo 11 che sancisce il ripudio della guerra. Intellettuali e artisti sono elogiati perché si allineano alla retorica del potere, sono confusi, non condannano i carnefici, il genocidio di Gaza, non esprimono opinioni e non vengono così ostacolati dalle potenti lobby che decidono ormai il destino delle loro opere. Il pensiero orwelliano, che trasforma la codardia in coraggio come la guerra nella pace, trionfa.

Non si scherza più!

 

Lettera alla Procuratrice 


di Marco Travaglio 

Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, lei è liberissima di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna sulle sue condanne per reati gravissimi senza che abbia scontato un minuto di pena; di cancellare le pesanti accuse lanciate da una testimone oculare senza neppure ascoltarla, anzi facendola “smentire” dai testimoni della difesa, cioè affidando alla Minetti le indagini sulla Minetti; di rinunciare alla rogatoria in Uruguay perché si tratta di un procedimento amministrativo e poi di prendere per oro colato le “indagini difensive” della coppia (quindi nei procedimenti amministrativi indaga solo la difesa?), anche se basta googlare i nomi giusti o andare a Ibiza e Punta del Este e tendere l’orecchio per conoscere la verità. Tutto questo lei lo può fare perché è nel suo potere insindacabile (nel procedimento amministrativo non esistono gradi di giudizio ed è lei a giudicare se stessa). Ciò che lei non può fare, perché non è nei suoi poteri, è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto che ho l’onore di dirigere, in un comunicato che non ammette contraddittorio, ma permette alla peggior feccia di darci dei falsari come se l’avesse accertato una sentenza definitiva (la famosa presunzione d’innocenza). Dopo i nostri scoop, delle 23 righe del suo parere pro grazia non resta in piedi una virgola sui due punti- cardine: la nuova vita di Santa Nicole (ha continuato quella di prima) e l’esigenza di evitare i servizi sociali per far curare il bimbo negli Usa (poteva farlo in 9 ospedali italiani).

Abbiamo intervistato Graciela, ex massaggiatrice di casa Cipriani, riportando fedelmente ciò che ci ha detto e ha poi ripetuto, terrorizzata dalle possibili conseguenze, a una tv uruguayana, sui festini nel ranch di Cipriani con escort d’importazione selezionate dalla Minetti. In tv ha aggiunto di avere altre cose da riferire per non passare da “complice” di ciò che ha visto e subìto, ma che l’avrebbe fatto solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”. Cioè a lei, dottoressa Nanni, che invece ha scelto di non ascoltarla. Se l’avesse fatto, avrebbe potuto sapere le “altre cose” e sottoporle alle doverose verifiche. Magari sentire le due ex colleghe che le hanno scritto lodandone il “coraggio” (quindi escludono che stia mentendo). O trovare altri testimoni che i nostri cronisti sul campo continuano a incontrare registrando sempre nuove conferme su quei festini che presto il Fatto racconterà e che la Procura generale ha omesso di cercare, esponendo la Presidenza della Repubblica a nuove figuracce involontarie. Le auguro di lavorare un giorno con la passione, lo scrupolo e il culto della verità che contraddistingue i giornalisti del Fatto. Intanto attendo le sue scuse.

giovedì 4 giugno 2026

Sono nel nostro cuore

 



Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, di 19, Safi Iayjad di 27 e Waseem Khan di 29 anni. Sono i nomi dei quattro braccianti bruciati vivi nel distributore vicino a Villapiana. Bruciati vivi dentro un’auto da orchi infami e senz’anima, con un’efferatezza tale da stravolgere coscienze di sani di mente. Sfruttati dai cosiddetti caporali, vivevano in dieci dentro due stanze, per il cui affitto i sopracitati caporali esigevano 500 euro al mese. Otto, dieci ore di lavoro sotto il sole nelle campagne pregne di calore per qualche euro all’ora. Ma i 4 martiri riuscivano ad esternare quella dignità oramai ricordo lontano in molte zone di questo paese lacerato da mafie e da criminali: quasi ogni sera, sfiniti dalla tortura legalizzata, portavano ai bimbi del paese fragole ed altri frutti. Erano uomini, bruciati da animali. Uno stato serio avrebbe già da tempo sconfitto il capolarato, sollevato da incarichi inani incapaci del controllo. Uno stato serio si sarebbe fermato per meditare sulla sua inefficienza, per onorare gli arsi vivi. Uno stato serio avrebbe già mandato l’esercito a controllare quelle zone, a verificare gli stipendi, i versamenti. Invece nulla di tutto questo, solo la solita nenia di chi finge di non sapere, come il mondo della moda insegna da decenni. 

Oltre al dolore per questi amici s’odono alte le parole del Poeta genovese: “Per quanto voi vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti”

Lutto stretto

 



Ha ragione!

 



Cattiveria


 

Natangelo