mercoledì 11 marzo 2026

Quasi completo

 

Aggiungerei: basta scoreggiare in ascensore, fermiamo Voldemort e stop al parmigiano sopra la pasta con le acciughe!




Ah però!

 

Ordine di Malta, faide familiari e strane opere di carità: due anziane milionarie ridotte a vivere di cicoria


di Thomas Mackinson 

Convinte di non avere nulla, vivevano in condizioni di “barbonismo domestico”, nutrendosi della cicoria dei vasi sul terrazzo. Eppure due anziane romane – le sorelle Matilde e Teresa Consalvi – avevano oltre 6 milioni di euro depositati tra Poste Italiane e Banca Intesa. Dichiarate totalmente incapaci di intendere e di volere, erano assistite dal Centro di ascolto e consultorio melitense del Sovrano Ordine di Malta di Ponte Milvio, intitolato al barone Gabriele Ussani d’Escobar. Qui operava la figlia, Giulia Ussani, avvocata e dama di Onore e Devozione dell’Ordine, che nel 2015 viene nominata loro amministratrice di sostegno.

Davanti al Tribunale, Ussani spiegava di svolgere l’incarico come volontaria del consultorio melitense, prestando la propria opera “in modo personale, spontaneo e senza scopo di lucro o di interesse anche indiretto”, esclusivamente per “finalità di solidarietà umana e cristiana”. Proprio in virtù del suo ruolo nell’Ordine di Malta, aggiungeva che le era “precluso percepire alcuna forma di utilità, nemmeno a titolo di mero indennizzo”.

Negli anni successivi, però, presentava fatture professionali per centinaia di migliaia di euro. Il pm della Procura di Roma Stefano Pizza si oppone a quelle richieste, osservando che equivalgono a oltre 6 mila euro al mese, a fronte di un’attività che negli atti definisce “modesta”. Il magistrato rileva inoltre che l’avvocata aveva già ottenuto 58 mila euro per ciascuna delle sorelle per gli anni precedenti. Nel dicembre 2023 il gip del Tribunale di Roma dispone anche il sequestro preventivo di un suo immobile per oltre 74 mila euro, misura che risulta tuttora iscritta, nell’ambito di un’indagine sulla gestione dei patrimoni.

A denunciare la vicenda è il fratello di lei, Vincenzo Ussani, anche lui avvocato e membro dell’Ordine di Malta. Tra i due è in corso da anni una feroce disputa familiare legata anche a questioni ereditarie. Dal 2020 Vincenzo presenta numerosi esposti alla magistratura sulla gestione delle amministrazioni di sostegno della sorella. Le iniziative sul piano penale sono state archiviate, restano contenziosi civili sulla gestione dei patrimoni. Ma la guerra fratricida tra nobili, combattuta sotto le solenni insegne dell’ordine religioso-cavalleresco di Malta, ha lasciato dietro di sé come vittime diverse persone fragili.

Tra queste c’è Fiorella Del Rosso, oggi 67 anni e invalida al 90 per cento. Nel 1977, appena diciottenne, fu vittima di uno stupro di gruppo a Nettuno. La sua denuncia diede origine al celebre processo documentato nel docufilm Processo per stupro, oggi conservato al MoMA di New York, che contribuì a cambiare il modo in cui la violenza sessuale veniva giudicata in Italia: non più un reato contro la morale, ma contro la persona. Anni dopo, racconta Del Rosso, fu lei stessa a chiedere a Giulia Ussani di diventare sua amministratrice di sostegno. Oggi vive a Taranto con una pensione sociale e un sussidio statale. “Scoprii molti anni più tardi che mi avrebbe lasciata senza un soldo per via di alcuni investimenti immobiliari sbagliati. Mi ritrovai con 914 euro sul conto corrente e a dormire in una fabbrica abbandonata”. La vicenda è tuttora al centro di contenziosi civili. In uno di questi compare anche una posta di circa 103 mila euro, indicata in un rendiconto di gestione mai approvato dal tribunale. Secondo i legali della donna, quella somma sarebbe priva della documentazione giustificativa delle spese.

Un’altra vicenda ancora riguarda il patrimonio del Balì Frà Franz Von Lobstein, membro professato del Primo Ceto e Gran Priore di Roma dell’Ordine di Malta. Giulia Ussani era stata nominata esecutrice testamentaria. Il fratello denuncia che lei avrebbe alterato a proprio favore la volontà del morente falsificandone le firme, circostanza che potrebbe portare all’invalidazione del testamento nella disputa tra eredi oggi al vaglio del Tribunale di Roma.

Di queste storie oggi restano montagne di carte, versioni opposte e alcune pendenze. L’avvocato di Giulia Ussani, Tommaso Politi, sostiene che la sua assistita sia “totalmente estranea ai fatti”, tanto che è stata poi prosciolta da ogni “accusa infamante”, e invita semmai a verificare eventuali procedimenti a carico del fratello. “Le vicende relative alla signora Del Rosso e alle sorelle Consalvi – afferma – sono state oggetto di plurime denunce, esposti, istanze e integrazioni riconducibili alla stessa fonte”, ma archiviate.

Diversa la ricostruzione dei legali di Fiorella Del Rosso. L’avvocato Stefano Vetro chiarisce che il proscioglimento non equivale all’estraneità ai fatti contestati. “La Procura fu poco solerte nelle indagini per peculato, quando era indubbio che la signora Del Rosso si fosse ritrovata in miseria e che la curatrice dei suoi beni pretendesse 103 mila euro di fatture professionali per due soli anni di gestione, pur dichiarando di svolgere l’incarico per beneficenza”.

Una cosa però è certa e pesa ancora di più delle carte giudiziarie: il silenzio tenuto dal Sovrano Ordine di Malta. Secondo la documentazione prodotta da Vincenzo Ussani, i vertici dell’Ordine erano stati informati di queste vicende con tre Pec inviate tra giugno e dicembre 2024, contenenti decreti giudiziari, sequestri e atti della Procura. L’ultima comunicazione, indirizzata al Gran Maestro John Dunlap e al Gran Cancelliere Riccardo Paternò, chiedeva quali iniziative intendessero assumere. Non ha mai ricevuto una risposta. Nel frattempo i due fratelli si sono autosospesi dall’Ordine, entrambi – dicono – per “dignità” e per non comprometterne l’immagine. Il centro intitolato al padre è stato chiuso senza troppa pubblicità. Restano dunque le storie di persone fragili che si erano affidate al motto secolare dell’Ordine religioso – Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum – poi rimaste senza nulla. E una domanda: quante altre storie di lupi vestiti da agnelli sono passate sotto silenzio, sotto le insegne della carità dell’Ordine di Malta?

Robecchi

 

Fingersi svenuti Giorgia, la cristiana e madre tra Ponzio Pilato e Badoglio 


di Alessandro Robecchi 

Dopo dodici giorni di guerra, oggi Giorgia Meloni apparirà alle Camere, quello che si dice una risposta tempestiva. Non sappiamo, al momento, chi sia il suo più ascoltato consigliere in politica estera, ma ci sono degli indiziati: le tre scimmiette non-vedo-non-sento-non-parlo, Ponzio Pilato e un antico nobile francese, monsieur de Paracul. In effetti la posizione “Non-condivido-e-non condanno”, a proposito dell’aggressione israelo-americana all’Iran, è stata elaborata dopo accuratissime riflessioni e ha prevalso su un’altra strategia di comunicazione: “Mi fingo svenuta”. Il tutto senza rinunciare alla solita e sempre agile scappatoia del “parliamo d’altro”. Certo, la mamma cristiana Giorgia sotto referendum non poteva non cavalcare in chiave anti-giudici la faccenda dei “bambini del bosco”, anche se la stessa mamma cristiana non ha detto una parola su 168 ragazzine tra i 5 e gli 11 anni assassinate in Iran dal suo amico Donald, per cui auspicava (audio e video disponibili) il premio Nobel per la pace.

Essere molto amico di qualcuno, complice e sodale, diventa un po’ scomodo quando quel qualcuno fa qualcosa di monumentalmente folle che avrà ricadute drammatiche sulle vite di tutti, dal pieno di benzina in su, quindi fischiettare e passare ad altro ci sta, è nella logica delle cose. Chiamiamola “sindrome Badoglio”, per stare in famiglia.

Il ministro della Difesa Crosetto, anche dopo essere diventato una barzelletta planetaria, ha detto in sedi istituzionali che l’intervento di Usa e Israele è “fuori dal diritto internazionale”, lasciando intendere che noi non possiamo farci niente, tipo la mucca che guarda passare il treno. Leggermente più preciso il suo collega ministro degli Esteri Tajani che disse (testuale) che “il diritto internazionale conta fino a un certo punto”. Due statisti di rara grandezza, insomma, cui si è aggiunta l’ineffabile presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, che ha dichiarato con una certa solennità: “Il diritto internazionale è la pietra fondante, ma bisogna evitare di abusarne”. Tutto chiaro, grazie. Del resto, questa cosa del diritto internazionale è un po’ variabile, a seconda di chi si ammazza e di chi conviene ammazzare. Donald Trump, il bombardiere aspirante Nobel, dice “Non mi serve il diritto internazionale”, e si capisce perché. Ancora più diretto il ministro israeliano Smotrich, una specie di Goebbels in servizio effettivo permanente: “Il diritto internazionale non si applica agli ebrei. Questa è la differenza tra il popolo eletto e gli altri”. Che in effetti fa un po’ discorso motivazionale da tenere alle milizie ariane sul grande spiazzo di Norimberga.

Insomma, i ministri italiani sono in buona e ottima compagnia nella loro considerazione del diritto internazionale, e quindi non c’è da stupirsi se Meloni Giorgia si barcamena aspettando di vedere come si mettono le cose, pronta iscriversi all’ambo dei vincitori comunque vada. Spoiler: è una cosa che non funziona mai. Mentre ci balocchiamo con queste sottigliezze italo-italiane, Human Rights Watch ci fa sapere che Israele usa bombe al fosforo in Libano, ordigni vietati dal famoso diritto internazionale. E intanto Reuters (dopo altre fonti e le mezze ammissioni del Pentagono) rivela che la scuola elementare di Minab è stata colpita dagli americani con la tecnica del double tap, cioè una bomba e poi, all’arrivo dei soccorsi, quaranta minuti dopo, un’altra bomba: un crimine di guerra, una di quelle cose per cui dire “non condivido e non condanno” serve a poco.

Ellekappa

 



Altan

 


Natangelo

 



L'Amaca

 


Una tragedia americana 

di Michele Serra

Come suggello ideale di un discorsetto a base di «distruggere» e «schiacciare», il ministro della Guerra americano, signor Hegseth, ha recitato davanti ai giornalisti, si spera attoniti, il salmo 144 della Bibbia, una delle tante invocazioni che le tribù antiche rivolgevano al loro dio locale perché le proteggesse in guerra, al tempo stesso maledicendo e annientando le tribù nemiche.

L'invocazione a dio per cause di guerra, distruzione del nemico, strage dei primogeniti e consimili vale, in termini culturali e in rapporto a quel poco di evoluzione del cerebro che homo sapiens ha saputo concedersi, quanto il cannibalismo e i sacrifici umani.

Siamo dunque lì, ancora lì, in quei paraggi arcaici nei quali, con giusto sgomento, vediamo inchiodato l'Iran per mano del suo clero feroce (e i coloni israeliani rubare terra e vita ai palestinesi di Cisgiordania senza nemmeno sospettare di essere ladri e violenti: perché sta scritto nella Bibbia che quei terreni sono loro. Deve trattarsi di un dio del Catasto).

Ma perché Hegseth sperpera l'unico alibi decente a sua disposizione (agire contro l'intolleranza dispotica della teocrazia), trasformando la terza guerra del Golfo in un derby tra devoti di opposte religioni? Per ottusità? Per fanatismo? Per sbadataggine? Solo lui può saperlo.

Noi invece sappiamo — senza possibilità di equivoco — che a capo del più potente esercito del mondo c'è un fanatico religioso. In che secolo siamo? Sempre nello stesso, cari miei: da tre o quattromila anni.

PS — Ma il papa americano non ha nulla da dichiarare su questa tragedia americana?