mercoledì 29 ottobre 2025

Venite!

 


Quella…Quella… incommensurabile testa di kaxxo di Vance le ha definite “Scaramucce”…. Speriamo che 3I/Atlas non sia una cometa, e che ci invadano! E sopratutto che indossino scarponi immensi per dare galattici calci per il culo! Il primo a Vance!

Plusvalore

 



ElleKappa

 



Ma non ci credo!

 

Bombe in Palestina dagli F-15 con pezzi forniti da Leonardo
DI STEFANIA MAURIZI
“Noi non vendiamo un bullone a Israele”, ha dichiarato al Corriere della Sera l’Ad di Leonardo, Roberto Cingolani. Ma documenti a cui ha avuto accesso Il Fatto dimostrano che nel 2024 e nel 2025, quando ormai lo sterminio della popolazione civile di Gaza da parte di Israele era innegabile, la divisione elettronica di Leonardo, esattamente lo stabilimento di Montevarchi in provincia di Arezzo, ha fornito componenti del caccia F-15 a Israele. Si tratta di un velivolo datato, ma l’uso degli F-15 contro la popolazione di Gaza, prima e dopo il 7 ottobre 2023, è stato documentato da autorevoli media israeliani. L’esperto internazionale di armi, Andrew Feinstein, spiega al Fatto che l’F-15 è “uno dei caccia più usati nel bombardamento di Gaza, insieme con gli F-16 e gli F-35. È in grado di trasportare bombe da 2000 libbre, che sono state largamente usate”.
Leonardo è stata citata nel rapporto della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, intitolato Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio. I documenti in possesso del Fatto sono stati condivisi con il nostro giornale e con un gruppo di giornalisti internazionali dal media online irlandese The Ditch. Sono importanti perché contengono dati come la descrizione dei materiali e, soprattutto, permettono di capire se la fornitura è precedente o successiva all’inizio dello sterminio di Gaza. Informazioni spesso inaccessibili nei portali come quello Istat sulle esportazioni (o sono segretati o i dati sono aggregati e non permettono di avere informazioni puntuali su cosa e quando è stato spedito). Per esempio, nel caso di 4 cannoni Super Rapid 76 mm della Leonardo, l’istituto di ricerca italiano Archivio Disarmo ha concluso che sono stati consegnati per la prima volta nel 2022 e poi nel 2023. Tuttavia, come spiega al Fatto Matteo Taucci, ricercatore di Archivio Disarmo, “per il 2023, non c’è modo di sapere se la consegna è avvenuta dopo il 7 ottobre, in quanto il dato Istat è soggetto a procedura riservata (ossia secretata)”.
I documenti condivisi col Fatto permettono di rivelare che quelle fornite da Leonardo a Israele sono componenti del cosiddetto Head Up Display (Hud) dell’F-15. Il caccia, prodotto dalla Boeing, ha circa 250 pulsanti nella cabina di comando, ma tutto ciò di cui i piloti hanno bisogno si trova su uno schermo posizionato di fronte a loro: l’Head Up Display. La documentazione permette di stabilire che questa fornitura è stata caricata dallo stabilimento di Montevarchi e spedita in Israele almeno in due occasioni, nel dicembre del 2024 e nel marzo del 2025. Spedita attraverso un volo civile LY386 della compagnia israeliana El Al in partenza da Fiumicino. Al Fatto, Leonardo ha prima risposto di non voler commentare, poi ha confermato che lo stabilimento di Montevarchi aveva ricevuto “dalla società israeliana Elop, del gruppo Elbit ordini per lo sviluppo e la fornitura di n. 144 frontalini di controllo di un apparato denominato Head Up Display”. Elbit è la più grande azienda di armamenti di Israele. È una delle 15 aziende che Amnesty International ha identificato per il suo ruolo nell’occupazione illegale e nel genocidio.
Leonardo replica al Fatto che la Elop integra il frontalino di controllo nel sistema Head Up Display e lo fornisce a Elbit Usa, che a sua volta “realizza gli assiemi completi e li fornisce al costruttore di velivoli Boeing”. Aggiunge che i 144 frontalini commissionati a Leonardo sono stati richiesti dall’azienda israeliana tra agosto 2018 e novembre 2022 e “sono consegnati nel periodo febbraio 2019-aprile 2024 a fronte di regolari Autorizzazioni all’Esportazione”. Dal 2019 al 2024, però, la posizione di Israele è radicalmente cambiata e nell’aprile 2024 il massacro di Gaza era in corso da mesi. L’azienda sottolinea al Fatto “il totale rispetto da parte della Leonardo Spa delle leggi nazionali e internazionali relativamente alla vendita di armi a Israele”. Con una nota esplicativa precisa che le due spedizioni di dicembre 2024 e marzo 2025, documentate nei file in possesso del nostro giornale, riguardavano due frontalini di cui Elbit Israele aveva chiesto la riparazione in garanzia nell’ottobre e nel novembre 2024 e “il cliente ha provveduto a spedirli con mezzi propri”. Infine aggiunge: “Auspicando di aver contribuito a ristabilire la verità dei fatti, che in alcun modo legano Leonardo agli accadimenti Israelo-Palestinesi, sottolineiamo ancora una volta la nostra totale estraneità, per cui ogni eventuale ulteriore accostamento alle accuse di genocidio e di non rispetto delle leggi in vigore verrà considerato lesivo degli interessi e della reputazione del gruppo, che intenderà valere le sue ragioni tutelando i propri diritti nelle sedi competenti”.

Robecchi

 

Donald Real Estate. L’edilizia à gogo: la sala da ballo dorata del trumpismo
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Chiedo scusa se mi occupo di edilizia, che è una cosa abbastanza importante e, in subordine di Donald Trump, il presidente più “edilizio” della storia, dato che ha fatto parecchi soldi proprio con le costruzioni, soldi che gli hanno permesso di arrivare alla Casa Bianca per due volte, un posto eccellente per occuparsi di edilizia. Non si contano gli interventi e i comizi del presidente in materia, il più famoso dei quali avvenne nel settembre scorso, all’Onu. Erano (e sono) momenti drammatici, con una guerra in corso alle porte dell’Europa – guerra che aveva promesso di far finire in ventiquattr’ore – e un genocidio in corso in Palestina, con la sua amministrazione che forniva (e fornisce) armi agli autori della carneficina. Insomma, ce n’erano cose da dire, ma lui cominciò il suo discorso in veste di geometra-capo, ricordando che molti anni prima le sue imprese avevano proposto un progetto da 500 milioni di dollari per rifare il palazzo, ma l’Onu, manigoldo, aveva rifiutato. “Vi darò marmo e pareti in mogano”, aveva promesso lui, e invece niente, maledizione: il suo discorso “storico” aveva così preso una piega offesa e vittimista, e disse più o meno le cose che dice l’idraulico quando lo chiamate: che l’idraulico prima era un fesso e che dovevate incaricare lui da subito. Un classico.
Altro giro, altra corsa per i progetti della famosa riviera di Gaza, quando Donald postò il famoso video sulla ricostruzione del luogo del genocidio: grattacieli, palazzi, casinò e tutto il campionario di ispirazione Las Vegas, compresa la statua d’oro con le sue sembianze e i dollari che piovevano dal cielo. Una terra martoriata, un cimitero, un mattatoio, trasformato in Real Estate, buoni affari e una Montecarlo mediorientale prossima ventura (spoiler: no, per i palestinesi non c’era posto, ma sarebbero serviti parecchi muratori). Il sogno passò per una pessima provocazione, ma non tutti ci hanno rinunciato definitivamente. Tramontata (molti anni fa) la ristrutturazione del Palazzo di vetro a New York e in stand-by la riviera di Gaza, Donald si concentra dunque sul giardino di casa, non in metafora (il Sudamerica), ma quello vero, quello della Casa Bianca, con pesanti lavori di ristrutturazione che prevedono la già ultimata demolizione dell’ala est per far posto a una magnifica sala da ballo, più di 8.300 metri quadrati, posti a sedere per 650 persone. Un progettino niente male i cui costi sono già lievitati (da 200 milioni, a 250, e ora stimati a 350). Lo stile, per quanto neoclassico in linea con il corpo principale dell’edificio storico, è decisamente San Siro-Babilonese, enorme e sproporzionato, e in più dotato di tutti quei fregi in marmo, stucchi vari e oro che piacciono tanto allo spirito sobrio e misurato di Trump: in confronto il salotto dei Casamonica era una faccenda minimal-chic. Qualcuno ha provato a sollevare questioni di lana caprina, come vincoli storici, permessi, sovrintendenze e altre piccolezze assurde “de sinistra”, ma il presidente e i suoi consiglieri hanno tirato dritto, più concentrati su come raccattare soldi per i lavori, che naturalmente sono arrivati a pioggia. Si fanno i nomi, come finanziatori, di Microsoft, Apple, Amazon e altri giganti, ben contenti di partecipare alle spese. Tutta gente che avrà poi, naturalmente, qualche ringraziamento speciale. Un po’ come quando la zia Pina vi regalò le tende per la casa nuova, e da allora, dite la verità, è la vostra zia preferita, anche se non siete – mannaggia – i padroni del mondo.

Garante del c...!

 

Notoria dipendenza
DI MARCO TRAVAGLIO
La sconcezza del “garante della privacy” Agostino Ghiglia a rapporto nella sede FdI poco prima di votare la multa da 150 mila euro a Report s’è chiusa, per ora, a tarallucci e vino. Ghiglia ha detto di aver fatto tutto nella massima trasparenza: doveva parlare di libri con Italo Bocchino (e con chi se no) e ha incrociato di sfuggita Arianna Meloni nella sede del suo partito. In effetti, in quale altra sede avrebbe dovuto recarsi: quella del Pd o dei 5S? Il piccolo problema è che la legge impone “figure di notoria indipendenza” per le autorità di garanzia, mentre lui – ex parlamentare e dirigente Msi, An e FdI – è di notoria dipendenza. Come quasi tutti i membri delle “authority”, ridotte a cronicario per politici trombati o in via di riciclo. Quindi lo scandalo non è Ghiglia nella sede di FdI, ma nell’ufficio del Garante della Privacy. Vengono le lacrime agli occhi a pensare chi ne fu il primo presidente: Stefano Rodotà, un giurista che si sarebbe fatto uccidere per non subire pressioni politiche. Dopo di lui, il diluvio. Gli subentrò Soro, ex capogruppo del Pd, e trovò già lì l’ex deputato verde Paissan. Intanto all’Antitrust era planato Guazzaloca, ex sindaco di destra a Bologna appena sconfitto, ma soprattutto macellaio. Alla Consob regnò il forzista Vegas, passato senza fare un plissé da viceministro di B. ad arbitro dei mercati finanziari. In Consob c’è pure Gabriella Alemanno: non omonima, ma sorella di Gianni. Poi c’è l’Agcom: B. ci piazzò il manager di Publitalia e deputato forzista Martusciello nonché il dirigente Mediaset e sottosegretario Innocenzi; la Lega il suo parlamentare Capitanio. Poi arrivò Monti e nominò presidente un suo ex collaboratore in Ue, Cardani, seguito dal dem Giacomelli, sottosegretario uscente di Gentiloni. Quanto all’Antitrust, è guidata da Roberto Rustichelli, ex consigliere del governo B. e magistrato (un ossimoro).
Ma il caso più strepitoso è quello di Giancarlo Innocenzi, detto “Inox”, all’Agcom. Nel 2009 la Procura di Trani lo intercetta mentre B. gli detta un nuovo editto bulgaro: “Chiudiamo tutto, non solo Santoro: aprite il fuoco su tutte le trasmissioni di questo tipo”. Inclusa la Dandini. Lo incalza, lo cazzia, lo stalkerizza. Inox è disperato: “Berlusconi mi fa uno shampoo dopo l’altro e mi manda a fare in culo due volte al giorno”. Mobilita altri commissari. Vuole che il presidente Calabrò minacci la Rai con una multa del 3% sul fatturato (90 milioni). Persino Mauro Masi, Ad berlusconiano della Rai, definisce la pretesa di B. “roba che nemmeno nello Zimbabwe”. Ma l’anno dopo sia Santoro sia Dandini spariscono dalla Rai. Questo sono le “authority”: un Var gestito da Juve, Milan, Inter, Roma e Napoli. O le aboliamo, o cacciamo i partiti, o la smettiamo di meravigliarci.

L'Amaca

 

Nuove tecnologie, vecchia idiozia
di Michele Serra
Molti anni fa uno di quei cataloghi (cartacei) dove si vendeva qualunque patacca, a partire dalle mitiche “scimmie di mare”, proponeva per poche lire anche una specie di “binocolo magico” che prometteva di vedere, attraverso le pareti, le donne nude. Come nei baracconi ottocenteschi, la truffa e la credulità procedono sempre a braccetto.
Il nudo femminile, prima che la pornografia diventasse uno dei beni di consumo correnti, era mitizzato. Pierino che guarda dal buco della serratura la ragazza fiorente che si fa la doccia fu, qui da noi, l’icona cinematografica di quello spirito maschile misero e scemo che oggi su Telegram e analoghe fogne del web conosce il suo trionfo.
Ecco finalmente disponibile il vero “binocolo magico”: grazie all’IA qualcuno denuda, ovviamente senza il loro consenso, le donne vere, mettendo il falso nudo a disposizione del bavoso entusiasmo dei Pierini di ogni luogo e di ogni età.
La denuncia, sacrosanta, di Francesca Barra, vittima con molte altre di questo abuso disgustoso, contiene la più inappellabile delle frasi, e al tempo stesso la più grave delle denunce: «Non sono io». Prima rapita, poi falsificata, infine messa a disposizione del non spettabile pubblico.
Il fenomeno in sé non merita ulteriori parole: Barra e le altre denuncianti hanno stra-ragione e hanno orgoglio, chissà mai che almeno uno degli autori del loro rapimento e del loro abuso non venga individuato e, come merita, sputtanato. In aggiunta, viene da dire una cosa triste: niente come le nuove tecnologie può esaltare la vecchia idiozia degli uomini, centuplicandone la miseria e la capacità di offesa.