domenica 15 giugno 2025

Mea culpa!



Qui a Piacenza alle 8 del mattino, meteorologicamente, avverti ciò che ti sta preparando la giornata, come entrare in casa da solo notando il mantello di Dracula appoggiato sullo schienale della sedia d’ingresso, il che ti fa idealizzare uno scudiscio con cui affliggerti la giusta punizione, condito dal “mea culpa, mea maxima culpa!”, per tutte le volte in cui, di venerdì, sfanculo coloro che in coda sulla Cisa, ansimano per gustarsi un po’ di mare; la stessa temperatura che noi spezzini avvertiamo nel meriggio infuocato, lamentandoci senza conoscere questa realtà padana, dove credo molti auspichino gli dei a trasformarli in un calippo, perché se è vero che il giorno di merda si veda dal mattino, la conferma deriva dal fatto che, lo certifico, alle 8 qui c’è la stessa temperatura che si trova in un panificio all’alba durante la cottura della nostra mirabolante focaccia!

sabato 14 giugno 2025

Pensiero



Già il destino! Lui ha lavorato a Londra per anni, la sua meta era avere una casa dove portare la famiglia. È andato a prenderli in India e questa è l’ultima foto della famiglia riunita, prima dello schianto dell’aereo. Nulla da dire, nulla da commentare. Solo il ricordo, nella consapevolezza che siamo un soffio. E molto spesso ce ne dimentichiamo.

L'Amaca

 

Come un cane che si morde la coda
di MICHELE SERRA
Assassinare i capi dei Paesi nemici, come ha fatto Israele con i suoi raid in Iran e anche in precedenti occasioni, non èun’azione moralmente giudicabile — ma nessuna azione di guerra, a ben vedere, lo è.
Il vero problema è che sfugge totalmente la logica: morto un generale se ne fa un altro, gli eserciti sono fatti apposta per rinnovare le proprie gerarchie, non si tratta di bande di gangster che, morto il boss, sono allo sbando, si tratta di istituzioni statali grandi e complesse, spesso con forti radici popolari. Il giorno dopo l’esecuzione dei loro capi le forze militari iraniane ne avranno già di nuovi; per giunta ancora più motivati (i capi, ma anche i soldati) all’odio contro Israele.
Allo stesso identico modo, per ogni terrorista vero o presunto che viene colpito a Gaza, altri dieci ne prenderanno il posto, perché niente come le macerie della propria casa, e il sangue dei propri congiunti, vale a rinnovare la catena dell’odio e della vendetta. Il pacifismo vacilla ovunque, i suoi fondamenti etici e le sue basi politiche sembrano sgretolarsi sotto i cingoli delle varie guerre in corso. Ma c’è un punto non solamente ideale, anche logico, perfino pratico, attorno al quale il pacifismo può vantare una ragione indiscutibile e indistruttibile: la violenza ne genera altra, la guerra rinfocola se stessa, è un cane che si morde la coda, un topo che corre nella ruota.
Un circolo vizioso. Prevedibile fino alla banalità. Diversa è la pace, che prevede un pensiero oltre quello che è già stato pensato, e un passo più in là. Forse è troppo intelligente, la pace, nell’impero cretino della guerra.

Più un Kaz...

 





Natangelo


 

Concordo

 

Non in nostro nome
DI MARCO TRAVAGLIO
Benjamin Netanyahu, il più efferato terrorista del mondo che governa Israele, è riuscito a rinviare un’altra volta la sua fine politica con l’unico sistema che conosce: la guerra. Solo che ora la sua guerra privata – mascherata da legittima difesa contro l’Impero del Male degli ayatollah che pretendono di avere l’atomica come Israele, ma per l’Impero del Bene c’è chi può e chi non può – rischia di trascinare i suoi alleati nel terzo conflitto mondiale. Che, se dipendesse da lui, sarebbe già scoppiato. In 20 mesi ha aperto sette fronti in casa d’altri come se fosse a casa sua: Gaza, Cisgiordania, Iran, Libano, Siria, Iraq, Yemen. Ma nessuno dei suoi alleati, a parte i fervorini e le condanne a parole, ha fatto nulla per prenderne le distanze. La litania dell’aggressore e dell’aggredito vale per la Russia e l’Ucraina, non per Israele e i suoi vicini: altrimenti Tel Aviv avrebbe subìto sanzioni ben più devastanti di quelle che hanno colpito Mosca. Invece siamo sempre a zero.
Si dirà: ma Israele è alleato di Usa e Ue. Vero, ma proprio questo è il guaio: se fosse nostro nemico potremmo cinicamente ignorare i suoi massacri. Ma proprio perché è amico non possiamo: ci rende complici dei suoi crimini e ci infila nel mirino del terrorismo islamico, oltreché dell’Iran&C.. Che, se dovranno scegliere chi colpire, partiranno da chi è più vicino o meno lontano da Netanyahu. Trump, che tentava di risolvere la questione del nucleare iraniano col negoziato, coinvolgendo le satrapie sunnite e dietro le quinte Putin e Xi, prende le distanze dall’attacco. Ma non molla l’alleato fuori controllo che gli bombarda il tavolo (uno dei bersagli è il negoziatore di Teheran) e lo tira per il ciuffo verso la guerra totale. Ma il caso più incredibile sono l’Ue e l’Italia. Anziché inseguire i ridicoli fantasmi dell’invasione russa provocando Mosca con un folle riarmo, dovrebbero prendere atto che la vera minaccia viene da Israele, che ci mette contro il Medio Oriente e il Nordafrica. Quindi chiudere al più presto la guerra in Ucraina; riallacciare rapporti decenti con Russia e Cina; rompere ogni rapporto con Tel Aviv finché sarà governato dal terrorista; e coinvolgere le tre grandi potenze in un negoziato globale che incolli i cocci della guerra mondiale a pezzi prima che sia troppo tardi. Invece, dopo i pigolii tardivi su Gaza, tornano armi a bagagli dalla parte di Bibi. L’Italia, fin dagli anni 70, si è costruita un ruolo di ponte fra l’Occidente e il mondo arabo ed è stata sempre l’ultimo obiettivo del terrorismo islamista. Ora la linea di Meloni, Tajani&C. disegna un bersaglio sulla schiena di tutti noi cittadini. Se questi sovranisti della domenica non hanno osato finora condannare Netanyahu per i gazawi sterminati, lo facciano ora almeno per noi italiani.

venerdì 13 giugno 2025

Ideona



L’idea del signore australiano che ha deciso di convivere in casa con l’Huntsman Spider, una specie di ragno enorme e velocissimo, l’apprezzo come apprezzerei il fregare un favo ad un orso bruno dandogli pure del coglione. Dice che non morde ed è utile per ammazzare gli insetti. Bene, fosse il mio vicino di casa edificherei un fortino con esposte mitragliatrici e se per caso m’invitasse a casa sua rifiuterei anche se m’informasse che la serata verrebbe impreziosita da una sfilata di intimo con Canalis, Jolie e una folta rappresentanza di modelle Victoria’s Secret. Penso alla notte, al sonno pesante che avrei, del tipo di quello che deve aver avuto Armstrong e Aldrin in attesa nel Lem del passaggio del modulo per ritornare sulla Terra. Mi chiedo infine perché non ospiti pure Belfagor, Sgarbi col mal di denti, qualche cobra ed un puma a cui ogni tanto rifilare qualche calcio in culo. Vien da sé che se arrivassi in quella casa dopo aver percorso duecento chilometri a piedi nel deserto australiano, chiedendo accoglienza, sfanculerei subito l’invito preferendo di passare la notte con una mandria di canguri maschi infoiati.