sabato 7 giugno 2025

L'Amaca

 

Godzilla contro King Kong
di MICHELE SERRA
Facciamo finta di non essere coinvolti, di essere immuni da qualunque crollo, da qualunque caduta dell’impero, mettiamoci seduti comodi (non con i pop corn, per carità, ma con una cosa buona e un bicchiere di bianco ghiacciato) e godiamoci lo spettacolo straordinario dei due maschioni fuori di testa che cercano di buttarsi a vicenda giù dal ring. Puro wrestling, quello tra i due monosillabi Trump e Musk, una cosa mai vista a memoria d’uomo.
Non è poi così importante sapere se Musk sia davvero pazzo. Probabilmente lo è, ma la vera pazzia sta nel potere smisurato che questo signore si ritrova tra le mani (potere di controllo e di manipolazione dei dati di mezzo mondo, di mezza umanità) senza che nessuno abbia fatto niente per impedirlo: a partire dalle amministrazioni democratiche che hanno visto crescere smisuratamente ricchezza e potere dei tecno-mostri e invece di mettere dei limiti, e far valere l’interesse pubblico, hanno civettato in t-shirt e maniche di camicia con i nuovi padroni del mondo. Ah quanto era cool, la Silicon Valley… La pazzia di questo impressionante momento storico non sta nelle persone, sta nelle cose. Nello svanire repentino, apocalittico, di qualunque regola nota, di ogni possibile calmiere, rimedio, medicina contro la megalomania di questi due tizi sbucati dallo sprofondo della democrazia americana. Sembrano Godzilla contro King Kong che nel loro furente corpo a corpo calpestano il mondo. E il mondo, va detto, ha fatto di tutto per farsi calpestare.

venerdì 6 giugno 2025

Arbitro esperto

 



Normalizzano

 



Lite tra matti

 



Natangelo

 



Con calma

 

Calma, c’è tempo
DI MARCO TRAVAGLIO
Se i trombettieri della fu Europa che popolano i talk show e le marcette ventoteniche (a proposito: e la terza?) fossero al governo, farebbero un decreto Sicurezza con un nuovo reato al posto dei 14 inventati dalle destre: il “vilipendio di Ue” (peraltro già incluso nel vilipendio di cadavere). Non avendo ancora elaborato i lutti della vittoria di Trump e della sconfitta di Nato, Ue e Ucraina contro la Russia, si sono autonominati apostoli, apologeti, catechisti e omileti dell’Euro-Verbo: la Buona Novella della beata Ursula e dei suoi beoti discepoli a base di armi, minacce e preparativi di guerra. Con grave sprezzo del ridicolo, della logica e del principio di realtà, non ammettono critiche alla Sacra Unione e ne cantano le laudi da mane a sera: mani giunte, edicole e reti unificate. Ogni pallido dubbio o timida obiezione diventa bestemmia, blasfemia, eresia, seguita da scomunica. La scorsa settimana, quando la pia Kallas pigolò qualche frase di circostanza su quei birbantelli di Netanyahu&C. che sterminano i palestinesi, sacerdoti e vestali dell’Euro-Verbo s’illuminarono d’immenso per il prodigioso Risveglio d’Europa, fingendo di non sapere che a Bruxelles e dintorni si stavano solo parando il deretano per non farsi scavalcare da Trump.
Il 20 maggio la Kallas dichiarava: “A Gaza la situazione è catastrofica. Una forte maggioranza vuole la revisione dell’accordo di associazione con Israele”. Ma in due settimane non è accaduto nulla e l’accordo è sempre attivo. Il 9 aprile Macron annunciava che la Francia, come diversi altri Paesi, avrebbe riconosciuto lo Stato Palestinese (mossa simbolica, priva di conseguenze pratiche). Ma in due mesi non è successo niente. Però, dài, lui ha fatto bella figura. Il governo italiano continua a mentire, negando di trafficare in armi con Israele ed esportandovi droni, jet, radar e munizioni. La Germania, in 20 mesi, ha fornito a Tel Aviv armi per 485 milioni e non intende smettere, però il ministro degli Esteri Wadephul le canta chiare: “Bisogna esaminare se ciò che sta accadendo a Gaza sia conciliabile con il diritto internazionale umanitario. Sulla base di questa verifica, approveremo ulteriori consegne di armi, se necessario”. Mentre lui esamina e verifica, pure l’Olanda dà una mano agli stragisti con cani militari e componenti di F-35. L’unico che fa qualcosa è lo spagnolo Sánchez, che la Palestina l’ha riconosciuta un anno fa e ora, con molta fatica, ha annullato l’acquisto di 168 sistemi di tiro e 1.680 missili anticarro Spike LR2 israeliani, ma non i 45 contratti aggiudicati a imprese di Tel Aviv dal 2023. Intanto l’Ue, che la scorsa settimana ha varato in fretta e furia il 17° pacchetto di sanzioni alla Russia, ieri ha già annunciato il 18°: è la famosa Europa “a due velocità”.

L'Amaca

 

Lo spettacolo della paura
di MICHELE SERRA
Aprendo qualunque giornale la percezione è che i delitti siano in aumento, per numero e per efferatezza. Le statistiche dicono che non lo sono (in Italia gli omicidi sono, abbastanza stabilmente, circa trecento all’anno, negli Stati Uniti, a seconda delle fonti, tra i venti e i trentamila: è una forbice abissale, e tutta a favore del nostro scalcinato Paese), ma nella società dello spettacolo non sono i numeri, non è la realtà a fare la differenza e a costruire la sensibilità sociale.
Il “noir” è un genere di stabile successo, a volte lo è per la forza della trama e per la qualità della narrazione — non faccio nomi, ma ci sono e ci sono sempre stati “neristi” di eccezionale talento — più spesso valgono gli stessi identici meccanismi che innescano la pubblica morbosità, l’attrazione per il sangue (degli altri), il gusto di assistere all’incidente senza esserne coinvolti, lo stupore a buon mercato di fronte ai baracconi che espongono, da secoli, la fenomenologia mostruosa dell’umano, e si paga il biglietto per assistere.
Niente di così grave, non fosse che lo spettacolo ha una ricaduta politica rilevante: la paura. Si mormora, nei capannelli accanto a questo o quel delitto, “non si è mai vista una cosa del genere”, “qui non si sa dove andremo a finire”, “ormai non c’è limite alla violenza”.
Non è così, il mondo è sempre annegato nel suo sangue, forse ieri più di oggi. Ma pochi delitti meritano il palcoscenico. La maggior parte, per mediocrità, per la modestia della trama, meriterebbero il silenzio.