Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 14 aprile 2025
Pardon!
Con dote
Meloni porta a Trump altri 8 mld di armi. In arrivo controllori Nato
DI GIACOMO SALVINI
Giorgia si impegna alla Casa Bianca, poi Cdm per stanare Salvini e piano al vertice all’Aia. A giugno i funzionari da Bruxelles
Giovedì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni prenderà un impegno preciso con il presidente americano Donald Trump nello studio ovale della Casa Bianca: l’Italia intende rispettare le promesse fatte agli alleati della Nato al vertice di Newport, in Galles, nel 2014 e aumenterà la spesa per la Difesa fino a raggiungere il 2% rispetto al Pil. L’impegno che la premier Meloni prenderà con Trump (il giorno dopo vedrà a Roma il vicepresidente JD Vance) sarà politico. Ma sarà solo il primo passo di una road map che ai vertici dell’esecutivo hanno tracciato nelle ultime settimane, con una serie di riunioni a Palazzo Chigi condotte dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i funzionari dei ministeri interessati, su tutti Difesa, Esteri ed Economia. D’altronde gli Stati Uniti da tempo chiedono ai componenti dell’Alleanza Atlantica di raggiungere almeno il 2% e Trump in passato ha anche minacciato di buttar fuori dall’alleanza chi non avesse rispettato questo impegno: l’Italia resta uno degli otto Paesi su 31 – insieme a Paesi come Portogallo, Croazia, Canada, Belgio – a non aver raggiunto il 2%. Ieri lo ha detto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ad Agorà, collegato da Osaka: “Siamo pronti a raggiungere il 2% delle spese militari, presto arriverà l’annucio della presidente del Consiglio”.
Il piano per aumentare la spesa per la Difesa, passando dall’1,53 al 2%, poi sarà presentato in Consiglio dei ministri a inizio maggio. E i prossimi venti giorni serviranno per dirimere la questione che in queste ore agita il governo: lo scontro tra il ministro della Difesa Guido Crosetto che vorrebbe che l’esecutivo mettesse sul piatto 8 miliardi di investimenti reali (facendo quindi più debito) e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, invece, vorrebbe aumentare la spesa militare decidendo di conteggiare anche quelle che riguardano le capitanerie di porto, i carabinieri e la guardia di Finanza, ma anche le spese per la ricerca, la sicurezza cibernetica, per le operazioni umanitarie fino a quelle su attività civili-militari (come la metereologia).
Secondo le stime fatte ai piani alti di Palazzo Chigi, questo conteggio permetterebbe al governo di investire solo 3 miliardi nuovi rispetto agli 8 attesi per raggiungere il 2%. La premier Meloni e Mantovano sembra che siano più propensi ad assecondare la soluzione del ministro dell’Economia, per raggiungere subito l’obiettivo.
Il piano passerà dal Consiglio dei ministri che dovrà dare il via libera allo scostamento di bilancio, da approvare in Parlamento a maggioranza assoluta. Così la premier metterà Matteo Salvini di fronte alle proprie responsabilità: come farà a esprimere le sue criticità su investimenti che, per la premier, riguardano la sicurezza nazionale e saranno formalmente proposti proprio dal ministro leghista dell’Economia Giorgetti?
In questo modo Meloni spera di neutralizzare le critiche leghiste al riarmo, anche se negli ultimi giorni ha dato ordine ai suoi ministri di parlarne il meno possibile proprio perché teme l’opinione pubblica. Dopo il Consiglio dei ministri, il piano sarà ufficialmente presentato al vertice Nato dell’Aia del 24-26 giugno a cui parteciperà Trump. In quell’occasione il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte chiederà ai componenti dell’Alleanza di alzare l’asticella tra il 3,6-3,7%.
Ma l’Italia in quell’occasione potrà dimostrare di aver dato un segnale agli alleati e di restare agganciata al “gruppo” di testa. Proprio negli stessi giorni, secondo quanto risulta al Fatto da fonti di maggioranza, i funzionari della Nato hanno già previsto una missione in Italia per certificare che quelli di Roma siano investimenti reali nella spesa per la Difesa. Non è un caso che nelle ultime settimane ci siano stati dei contatti informali tra i vertici del governo e quelli della Nato: i “controlllori” dovrebbero arrivare in Italia nell’ultima settimana di giugno.
domenica 13 aprile 2025
Bella notte!
O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’opra e ogni pensier imbraghi,
grazie che fai ne’ più solinghi luoghi
al chi vuol tua mercé tenere a caro.
Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero,
che l’affannosa mente affligge e piaghi;
e ‘l pianto asciughi, e ‘l dolor temp’ri e vaghi
col tuo silenzio e col passo leggiero.
Lasso, talor chi nasce a gran tormento
in te, quasi obliando, ogni sua cura
al mondo, al ciel, a sé rende perdono.
Sol tu a chi t’ama mostri il tuo tesoro;
ma chi t’offende, hai sì dura ventura
che vive desto, e ‘l tuo poter non dono.
- Michelangelo Buonarroti
Adorando
Di sicuro da queste ultime vicende daziane emerge un fattore a dir poco scabroso: il dogma del lucro. Le trasbordanti multinazionali giammai han messo sul piatto la riduzione dei loro fantasmagorici guadagni; Apple per prima era già pronta ad alzare i prezzi, le altre a ruota. Il rischio d’impresa relegato nel cesso. Nove iPhone su 10 sono fabbricati in Cina, per aumentare gli già spudorati guadagni. L’attuale deviato sistema infatti non concepisce bilanci in discesa, tutto deve necessariamente tendere all’infinito. Il riccastro col ciuffo ha recepito l’input, salvaguardando le laute prebende dell’high tech. Le altre multinazionali in differenti aree stanno digrignando i denti col “perché a noi no?”
Perché daziare le scarpe con la virgolona confezionate da piccole mani del sud est asiatico a pochi dollari al giorno? E le borse meravigliose per Miuccia che tanti acquistano al prezzo di un’auto? Dai Psicopatico col ciuffo! Abbi pietà anche di loro! Non verranno mai a lavorare dove le tasse son più alte, dove l’operaio riceve il giusto per il suo lavoro! La divinità lucrosa di cui anche tu sei fervido discepolo è intransigente: spese tendenti allo zero guadagni verso l’infinito! Buona fine a tutti!
Boooom!
Clinica 8 e 1/2, diagnosi inappellabile: “Un pazzo, megalomane e disturbato”
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Venerdì sera è andata in onda una puntata di Otto e mezzo dal titolo neutro Donald Trump, il narcisista patologico. Per ribadire la neutralità editoriale della puntata, Lilli Gruber ha esordito con un quesito aperto, per nulla orientante: “Trump è un cavallo pazzo e un cavallo sbagliato su cui puntare?”. Mancavano solo i pouf in pelle umana per gli ospiti.
E per pelle umana intendo ovviamente gli scarti di pelle dall’ultimo lifting di Trump.
La puntata aveva come scopo principale quella di formulare una diagnosi clinica del presidente americano. Per questo era stata invitata la psicoanalista Claudia Spadazzi, la quale ha premesso subito che era eticamente e scientificamente inappropriato fare diagnosi se non si è mai vista la persona. A questo punto non si è capito cosa ci sia andata a fare, ma Lilli aggira il problema e inserisce già la risposta nella domanda: “Molti specialisti ritengono che Trump abbia tratti di narcisismo e megalomania, cosa ne pensa?”. La psicanalista sta chiaramente riflettendo sui tratti narcisistici e manipolatori della conduttrice che l’ha invitata solo per convalidare le sue tesi, ma risponde diplomaticamente: “Ha una personalità narcisistica, ma ha anche una parte funzionante che gli consente di raggiungere degli obiettivi”. Gruber è contrariata, questa psicoanalista d’accatto non ha neppure richiesto per Trump un Tso, un ciclo di elettroshock, un salasso, una ventosa scarnificante alla nuca, niente. E quindi passa la palla a Gianrico Carofiglio, il quale tra parentesi di narcisismo se ne intende. Provate a dargli una sala con 100 posti in meno di De Giovanni per presentare il suo libro e rade al suolo la Russia. “Andrebbe fatto il profilo psicopatologico con verifica delle tendenze antisociali dell’uomo”, sostiene umilmente lo scrittore sottolineando che non vuole sostituirsi all’esperta lì presente. Per poi aggiungere: “Trump ha una predisposizione patologica alla menzogna, tutte le caratteristiche dei narcisisti manipolatori, l’inclinazione a usare le persone come oggetto violando la regola etica kantiana, un narcisismo di quinto livello con regole di comportamento interno che non sono quelle degli umani normali”. In pratica Carofiglio non si è sostituito alla psicoanalista in studio, si è sostituito direttamente al Cristo Giudice. Gruber guarda Carofiglio con l’occhio appagato, quasi concupiscente e passa la parola alla giornalista di Libero Annalisa Terranova. Per lei definire Trump “un pazzo pericoloso” è una scorciatoia analitica. Apriti cielo. Gruber – che da inizio puntata ha descritto Trump come l’erede naturale di Ted Bundy – risponde piccata “nessuno l’ha detto!”, per poi sbroccare definitivamente e chiedere alla giornalista: “Ma a te ti sembra normale come si rapporta Trump?”. La psicanalista ha sempre più l’aria imbarazzata di chi vorrebbe psicanalizzare la conduttrice e spiegarle che sta trattando Terranova come Trump ha trattato Zelensky nella Sala Ovale: linguaggio rozzo e informale, accerchiamento 4 contro una, squilibrio di potere, sei d’accordo con noi o te ne vai. Probabilmente sta pure intimamente rivalutando la modestia di Trump. Carofiglio, piccato pure lui, dice che non ha dato a Trump del “pazzo pericoloso” ma solo del “pericoloso gravemente disturbato”.
Poi tocca a Severgnini il quale è in collegamento e viene chiamato a giudicare il narcisismo di Trump in quanto anche lui esperto: parla con alle spalle una foto di se stesso in Vespa. Come Carofiglio il giornalista premette che non intende sostituirsi alla specialista in studio, ma “se fossi un parente di un anziano così problematico lo farei vedere da uno bravo, in America esiste il Dsm, la bibbia dei disturbi mentali, lui ne ha una collezione”. La povera psicanalista pensa a cosa fare della sua laurea una volta uscita di lì, se farla masticare al suo Labrador o venderla alla ministra Calderone ma, stoica, resiste. Carofiglio, terminata la valutazione diagnostica di Trump, passa a quella stilistica: “Non invidio Meloni che deve avere a che fare con uno la cui cifra è ‘Mi baciano il culo’”. In effetti Giorgia Meloni è nota per l’illustre, aulico lirismo del suo linguaggio. Chissà quanta fatica farà ad adattarsi al registro di Trump quella che parlando di Macron disse “Ci deve di’ lui il diametro delle zucchine di mare!”. Infine, sempre Carofiglio: “A Trump mancano i recettori della vergogna”, che non si sa cosa siano, ma suona bene. Insomma, non ci resta che rimpiangere Biden, i suoi sguardi nel vuoto, i suoi peti, le sue gaffe, le sue guerre, la sua grazia al figlio pluricondannato. Lui sì che era lucido e rassicurante. Tant’è che come ha detto Severgnini sul finale: “Trump propone soluzioni semplici per problemi complicati. Lui a Gaza ci vuole fare un resort”. In effetti per Gaza Biden aveva una soluzione più articolata: lasciare che Israele la radesse al suolo.
Spero che Lilli Gruber abbia modo di rivedere questa puntata. Se non prova neppure un po’ di imbarazzo c’è un motivo semplice: mancano i recettori della vergogna anche a lei.
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