martedì 8 aprile 2025

Diatriba

 

L’Appello del Venerdì
DI MARCO TRAVAGLIO
Dodici iorni fa, a Otto e mezzo, ho discusso con Massimo Giannini del famoso “diritto internazionale” regnante in Occidente fino a Trump. Ora, fuori tempo massimo, Giannini prova a ricordarmi sul Venerdì di Rep “qualche verità” e a “fissare i punti fermi”. Purtroppo, invano.
1.
“Il famoso negoziato di pace di aprile 2022 non saltò perché Usa, Ue e Johnson vietarono a Zelensky di firmarlo… L’Ucraina si ritirò dal tavolo dopo i massacri di Bucha e l’annessione russa con referendum-farsa di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson”. Balle. Le denunce su Bucha iniziano il 3 aprile, ma Zelensky dice che il negoziato prosegue e i suoi delegati rivedono i russi a Istanbul per altri 12 giorni. Poi il 15 aprile se ne vanno. I referendum e le annessioni dei quattro oblast ucraini arrivano 5 mesi dopo: a fine settembre. Il perché lo spiega il capo-delegazione ucraino David Arakhamia alla tv zelenskiana 1+1: “I russi erano pronti a porre fine alla guerra se avessimo accettato la neutralità: avremmo dovuto promettere di non aderire alla Nato. Questo era il loro punto chiave”. Ma il 9 aprile “Johnson venne a Kiev e disse che non dovevamo firmare nulla coi russi, ma solo combattere e basta”.
2.
“È vero, i bombardamenti nell’ex Jugoslavia non ottennero il via libera dall’Onu, ma solo perché in Consiglio di sicurezza misero il veto Russia e Cina”. Quindi, siccome Russia e Cina sono membri permanenti del Cds, il loro voto vale solo quando dicono Sì. E il diritto internazionale lo decide Giannini: se le guerre le fa la Nato (con o senza Onu) vanno bene, se le fanno gli altri no.
3.
“La missione Afghanistan ebbe almeno la copertura Nato”. Quindi la Nato fa le veci dell’Onu. Come dire che le invasioni sovietiche dell’Ungheria e della Cecoslovacchia ebbero almeno la copertura del Patto di Varsavia.
4.
“Nulla di ‘illegale’ nelle vicende di Kosovo e Libia”. Se la Nato sostituisce l’Onu, vale tutto (per la Nato). Ma purtroppo il diritto internazionale lo sancisce l’Onu. Nel 1999, dopo i 78 giorni di bombardamenti Nato su Belgrado e la contro-pulizia etnica kosovara su 300 mila serbi e rom, la pace di Kumanovo, ratificata dalla risoluzione Onu n. 1244, riconosce la sovranità serba sul Kosovo. Che però nel 2008 si proclama indipendente e l’Occidente lo riconosce in spregio al trattato e alla risoluzione Onu. Quanto all’attacco Nato alla Libia nel 2011, giustificato dalle solite fake news Usa su fosse comuni e 30 mila vittime dei gheddafiani, la risoluzione Onu n. 1970 autorizza “tutte le misure necessarie per proteggere civili e aree a popolazione civile”: non certo quei bombardamenti su civili, centri abitati, tv e scuole (una per disabili).
Massimo, dài retta, era meglio fare come a Otto e mezzo: tacere.

L'Amaca

 

La motosega nell’anima
di MICHELE SERRA
Il vicepresidente del consiglio di un paese membro dell’Unione Europea che invoca “la motosega di Milei” contro la stessa Unione, e si schiera con i nemici dell’Europa, Putin e Trump, in termini etici, e forse anche in termini tecnici, è un sabotatore, se non un traditore. Intelligenza con il nemico è l’accusa che gli spetterebbe nei Paesi che ammira, qualora osasse fiancheggiare questa o quella potenza straniera.
Ma il Salvini, qui in Europa, non corre alcun rischio. E lo sa. E per questo pensa e parla come un bullo. Fa parte di quella libera schiera di odiatori dell’Unione che, in virtù delle regole della democrazia, può perfino farsi eleggere al Parlamento Europeo, nel quale non pochi dei deputati sono dichiaratamente ostili non solo alle politiche dell’Unione, ma proprio ai suoi fondamenti. È il concetto di Europa in sé che detestano, perché osta con il concetto di Nazione che è il loro unico dogma (e ti credo che Meloni strilla in Parlamento: la mia Europa non è quella di Ventotene).
Il problema della democrazia è che la tolleranza è al tempo stesso la sua ragione di vita e il suo rischio di morte. Si contempla il caso (vedi Trump) di elezione democratica di chi intende uccidere la democrazia. La democrazia americana, oggi, è Socrate che beve la cicuta. E i Salvini, tal quali i fascisti quando tornarono in Parlamento per la generosità congenita di quella democrazia che odiavano, appartiene alla schiera dei sicari dell’Europa che l’Europa, in quanto democratica, rispetta tanto quanto gli europeisti. La motosega Salvini ce l’ha nell’anima, l’Europa non la userebbe neppure contro i suoi assassini.

lunedì 7 aprile 2025

Attention please!




Ad esempio



Cercare un direttore sportivo come questo, dal passato nella spa dell’imbroglio, è un po’ come dare in gestione un negozio di ceramiche antiche ad Attila!

A volte capita...

 



Che belpaese!

 

Sanità, Lega&C. scaricano i malati non autosufficienti
DI GAIA SCACCIAVILLANI
Senato. Un emendamento del Carroccio farà pagare ai Comuni e alle famiglie i costi socio-assistenziali dei pazienti gravissimi
In Senato Lega e Fratelli d’Italia sono riusciti nell’impresa: tagliare il bilancio sanitario lasciando fuori qualcuno, i più gravi. L’ultima parola spetta al governo, ma se andasse in porto per il Servizio sanitario nazionale sarebbe un pessimo precedente. A Palazzo Madama è in corso uno scontro sul tentativo di tagliare l’assistenza ai non autosufficienti, mascherato da emendamento a una norma su argomenti contigui. Si tratta del ddl 1241 sulle “Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie”, fermo in commissione Bilancio in attesa di una relazione tecnica del governo su alcuni emendamenti. Come quello con cui la senatrice leghista Maria Cristina Cantù, sostenuta da Fdi, ha ottenuto di inserire una modifica all’articolo 30 della legge 730 del 1983 per separare le spese per le prestazioni sanitarie da quelle socio-assistenziali, anche quando sono strettamente connesse come avviene nella non autosufficienza, in modo che restino a carico del fondo sanitario nazionale solo le prime.
Si tratta di servizi di cura alla persona come la nutrizione del paziente con il sondino, la mobilizzazione di malati neurologicamente compromessi o l’igiene di persone allettate con piaghe. Situazioni nelle quali è molto difficile capire dove finisce il sanitario e inizia il socio-assistenziale. Tanto che i livelli essenziali di assistenza, invece di una separazione delle due categorie voce per voce, prevedono delle spartizioni forfettarie dei costi. Per esempio per gli anziani lungodegenti non autosufficienti dividono la retta a metà tra il Servizio Sanitario e il paziente (o il Comune, se il paziente non ce la fa). In alcuni casi specifici, in cui la gravità è tale che tutte le prestazioni svolte per il paziente sono nella sostanza sanitarie, la quota a carico del paziente (o del Comune) si azzera.
Le norme sono molto chiare, eppure vengono spesso violate in scioltezza, sia per la copertura al 50% che per i pochissimi al 100%. Nel primo caso è una rarità che la quota a carico del paziente sia pari al 50%. In molte Regioni la quota a carico della Asl non viene pagata perché le liste d’attesa non scorrono, dato che i letti spesati sono meno di quelli che servono. Per esempio in Toscana, a marzo, c’erano 1.800 persone in lista d’attesa e in Liguria e Lombardia ci sono circa 5.000 posti letto non a contratto. Senza contare il “sommerso”: si fa di tutto per evitare che le liste d’attesa si allunghino troppo, anche rallentare la presa in carico del paziente con la visita multidisciplinare. E le famiglie? Aspettano o pagano il 100%, in attesa di poter usufruire del posto al 50%, ma a questi ritmi può passare anche un anno e chi non può permetterselo è disperato.
Ne sa qualcosa il signor Marco Primini di Firenze, che racconta di non sapere più dove sbattere la testa perché i risparmi della mamma sono quasi finiti, ma lei non è ancora entrata in convenzione e lui – sessantadue anni, interinale part time in scadenza a settembre – non sa dove trovare i soldi per la retta della struttura in cui l’ospedale ha mandato la signora un anno fa.
Se questa è la situazione standard, figuriamoci il target dell’emendamento, i 100% sanitari, che per essere riconosciuti tali nel 99% dei casi devono andare in tribunale. Lo fanno in molti in Lombardia, dove l’emendatrice Cantù è stata assessore alla famiglia nella giunta Maroni con delega ai servizi sociosanitari. Qui soltanto tra il 2018 e il 2024 sono arrivati in Cassazione 17 ricorsi, 16 dei quali si sono chiusi con il riconoscimento al paziente del diritto alla copertura del 100% della quota di degenza. La Lombardia ha anche il primato di ben tre sentenze che hanno riconosciuto che al paziente era stata accollata una quota più alta del 50% di sua pertinenza. Eppure è la stessa Regione a fissare alcuni punti fermi nei suoi atti formali. Per esempio nella delibera di giunta del 25 febbraio 2019 si legge che “le prestazioni erogate nelle unità di offerta socio sanitarie sono caratterizzate da una forte connotazione sanitaria” e “dalla ulteriore inscindibilità tra prestazioni sanitarie e assistenziali”. Cioè quell’inscindibilità che l’emendamento Cantù vuole cancellare e con lei tutte le pendenze giudiziarie.
Il testo approvato prevede che nella legge del 1983 la frase “sono a carico del fondo sanitario nazionale gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio-assistenziali”, sia sostituita da “sono a carico del fondo sanitario nazionale esclusivamente gli oneri delle attività di rilievo sanitario, anche se connesse con quelle socio-assistenziali”. E precisa che, fatta salva la quota di compartecipazione del 50% prevista dai Lea del 2017, a suo dire aumentabile al 70% nei casi di alta complessità assistenziale, “sono a carico del fondo sanitario nazionale esclusivamente gli oneri delle prestazioni di rilievo sanitario”. Non c’è piano terapeutico o tribunale che tenga: la norma si applicherà “anche agli eventuali procedimenti giurisdizionali in essere alla data di entrata in vigore della presente legge”. Il tutto senza distinguere con una lista cosa è sanitario e cosa no e in quali situazioni.
Il taglio, che inizialmente era rivolto a tutti, riguarda solo chi si trova nelle condizioni peggiori, i 100% appunto, ma pone le basi per mettere in discussione il diritto alle cure per tutti i non autosufficienti. L’emendamento potrebbe poi finire con il complicare molto le cose per chi deve programmare gli stanziamenti, visto che si tratta di separare ciò che riteniamo inseparabile da 40 anni. Così il saldo positivo per le Regioni non è scontato, a meno che non si abbiano conti molto alti da pagare per sentenze sfavorevoli. Senza contare i Comuni e le famiglie.