domenica 6 aprile 2025

Io c'ero!

 

Il senso di una piazza
DI MARCO TRAVAGLIO
Non sappiamo quali conseguenze avrà la piazza strapiena di ieri contro l’Ue in assetto e in economia di guerra. Ma sappiamo che ne avrà. Non modificherà l’umore dell’opinione pubblica, già ieri plebiscitariamente contraria al riarmo degli Stati, a nuovi armamenti all’Ucraina in pieno negoziato e ancor più alla follia “volenterosa” di spedire migliaia di giovani europei a morire in una guerra persa prima di iniziare. Ma la vista di tutta quella gente assiepata nel corteo e davanti al palco ai Fori Imperiali farà bene sia a chi c’era sia a chi non c’era. Farà bene a chi legge i giornali e vede i talk del Pensiero Unico Bellicista con un misto di smarrimento e solitudine. E si domanda: davvero non esiste un pensiero alternativo? Davvero non c’è più niente da fare contro questa deriva da escalation verso la terza guerra mondiale? Davvero dobbiamo rassegnarci alla normalità di un conflitto armato, non più per procura come in Ucraina, ma diretto, con morti e feriti nelle nostre famiglie, come non accadeva dal 1945? Davvero è inevitabile celebrare gli 80 anni della Liberazione dal nazifascismo con una nuova corsa agli armamenti, prima causa di tutte le guerre, fra le idiozie paranoiche e antistoriche degli euro-ras, tipo “La pace si ottiene preparando la guerra”?
I 5 Stelle di Conte, liberi dalle zavorre draghian-atlantoidi, hanno riscoperto le radici pacifiste del Movimento, fondato da Grillo e Casaleggio il 4 ottobre 2009, festa di San Francesco. Non è il pacifismo cieco di chi vuole uscire dalla Nato e abolire i nostri eserciti nell’attesa utopistica che lo facciano anche gli altri. È il pacifismo realistico e raziocinante che ripudia la guerra come la Costituzione, ma ammette la legittima difesa della Patria e degli alleati. Le armi sono l’extrema ratio quando fallisce ogni tentativo per scongiurarla con la politica e la diplomazia: altro che “prepararla” con riarmi nazionali pericolosi (vedi Germania) e inutili (la Nato è sempre lì) e provocazioni al presunto “nemico”, affibbiandogli propositi d’invasione senza neppure sedersi a un tavolo per ascoltarne le eventuali ragioni, trovare soluzioni e proporre un futuro di cooperazione e sicurezza reciproca. L’Ue, nata dal giuramento “mai più guerre fra noi” dopo due conflitti mondiali, ha passato questi tre anni a evitare e ora persino a sabotare ogni negoziato sull’Ucraina. Perciò la piazza era piena: non solo di elettori 5S, ma anche di una galassia di associazioni e di tanti cittadini (anche giovanissimi) apolidi e apoti che votano sinistra, centro, magari destra, ma non ne possono più di proclami bellicisti e normalizzazioni dell’orrore. Volevano dire la loro e l’han detta. Chi, nel Palazzo, resterà sordo la pagherà cara. La storia insegna: nulla più delle guerre spacca i partiti e li uccide.

L'Amaca


Fuori controllo
di MICHELE SERRA
Chissà se l’indagine interna promessa dall’esercito israeliano sulla orribile esecuzione di quindici operatori della Mezzaluna Rossa approderà alle stesse conclusioni che, grazie al New York Times,sono sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale: che si è trattato, appunto, di una orribile esecuzione, contro ogni residua regola di diritto e perfino ogni regola di guerra.
Accertato, oramai senza margine di dubbio, che non c’è alcuna proporzionalità (ammesso che quella fosse l’intenzione) tra il pogrom di Hamas il 7 di ottobre del 2023 e la interminabile rappresaglia israeliana a Gaza, con azioni collaterali in Cisgiordania e in Libano; che le decine di migliaia di vittime civili, di affamati, di scacciati, di bombardati possono essere definiti tutti “terroristi” solo da un ideologo pazzo, o da un propagandista cinico; che medici e infermieri sono, sempre e ovunque, il più ingiustificato dei bersagli, e colpirlo è tra i più ignobili dei crimini di guerra; resta da capire un aspetto non secondario di quanto sta accadendo.
La domanda è se le forze armate israeliane siano fuori controllo perché hanno perduto totalmente di vista finalità e regole del loro agire, che almeno sulla carta dovrebbe essere l’agire di uno Stato democratico assediato da settant’anni; oppure se finalità e regole, già in partenza, fossero diverse da quelle dichiarate, e dunque gli effetti stragisti dell’azione israeliana a Gaza fossero già prevedibili o addirittura previsti dal governo Netanyahu. Probabile che sia una domanda che non potrà mai avere risposta. Certo, diventa ogni giorno più difficile non farsela.

sabato 5 aprile 2025

Preparazione



Preparazione alla mostra del Caravaggio. I colori forti tipo quel rosso intenso nel gotto…

Kotiomki!




Natangelo




Spostamenti temporali




L’Amaca


Non è successo niente
di Michele Serra

Comincia a diventare avvincente, con veri e propri casi di virtuosismo, lo spettacolo “Non è successo niente”, che vede i governanti italiani minimizzare gli effetti dei dazi di Trump sull’economia mondiale (quella americana compresa).

Magnifico, al Tg2, il fratello d’Italia Scurria (una new entry, si direbbe) che, con il volto terreo, dichiara che «il governo è impegnato a evitare guerre commerciali», come se nessuno lo avesse avvertito che la guerra già divampa e le Borse hanno accolto i dazi con lo stesso ottimismo con il quale accolsero il Covid.

Fa l’effetto di uno scampato a un bombardamento aereo che, uscendo dalle macerie, si scrolla la polvere dal pigiama e dichiara di essere fermamente intenzionato a evitare i bombardamenti aerei. Ipotesi alternativa (e di alleggerimento per Scurria): l’intervista risale a qualche mese fa, giaceva da mesi in un deposito di file inutili ed è stata mandata in onda per errore.

Di spicco anche la performance di Bruno Vespa, la cui fase senile coincide con una impressionante recrudescenza dello zelo filogovernativo. Prima era un governativo curiale, ora sembra una specie di vietcong meloniano, disposto a tutto, anche all’assalto all’arma bianca. L’impatto mondiale dei dazi, nel suo raccontino serale, è il modesto aumento di prezzo di una pizza a New York, un dollaro o due, mica cadrà il mondo…

Trattare è la parola d’ordine, il pensiero magico, il mantra che salva. Anche Tajani, facilitato dalla romanità paciosa, si dice fiducioso nelle trattative. La domanda sarebbe: quali? Rischiano di rimanerci male quando, recandosi alle trattative, scopriranno che Trump non ha mandato nessuno. Tratteranno in famiglia sul prezzo della pizza.