venerdì 4 aprile 2025

Pinguini allarmati

 



Natangelo

 



Evangelicamente

 

Porgi l’altra bomba
DI MARCO TRAVAGLIO
Vista la momentanea indisposizione di papa Francesco, fanno le sue veci alcuni teologi a mano armata, devoti al Vangelo secondo Caino. E ci spiegano quanto è cristiana la guerra. Ma si vergognano a tal punto da fingersi in missione per conto di Dio: il riarmo non ce lo chiede solo l’Europa, ma Gesù in persona (ci hanno parlato loro). Ha iniziato Vito Mancuso su Rep: “Non mi scandalizzo per niente dell’aumento delle spese militari… è irresponsabile non riconoscerne la necessità… Serve una forza militare adeguata, altrimenti non si è neanche presi in considerazione”. Perché – come dicono i suprematisti – “solo in Europa è rimasto lo statuto del diritto”. Tutto il resto del mondo è barbarie da baluba. Tale suor Paola, nella piazza serrapiattista (copyright Savino Balzano), è riuscita a dire restando seria: “L’esercito di riarmo è un’opportunità se ne facciamo un esercito di pace… tutti insieme, soprattutto i giovani… un’occasione di pace, di futuro… Se non abbiamo le armi, moriremo noi portatori dei valori della pace”. Poi è arrivato l’esegesi di Mario Deaglio, economista della Stampa: “Anche il Vangelo ci spinge all’autodifesa”, “Uno dei discepoli colpì con la spada uno di quelli venuti ad arrestare Gesù e gli staccò l’orecchio. Gesù… riattaccò l’orecchio, ma di certo non sgridò chi aveva sfoderato la spada”. Di certo un par di palle, direbbe Giobbe che era molto paziente. Gesù – narra l’evangelista Matteo – cazziò il feritore: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada”.
L’altra sera, a DiMartedì, sdottoreggiava il teologo Corrado Augias: “San Paolo diceva che bisogna prepararsi ad affrontare il nemico. E poi è il Vangelo. E poi è la Bibbia. Se Hitler bussa alla tua porta e tu gli dici: ‘Chi è?’. ‘Sono Hitler’. ‘Ah prego, si accomodi, io sono un pacifista’, non va bene perché Hitler ti mangia vivo… Le armi servono”. Non sappiamo quale Vangelo parli di Hitler e dunque di Putin. Ma in quelli canonici c’è il Discorso della Montagna: “Fu detto: ‘Occhio per occhio e dente per dente’; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello” (Matteo); “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano” (Luca). In un altro passo di Luca, Gesù dice: “Se un re va in guerra contro un altro re, cosa fa prima di tutto? Si mette a calcolare se con diecimila soldati può affrontare il nemico che avanza con ventimila… Se vede che non è possibile, manda dei messaggeri incontro al nemico; e, mentre il nemico si trova ancora lontano, gli fa chiedere quali sono le condizioni per la pace”. Ma Gesù è un noto pacifinto putiniano.

Dopo 51 anni!

 



L'Amaca

 

Non abbiamo bisogno di alibi
di MICHELE SERRA

Il ministro Nordio, dati alla mano, non può non sapere che il femminicidio non è un problema “esotico”, legato alla «diversa sensibilità di alcune etnie». È un problema fortemente autoctono, evidentemente legato anche alla «etnia» italiana. Si capisce che, se il ministro Nordio avesse maggiore dimestichezza con le parole (le parole sono importanti: a proposito, auguri Nanni Moretti! Siamo con te!), non avrebbe detto «etnie», avrebbe detto “culture”. Esistono, effettivamente, culture meno sensibili alla parità dei generi e al rispetto della libertà delle donne. Culture nelle quali la religione, intesa come Regola, certo non come spiritualità, ha un peso importante, e nefasto. Ma indugiare su questo aspetto, che pure ha una sua rilevanza in epoca di globalizzazione, rischia di sembrare un alibi.
E di tutto abbiamo bisogno, tranne che di alibi. Nordio, che è ministro della Giustizia, segua qualche processo che vede ragazzi ammazzare ragazze pur di non riconoscerne la libertà di esistere anche al di fuori del controllo maschile. Legga qualche incartamento. E scoprirà che il problema è nostro, tutto nostro, abita nelle nostre case e nelle nostre famiglie.
Non è un vizio “importato”, è un conto che abbiamo lasciato in sospeso con noi stessi. A un’apparente, perfino esagerata libertà dei costumi, non ha corrisposto una riflessione sostanziale su che cosa davvero significhi, “libertà”. Su quale sia il prezzo della libertà, che non è mai gratuita. Chi uccide una donna, perché non sopporta la sua libertà, è qualcuno che non ammette, non accetta di pagare il prezzo della libertà. La libertà non è mai gratis. Questo bisogna spiegare ai ragazzi. Altro che «etnie».