domenica 30 marzo 2025

Ciak!



Fossi stato un regista attrezzato stamani mi fregherei le mani in attesa della statuetta! Perché la faccia del giovane che gira l’angolo assieme agli amici sul confine della maggiore età, dopo un’evidente serata, col carrello di un supermercato, e s’imbatte nei carabinieri, è stata da antologia, mentre nel bar cresceva l’inquietudine dei titolari che si domandavano se fossero maggiorenni, viste le consumazioni appena trangugiate di alcolici! Hanno lasciato il carrello dolcemente e piano piano si sono allontanati, mesti ed affranti. Fellini dall’alto sicuramente avrà esclamato “buona la prima!”

Non cedete!

 



Natangelo

 



Milano

 

Milano, svuotata da alberi e vita
DI MASSIMO FINI
Nel mio quartiere ci sono un panificio, un fruttivendolo e un minimarket, se ho bisogno di un martello devo rivolgermi a eBay. Per il resto: traffico, cemento e parchi pubblici abbandonati
Milano è una città di merda, abitata da una media borghesia di merda da quando i ceti popolari, più o meno all’epoca del boom, sono stati espulsi per andare a vivere nell’immenso hinterland, luoghi che di paese hanno solo il nome e a volte nemmeno una piazza o una chiesa.
Si calcola che ogni giorno entrino a Milano un milione e 300 mila abitanti dell’hinterland e altrettanti se ne vadano a sera alla chiusura degli uffici. Il risultato è che Milano ha perso la sua socialità. Di sera la città è deserta, sia per quel milione e passa che se n’è andato sia perché i milanesi dopo una dura giornata di lavoro (ed è indubbio che nel capoluogo lombardo si lavori seriamente perché il lavoro sta nel Dna dei milanesi che ne hanno fatto una mistica) non hanno voglia di uscire e di andare a infilarsi in quel poco di movida che c’è. La desertificazione di Milano dopo le otto di sera crea quel clima di insicurezza che si respira in città. Perché manca il controllo sociale. Diversa è la situazione a Roma dove i romani sia per il clima sia per il loro dna escono la sera. Diciamo in estrema sintesi: a Milano si lavora, a Roma non si fa un cazzo.
A causa della desertificazione sono spariti i negozietti, le botteghe artigianali e anche attività tradizionali dell’alimentare come il fruttivendolo o il macellaio o il salumiere (per fare un esempio di vita da me vissuta: nel mio quartiere ci sono un panificio, un fruttivendolo e un minimarket, se ho bisogno di un martello devo rivolgermi a eBay). Al loro posto ci sono enormi supermarket dove le commesse fiaccate da un anonimo e massacrante lavoro non hanno il tempo e nemmeno la voglia di fare due chiacchiere. È la stessa ragione per cui i cinema, ma questo discorso vale in generale anche se qui il fenomeno è più acuto, si sono molto ridotti in città, da 160 negli anni Sessanta agli attuali 29. Recentemente sono stato all’Orfeo a vedere Babygirl, il film detestato dal bacchettone Travaglio, e c’erano solo otto spettatori. Ma anche il cine è un momento di socializzazione perché sei con altri spettatori, senti i loro commenti e dopo, magari, ti fermi sul marciapiede per commentare. Altra cosa è vedere un film standotene seduto comodamente a casa perché puoi farlo grazie a Netflix.
A Milano c’è un traffico allucinante, come a Roma ma con minori giustificazioni di Roma. Milano è tutta piatta. Roma, “la città dei sette Colli”, no. Le piste ciclabili si potevano fare già mezzo secolo fa e fare quindi della bici un mezzo di locomozione come ad Amsterdam. Si sono fatte adesso, troppo tardi, per cui formano imbuti per il traffico delle automobili. Il traffico diventa poi totalmente insostenibile se ci sono grandi eventi come la moda o il mobile. In quei giorni è praticamente impossibile trovare un taxi, cosa già difficile in tempi normali, bisogna affidarsi ai mezzi e in questo Milano con le cinque linee di metro più il passante resta un’eccellenza.
Milano a differenza di Roma ha già di per sé pochissimi parchi pubblici, i Giardini Montanelli, il Parco Sempione, Trenno e qui ci si ferma. In realtà ci sono nel centro molti giardini privati, me ne resi conto una volta che sorvolavo Milano con un aereo da turismo (adesso non si può più fare) ma quelli se li godono solo gli abitanti di quei ricchi edifici. Come se ciò non bastasse Milano è vittima – come ha documentato Gianni Barbacetto in vari articoli e nel libro Contro Milano, ma non solo lui – di una cementificazione selvaggia. Scrive Barbacetto: “I dati ufficiali Ispra dicono che a Milano tra il 2019 e il 2020 sono stati impermeabilizzati ben 935 mila metri quadrati e che nel 2023 sono stati consumati altri 190 mila metri quadrati, l’equivalente di 26 campi di calcio” (il Fatto, 14.2). Come se ciò non bastasse le proprietà di Milan e Inter, americane, vogliono abbattere San Siro che per noi milanesi è come abbattere il Duomo, anzi peggio, e costruirvi attorno il solito gozzillaio di hotel superlusso, centri congressi, eccetera, andando quindi ad intaccare e quasi a cancellare il Parco Trenno dove ci sono le piste di allenamento per i galoppatori (il trotto è sparito) come quella “alla Maura” in particolare. È un’area, quella, molto particolare perché sei a Milano e insieme fuori Milano, dove si respira ancora un profumo di erba e di campagna e dove c’è il Cemetery, cioè il cimitero che raccoglie le spoglie dei soldati del Commonwealth, dei ragazzi di vent’anni o poco più, fra cui sudafricani, i ‘razzisti’ sudafricani a cui dobbiamo anche a loro la liberazione dal nazifascismo, “venuti a morire inutilmente per la libertà d’Europa” (Curzio Malaparte).
Scriveva Dino Buzzati nel 1958 e quindi prima di Celentano (Il ragazzo della via Gluck) e di Barbacetto: “Ma nulla la città odia quanto il verde, le piante, il respiro degli alberi e dei fiori” (Il tiranno malato).
E il clima, vogliamo parlare del clima? Milano è una città mefitica, dove il tasso di umidità è quasi sempre vicino al novanta per cento e oltre e dove l’aria che si respira è quella dello scappamento delle auto. Luglio è il mese più tremendo. Non tira un alito di vento, chi può se ne fugge ai laghi o al mare. E chi non può, quasi sempre anziani con poca lira a disposizione, quasi sempre single perché Milano è una città di solitudini a due ma più spesso a uno? Ascolta, col batticuore, le sirene delle autoambulanze che scorrazzano in una città finalmente liberata dal traffico e si dice: “Se le sirene non sono per me questa volta, sarà la prossima”.

Meditate

 

Piazzisti&pizzini
DI MARCO TRAVAGLIO
Ieri il presidente Mattarella, sempre così allergico alla “guerra ibrida” e alle interferenze straniere in Italia, sarà sobbalzato sulla poltrona. In stereo, su Corriere e Stampa, due europapaveri – la presidente della Commissione Von der Leyen e il leader del Ppe Manfred Weber – hanno impartito ordini perentori di riarmo al governo e alla maggioranza. Due mega-pizzini con lusinghe alle nostre industrie militari e velate minacce ai dissenzienti: non è vero che il piano Ursula favorisca l’unico Paese che può permettersi di indebitarsi, cioè la Germania da cui casualmente provengono entrambi. Anzi: è tutta manna per l’Italia, che ha il record europeo di poveri assoluti e giovani senza lavoro né studio, il tasso di occupazione, i salari e il potere d’acquisto più bassi, il costo dell’energia più alto, la produzione in rosso da 23 mesi, dunque deve affrettarsi a fabbricare più armi per per spararsi nelle palle, che è il vero sport nazionale. Tra una balla e l’altra sulla “Europa progetto di pace”, il “kit di resilienza” magistralmente illustrato dalla commissaria Lahbib, l’Ucraina “porcospino d’acciaio completamente indigesto per qualsiasi invasore” (testuale), Putin che “ha fallito” perché ne ha occupato appena un quinto, l’Ue adorata dal 74% degli europei, la von der Leyen fa la piazzista di imprese&affari: “L’Italia trarrà grandi benefici… Avete giganti dell’aerospazio come Leonardo, imprese navali innovative come Fincantieri. Si tratta di investire in queste industrie, che creeranno buoni posti di lavoro… Leonardo ha annunciato una joint venture con Rheinmetall e beneficerà degli investimenti tedeschi”.
Rheinmetall è il colosso privato, casualmente tedesco, famoso per aver fornito cannoni e carrarmati all’Impero germanico nella Prima guerra mondiale e poi al Terzo Reich hitleriano nella Seconda grazie ai lavoratori forzati in prestito dai lager, poi purtroppo costretto a “diversificare” per il disarmo imposto alla Germania dai vincitori. Ma ora è tornato a produrre armi da fuoco, missili, tank, F-35 e altre delizie e vola in Borsa grazie al riarmo cosiddetto “europeo” lanciato dalla connazionale Ursula. Anche il tedesco Weber nega che il piano Ursula favorisca l’industria tedesca: “È un falso argomento” (infatti piace solo ai tedeschi). Segue pizzino a Salvini e Giorgetti che, non essendo tedeschi, osano dubitare: “Sono lieto che il mio amico Tajani segua l’eredità di De Gasperi” (sono due gocce d’acqua) e, “se i leghisti non capiscono che queste divisioni non fanno che danneggiarci (in quanto tedeschi, ndr), non hanno capito la portata storica di questa missione”. Nel timore che gli siano sfuggite, segnaliamo le due interviste al capo dello Stato perché metta a posto i due crucchi impiccioni come solo lui sa fare.

L'Amaca

 

C’era una volta l’America
di MICHELE SERRA
Le professioni di “atlantismo”, con la ricorrente invocazione della indissolubile alleanza tra Europa e Stati Uniti, cominciano a sembrare quasi surreali mano a mano che dal governo americano arrivano segni di disprezzo e insofferenza nei confronti degli europei.
Fossero solo parole, si potrebbe fingere di non sentirle, sacrificando la dignità alla convenienza. Ma sono gli atti politici a dirci che le cose stanno cambiando molto rapidamente, tanto da far dubitare che i famosi “valori comuni dell’Occidente” siano ancora tali da cementare l’alleanza geopolitica nata dopo la Seconda guerra.
La stretta dell’amministrazione Trump sui diritti, sulle politiche di inclusione, sulla libertà di insegnamento, sull’amministrazione pubblica e dunque sul Welfare, sul diritto di manifestare (vedi l’epurazione dalle università degli attivisti filopalestinesi, e l’incredibile arresto per la strada di una di loro, prelevata da agenti in borghese), sulla sopravvivenza delle istituzioni governative destinate alla solidarietà internazionale, su tutto ciò che puzza di solidarietà e dunque puzza di sinistra, parla di un secondo maccartismo che non si prende nemmeno la briga di travestire la caccia alle streghe allestendo commissioni di indagine e pseudo-procedimenti contro i presunti “traditori”. Basta firmare un decreto, bypassare ogni autorità di controllo, ogni voce terza che parli nel nome della Costituzione e non nel nome del governo, e il traditore è liquidato.
Non sappiamo con quanta inquietudine oppure quanta indifferenza i governi europei valutino questo cambiamento di scena, così manifesto, così brutale. Ci basterebbe sapere che “atlantismo”, così come ci avevano detto, non è solo mera convenienza militare, è anche condivisione di un orizzonte di valori. Che fare, dunque, nel caso i valori non fossero più gli stessi?

sabato 29 marzo 2025

Micron



Micron Calenda a volte fa tenerezza! Dall’alto del suo 2% crede di essere in grado di far sermoni. Il Trottolino che viaggia da una sponda all’altra ci agevola sentimenti misericordiosi. Vai a nanna Micron!