mercoledì 5 marzo 2025

Questi tempi rosa

 


“Donne-cavallo” e coca rosa: arrestati Lacerenza e Nobile

FESTINI A LUCI ROSSE ALLA GINTONERIA, MILANO - Il servizio “delivery”. Droga e prostitute (pure minorenni) per i clienti ricchi, anche a domicilio. Il locale frequentato da agenti e finanzieri. Molti i video sui social 

di Selvaggia Lucarelli 

L’arresto di Davide Lacerenza e Stefania Nobile ha colto di sorpresa solo chi non conosceva “La Gintoneria”, il famoso locale milanese dietro la Stazione Centrale in cui si offrivano alcol, droga e prostitute.

Tutto in un solo pacchetto, e neppure troppo conveniente. E non serviva neppure andare a bere champagne sul posto per immaginare cosa accadesse lì dentro, visto che da anni Lacerenza si mostrava senza troppo pudore sui social sotto effetto di stupefacenti e in compagnia di ragazze che non sembravano uscite da un convento. Sul web girano immagini di lui che assume cocaina, che chiama le ragazze ai tavoli “cavalle”, che insiste perché clienti giovanissimi e meno giovani “sciabolino”, ovvero stappino bottiglie da migliaia di euro. A leggere le carte dell’indagine della Procura milanese che ha portato all’arresto di Nobile, del suo ex fidanzato e titolare del locale Lacerenza e del loro factotum Davide Ariganello viene fuori uno spaccato raccapricciante. La Gintoneria e lo champagne erano solo un luccicante pretesto per offrire escort e droga di ogni genere ai clienti più facoltosi. E la droga non era solo cocaina ma anche erba e, soprattutto, cocaina rosa detta anche Tusi, un mix di Ketamina e Mdma. Le donne (denominate “cavalle”), anche minorenni, venivano trattate come oggetti sessuali.

Oltre al principale “la Gintoneria” c’era un altro locale, il “Malmaison” ubicato dall’altra parte della strada in cui i clienti più ricchi e disposti a spendere oltre i 5.000 euro venivano scortati anche a notte fonda per poter usufruire di droga ed escort. Il locale era video-sorvegliato anche all’interno, Lacerenza vedeva e controllava tutto, spesso beveva e si drogava in compagnia dei clienti.

Più volte nell’ordinanza si fa riferimento al fatto che Lacerenza avesse amicizie con esponenti delle forze dell’ordine a cui offriva da bere o addirittura droga e che tra i clienti ci fosse un pezzo grosso della Guardia di finanza, che gli arrivasse pure qualche soffiata sui rischi che stava correndo. E poi, questa è la parte più interessante, il locale offriva pure il servizio delivery. Il factotum Davide Ariganello serviva soprattutto a questo: un cliente chiedeva bottiglie di champagne, prostitute e droga a domicilio e lui gliele portava. Talvolta lo faceva pure lo stesso Lacerenza.

Stefania Nobile, come si evince chiaramente dalle intercettazioni, era al corrente di tutto. Della droga, della prostituzione, dei rischi che Lacerenza le faceva correre. Ma una cosa è molto chiara: per quanto lei lasciasse che fosse lui a sporcarsi le mani, per quanto lei odiasse le escort che chiamava “tossiche” o “drogate”, per quanto fosse preoccupata – talvolta – per la spregiudicatezza e la dipendenza dalle droghe di Lacerenza, Nobile era a tutti gli effetti sua socia. E la quantità spropositata di denaro che Lacerenza le faceva guadagnare – quello stesso denaro con cui lei noleggiava Lamborghini o viaggiava all’estero – era un buon motivo per farsi andare bene tutto. “Sono fattissimo, abbiamo 4 puttane da chiamare adesso per questi cavalli?”, chiedeva Lacerenza al suo braccio destro Ariganello in una intercettazione.

Il problema del rintracciamento delle escort risulta una costante. Lacerenza le chiama personalmente, chiede quanto vogliono, dà loro consigli su come gestire i clienti. Quando è nel locale per i più ricchi chiede ad Ariganello “Ma chi c’è di là?” (nella Gintoneria) e l’altro: “Quattro poveri, adesso li mandiamo via”. Perché quelli che bevono e basta, magari anche bottiglie non troppo pregiate, sono “poveri”. È molto ricco invece il cliente battezzato da Nobile e Lacerenza “Lo Sconosciuto” che tra champagne, alcol e prostitute ha bonificato alle varie società collegate ai due soci la bellezza di 640.000 euro.

Alcuni passaggi delle intercettazioni sono perfino comici, nel loro squallore. Una notte “Lo Sconosciuto” chiede escort a più riprese, per cui Ariganello passa ore a cercare nuove prostitute che vanno e vengono finché a un certo punto finisce pure a portare il cane del cliente a spasso mentre quello beve, si accoppia e si droga. Non c’è nulla di divertente, invece, nel passaggio in cui Lacerenza chiama “la piccola” una escort di 17 anni che usa per i clienti che la richiedono (Lacerenza, al telefono: “A Federico ho già fatto scopare la ragazza, la 2005”. Nobile: “Ah, vai per anno tu!”).

Di questo risulta al corrente anche Wanna Marchi. Non fa sorridere neppure quel passaggio in cui si diverte a dileggiare con Stefania Nobile un’altra escort soprannominata dai due “la puzzola” perché, a detta loro, emana un cattivo odore. (“È andato su con la puzzola, le puzzano le ascelle, puzzava di brutto”. “Mamma mia che schifo”. “Lui le leccava le ascelle, ho i video, un maiale”). Sempre Lacerenza intercettato mentre parla di una ragazzina che si sarebbe intrattenuta troppo a lungo con un cliente: “C’ho una ragazzina di 18 anni ma è scema, è da due ore con uno (..), deve dare il tempo a ’sti coglioni, 20 minuti, perché se trova uno con il c…..o duro la sfonda”.

C’è poi il problema di come giustificare l’entrata di bonifici così importanti per un locale che in definitiva sì, vende bottiglie pregiate, ma che comunque si ritrova a incassare in una sera decine di migliaia di euro da un unico cliente. Per esempio la sera folle dello “Sconosciuto” che tra droghe ed escort ha speso 70.000 euro. In una telefonata tra Lacerenza e Nobile lui le spiega che pubblicherà delle storie su Instagram in cui mostrerà delle bottiglie di champagne vuote lasciando intendere di aver passato la serata nel locale con clienti facoltosi. “Faccio la scena del crimine che mettiamo un po’ di bottiglie vuote, facciamo vedere che siamo stati qui con dei clienti potentissimi”, scrive Lacerenza via whatsapp a Nobile. Malinconica, infine, la testimonianza di una giovane escort: “Io nei locali gli servivo per vendere bottiglie, per soddisfare i clienti e lui stesso. Lacerenza chiede alle escort di avere dei rapporti per testare il loro rapporto qualitativo e la loro durata nella performance. Ho accettato sapendo che più si è gentili con lui e più si ottengono dei vantaggi: cibo, alcol, conoscenze legali e nel mondo delle forze di polizia”. E poi, forse, ha accettato perché le prostitute della Gintoneria ricevono la droga gratis. Lacerenza, che ne consuma almeno 10 grammi al giorno, in una intercettazione dice: “Tutte le puttane che stanno con me o pippano o le faccio iniziare a pippare”. E pensare che a La Zanzara o nei servizi celebrativi del Corriere della Sera Lacerenza e La Gintoneria sembravano un divertente fenomeno di costume.

Capita di palpitare

 


Il Pibe era il Pibe! Il resto corollario. 

Natangelo

 



Esternando politica

 

È il partito della guerra che dà coraggio alla Ue
DI ELENA BASILE
Lo spettacolo offerto alla stampa dall’incontro tra Zelensky e Trump sembra emblematico degli ultimi rantoli del partito della guerra. Domandiamoci chi guadagni da questo conflitto e avremo i primi schizzi del mostro.
L’Ucraina è un Paese fallito che sopravvive grazie a fondi statunitensi ed europei. Non è una democrazia inconciliabile con l’abolizione dei partiti e della libertà di culto, con la legge marziale e col posporre le elezioni presidenziali sine die. In tre anni di guerra ha perso territori, una generazione di ucraini e sei milioni di abitanti. I ragazzi si rompono le ossa pur di non andare al fronte. La resistenza ucraina è un mito del passato, sponsorizzato da una classe nazionalista e neonazista al potere di cui Zelensky è ostaggio.
Gli Stati Uniti hanno problemi economici notevoli che l’ingente piano di aiuti pubblici di Biden non ha risolto. Il debito al 136% del Pil, l’inflazione, le sacche di povertà e gli emarginati, tra cui i migranti che crescono. Il crollo industriale, le infrastrutture a pezzi, la perdita di competitività dell’economia.
Kiev dovrebbe cercare di porre fine al più presto alla guerra dalla cui continuazione ha solo da perdere: territori, uomini, risorse. La classe al potere invece ha solo da guadagnare dalla continuazione del conflitto. Nazionalisti, neonazisti e Zelensky alle prossime elezioni presidenziali saranno cacciati dal popolo sofferente ucraino.
Una strategia coerente impersonata da Trump sceglie la fine di una guerra insostenibile per Washington. Trump è stato eletto con i fondi della finanza dei petroliferi, dei settori produttivi delle start up che hanno bisogno di fondi. Protegge il trash bianco della rust belt penalizzato dalla crisi industriale. Comprende che gli Stati Uniti hanno bisogno di un cambiamento di rotta. Diminuire il debito che finanzia le guerre e armamenti, pacificare il fronte europeo e concentrarsi sul contenimento della Cina. Strategia discutibile soprattutto per la parte relativa alle tariffe imposte agli alleati, ma che ha una sua comprensibile razionalità. Quali sono gli interessi dei popoli europei? Il nuovo debito per una difesa che alimenti la continuazione del conflitto comprando armi statunitensi non è un obiettivo del ceto medio e della classe lavoratrice. La crisi economica, la Germania in recessione, l’inflazione, la crisi energetica con le bollette alle stelle sono strettamente legate al conflitto ucraino. Paghiamo il gas statunitense quattro volte più di quello che ci forniva la Russia. Dal punto di vista geopolitico la crisi dell’euroatlantismo causata dall’opposizione Ue alla linea dettata da Washington è contraria ai pilastri che hanno retto la politica europea dal dopoguerra a oggi. Perché dunque le classi dirigenti europee hanno una postura così inusuale? Guardiamo ai profitti della Borsa e alle imprese delle armi. Vi sembra che abbiano sofferto in questi tre anni di guerra? Lo spettacolo offerto dal presidente di un piccolo Paese finanziato e alleato degli Usa, ospite alla Casa Bianca, che assume di fronte alla stampa un atteggiamento di rivolta, è abbastanza inusuale. Immaginate Nixon e Kissinger oppure Bush o Clinton e Obama alla mercé di un loro alleato dipendente da fondi e armamenti Usa? Impossibile.
Abbiamo avuto l’impressione di un presidente statunitense nudo. La Cia con Bush o Obama avrebbe risolto in modo un tantino più brusco le controversie con un alleato riottoso mentre nella Sala Ovale Bush, Clinton o Obama avrebbero dispensato sorrisi diplomatici. La National Endowement for Democracy e Us Aid riuscivano a realizzare i cambiamenti di regime che la Cia metteva in opera. Ora sono fuori funzione per volontà di Musk. Le lobby finanziarie e delle armi guadagnano dalla guerra a prescindere dai suoi scopi strategici. Tutti sanno che l’Ucraina sta perdendo, ma un conflitto può essere redditizio anche se si perde. Dopo decenni di occupazione abbiamo lasciato i talebani al potere. Il nostro scopo non era la democrazia, ma la guerra in sé.
Le élite europee che si sono genuflesse a Washington contro gli interessi europei, abituate a servire, di improvviso alzano la testa, mostrano un coraggio inusitato e sfidano Washington. Una trasformazione antropologica? Un’illuminazione sulla via di Damasco? L’improvviso coraggio delle classi dominanti europee e di Zelensky sembra dovuto alle direttive del mostro, del partito della guerra. Il Deep State contro cui la nuova cupola trumpiana combatte è un potere radicato nelle burocrazie, nell’intelligence, nelle lobby di armi e finanza in Europa. Sabotare la pace e tifare per il conflitto fine a se stesso, sulla pelle degli ucraini e degli europei è l’alto obiettivo di poteri senza scrupoli, di cui politici insignificanti sono le grottesche, forse inconsapevoli, marionette.

Robecchi e l'oroscopo

 

Oroscopo militare. Segno per segno, come armarsi fino ai denti e stare bene
di Alessandro Robecchi
I giornali, i telegiornali, le previsioni del tempo, le analisi nelle pagine dei commenti, le notizie sportive, le chiacchiere al bar. Non c’è aspetto della vita sociale in Italia che non arrivi a un certo punto a una conclusione: ci servono più armi. Lo dicono tutti, da madame Von derLeyen a Macron, a Crosetto, alla signora delle pulizie, al rider che consegna le pizze, all’elettrauto sotto casa: che cazzo aspettiamo a comprare missili, eh! E aerei da caccia. E bombe atomiche. Solo con un nido di mitragliatrici in cantina e un parcheggio di droni sul tetto saremo finalmente liberi e sicuri. Certi di fare cosa grata al sistema dell’informazione italiana aggiungiamo il nostro piccolo contributo alla causa: l’oroscopo.
Ariete – Con Mercurio nel segno, la possibilità di trovare un soldato russo sulle scale mentre rientrate di notte è ormai altissima. Comprate un mitra e tenetelo nel portaombrelli. Lavoro: grandi soddisfazioni dalle vostre dodici ore pagate otto.
Toro – Marzo e aprile saranno mesi di gioiose scoperte. La luna nel segno invita a non esitare: prendete i risparmi messi da parte per le vacanze e compratevi un carro armato Leopard. Salute: tranquilli, per quella tac potete aspettare ancora due anni.
Gemelli – Faticosa la prima decade di marzo, ma grande ripresa nella seconda grazie alla fornitura di visori notturni e mirini a infrarossi finalmente consegnati in portineria. Lavoro: la riconversione della vostra piccola officina in fabbrica di munizioni vi turba. Vi abituerete.
Cancro – Attenti ai piccoli screzi con i vicini che vogliono abbattere le pareti divisorie per installare una batteria antiaerea, prevalga il dialogo fatto di piccoli gesti, come dividere il costo degli obici. Salute, attenti alla pressione, in presenza di acufeni allentate la cinghia dell’elmetto.
Leone – Si apre un periodo importante per le relazioni interpersonali. Di colpo il collega che avete sempre detestato vi diventa simpatico perché vi propone di comprare da lui sistemi di puntamento avanzati e uranio impoverito. Amore: lasciatela! Probabilmente è una spia russa.
Vergine – Dopo molte difficoltà, il quadro astrale migliora lentamente. Dovete però rivedere le vostre priorità: meglio un pezzo di ricambio di un F-35 che la rata dell’università del figlio. Salute: vi serve esercizio fisico, scavate una trincea
Bilancia – Con Mercurio in opposizione e la luna in aspetto sfavorevole, preparatevi a tempi difficili. Riempite la dispensa di scatolette e montate razzi terra-aria al paraurti della macchina.
Scorpione – Saturno nel segno porta a un ridisegno dei vostri bisogni. Rafforzate la frontiera est della Lituania finanziando una forza atomica europea. Amore: scegliete un partner a decollo verticale.
Sagittario – Venere potenzia la lucidità e aumenta l’ottimismo. Smettetela di preoccuparvi per quegli esami per cui siete in lista d’attesa da due anni e comprate bazooka per tutta la famiglia.
Capricorno – La luna nel segno consiglia nuove strategie finanziarie. Vendete i Bot e comprate subito azioni di software bellico. Amore: provate i proiettili a punta cava.
Acquario – Un certo nervosismo con i parenti farà emergere qualche screzio. Non capite perché vostro figlio diciottenne è così restio ad arruolarsi. Convincetelo leggendogli ad alta voce gli editoriali de Il Foglio.
Pesci– Sole e Mercurio favorevoli agli affari. Scoprite entusiasti una svendita di bombe a mano e approfittatene senza esitazione. Amore: i piccoli gesti contano, regalatele un drone esplosivo.

Ahhhh! Un Giornalista!

 

C’è chi dice no
di Marco Travaglio
Qualcosa si muove, finalmente, nella morta gora italiana. Mentre gli euro-pusher del bellicismo si oppongono alla pace in Ucraina che chiamano “resa” perché rifiutano di arrendersi alla realtà, i 5Stelle e Avs non sono più soli nel rifiuto del pensiero unico armato. La Schlein pigola qualcosa di sensato contro gli Eurobomb di Ursula: vedremo se il Pd sarà coerente quando si tratterà di votare l’ennesima sbobba militarista al Parlamento europeo, dove la sua delegazione si presenterà un po’ dimagrita per il nuovo round dello scandalo Qatar. Salvini annuncia piazze contro il riarmo: basterebbe che iniziasse a votare in Consiglio dei ministri contro la linea ursulina di Meloni&Tajani. I quali a loro volta escludono almeno l’invio di truppe a Kiev: con questi chiari di luna è già qualcosa. Intanto, come volevasi dimostrare, Zelensky è già sulla via di Canossa: è bastato che Trump, come aveva promesso agli elettori e allo stesso presidente ucraino, gli chiudesse il rubinetto delle armi, perché si dicesse pronto a tornare alla Casa Bianca con la coda fra le gambe per firmare qualunque cosa.
La triste realtà del campo, che da tre anni si chiama sempre e solo sconfitta dell’Ucraina e della retrostante Nato, fa faticosamente breccia nella cortina della propaganda. Ma, più il negoziato sembra avvicinarsi e l’ora dell’apocalisse allontanarsi, più aumenta il rischio che un colpo di coda delle vedove di guerra mandi la situazione fuori controllo. Non potendo più contare sugli Usa, almeno per quattro anni, il Deep State neocon e la lobby armata si sono buttati a pesce sulle burocrazie europee. Che, come insegnano gli scandali Qatar e Big Pharma, sono sempre in vendita al miglior offerente. L’osceno piano ReArm Europe della Von der Leyen è fatto apposta per soddisfare gli appetiti famelici di queste sanguisughe che ingrassano da decenni su guerre studiate e provocate a tavolino, ma spacciate per giuste e ammantate di sacri principi e alti valori. Ma, per passare nel Consiglio europeo di domani, avrà bisogno dell’unanimità (regola benedetta, che infatti le Sturmtruppen vorrebbero abolire per decidere tutto da sole). L’Italia, se vuol giocare un ruolo in questa fase cruciale, dovrebbe votare no, anche per rubare finalmente l’esclusiva della diplomazia, del negoziato e della pace a gente come Orbán. Le vere opposizioni dovrebbero unirsi per chiedere alla Meloni di porre il veto per fermare quella follia. Il Pd dovrebbe annunciare l’uscita dalla maggioranza europea che finora ha sostenuto la banda Ursula. E Salvini dovrebbe far pesare i suoi voti in Consiglio dei ministri, disposto anche a mettere in discussione il governo. In questa battaglia vitale, anzi mortale, le chiacchiere stanno a zero. Contano solo i fatti.

L'Amaca


Un lavoro meraviglioso

di
MICHELE SERRA

Luca Traini, il giovane fascista di Macerata finito in galera per avere sparato agli africani che incontrava per la strada (per fortuna, anche sua, non è morto nessuno), per poi avvolgersi, nell’estasi razzista, nel Tricolore usurpato alla sua storia, è stato scarcerato perché il tribunale di sorveglianza ha riconosciuto il suo percorso di “revisione critica”. Come si usa dire un poco sciattamente nel linguaggio mediatico, “si è pentito”, concetto moraleggiante buono per fare retorica, non per capire davvero cosa è accaduto nella testa, nei sentimenti e nei convincimenti di un essere umano.
La sua scarcerazione è una buona notizia per chiunque creda che la pena serva al recupero sociale, non solo alla punizione. Ogni volta che qualcuno esce da un carcere torna alla luce, e noi con lui. La frase “butta via la chiave” è tra le più orribili e disumane si possano udire: se poi a uscire di galera è un fascista violento, è severamente messo alla prova il nostro garantismo; eppure, è proprio nelle prove severe che si misura la coerenza.
Ma la cosa più confortante e al tempo stesso più affascinante, leggendo questa notizia, è pensare che qualcuno, per mestiere e probabilmente per umanità, ha provato a spiegare a un razzista infurentito, reo di tentata strage, le cose che un razzista infurentito sembrerebbe l’ultimo in grado di capire. Se è immaginabile che uno psichiatra o un terapeuta o quant’altri se ne sia occupato, ovvero abbia lavorato nella speranza che Traini Luca, sparatore di innocenti, abbia la possibilità di cambiare, e di salvare se stesso, beh, io lo ammiro e un poco lo invidio: fa, nell’ombra, un lavoro difficile e meraviglioso.