lunedì 3 marzo 2025

Guendalina Middei


Quello che è successo nel post di ieri su Zelensky per me è stato inimmaginabile. Mi hanno accusata di essere vile, corrotta, abietta. Rileggendolo mi sono resa conto di aver sbagliato i toni, troppo caustici in un momento tanto drammatico per l’Ucraina, ma mi è dispiaciuto vedere come da parte di alcuni ci sia stata una chiusura totale: nessuna possibilità di dialogo o di confronto.

E vi confesso che queste reazioni mi hanno stupita. Proprio pochi giorni fa scrissi parlando dell’Iliade: nella guerra non ci sono né vinti né vincitori ma solo cuori spezzati. Ma a quanto pare dire che la guerra è un male per i popoli, i piccoli e i deboli non può essere detto. E neanche pensato. Parlare di via diplomatica e abbracciare la linea di coloro che hanno sempre sperato nella possibilità di accorciarla questa guerra, agli occhi di molti ha significato parteggiare per Putin. L’equazione se critichi Zelensky, allora sei filo putiniana è stata assoluta.

La letteratura russa che tanto amo e che ho cercato di farvi conoscere con i miei post, i miei libri e i miei scritti è stata usata contro di me. Di nuovo mi sono dovuta difendere dall’accusa di essere una «putiniana», una spia russa. Addirittura c’è chi mi ha detto: tornatene a parlare di libri, che è meglio! E questo è stato il commento peggiore. 

Perché ho capito di aver fallito con questa pagina. A cosa serve leggere infatti se non per imparare ad esprimere, dar voce e provare ad avere un pensiero critico sulle questioni che davvero contano? A cosa serve leggere Pavese, Celine, Omero, Tolstoj che ci hanno regalato pagine tanto drammatiche e sofferte e dolorose sulla guerra se poi nelle guerre che viviamo nel nostro oggi il cervello dobbiamo spegnerlo e mandarlo in soffitta?  Alcuni vedono nella letteratura soltanto questo, un ozioso passatempo. Nulla di più. E mi ha pianto il cuore. 

Guendalina Middei, anche se voi mi conoscete come Professor X #letteratura

Una foto



Non servono elucubrazioni, riti voodoo su celebrolesi francesi e portoghesi, e neanche parole attorno al venditore di hot dog che speriamo s’allontani fulmineamente dalla società, dopo averla devastata. Basta una foto, una semplice foto di ieri sera: il signore che s’intravede mettersi le mani in faccia è il Capitano per eccellenza, quel Franco Baresi che se fosse oggi ancora in attività, userebbe frusta e matterello per riportare il senno nello spogliatoio; al suo fianco, attonito, Massaro. Sopra di loro un bullo che sta applaudendo a ‘sta fava, mononeurotico com’è. Una foto esprime lo sdegno e la tracotanza di questi infausti tempi. #cardinalevaiacagare

domenica 2 marzo 2025

Domandina




Grande pensiero!




Sempre nel west

 

Nel retro del saloon
di Marco Travaglio
Della scazzottata da saloon alla Casa Bianca sappiamo solo quel che abbiamo visto in mondovisione, non ciò che l’ha scatenata. Zelensky – come dice ora che da leone è tornato agnellino – non vedeva l’ora di firmare il patto sulle terre rare e il duo Trump-Vance gli ha teso una trappola per bullizzarlo? Possibile, ma improbabile: il set nello studio ovale era tipico delle cerimonie da annunci e firme, non dei negoziati che partono da zero (e si svolgono a porte chiuse). In ogni caso resta da capire cosa ci sia andato a fare, a Washington, dopo che Trump l’aveva avvertito: vieni solo per firmare. Voleva sfidarlo a favore di telecamere per fare bella figura? Accarezzarsi l’ego e i sondaggi in picchiata passando alla storia, o alla cronaca, come colui che “le ha cantate” all’aspirante re del mondo? Tornare l’eroe dell’Occidente come tre anni fa? Purtroppo per lui l’Occidente di tre anni fa l’ha spazzato via Trump in 40 giorni e tutto gli si può rimproverare – condannato, volgare, brutale, cinico, bullo, affarista e chi più ne ha più ne metta – fuorché di non essere chiaro: ciò che ha detto a Zelensky lo dice da sempre ed è stato eletto proprio per realizzarlo. È ora che gli alleati – sempreché ancora lo siano – ne prendano atto e vi si regolino.
Zelensky vuol continuare a combattere contro la Russia? Liberissimo, se il suo popolo è d’accordo: ma sa che lo farà senza più un dollaro e un proiettile americano e con sempre meno aiuti da una Ue con le casse e gli arsenali semivuoti. Vuole chiudere la guerra con un compromesso e un trattato di pace? Sarebbe stato molto meglio arrivarci con negoziati equi ed equilibrati: purtroppo la Nato lo ha spinto a rifiutarli e poi a vietarli, mentre l’Ue li bandiva anche dal suo lessico. E ora gli tocca subire quelli di Trump, che non vede l’ora di accordarsi con Putin per dedicarsi a faccende più urgenti: non perché sia pacifista, ma perché non vuole finanziare guerre per lui inutili, anzi dannose. Gliel’ha detto in faccia: “Così sarà difficile fare affari con te”. Ma era un dialogo tra sordi, perché Zelensky non riesce a uscire dalla modalità “la pace quando e come decido io”: quella che gli hanno cucito addosso Biden, Nato e Ue. Solo che la guerra è persa e c’è un “nuovo sceriffo in città”. La rissa è esplosa appena s’è messo a minacciare gli Usa in casa loro (“noi abbiamo problemi di guerra e voi avete l’oceano in mezzo, ma li sentirete pure voi”) e porre condizioni: tipo la copertura aerea Usa, che neppure Biden si sognò di dargli. Ora gli europei, inclusi Macron e Starmer reduci dalle genuflessioni chez Donald, gli fanno coraggio: “Siamo sempre con te”. Cioè seguitano a mentirgli, immemori della massima di Kissinger: “Essere nemici dell’America può essere pericoloso, ma esserle amici è fatale”.

L'Amaca

 

Le oasi di Fulco
DI MICHELE SERRA
Quando se ne vanno quelli come Fulco Pratesi la tristezza è compensata dalla gratitudine, e dalla felicità di sapere che persone come lui sono esistite, esistono, esisteranno. Dire pioniere è dire ancora poco.
Ha letteralmente inventato, quasi dal nulla, il naturalismo nel nostro Paese, gli ha dato forma, passione, cultura. Gli ha dato intelligenza.
Nel 1966, quando Pratesi fondò il Wwf in Italia (il World Wildlife Fund era nato in Svizzera cinque anni prima) ecologia e ambientalismo erano parole sconosciute. Il boom economico pareva un galoppo trionfale e irriflessivo, e figurati quanto poteva pesare il punto di vista di un giovane architetto che amava disegnare gli uccellini.
L’idea di concepire “oasi” dove proteggere la fauna e la flora selvatica è sua: oggi le oasi del Wwf sono più di cento e anche a questa lunga e tenace lotta si deve la salvaguardia della biodiversità italiana, che grazie alla varietà climatica (dalle Alpi a Lampedusa) è tra le più rilevanti del pianeta.
Dire che l’orso e il lupo erano un bene da proteggere poteva sembrare, oltre mezzo secolo fa, una stravaganza, il lussuoso passatempo di una minoranza che non aveva altre urgenze da risolvere. Era, invece, un atto di amore per la natura, per la sua completezza, per la sua magnificenza e dunque per noi stessi, che ne siamo parte integrante. Se oggi lo abbiamo capito in tanti è anche per merito di Fulco, della sua gentile ostinazione, del suo irremovibile agire dentro princìpi non negoziabili.
Quanto all’idea di oasi, cosa c’è di più moderno?
Dentro lo squasso del mondo, creare zone di rispetto, di convivenza, di sicurezza, di silenzio. Vale anche per noi uomini, non solo per l’edredone e il falco pecchiaiolo.