sabato 15 febbraio 2025

Sottosopra

 

Almasri e l’operazione Albania sono solo un grande diversivo
DI SOTTOSOPRA*
L’horror show trumpiano in onda 24 ore al giorno un risultato almeno lo ha prodotto: fingendo che il cattivo sia solo lui, è possibile chiamare le cose con il loro nome. Deportazioni, dunque, sono quelle a cui assistiamo, e pazienza se qualche anglista improvvisato cerca di spiegare che quel che accade negli Stati Uniti, ma anche nell’Italia del “progetto Albania”, sono banali rimpatri: la realtà è che le rimozioni forzate, con destinazione cella a porte chiuse per tempo indefinito, non sono prerogativa delle democrazie, come il fascismo ha dimostrato.
Il richiamo al passato è però una trappola pericolosa, giacché è oggi, tra campi di detenzione sull’altra sponda dell’Adriatico e torturatori lasciati liberi sfasciando il diritto internazionale, che la storia si riscrive, incartata nelle formule del leguleio Guardasigilli che si fregia d’essere Azzeccagarbugli. Fra pochi giorni la Corte di Giustizia europea sarà chiamata a occuparsi della legittimità della lista di “Paesi sicuri” per i rimpatri a cui l’esecutivo italiano ha dato lo status di legge, dunque fonte primaria del diritto, per superare la giurisprudenza dell’Unione europea, gerarchicamente sovraordinata. Nella consapevolezza che la forzatura potrebbe non passare, il governo sta contemporaneamente macchinando un altro cambio di piano – anch’esso debole giuridicamente – per trasformare i centri albanesi in galere per indesiderati, migranti e forse anche non. È evidente, ormai, che la presunta sicurezza non ha nulla a che vedere con le intenzioni di Meloni e soci: non sui rimpatri di persone comuni, e certamente non in quello di Almasri, responsabile di violenze e abusi inimmaginabili. Il cortocircuito di dichiarazioni e azioni è utile però a indicare la verità: non c’è alcuna realpolitik, o ragion di Stato, che prelude a un interesse superiore, dietro queste mosse.
In un Paese la cui reale emergenza sono l’emigrazione e lo spopolamento – l’anno scorso sono morte più persone di quante ne siano nate, e soltanto le migrazioni dall’estero hanno consentito alla popolazione di restare, dice l’Istat, “in sostanziale equilibrio” – non esiste motivazione pratica per infliggere sofferenze brutali a chi cerca di venire da noi. Dunque per restituire al suo mestiere di aguzzino, con tanto di volo di Stato e festa all’arrivo, un uomo che molti sono in grado di riconoscere come il loro carceriere. Rifiutarsi di consegnare Almasri alla Corte penale internazionale, e trascinare altri 49 disperati, prontamente scarcerati dalla magistratura, nei lager da 700 milioni in Albania, non ha nulla a che vedere con la sicurezza, nostra o altrui. È, invece, soltanto un pretesto per continuare la vera battaglia, quella contro i poteri indipendenti – la magistratura in primis, ma anche il Parlamento, dove infatti Giorgia Meloni non ha ritenuto di presentarsi – in un crescendo eversivo che allontana l’Italia dalla pienezza della vita democratica. Sulla pelle dei più deboli si consumano operazioni di propaganda che alzano la cortina fumogena sulle fratture di un Paese in cui l’economia non cresce, l’occupazione è ferma e mal pagata, la povertà dilaga, la scuola e l’università sono definanziate e sempre più votate al mercato, a dispetto dei principi costituzionali che ne dovrebbero guidare l’azione. Sono gli effetti, assolutamente prevedibili e infatti ampiamente previsti da chi voleva vedere, di decenni di neoliberismo, che ora si intrecciano con l’autoritarismo necessario a nasconderli e a governarli. La guerra ai magistrati, italiani e stranieri, ci allontana dalle priorità e dalla giustizia necessaria “ai deboli” di cui il governo dice sempre di volersi occupare. E riproduce le condizioni di quella torsione antidemocratica che non si può più minimizzare con il pragmatismo necessario ad affrontare inesistenti minacce.
*Per il Forum Disuguaglianze e Diversità

Non proprio di fioretto

 

Begli amici
di Marco Travaglio
Fra le vedove di guerra che strillano come prefiche e lacrimano come salici perché in Ucraina si rischia la pace, svettano per comicità Vittorio Emanuele Parsi, che è un po’ il Nostradamus dei nostri tempi, e per illogicità Paolo Mieli, noto storico. Parsi – quello che “Putin non mangia il panettone”, “la Russia è isolata nel mondo” e “vince l’Ucraina” – spiega a Trump quali sono gli “interessi americani” perché lui li conosce bene, mentre il presidente americano è “poco informato”: infatti “Putin porta a casa tutto quello che vuole”. Sfugge all’informatissimo Parsi (insegna addirittura all’università) che Putin, se porta a casa qualcosa, è perché ce l’ha già e l’ha pure annesso in tre anni di guerra che, per l’informatissimo Parsi, la Nato avrebbe vinto a mani basse e invece purtroppo ha perso a rotta di collo. Mieli ce l’ha con l’Ue e Biden perché non sono stati abbastanza guerrafondai: “Hanno gareggiato nel consegnare in ritardo gli aiuti all’Ucraina, hanno sempre cercato pretesti per non pagare la quota dovuta” (dovuta in base a non si sa quale norma, visto che Kiev non è né Ue né Nato). Siccome Ue e Nato hanno scucito all’Ucraina circa 320 miliardi di dollari in tre anni, sarebbe interessante sapere quanti avrebbero dovuto buttarne per sconfiggere la prima potenza nucleare: 500, mille, 10 mila?
Se questi storici studiassero almeno la cronaca, saprebbero che la fase di massimo e puntualissimo riarmo ucraino fu la famosa controffensiva primavera-estate 2023, spacciata dai Parsi e dai giornaloni come risolutiva per liberare i territori occupati (metà Italia) e finita con più conquiste dei russi sulla difensiva che degli ucraini all’offensiva. Al prezzo di 100 mila morti e mutilati ucraini in sette mesi. Dopo la disfatta, Ue e Usa iniziarono a centellinare gli aiuti perché avevano le casse e gli arsenali vuoti. Ma la guerra era già strapersa, come peraltro lo era dal primo giorno, vista l’indisponibilità di Usa, Nato e Ue a inviare truppe e scatenare la guerra mondiale atomica. Fra l’altro uno storico dovrebbe sapere che Trump non ha inventato nulla: quella di usare, spremere fino al midollo, mandare al macello e poi scaricare l’“alleato” di turno è una vecchia usanza degli Usa. Per informazioni, rivolgersi a Vietnam, Balcani, Afghanistan, Iraq, curdi, Libia e “primavere arabe”: prima spinti alla guerra, poi lasciati soli a seppellire i morti, a raccogliere i cocci e a pagare il conto. Ora tocca agli ucraini e alla Ue. In attesa del prossimo gonzo che ci casca.
Ps. Paragonando la Russia al Terzo Reich e scordandosi i 28 milioni di morti sacrificati dall’Urss per sconfiggere il Terzo Reich, Mattarella è riuscito nella mission impossible di far passare dalla parte della ragione la portavoce russa Zacharova. Geniale.

L'Amaca

 

La pagliuzza e la trave
DI MICHELE SERRA
Che il vice di Trump, J. D. Vance, sia preoccupato «per la libertà di parola in Europa» potrebbe essere solo una notizia buffa, una delle tipiche gaffe degli americani all’estero: la conoscenza del resto del mondo non è materia nella quale gli americani brillino, anche se fanno il vicepresidente.
Un facoltoso cliente americano una volta chiese a mio padre, che lavorava in banca, “se anche in Italia conosciamo il Natale”.
Una coppia di insegnanti americani, ospite di un mio amico in una vallata del Bolognese, di fronte a una fotografia di don Bosco appesa davanti a una scuola, gli chiese come fosse possibile che si potesse omaggiare pubblicamente il capomafia locale, e il mio amico dovette spiegare che don Vito Corleone e don Bosco non facevano lo stesso mestiere.
Ma in questo particolare scorcio della storia, la sortita di Vance non è per niente divertente. È irritante oltre misura, perché arriva dall’esponente di spicco di una destra che sta bonificando, o proclama di voler bonificare, le biblioteche pubbliche americane (quelle scolastiche in particolare) da «contenuti sessuali» (Lolitadi Nabokov il primo della lunga lista di proscrizione) e considera blasfemo, e da mettere al bando, l’evoluzionismo di Darwin.
Molti cristiani rinati, negli Usa, ritirano dalle scuole i loro figli perché basta e avanza la Bibbia a capire come è nato il mondo.
I più tolleranti concedono alle scuole di continuare a insegnare, a patto che nelle aule siano appesi i dieci comandamenti.
Trump e Vance sono i campioni politici di questa America intollerante, bigotta e antiscientifica. Se conoscessero, oltre la Bibbia, anche il Vangelo, questi cristiani senza Cristo si occuperebbero della loro trave invece di discettare sulle pagliuzze altrui.

Frizzantino

 



venerdì 14 febbraio 2025

Selfie





La folla per farsi un selfie con la De Crescenzo (per chi non la conoscesse l’influencer che ha convinto migliaia di persone ad andare a Roccaraso) è la cartina tornasole del degrado nazionale. Basterebbe, ne sono convinto, leggere due libri all’anno per evaporare mostri mediatici come la signora. Solo due libri all’anno (naturalmente non quello di quell’ex generale fascista nemmeno da nominare e al cui confronto la De Crescenzo è Madame Curie) e tutto si risolverebbe, sbertucciando questi rutti in cerca spasmodica di notorietà.

Grande!



Grande Mimmo! E grazie per sconvolgere la merdosa mentalità di questo mondo!

Natangelo