venerdì 14 febbraio 2025

Natangelo

 



Prima Pagina

 



Sarebbe semplice

 



Sulle ceneri della dignità

 

I bellicisti confondono Putin con Hitler e Trump con Stalin
DI DANIELA RANIERI
Non osiamo immaginare come devono sentirsi i fan della guerra a oltranza fino all’ultima vecchietta o all’ultimo infante ucraino al fine realistico di sconfiggere Putin e la sua soldataglia di straccioni, dopo la notizia della telefonata tra Trump e Putin per mettervi fine. Un saggio ce lo offre un pezzo grosso di Italia diciamo Viva, il finto partito di plastica di Renzi: “Non stupisce”, scrive argutamente Ivan Scalfarotto su X, “che i parlamentari M5S delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato plaudano pubblicamente alla telefonata tra Trump e Putin che, come novelli Molotov e Ribbentrop, minacciano di spartirsi l’Ucraina contro la volontà del suo popolo e sotto il naso dell’Ue. Del resto, Conte non ha mai nascosto la sua simpatia per Trump e le sue politiche sono sempre oggettivamente state musica per le orecchie di Putin. Ieri Xi, oggi Putin, domani Trump: il M5S sempre accanto ai peggiori nemici delle democrazie liberali”. Allora, seguiamo il ragionamento di Scalfarotto e di altre telescriventi umane dell’area riformista guerrafondaia che si sono accodate postando il brioso paragone. Se Putin è Molotov, e non può che essere così visto che se c’è un russo in questa vicenda quello è Putin, allora Trump è Ribbentrop, cioè il ministro degli Esteri nazista. Ma Putin non era “il nuovo Hitler”? Se è così, allora, nella finta proporzione di Ivan, Trump non può che essere Molotov, cioè un ministro sovietico. Ma Trump non era un nazi-tecnocrate? Stai a vedere che uno così è anche staliniano. Di nazisti certi e fieri di esserlo, in questa vicenda, conosciamo però i soldati del battaglione Azov, inclusi da Zelensky nell’esercito ufficiale ucraino.
In realtà su una cosa ha involontariamente ragione Scalfarotto: il patto del ’39 tra Russia e Germania venne siglato per un concorso di stupidità incrociate da parte delle grandi potenze coloniali d’Europa, proprio come oggi. Nel ’39 Stalin propose a Francia e Inghilterra un accordo che prevedeva l’invio di 2 milioni e mezzo di soldati russi al confine con la Germania. Le due potenze traccheggiavano, e l’accordo saltò. Del resto, l’Inghilterra vedeva con simpatia Hitler: la Germania era il “baluardo dell’Europa contro il bolscevismo”. Il 23 agosto l’Unione Sovietica, sfibrata dalla guerra col Giappone in Mongolia, per difendere i suoi confini firmò il patto Molotov-Ribbentrop. Notevole un dato psicologico e per così dire morale: i neo-lib non sono felici per la eventuale fine della guerra, sono incazzati col M5S e con quelli che loro chiamavano “putiniani” per il motivo che avevano ragione costoro fin dall’inizio. Se si fosse fatto quello che i pacifisti (spregiativamente ribattezzati “pacifinti” dal blocco mediatico atlantista) suggerivano, adesso ci sarebbero centinaia di migliaia di morti in meno, meno città distrutte, un’Unione europea con un po’ di dignità residua e non ci sarebbe stato bisogno di Trump per fare accettare all’Ucraina condizioni oggi molto più umilianti di allora. Non stupisce semmai che ciò avvenga in un’Europa il cui inutile Parlamento (contrari Pd, M5S e Avs) mette sullo stesso piano i simboli di nazismo e comunismo, la svastica e la falce e il martello, dopo aver votato nel 2019 (coi voti degli eurodeputati di Pd, FI, Fratelli d’Italia e Lega e con l’astensione del M5S) una risibile risoluzione che equiparava nazismo e comunismo, cioè quelli che deportavano e gassavano le persone nei forni crematori e quelli che hanno sconfitto Hitler. Quanto alla presunta vicinanza di Conte alle autocrazie e ai nemici delle democrazie liberali: Scalfarotto sa qualcosa che noi non sappiamo? Perché noi conosciamo un senatore della Repubblica italiana, nonché aspirante (e non eletto) membro dell’Europarlamento (dove la pratica è vietata), che prende soldi dall’autocratica, non liberale e sanguinaria Arabia Saudita guidata dal principe Mohammad bin Salman, ma non è Conte.

Per ricordare

 

Pacifinti e paciveri
di Marco Travaglio
Non esiste discarica o inceneritore tanto capiente per smaltire tre anni di pattume atlantista sull’Ucraina. L’aggressore e l’aggredito, la democrazia e la dittatura, l’Impero del Bene e quello del Male, il conflitto non provocato, le armi fino alla vittoria sulla Russia, Mosca in default per le sanzioni, la pace o i condizionatori accesi, Putin morente e isolato dal mondo e prossimo al golpe, il nuovo Hitler che vuole invaderci tutti, i nuovi Chamberlain che vogliono la resa, gli eroi dell’Azov con le svastiche, le liste dei putiniani fino al Papa e a Dostoevskij, i pacifinti, non si tratta con il nemico, i negoziati solo quando vuole Kiev e i russi si ritirano, l’Armata Rotta che combatte con le pale del 1869, la controffensiva di primavera che riprende il Donbass e pure la Crimea, i confini del 1991, l’Ucraina nella Nato, il Piano Draghi per l’economia di guerra, gli attacchi a Orbán e Scholz che osano parlare con Putin, i missili in Russia, le truppe di Macron, il geniale blitz a Kursk, il piano della vittoria di Zelensky in 10 punti, la pace giusta: tutto nel cesso. Sono bastate tre settimane scarse di Trump alla Casa Bianca per cancellare con un paio di telefonate e di grugniti una delle più vergognose pagine di viltà, servilismo e disinformatia della storia moderna. E per dire la verità che tutti conoscono fin dal primo giorno, ma pochissimi osavano dire: la guerra non sarebbe mai dovuta cominciare, se l’Ucraina avesse rispettato gli accordi di Minsk; sarebbe potuta finire dopo un mese con l’intesa di Istanbul, se Johnson&Nato non l’avessero sabotata; e soprattutto era persa in partenza, visto che la Nato non inviava truppe, ma armi per combattere per procura.
Ora il fronte atlantoide sommerso dal suo stesso ridicolo si divide: c’è chi piagnucola perché Trump e Putin si sono scordati di invitare l’Ue, come se quell’accozzaglia di 27 buoni a nulla divisi su tutto potesse dare un qualsiasi contributo dopo tre anni trascorsi a predicare guerra e riarmo e a boicottare la via diplomatica senza un piano B; e c’è chi implora l’Ue di accodarsi a Trump con la stessa disinvoltura con cui prima riveriva Rimbambiden sulla linea opposta. Tipo Sambuca Molinari alias Nando Mericoni che, anziché scusarsi per i tre anni di propaganda sul Bene e il Male, raccomanda su Repubblica all’Ue di “lavorare con Trump”, “consolidare il legame atlantico” e “tenere compatta la Nato” (di cui Trump s’infischia almeno quanto dell’Ue): cioè di dire e fare il contrario di ciò che dice e fa dal 2022. In fondo la pace separata Trump-Putin è solo “un cambio di dinamica”: che sarà mai. C’è chi l’America First, se non nel passaporto, ce l’ha nel sangue e nel cuore. L’importante è lustrare scarpe americane sempre e comunque, a prescindere dal titolare dei piedi.

L'Amaca

 

Quanto costano la pace e la guerra?
DI MICHELE SERRA
Trump soppesa pace e guerra come merci, cercando di guardare il prezzo del cartellino e di scegliere l’una o l’altra a seconda della valutazione economica.
Molti ammirano questo cinismo, come se l’etica, il diritto, la libertà, l’autodeterminazione dei popoli fossero solo velami ipocriti e finalmente si badasse alla dura sostanza delle cose. Dicono: “È sempre stato così, finalmente ecco qualcuno che lo dice con la necessaria brutalità”.
Ma se fosse sempre stato così, se cioè fosse solamente il calcolo economico a muovere il mondo, perché un sacco di gente, lungo i secoli, sarebbe morta, senza alcun tornaconto personale, per una causa di libertà o di giustizia? La stessa America, quando si trattò di sbarcare in Normandia perdendo decine di migliaia di soldati, e di combattere il nazifascismo, lo fece solo perché voleva fare più comodamente shopping in Europa? Se non esistono più il giusto e lo sbagliato, l’aggressore e l’aggredito, il dispotismo e la democrazia, il diritto e il sopruso, e sul tavolo sgombero di tutte queste svenevolezze c’è posto solo per i contratti (tra questi il rogito per comperare Gaza e farne una multiproprietà con vista mare), che cosa resta dei restanti materiali che compongono la vita umana, di tutto quello che c’è scritto nei libri, che genera la musica e l’architettura, l’arte e le passeggiate all’aperto, i rapporti tra le persone, l’amicizia, l’amore e perfino l’odio, che pure, nelle guerre, gioca un ruolo così determinante?
È una domanda ingenua? Pazienza.
Nell’ingenuità c’è posto per qualche residuo stupore, qualche emozione imprevista, è lo stato mentale dell’infanzia. Il cinismo è la condizione di chi non spera più in niente e aspetta solo di morire.