giovedì 30 gennaio 2025

Differenze

 

Menzogne eversive
di Marco Travaglio
Nel novembre 2020, mentre stava scrivendo il Pnrr e affrontando la seconda ondata di Covid e le imboscate di Renzi per rovesciare il governo, il premier Giuseppe Conte fu denunciato da Fratelli d’Italia alla Procura di Roma per peculato: l’accusa era di aver mandato la scorta che lo attendeva sotto casa a “salvare” la sua compagna assediata da una troupe delle Iene nel supermercato sull’altro lato della strada, a una decina di metri. La Procura non archiviò, ma iscrisse il premier per peculato, gli notificò l’iscrizione e, come prevede la legge, girò la denuncia al Tribunale dei ministri che, sentiti tutti i protagonisti incluso l’inviato delle Iene, la archiviò nel marzo 2021 perché era tutto falso. Conte non mostrò l’avviso dei pm a favore di telecamera, non gridò al complotto, si mise a disposizione dei magistrati e attese l’esito dell’indagine. Ne parlò il 3 dicembre rispondendo a un cronista in conferenza stampa: “Ho ricevuto attacchi personali a me e alla mia compagna, e mi spiace molto… Un’esponente di FdI mi accusa di uso improprio della scorta, ma è completamente falso: la mia compagna non ha preso l’auto di scorta, io non ho mandato la scorta, che era lì per me in attesa che scendessi. L’uomo della scorta è intervenuto perché ha visto concitazione e trambusto”. Mesi prima Conte era stato denunciato dai parenti delle vittime del Covid per la mancata zona rossa in Val Seriana: i pm di Bergamo l’avevano sentito per tre ore nel giugno 2020 a Palazzo Chigi e tre anni dopo, a fine inchiesta, l’avevano indagato con Speranza e altri 18 fra politici e funzionari per epidemia colposa aggravata e omicidio colposo plurimo: cioè per una strage di almeno 4.148 vittime. Anche allora fu avvisato dai pm prima che il fascicolo passasse al Tribunale dei ministri. E neppure allora gridò al complotto in tv. Espresse fiducia nei magistrati: “Sono assolutamente tranquillo e a disposizione: ho già fornito ai pm tutte le informazioni in mio possesso e ora, se ci sarà un’altra occasione, fornirò ancora la massima disponibilità”. Il Tribunale archiviò tutto 40 giorni dopo perché “il fatto non sussiste”.
La differenza fra un politico corretto e Giorgia Meloni è tutta qui. Nei confronti della premier i pm di Roma hanno seguito la legge e la prassi: quando arriva una denuncia circostanziata, come quella dell’avvocato ed ex sottosegretario Luigi Li Gotti contro Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano per il mancato arresto di Almasri, dovendo affidarla subito e “omessa ogni indagine” al Tribunale dei ministri, non possono archiviarla. Devono iscrivere nel registro degli indagati i denunciati e informarli dell’indagine, perché possano nominare un avvocato e presentare memorie difensive.
La Meloni può non saperlo, ma lo sanno i suoi tre coindagati: i magistrati Mantovano e Nordio e il prefetto Piantedosi, che certamente gliel’hanno spiegato. Lei però ha deciso di buttarla in caciara, anzi in congiura, con quel video sgangherato ed eversivo in cui addita la Procura di Roma che compie un atto obbligato come un covo di golpisti che vogliono “ricattarla” e “intimidirla” per rovesciare il governo; e mente per la gola approfittando dell’ignoranza di molti sull’iter tecnico dei reati ministeriali. 1) Quello che sventolava non era un avviso di garanzia: al momento i pm non la accusano di nulla, la informano soltanto della denuncia e dell’indagine. 2) Nessuna inchiesta a orologeria collegata a riforme o altro. I tempi della notifica dipendono dalla denuncia di Li Gotti, che a sua volta dipende da un atto compiuto (anzi non compiuto) dal suo ministro della Giustizia: il mancato arresto dell’aguzzino libico Almasri, inseguito da un mandato di cattura internazionale della Corte dell’Aja. Che l’Italia, salvo uscire dallo Statuto di Roma che l’ha istituita, era obbligata a eseguire, anziché restituire il criminale alla Libia su un volo di Stato perché tornasse a torturare migranti e a violentare bambini. 3) Nessuna notifica dei pm può intimidire o ricattare la premier (ricattata, semmai, dalla Libia): probabilmente la denuncia sarà archiviata; se invece non lo fosse, non ci sarebbe comunque alcun processo perché per i reati ministeriali serve l’autorizzazione a procedere delle Camere, e il centrodestra non ne ha mai concessa una; se poi ci fosse un processo, i ministri imputati resterebbero al loro posto (come han fatto Salvini, Santanchè e Delmastro).
4) Li Gotti non è affatto un uomo di sinistra o di Prodi: ex esponente del Msi e di An, poi passato all’Idv di Di Pietro, assiste da sempre come avvocato pentiti di mafia (da Buscetta in giù) e rappresentanti delle forze dell’ordine, inclusa la famiglia del commissario Calabresi ucciso da un commando di Lotta continua. 5) Idem il procuratore Lo Voi, uomo di spicco di MI, la corrente togata di destra. 6) È falso che, restituendo alla Libia il torturatore, il governo abbia tutelato l’Italia: ha tutelato l’aguzzino e i suoi mandanti in barba all’articolo 378 del Codice penale, che punisce fino a 4 anni “chiunque aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’Autorità, comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale, o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti”. E il riferimento alla Cpi fu aggiunto dalla legge n. 237 del 20.12.2012, che ne recepiva lo Statuto. Votata da tutti i partiti, inclusi quelli di destra che ora gridano al complotto riuscendo a commettere un altro reato, punito dall’articolo 668 del Codice penale: l’“abuso della credulità popolare”.

L'Amaca

 

Per un’Europa dei ghiacci
DI MICHELE SERRA
Inativi groenlandesi sono pochi, meno di sessantamila.
Sono tra le poche popolazioni indigene dell’emisfero occidentale che l’uomo bianco, nella sua feroce intraprendenza, non è riuscito a distruggere o assimilare del tutto.
Trump, che come usano gli autocrati patologici è convinto che tutti debbano amarlo e onorarlo, con le buone o con le cattive, vorrebbe comperarli oppure invaderli (lascia aperte le due opzioni: è un vero democratico) ma in un sondaggio la quasi totalità di quel piccolo popolo dice di no. Non vogliono diventare americani.
A causa delle tante bizzarrie dell’assetto post-coloniale, la Groenlandia è territorio danese (contea d’Oltremare). Si capisce che la piccola Danimarca, per quanto benestante, da sola faticherebbe non poco a fronteggiare l’America. Sarà dunque l’Unione Europea a doversi occupare, per forza di cose, della questione. E dunque, perché non fare un passo più in là e trasformare la Groenlandia in “territorio europeo”, sotto l’amministrazione diretta dell’Unione? Forse è un’idea balorda, non so neppure come articolarla tecnicamente (protettorato europeo? Territorio transnazionale direttamente amministrato dall’Unione?), ma se il civilissimo Regno di Danimarca cogliesse l’occasione, dando storico e inatteso impulso al processo di unificazione europea, non sarebbe bello, sorprendente e importante? Cedere sovranità a istituzioni transnazionali (l’Unione Europea ne è l’emblema) è la sfida del Terzo Millennio contro l’orco sovranista. Così da mettere in chiaro che Trump non ha come controparte la Danimarca, ma l’Europa nel suo insieme.

mercoledì 29 gennaio 2025

Neppure Spielberg!

 


Neppure Spielberg, i Fratelli Grimm, Paperoga, avrebbero potuto immaginare l'entrata in scena della signora in foto! Niente e nessuno poteva fantasticare in modo da prevederne l'arrivo; come se Dumas alla fine del Conte di Montecristo avesse scritto che lo stesso finiva derubato totalmente da Bertuccio e rificcato in prigione dove il fantasma dell'abate Faria lo avrebbe preso a calci nei coglioni fino alla fine dei suoi giorni; o come se Dante nel canto ipotetico aggiunto del paradiso, macchiando con l'inchiostro la pagina finale avesse tirato un bestemmione a chiosa del poema; oppure se il Manzoni, prolungando il Romanzo, raccontasse che Lucia cornificava Renzo. 

E invece la realtà come sempre supera di gran lunga l'immaginazione: non bastavano due psicopatici, uno biondo e l'altro tossico. No, sarebbe stata quasi normalità. Ecco la ciliegina Kristi Noem, nominata, come il cavallo Incitatus da Caligola, responsabile della sicurezza interna degli Stati Uniti. Psicopatica al punto da ammazzare il proprio cane perché non le obbediva, la poveretta si è presentata col Rolex alla prima adunata di facinorosi pronti ad espellere esseri umani addirittura da New York. Il suo commento? "Cominciamo a togliere quest'immondizia!" 

Davvero ho vagato molto nella fantasia, cercando in Proust, in Calvino, in Umberto Eco, un appiglio, una scorciatoia per evitarmi di eccedere. Non c'è stato verso. Ahimè, e me ne duole, non riesco che a dire: "Signora Noem! Se ne vada a fare in culo lei, il Rolex e i due psicopatici che l'han messa lì!"

Chiedo naturalmente venia....  

No, non torna!

 


Natangelo

 



Se tornasse lui...

 



Robecchi

 

Donald Real Estate. Gaza, il dramma trasformato in un affare immobiliare
di Alessandro Robecchi
Le immagini della marcia dei palestinesi di Gaza che, a piedi, carichi di fagotti, tornano verso case che non ci sono più, dopo aver perso tutto, oltre cinquantamila morti, il 70 per cento dei quali donne e bambini, senza più ospedali, scuole, moschee, affamati, senza niente, hanno riempito televisori e prime pagine, proprio nel Giorno della memoria. Davanti a quelle immagini, la frase-monito-preghiera “Mai più” che dovrebbe essere il vero slogan-significato del Giorno della memoria si scioglieva malamente, con un odore acre e schifoso. Poi, sono arrivate le parole di Donald Trump, il capocantiere del mondo: insomma, lì bisogna ricostruire, quelli che ci vivono sono un ostacolo, fermano lo sviluppo, la ristrutturazione (a cura e a vantaggio di chi ha raso al suolo tutto, ovviamente), quindi bisogna che si spostino. Vadano in Egitto, in Giordania, insomma, deportazione di massa (deportation è una parola di moda, per Donald). E lì ci facciamo tante villette e alberghi di lusso, che c’è pure una bella spiaggia, è un peccato che ci viva un popolo, non sarebbe meglio metterci dei coloni sionisti e tanti turisti garruli e felici?
Sulla sostanza politica della proposta Trump – fatta un po’ senza parere, come si parla della lettiera del gatto, o di imbiancare il salotto – non c’è molto da dire: spostare quasi due milioni di persone dalla loro patria a un esilio forzato in un altro Paese sarebbe la più grande pulizia etnica mai vista, non solo in questo secolo, un crimine di guerra conclamato. Senza contare che almeno due terzi dei palestinesi di Gaza hanno per padri e nonni altri palestinesi deportati e cacciati dalla loro terra durante la Nakba (“Catastrofe”) del 1948, il che – a proposito di giorni della memoria – denoterebbe una certa smemoratezza.
C’è però qualcosa che va al di là della sostanza politica di una proposta criminale che butterebbe benzina su un incendio, ed è la noncuranza, direi tra il cinico e il commerciale, con cui un signore molto ricco e molto potente vorrebbe gestire le sorti del mondo, le vite di milioni di persone, le loro discendenze. Non una cosa nuova, per l’Impero, certo, ma qui si nota un senso di veloce operatività: via di lì, che intralci, rallenti i lavori, ostacoli gli affari (si intende: i nostri affari). Oltre all’allineamento con la destra più oltranzista e genocida di Israele, c’è un elemento culturale che sgomenta forse ancora di più. Ed è quello di trasformare una quasi secolare tragedia in una faccenda di Real Estate, un’operazione geopolitico-immobiliare, cosa peraltro non nuova per gli Stati Uniti, che per costruire le loro città, verso Ovest, sterminarono e deportarono i popoli nativi dalle loro terre. Il salto spaventoso, dunque, è che una cosa che potrebbe dire il signor Gino al bar dopo tre o quattro bicchieri (“Vabbè, che si spostino!”) la dica il capo della prima (seconda?) potenza mondiale, con il suo codazzo di Stati-yes men, miliardari al seguito, potenze economiche e commerciali. Insomma, il disegno non è più nemmeno imperialista, non è nemmeno più novecentesco, ma apertamente colonialista e ottocentesco: se un popolo vive nella sua terra e a noi serve quella terra, be’, prendiamocela, e loro vadano a vivere altrove. Il mondo come un grande terreno edificabile, l’ordine di sfratto come ovvia conseguenza, la ferocia del colonialismo e la ferocia dei soldi unite nella lotta del più forte contro il più debole. Segniamocelo, per il prossimo Giorno della memoria, quando, commossi, diremo “Mai più”.