mercoledì 15 gennaio 2025

Natangelo



 

Robecchi

 

Binario morto. Salvini ha la soluzione geniale per il caos: meno treni per tutti
di Alessandro Robecchi
Il peggior ministro dei Trasporti dall’invenzione della ruota, Matteo Salvini, parla di tutto meno che di trasporti, c’è da capirlo: nessun cacciatore parla volentieri di quella volta che mancò la lepre e si sparò in un piede. Esiste ormai una vastissima e deprimente letteratura sulla mobilità ferroviaria italiana, che andrebbe rilegata in più volumi (Autori Vari) e consegnata alle biblioteche. È composta in gran parte dalle lettere ai quotidiani di viaggiatori che, si suppone finalmente giunti a destinazione, raccontano le loro ore (a volte giorni) di odissea per andare da qui a là con regolare biglietto, prenotazione, scelta del posto e che si ritrovano a elencare ritardi, disguidi, partenze rinviate, tabelloni luminosi che servono ormai solo a comunicare tempi di attesa, disagi, ore sotto il sole nelle carrozze ferme, ore al gelo nelle carrozze ferme, ore in stazione a guardare le carrozze ferme. Un’altra letteratura, a diffusione orale, questa, più popolare, elenca le cose che i viaggiatori farebbero al ministro dei Trasporti, se potessero. Anche qui l’elenco sarebbe lungo, ma rinunciamo perché bisogna rifuggere da sentimenti come vendetta e crudeltà, ci limiteremo a dire che nessuno auspica che il ministro venga legato ai binari, solo perché la probabilità che poi il treno non passi è diventata piuttosto alta.
Una volta fu colpa di un chiodo, che fermò mezza Italia, poi dei cantieri, poi del destino, poi del grande traffico, poi dell’incidente tecnico. Probabilmente Salvini si tiene la scusa delle cavallette o dei meteoriti come ultima chance, per le prossime volte che andrete in stazione e troverete solo la stazione. Ma insomma, chi si prenda la briga di avventurarsi nel labirinto lisergico dei suoi social, le bacheche su cui Salvini scrive i suoi pensierini, ci troverà di tutto tranne che i treni fermi, o in ritardo, o soppressi. Moltissimi post contro gli immigrati, qualcuno sul Milan, un po’ di storie strappalacrime come il cane infreddolito che trova rifugio in caserma, gli auguri di Natale, Capodanno, Epifania, Trump, Musk, Le Pen, Orbán, la pallavolo, la bambina di otto anni che rompe il salvadanaio per fare il regalo alla mamma. Ma treni niente, zero, nemmeno l’ombra. Nell’immaginario del ministro delle Infrastrutture i treni non esistono, e se ogni tanto si parla di trasporti collettivi (bisogna risalire al 4 settembre 2023, centinaia di post orsono) è per dire che ha precettato i lavoratori in occasione di uno sciopero. Si dirà, come fanno i sette-otto leghisti che ancora lo sostengono, che non è tutta colpa sua, poverino, anche se, di fronte a un’emergenza, è il ministro che dovrebbe intervenire, non la Provvidenza, specie perché i vertici delle ferrovie sono di nomina politica, e quindi si torna sempre lì. Qualche idea però ce l’ha anche lui – siamo onesti – e la più luminosa è quella di ridurre le corse del 15 per cento, che non fa una piega, e siamo del resto sicuri che se partisse un treno solo, probabilmente arriverebbe in orario.
Quindi potremmo chiedere al ministro Salvini di non essere timido, di spingere su questa sua intuizione, inaugurando in pompa magna il Monotreno, un solo convoglio al giorno con biglietto da 80.000 euro e tutti i comfort, compresa la carrozza “silenzio” dove nessuno può dire ad alta voce cosa farebbe, se potesse, al ministro dei Trasporti. Una soluzione che metterebbe un po’ in crisi gli italiani che devono spostarsi, è vero, ma che preserverebbe le decine di miliardi stanziati per il ponte sullo Stretto.

La versione di Daniela

 

Marina B. accusa, ma “Report” è salvo: non vogliono dar ragione ai 5 Stelle
DI DANIELA RANIERI
“L’ira di Marina”, titola il Corriere in prima pagina, manco la figlia di Berlusconi fosse Draghi, il prestigioso iracondo preferito dai giornali, o Mattarella in uno dei suoi moniti riportati dai quirinalisti. Invece di sottotitolare a caratteri cubitali con un bel “e chissenefrega”, i giornali padronali riportano solerti lo sdegno della primogenita: Marina è imbufalita con Report, che invece di andare a portare fiori al mausoleo di Arcore ha realizzato un’inchiesta sulle gesta del più illustre padre, deceduto da indagato quale presunto mandante politico delle stragi di mafia del 1993 (oltre che da frodatore fiscale, ma quello in Italia è un titolo onorifico).
Nessuno segnala la stravagante circostanza per la quale l’erede di un impero finanziario, mediatico, editoriale, immobiliare etc. è anche la proprietaria del cosiddetto partito Forza Italia fondato dal padre, di cui ha ereditato pure il conflitto d’interessi, fingendo però di non occuparsi di politica; ella può mettere bocca sul palinsesto della Tv pubblica se putacaso si occupa del casellario giudiziario del genitore: è pur sempre, tramite l’apposito Tajani, nel governo Meloni. La rampolla recensisce Report: “Pattume mediatico-giudiziario” che rimestando “in un bidone di accuse sconnesse” tenta di “riesumare infamanti, paradossali accuse di una presunta vicinanza di mio padre alla criminalità organizzata”. Nessuno le ricorda che a rimestare nel pattume e a prestarsi ad accuse infamanti per via delle sue amicizie (vedi stalliere Mangano), semmai, è stato il babbo. Lo dice la sentenza con cui il sodale Marcello Dell’Utri è stato condannato in via definitiva a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa quale mediatore tra Cosa Nostra e, appunto, Silvio Berlusconi.
Ma si sa, Marina è abituata bene: funerali di Stato, lutto nazionale e un tacito quarto grado di giudizio che è stato un’amnistia tombale. Allucinante è che il Corriere ci racconti di un “imbarazzo enorme” a Viale Mazzini: “Ai piani alti si ritiene che l’unico errore che non va commesso adesso è il fallo di reazione. Intervenire sulla trasmissione… equivarrebbe a dare ragione a chi, come la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia (M5S) ha già bollato l’invettiva di Marina… come un nuovo ‘editto bulgaro’”. Capito? Non bisogna chiudere Report, rara avis nella Rai deferente al potere, per non dare ragione al M5S, non perché dar retta alle “invettive” di una milionaria sarebbe uno sfregio alla democrazia. Ovviamente Marina ha ricevuto la solidarietà di Renzi.

Cotanta figlia

 

Di padre in figlia
di Marco Travaglio
Il fatto che Marina B. parli di “pattume mediatico”, con le tonnellate di monnezza prodotte dalla casa fin dalla fondazione, denota una certa invidia professionale. Il fatto che l’intero centrodestra (quindi anche Renzi) salti su come la rana di Galvani a rilanciare i miasmi usciti dalla boccuccia di questa privata cittadina che crede di fare capoluogo, dà la misura di com’è ridotta l’Italia. Il fatto che tutti i media la prendano sul serio, alcuni parlino di “presunti rapporti” fra B. e la mafia e nessuno – neppure quelli in lutto per la dipartita del fact checking sui social – citi la sentenza definitiva di Cassazione che li certifica, è la conferma della morte dell’informazione. Ma, come spesso avviene quando c’è di mezzo un B., tutto finisce in farsa. La Marina Mercantile minaccia “tutti gli strumenti legali più idonei per reagire”: quindi o querela penalmente o cita civilmente i giornalisti di Report per farli condannare fino alla Cassazione. Il guaio è che la Cassazione penale è quella che condannò suo padre a 4 anni per frode fiscale e Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in mafia. E la Cassazione civile è quella che condannò la sua Fininvest a risarcire Carlo De Benedetti con 540 milioni per avergli rubato la Mondadori comprandosi un giudice e la relativa sentenza.
Ove mai la lite temeraria non finisse dove merita (nel cestino) e arrivasse in Cassazione, i giudici scenderanno in archivio, recupereranno la sentenza Dell’Utri e leggeranno: “Tra il 16 e il 29 maggio 1974 si svolgeva a Milano un incontro cui prendevano parte Marcello Dell’Utri, Silvio Berlusconi, Gaetano Cinà (legato alla famiglia mafiosa di Malaspina…), Stefano Bontade (capo della famiglia mafiosa di S. Maria del Gesù…), Girolamo Teresi (sottocapo della famiglia mafiosa di S. Maria del Gesù), Francesco Di Carlo (‘uomo d’onore’ della famiglia mafiosa di Altofonte…). In tale occasione veniva concluso l’accordo di reciproco interesse tra Cosa Nostra, rappresentata dai boss mafiosi Bontade e Teresi, e l’imprenditore Berlusconi grazie alla mediazione di Dell’Utri… L’assunzione di Vittorio Mangano (all’epoca affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova) ad Arcore, nel maggio-giugno 1974, costituiva l’espressione dell’accordo… funzionale a garantire un presidio mafioso all’interno della villa… In cambio della protezione assicurata, Silvio Berlusconi iniziò a corrispondere, a partire dal 1974, agli esponenti di Cosa Nostra palermitana, tramite Dell’Utri, cospicue somme di denaro… fino al 1992”. Potrebbero anche fornirne una copia alla Marina, ancora convinta – poverina – che il padre sia “sempre stato in prima fila contro tutte le mafie”. Parafrasando Alberto Sordi-Nando Mericoni: “Alla tua età, è tempo che tu sappia di chi sei figlia”.

L'Amaca

 

I Martiri della Rete
DI MICHELE SERRA
Un giorno o l’altro si dovrà stilare l’elenco, interminabile, dei Martiri della Rete. Parlo dell’esercito di persone che si sono rovinate, o immolate, o comunque messe in impicci seri, per non avere saputo resistere alla tentazione di postare qualcosa che li mette in cattiva luce, qualcosa di dannoso, di autolesionista. Parlo di casi gravi, tipo i bulli che documentano, entusiasti, gli episodi di bullismo di cui sono autori, i fanatici che si autoconsegnano alla Digos pubblicando svastiche o minacce di morte e firmandosi con nome e cognome, gli imbecilli che postano il proprio tachimetro a duecentoventi all’ora, i violenti e i delinquenti che a diverso titolo accendono i riflettori su se stessi anziché agire nell’ombra, come usavano fare, prudentemente, i loro predecessori ante-social.
E parlo anche di situazioni molto più veniali, volendo anche divertenti e però ugualmente misteriose, nel senso che la domanda è sempre la stessa: ma come è possibile che una persona metta in rete, spensieratamente, cose che sarebbe logico, e anche auspicabile, tenere per sé? Perché mai il falconiere della Lazio, quello che manda in volo la sua aquila prima delle partite all’Olimpico, ha sentito il bisogno di illustrare online la sua operazione di irrobustimento del pene, ricevendo il benservito dal signor Lotito (pur sempre un cattolico di destra, come il Paese nel quale tutti viviamo) così che lui e la sua aquila, adesso, dovranno trovarsi un altro lavoro?
Come possa venire in mente di zoomare sulle proprie protesi, specie nelle zone più intime, se non perché si è un attore porno, è una di quelle cose che non riesco a capire.
E sono quei casi nei quali non capire i tempi, sentirsene esclusi, tutto sommato è una fortuna e un privilegio.

martedì 14 gennaio 2025

Dategli il Nobel!

 


E quindi, in procinto finalmente di dissolversi, il Rimbambito si fa gradasso, vorrebbe ergersi a uomo di pace dopo aver foraggiato per mesi un assassino che ha compiuto un genocidio in una terra martoriata da secoli! 

Intendiamoci: non sono certamente contento del successore, di colui che a breve diverrà nuovamente presidente USA, che ci porterà sicuramente sempre più verso il dirupo, lui e il suo squallido amico multimiliardario. Ma d'altronde si son fatti abbindolare, un po' come se a bordo del Titanic, venuto a mancare il ghiaccio per gli aperitivi, il comandante avesse convinto tutti ad andare a cercarlo nei mari freddi. Ma il Biondone sappiamo di che pasta sia fatto, e soprattutto conosciamo pure il suo stato mentale, ahimè sconsolatamente pericoloso; Biden invece si è sempre presentato come democratico, uno che avrebbe voluto riportare ordine e pace nel mondo. Una boutade indegna durata quattro lunghi anni. Premesso pure che l'atto barbarico del sette ottobre, la carneficina compiuta dai palestinesi doveva essere condannata e combattuta. Ma non così! Ammazzare scientemente bimbi e donne, anziani e giovani coll'intento di farli sparire dalla faccia della terra è opera e strategia immonda. Foraggiare un assassino affamato di potere con armi e nel contempo fingere di provar ribrezzo per la violenza è opera tipica di uno psicolabile qual è stato Biden. 

Il popolo americano ha preferito mettersi nelle mani di uno che non concepisce alcuni significati universali quali democrazia, accoglienza, fratellanza, rispetto per l'ambiente. 

Ci porterà al tracollo, il clima diverrà nostro nemico. Ma lo sapevamo che Donald è così, e come si dice chi è causa del suo mal pianga se stesso. 

Vedere però questo guerrafondaio in uscita blaterare di tregua rende il passaggio di potere amaro e, soprattutto, triste.   

Moltissimo


Mi fa meditare molto, molto. Moltissimo!

L’economia, nonostante il suo aspetto mondano e voluttuario, è una scienza realmente morale, la più morale, delle scienze, perché ha come suo dogma la rinuncia a se stessi, la rinuncia alla vita e a tutti i bisogni umani. Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro che né i tarli né la polvere possono consumare, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato. Tutto ciò che l’economia ti porta via di vita e di umanità, te lo restituisce in denaro e ricchezza; e tutto ciò che tu non puoi, può il tuo denaro. Esso può mangiare, bere, andare a teatro e al ballo, se la intende con l’arte, con la cultura, con le curiosità storiche, col potere politico, può viaggiare; può insomma impadronirsi per te di tutto quanto; può tutto comprare: esso è il vero e proprio potere. Ma pur essendo tutto questo, non è in grado di produrre null’altro che se stesso, né di comprar nulla fuor che se stesso, perché tutto il resto è ormai suo schiavo. E se io ho il padrone ho anche il suo servo, e non ho bisogno del suo servo. Così tutte le passioni e tutte le attività devono ridursi all’avidità di denaro. Chi lavora può aver soltanto quanto basta per voler vivere; e può voler vivere soltanto per avere […]. Tutti i sensi fisici e spirituali sono stati sostituiti dalla semplice alienazione di essi tutti: dal senso dell’avere”.

Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844; in Marx-Engels Opere Complete, Editori Riuniti, Roma 1980, vol. III, 1976, pp. 336-337.