mercoledì 30 ottobre 2024

Domandina




Simil nazisti




L'Amaca

Perché Matilde è tutti noi

di Michele Serra 

Se sapessi davvero scrivere riuscirei a spiegare meglio di come sto per fare perché la morte della giovane campionessa di sci Matilde Lorenzi mi ha così addolorato, e credo molti come me anche se non la conoscevano, e hanno saputo di lei solo nel momento dell’esito.

Ci sono morti più ingiuste, più nere, e ben più insopportabili per i modi e le cause. Specie parlando di ragazze. Matilde è morta facendo la cosa che più amava al mondo, sciare nel sole e nella luce, scendere velocissima, in solitudine, lungo il fianco del monte, trasformando l’inclinazione in ebbrezza, la legge di gravità in destrezza.

Chiunque abbia sciato conosce quella gioia inesprimibile, quella leggerezza dinamica, quello spolverio gelato, l’aria fredda alle tempie e il sibilo delle lamine sulla neve che è subito alle spalle. Matilde era in quella dimensione magnifica, in quel perfetto equilibrio quando la sua traiettoria è impazzita e il suo corpo ha perduto il controllo e ha perduto la vita.

Non aveva ancora vent’anni, che possiamo dire di lei che non suoni stupido, retorico, risaputo? Forse possiamo dire, come la sua compagna di nazionale e di stanza Carlotta, che nelle prossime gare, a dicembre, «di sicuro saremo in due».

Nei muscoli di Matilde, nel suo talento, nella sua giovinezza, nella sua bellezza, nella sua velocità, insomma in Matilde come era e come sarà sempre, ci ritroviamo tutti, anche un sedentario attempato come me, che ho figli ben più grandi di lei. Anche chi non ha mai sciato, e però ha vissuto e dunque conosce la felicità.

Natangelo

 



Attorno ai 5S

 

Ora i 5 stelle lascino perdere schlein: devono radicalizzare la loro alterità
DI DANIELA RANIERI
In questo buffo Paese non importa chi vince le elezioni, importa che le perda il M5S. Che la crisi sia considerevole è innegabile. Le elezioni liguri sono state la tempesta perfetta: Conte che mette il veto su Renzi (e ci sarebbe mancato altro), nella lucida cognizione che uno come lui i voti li fa perdere; il Pd che dà la colpa a Conte perché coi voti di Renzi si vinceva (e però nel 2022 Bucci ha vinto anche grazie ai voti di Renzi, per dire la totale illogicità del tutto); il garante che inscena uno psicodramma anti-Conte a poche ore dal voto e non va nemmeno a votare (300 mila euro l’anno in cambio di chissà quali strategie comunicative: bastava farsi vedere al seggio). Ora i soloni del blocco padronale, che aspettavano questo momento dal 2013, hanno buon gioco a dire che il M5S deve “evaporare”, come da maledizione di Grillo-Crono che divora i suoi figli, e magari accodarsi al Pd come un innocuo animale da compagnia. Se vuole incidere sui destini di milioni di persone, invece, il M5S deve radicalizzare la sua alterità. Deve puntare sulla ricostruzione dello Stato sociale: Sanità pubblica; politiche del lavoro; salario minimo; patrimoniale sui grandi redditi; imposte sui maxi-profitti; lotta alla corruzione e all’evasione; stretta sulle lobby e sui conflitti di interessi dei parlamentari. In breve: redistribuzione della ricchezza. Deve fare una battaglia culturale contro la guerra e il riarmo e riempire le sue file di studiosi e accademici per contrastare il governo di macchiette col fez. Si ispiri a Sanchez in Spagna e a Mélenchon in Francia (che le elezioni le ha vinte). Lasci stare il Pd, abbandoni Schlein alle sue pastoie semantiche, al suo ritorno di fiamma col senatore d’Arabia e alle sue politiche all’acqua di rose, e consideri che Avs conquista voti. C’è il 50% degli elettori che non va più a votare. Libero dai rituali da setta e dal pesante crisma del fondatore, diventi un vero partito socialista e popolare.

Robecchi

 

Controllo. Siamo fatti della medesima sostanza di cui sono fatti i dati (rubati)
di Alessandro Robecchi
“Guardi che ha il colesterolo alto, se ci dà 200 euro le diciamo anche glicemia e trigliceridi”. Finirà così, potete giurarci, con i nostri corpi esposti, tutto archiviato, tutto stipato da qualche parte, in qualche armadietto, o server, o database, che ci assicurano essere segretissimo e impenetrabile, e dove entrare sarà (è) uno scherzetto da ragazzi. Il fatto è che ci sono, là fuori, nell’universo, magari ad Afragola, o a Belluno, o in un server lituano, tutti i vari pezzettini della nostra vita, che a comporli, a montarli come un mosaico, ci darebbero la biografia assoluta e incontestabile, lo screening delle nostre azioni, pulsioni, desideri, bisogni, fantasie, conti in banca e relazioni. Toccherà aggiornare Shakespeare: siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i dati.
Che una banda di farabutti, metà uomini d’ordine (l’ex poliziotto) e metà uomini di mercato (il manager-imprenditore) peschi affondando le mani fino ai gomiti nei segreti di vip e sottovip, alla ricerca di informazioni utili al ricatto, non sembra una gran novità, se non per l’ampiezza del fenomeno. E le pagine e pagine e pagine che raccontano la vicenda, con aneddoti e storielle, dettagli e particolari, sembrano fatte apposta non tanto per creare l’allarme che la situazione giustificherebbe, ma per placarlo. Visto? Li prendono. Visto? Che scandalo. Adesso più controlli, norme più severe, pene più alte. La solita storia che non cambierà niente, perché non esiste segreto che non possa essere violato: il semplice fatto di essere segreto prevede una sua possibile rivelazione.
Al punto che siamo vicinissimi al paradosso: essere spiati è una specie di status symbol: nessuno ti controlla, nessuno ti guarda il conto o la fedina penale? Nessuno ti legge i whatsapp? Che sfigato!
E poi c’è la doppia morale, tripla, quadrupla, insomma, tutto il pantone colorato delle morali che siamo abituati a vedere. Perché c’è grande scandalo per gli spioni che frugano nelle vite degli altri per i loro fini politico-criminali, che sono deplorevoli delinquenti, ma poi si perdona tutto a chi lo fa in altri modi per fini economico-commerciali. Cercate un maglione e vi compariranno maglioni per settimane, digitate “stampante a colori” e per giorni e giorni e giorni sarete inseguiti da inserzioni, e recensioni, e offerte e prove su strada. Di colpo, che ti serve una stampante lo sanno tutti, a tutte le latitudini, dall’Argentina al Kirghizistan,. Vi aspettate che suoni il citofono da un momento all’altro: “Chi è”? “Sei tu lo stronzo della stampante”? Ciò che oggi si rimprovera ai ricattatori tecnologici, lo si permette, non da oggi, al mercato.
E naturalmente ci culliamo nell’illusione di avere – in democrazia – qualche minima garanzia di riservatezza, di rispetto, che è un’altra fesseria grossa. Perché le garanzie scadono, cambiano, si dissolvono davanti a questa o quell’emergenza contingente, che sia la peste o il terrorismo, per dirne una. E allora non solo si permetterà il controllo totale e capillare, ma lo si invocherà, si creerà – come si è visto più volte – un movimento d’opinione che dirà: controllateci, vi prego! Come se ce ne fosse bisogno.
E poi, naturalmente, scatterà la logica tagliente e subdola del controllore: ma se non hai niente da nascondere, perché ti arrabbi? Ecco fatto, controllati e controllori uniti nella lotta, tutto pronto per la democratura prossima ventura, che la temiamo molto, la evochiamo come rischio, ci spaventa e ci sgomenta. Ed è già qui, ci guarda da un server. E ride.

Calcolando

 

La somma non fa il totale
di Marco Travaglio
Apprendiamo dalle migliori gazzette che in Liguria hanno perso, nell’ordine: i pm, i forcaioli manettari, Report e il veto di Conte su Iv. A noi, molto più banalmente, pare che le Regionali, con elezione diretta a turno unico, siano una sfida a due: l’hanno vinta Bucci e chi l’ha voluto (la Meloni) e appoggiato (FdI, Lega, FI, centristi totiani e soprattutto scajoliani); l’hanno persa Orlando e chi l’ha voluto (la Schlein) e appoggiato (Conte, Calenda e Avs). La maggioranza dei liguri che sono andati a votare (46% scarso) ha preferito di poco il sindaco di Genova, un civico moderato in politica da 7 anni, a uno scialbo capetto del Pd in politica da 35 anni e in Parlamento da 5 legislature. Strano, no? Il Pd ha sorpassato in retromarcia FdI rispetto alle Europee perché ha perso molti meno voti. Ma Orlando l’han votato solo gli elettori del Pd e i loro naturali alleati di Avs. I 5Stelle sono rimasti quasi tutti a casa. Chi dopo 15 anni non li ha ancora capiti scrive che Orlando ha perso per colpa di Conte. Invece è Conte che ha perso (anche) per colpa di Orlando: ha donato altro sangue per il candidato perfetto per il Pd, ma invotabile per i suoi. Gli elettori non sono tutti uguali: quelli del centrodestra e del Pd, con quello che han dovuto inghiottire, digeriscono anche i sassi pur di governare; quelli del M5S no, sono esigenti e cagacazzi. Non si sentono alleati organici del Pd, né protagonisti di campi larghi purchessia contro le destre: vogliono cambiare la politica, l’opposizione non li spaventa, accettano di governare col Pd solo a condizioni ben chiare e votano candidati esterni solo se molto innovativi. Cioè se non sono Orlando: brava persona, ma incapace di discontinuità rispetto al sistema Calce&Martello che precedeva la banda Toti e minacciava di subentrarle in caso di vittoria. Se poi l’ammucchiata avesse incluso pure bin Rignan, il M5S avrebbe perso altri voti (e così il Pd e Avs). Sommare le mele, le patate e i cetrioli col senno di poi è ridicolo.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Ora che il duo Pd-M5S ha perso 9 Regionali consecutive in 5 anni (escluse quelle sarde, dove però la candidata era la Todde, 5Stelle e fortemente innovativa), Conte ha un’indicazione netta dagli elettori ancor prima degli Stati generali: niente alleanze organiche o rapporti preferenziali col Pd. Fino alle Politiche, il M5S faccia opposizione e intanto si rifondi e si apra alla società cercando dei candidati credibili e i votanti perduti. Anche a costo di ritirarsi per un po’ dalle Amministrative come faceva Casaleggio quando i meet-up litigavano sulle liste. Così il Pd potrà finalmente liberarsi dei barbari grillini, fare coming out con l’amato Renzi e assumersi le proprie responsabilità senza il solito capro espiatorio. Poi, fra un paio d’anni, chi non muore si rivede.