domenica 21 luglio 2024

Intrecci e porcate

 

Chi ripudia la pace
di Marco Travaglio
È vero che in Italia la situazione è sempre più grave e sempre meno seria, infatti le alleanze d’opposizione si fanno a suon di abbracci alla Partita del Cuore. Ma ciò che ha scritto ieri Barbara Spinelli sul Fatto merita una risposta da qualcuno. Il governo italiano ha sempre escluso, per bocca della premier Meloni e dei ministri Crosetto e Tajani, che l’Ucraina possa usare le nostre armi per colpire in territorio russo: altrimenti saremmo anche formalmente in guerra con la Russia in palese violazione della Costituzione. Eppure due partiti della maggioranza su tre, FdI e FI, il 17 luglio hanno votato la prima risoluzione del nuovo Parlamento europeo che “sostiene formalmente l’eliminazione delle restrizioni all’uso dei sistemi di armi occidentali forniti all’Ucraina contro obiettivi militari su territorio russo” e si oppone a qualsiasi negoziato di pace o almeno di tregua: infatti non lo nomina mai, scomunica Orbán che lo sta tentando e ripete l’impegno ad armare Kiev fino alla “vittoria dell’Ucraina”. Come mai meloniani e forzisti in Italia dicono una cosa e in Europa votano il contrario? Anche Elly Schlein, il 29 maggio, aveva opposto un fermo no “sull’ipotesi di togliere le restrizioni all’uso delle armi fornite dagli europei all’Ucraina per colpire obiettivi in Russia: la linea di politica estera del Pd è questa”. Ma tutti i suoi eurodeputati, salvo Strada e Tarquinio (astenuti), han votato la risoluzione che dice l’esatto opposto. Quindi la politica estera del Pd è cambiata nel giro di un mese e mezzo all’insaputa degli elettori? O il Pd ha una linea a Roma e un’altra a Bruxelles? O la Schlein non controlla il suo partito, dove – come nella Casa delle Libertà di Guzzanti – “ognuno fa come cazzo gli pare”?
La dichiarazione di guerra alla Russia cade proprio mentre Zelensky scavalca tutti a sinistra in due mosse: annuncia di voler negoziare con Mosca e ne parla al telefono con Trump (roba che in Italia e in Europa porta dritto e filato alle accuse di putinismo, orbanismo, sovranismo e trumpismo). Quindi il Parlamento europeo e i nostri maggiori partiti di governo e di opposizione intendono sabotare l’Ucraina che dicono di aiutare? La prima a dover rispondere è proprio la Schlein, visto che il Pd ha pure votato (con FI e Verdi) la von Sturmtruppen, osteggiata saggiamente da 5Stelle, SI, FdI e Lega. Non contento, il Pd ha intimato alla Meloni di spiegare al Parlamento (italiano) il suo no alla von Sturmtruppen, casomai avesse finalmente cambiato idea per l’effetto Trump sul bellicismo atlantoide senza se e senza ma seguito fin qui. La domanda è semplice: il Pd si riconosce nell’articolo 11 della “Costituzione più bella del mondo”, oppure ha deciso all’insaputa dei più di ripudiare la pace anziché la guerra?

L'Amaca

 

L’apocalisse può attendere
DI MICHELE SERRA
Il tono di sgomento e di sfiorata apocalisse con il quale si parla del black outinformatico dell’altro giorno suggerisce l’idea che noi contemporanei si viva nella presunzione (infondata) che tutto debba sempre funzionare, niente rompersi. Credo che non esista scienza, o esperienza, che assecondi questa sciocca illusione. Tutto si rompe, tutto si interrompe, tutto è vulnerabile e deperibile, anche il sistema più raffinato è esposto all’errore e all’accidente.
Al vecchio Henry Ford è attribuita la determinazione a costruire automobili con meno pezzi possibile, perché “più pezzi ci sono, più aumentano le probabilità che qualcosa si rompa”. Non credo che le macchine post-fordiste, ben più complesse, non solo le auto, si rompano più facilmente di quelle che guidavo a vent’anni, quando l’istituzione sulla quale facevo più affidamento erano gli elettrauto. Credo, però, che sia profondamente sbagliato meravigliarsi o peggio scandalizzarsi quando qualcosa, nonostante l’indubitabile progresso, si inceppa, e siamo costretti a interrompere alcune delle nostre attività. Pazienza. Fa parte delle regole del gioco.
È seccante ritrovarsi dentro uno stop di qualche ora, impossibilitati a procedere, ma dobbiamo metterlo nel conto. Peggio del brevehorror vacui che può coglierci di fronte a uno schermo in tilt, c’è l’ossessione patologica di dover sempre fare qualcosa, dire qualcosa, aggiungere qualcosa, come se non ci fosse più posto per il vuoto (il santo vuoto). Ieri l’altro, saputo del black out ,mi sono chiesto, con un certo nervosismo: e se mi si blocca il computer? Se al posto dell’ Amaca domani c’è il cartello “chiuso per black out ”? Beh, saremmo sopravvissuti, sia i lettori che io.

sabato 20 luglio 2024

Non lo svegliate!



Provenendo da Papalla nella Galassia 2FB3, il poveretto è completamente estraneo alla realtà di noi comuni mortali. Crede infatti che l’unità di misura con cui amministrare questo pianeta sia la bottiglia di Krug. Gli è altresì inimmaginabile comprendere come una famiglia normodotata possa vivere con uno stipendio inferiore ai quattromila euro - magari! - che per lui sono il prezzo del coperto in uno dei suoi sfavillanti ristoranti o pizzerie. 
Fino a poco tempo fa credeva che le metropolitane o i bus cittadini fossero dei fil rouge per dei misteriosi Giochi senza frontiere, e le spiagge libere un’occasione di reinserimento di ergastolani. Alcuni ricordando lo choc facciale che ebbe allorché entrò per sbaglio dentro ad un centro commerciale, scambiandolo per un aeroporto: girò attonito per ore tra gli scaffali, rimirando umani intenti a far la spesa, che controllavano i prezzi e gli articoli convenienti; fino a quel giorno infatti era persuaso che un servizio di jet privati rinfocillasse l’umanità! E adesso chi glielo spiega che una famiglia che porta a casa 4000 euro al mese è un’eccezione? Che i più fanno tornare i conti, con dignità, con meno di duemila? Non glielo dite! Lasciate questo canuto impresario nel suo mondo dorato. In fondo basta non ascoltarlo e tutto evaporerà. Anche il Krug!

Hic!



Il titolista del Secolo e il suo rapporto con il Gin Tonic…

No privilegi



Probabilmente un porno particolarmente intenso, o la mano di burraco tesa e dirimente di qualche tecnico di CrowdStrike, sono all’origine del flop mondiale informatico di ieri, che se da un lato ha, se ve ne fosse ancora bisogno, evidenziato la fragilità del nostro mondo tecnologico, dall’altra pone interrogativi ulteriori se sia da normodotati delegare totalmente ai sistemi informatici, ancora così tanto vulnerabili. 
E nel caos italico spunta però un fatto: il ministro dei trasporti (qui ripreso mentre sta studiando la ricetta della fricassea) è riuscito a partire quasi in orario, assieme al tenerissimo Lupetto Lupi, buono, tenero e remissivo purché gli lascino qualche biscottino. Il ministro, fa sempre effetto definirlo così, si è alterato asserendo di non aver ottenuto nessun privilegio. E noi gli crediamo, tanto è alta la considerazione che abbiamo di lui. Come no!

Costrizioni




Con Barbara

 

Il parlamento Ue filiale della nato
PACE ADDIO - L’escalation di guerra è la prima risoluzione dell’assemblea Poi l’elezione di von der Leyen, paladina della trattativa zero con PutinE le divisioni politiche italiane svaniscono quando si vota in Europa
di Barbara Spinelli
In soli due giorni, il nuovo Parlamento europeo ha mostrato quello che è: una succursale della Nato, egemonizzata da Washington e indifferente a quanto domanda gran parte dei cittadini.
La prima risoluzione approvata dall’assemblea, il 17 luglio, ribadisce quanto affermato in passato –la necessità di accrescere gli aiuti militari all’Ucraina– ma con alcune varianti particolarmente aggressive contro la Russia. Il giorno dopo gli europarlamentari hanno rieletto Ursula von der Leyen Presidente della Commissione, che di questa intensificazione bellicosa è paladina e garante.
Nella risoluzione di mercoledì, i deputati si dicono convinti che “l’Ucraina sta seguendo un percorso irreversibile verso l’adesione alla Nato”. Non erano mai ricorsi a quest’aggettivo – irreversibile – che serve solo a distruggere l’Ucraina. Oggi lo usano sfrontatamente, ricopiando il punto 16 del comunicato approvato dal vertice Nato il 10 luglio. Evidentemente l’Occidente continua a pensare che Putin non prenda queste parole sul serio. Che si possa entrare in guerra – anche atomica – con gli occhi bendati. Che si possa continuare a far morire gli ucraini al posto nostro.
Altra novità di rilievo: il Parlamento “sostiene fermamente l’eliminazione delle restrizioni all’uso dei sistemi di armi occidentali forniti all’Ucraina contro obiettivi militari sul territorio russo”. Autorizzare gli ucraini a colpire il territorio russo con missili Usa e europei vuol dire trasformare definitivamente il conflitto russo-ucraino in guerra occidentale contro la Russia. Un passo che fin qui era stato compiuto da singoli Stati europei ma non da tutti.
Il governo italiano per esempio è contrario a colpire la Russia, in accordo con le opposizioni. Non la pensano allo stesso modo gli eurodeputati PD, che mercoledì hanno votato in blocco la risoluzione. Fanno eccezione Marco Tarquinio e Cecilia Strada, che si sono astenuti ma sono stati eletti come indipendenti. Hanno votato contro i deputati 5 Stelle, oggi nel gruppo Left, come i deputati di Sinistra e i Verdi di Bonelli.
La risoluzione non accenna neanche marginalmente a negoziati di tregua o di pace, e ripete l’impegno a sostenere l’Ucraina “tutto il tempo necessario a garantire la vittoria dell’Ucraina”. Chi decide i negoziati è l’amministrazione Usa: non sia mai detto che l’Europa – ben più coinvolta nella guerra – prenda iniziative eterodosse. La missione diplomatica di Viktor Orbán in Russia, Ucraina, Cina, Azerbaigian, Stati Uniti è condannata con sdegno dall’europarlamento e da von der Leyen, che parlando di appeasement (pacificazione) mette sullo stesso piano Putin e Hitler.
Il Presidente ungherese è il primo in Europa a tentare una mediazione, dopo Erdogan, ma il verdetto delle istituzioni Ue è feroce: la pace non s’ha da fare, né domani né mai. Specie se a negoziare è Orbán, che non è democratico (come se Erdogan o Xi Jinping lo fossero). Inoltre, vanno “estese le sanzioni nei confronti di Russia e Bielorussia”. L’Unione ha già adottato 14 pacchetti di sanzioni, ma il Parlamento è insaziabile.
Due conclusioni si possono trarre da questa votazione. Le divisioni fra governo e opposizione che esistono in Italia si dissolvono a Bruxelles, in nome dell’immutata sacra alleanza fra Popolari, Socialisti, Liberali e se necessario Verdi. I deputati Pd si dissociano dunque, sprezzanti, dalla linea di Elly Schlein. Linea ambigua, ma ferma sull’opportunità di negoziati. Il 29 maggio la segretaria aveva detto in un’intervista alla Tv: “Ho letto le dichiarazioni di Macron sull’ipotesi di togliere le limitazioni all’uso delle armi fornite dagli europei all’Ucrainaper colpire obiettivi in Russia. (…) Noi non siamo d’accordo: siamo per evitare un’escalation con un ingresso diretto della UE in guerra con la Russia”. E aveva aggiunto, perché le cose fossero chiare: “La linea di politica estera del Pd è quella che ho appena rappresentato”.
Le cose tuttavia non sono affatto chiare, come risulta dal voto dei suoi eurodeputati. La delegazione Pd nel Parlamento europeo resta neoconservatrice in politica estera e di difesa come nella precedente legislatura. Scompare infine qualsiasi accenno alle zone frontaliere russe, oltre le quali fino a poco fa sembrava vietato colpire coi missili. L’inasprimento sarà confermato dal nuovo Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, l’ex Premier estone Kaja Kallas. In patria è chiamata Dama di Ferro ed è molto discussa: lei è ai limiti della russofobia, mentre il marito ha fatto affari con la Russia. Sull’Ucraina non sarà diversa dal predecessore Josep Borrell, ma difficilmente sarà severa con Israele come lo è stato lui.
Seconda conclusione: il Parlamento europeo non risponde alla volontà dei propri elettori, contrari in tutti i paesi a un confronto diretto Occidente-Russia. Ignora la storia delle relazioni occidentali con Mosca dopo la fine dell’Urss, e fa propria la fraseologia dell’Alleanza Atlantica. Al pari di Ursula von der Leyen, non esita a tramutare sé stesso e tutta l’Unione in dispositivi della Nato. Finge a parole una sovranità strategica e pratica la sottomissione agli Stati Uniti. Unico motivo di sollievo: le sue risoluzioni bellicose non sono vincolanti, perché la politica estera non è competenza dell’UE ma degli Stati.
Ci si può chiedere come possa succedere che l’europarlamento produca risoluzioni così lontane dalle volontà dei governi e degli elettori. Una prima spiegazione potrebbe essere questa: il Parlamento ha poteri limitati, e soprattutto in politica estera e di difesa può solo sproloquiare: la sua irresponsabilità non è associata al potere. Ma c’è di più. Il Parlamento non ha una maggioranza e un’opposizione simili a quelle che esistono negli Stati membri, e non è confrontato con un governo che rappresenti l’una o l’altra parte.
La Commissione nasce da un accordo fra Stati, completamente dissociato dagli esiti del voto europeo. È una governance tecnocratica, non un governo politico. E nel Parlamento regna il consociativismo, la convergenza sistematica cui si oppongono solo estrema destra e sinistra di Left. Tutte le risoluzioni, ma anche i testi legislativi – le direttive, i regolamenti subito applicabili negli Stati – nascono da un mercanteggiamento sfibrante fra i vari gruppi parlamentari (nelle commissioni, nei negoziati che formulano i testi da sottoporre al voto nelle plenarie). Il mercanteggiamento deve produrre testi che accontentino tutti: relatori principali e “relatori ombra” per ciascun gruppo, e anche Commissione e Stati membri per le direttive e i regolamenti. Per forza ogni asperità è cancellata.
Spesso si sente dire che l’arte del compromesso praticata a Bruxelles e Strasburgo è un modello: un fulgido esempio di armonia e di consenso. I media francesi elogiano ininterrottamente questa virtù, negli ultimi giorni, contrapponendola ai vizi del proprio Parlamento diviso. Ma il consenso fatto di ripetute compromissioni non è sinonimo di democrazia, né in Francia né in Europa.